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design e cultura quotidiana

Si è estinto il panda? o del nuovo logo Alitalia

Fabrizio M. Rossi

Le pagine di Sdz hanno ospitato, nel maggio dell’anno scorso, un intervento di Stefano Asili, “Alitalia come il panda”, che giustamente sollecitava l’adozione del logotipo dell’Alitalia paragonandolo al più celebre tra gli animali in via d’estinzione. L’iniziativa di Asili non ebbe séguito – sfortunatamente, a mio avviso – se non in un certo numero di risposte su queste pagine. Temo che ormai sia troppo tardi.

Domenica 4 maggio, infatti, mi imbatto in un articolo fra i tanti sull’infinita agonia dell’Alitalia, pubblicato sul Sole 24 ore. In fondo all’articolo c’era una scheda dedicata proprio al logotipo della nostra ‘compagnia di bandiera’, di cui riporto integralmente il contenuto:
«Logo identico per 36 anni. Il marchio originario, di una straordinaria modernità, è stato concepito nel ‘69 dalla società di design industriale Walter Landor Associated di San Francisco ed è diventato uno dei loghi più riconosciuti al mondo. È stato scelto tra oltre 200 disegni di diversa matrice selezionati da focus group di diversa composizione (alcuni di pubblico generico, altri di operatori, giornalisti e agenti di viaggio). Nel 2005 si decise il ritocco: in pratica una semplice inclinazione del logo verso destra che tuttavia doveva simboleggiare il riposizionamento sul mercato della Compagnia. Il tutto venne affidato alla Saatchi & Saatchi per un totale di spese (solo per i disegni) pari a 520mila euro». Il risultato è visibile sul sito dell’Alitalia (www.alitalia.com).

Cinquecentoventimila euro (solo per i disegni). Si noti che l’Alitalia, ‘all’epoca dei fatti’ e non sappiamo per quanto ancora, era, ed è, una compagnia pubblica, finanziata dallo Stato; cioè a dire da chi tra noi paga le imposte. È dunque più che legittimo chiedere chiarezza sull’esborso di una tal cifra per realizzare un risultato che lascio al giudizio della comunità dei grafici; cifra che non è arrivata neanche a produrre un corsivo: soltanto una inclinazione forzata del tondo originale e una banalizzazione generale nel disegno.

Certamente non sarà stata questa geniale ‘operazione’ a decretare la rovina dell’Alitalia (l’articolo che cito parla di ben altre bizzarrie nella sua gestione), ma indubbiamente non ha aiutato.
E dire che “l’inclinazione del logo (…) doveva simboleggiare il riposizionamento sul mercato della Compagnia”. Appunto: addio panda.


Inserito da gianni sinni | 14.05.08 | (5) | Incubi | stampa |




commenti:

  il restyling di un logo non significa farne uno nuovo, ma rinnovarlo. I costi sostenuti probabilmente sono simili a quelli adottati da qualsiasi altra azienda con visibilità internazionale. Il fatto è che se non fosse stata in crisi, sicuramente non si sarebbe scritto questo articolo. Chiediamo a Berlusconi, quanto spenderebbe per rivedere uno dei loghi delle sue aziende: certo non se lo fa fare da un grafico qualsiasi, ma da una struttura riconosciuta, ben organizzata, con uno storico e una competenza affermate, con un nome conosciuto che da solo fa pubblicità. Non credo poi che quella cifra sia riferita esclusivamente al "disegno" come dice lei. Sicuramente c'è dell'altro, quantomeno una stylguide come dice un noto collega Antonio Moro (il quale sostiene giustamente che la redazione di una stylguide per una compagnia aerea è materia ben più complessa della redazione stessa del logo).

Raffaella Distaso il 14 mag 08 alle 10:56

  ma siamo sicuri che sia questo il logo????

qui non si tratta dei soldi... ma questo ridisegno non ha nessun equilibrio..... boh? sconcertato sono,

ci dovrebbe esser un motivo per far le cose.... o no?

tanto io volo solo swiss air e mi porto a casa anche la carta dei cioccolatini per quanto é bella...
http://www.swiss.com/...?Country=CH

antonio minervini il 14 mag 08 alle 14:18

  Per inciso: è l'autore dell'articolo sul 'il Sole 24 ORE' a specificare che la cifra in questione riguarda solo i disegni; se questa informazione è falsa credo che la Saatchi & Saatchi, a cui la notizia potrebbe giungere con facilità vista la vocazione internazionale dell'azienda nonché l'attuale rilevanza del caso "Alitalia", non esiterà a smentirla. Se invece è vera, il progetto grafico del manuale operativo (si intende questo con il termine "Stylguide"?) avrà di certo avuto un costo (ulteriore) vertiginoso, se si fanno le dovute proporzioni con il prezzo dei disegni. Insieme al dato economico (che mi dà da pensare sia per la sua assoluta iniquità, sia per le motivazioni addotte da Fabrizio M. Rossi), ciò che più mi sta a cuore è la qualità del lavoro svolto. Credo si tratti di un caso esemplare in cui l'etica professionale, nei mezzi come nei risultati, sia stata tristemente violata. Peccato.

Claudia Damiani il 14 mag 08 alle 18:22

  che il denaro pubblico in Italia venga sperperato senza ritegno è risaputo, non ci dimenticheremo mai di Italia.it...
Il lavoro di Saatchi&Saatchi non è così orribile, considerando l'elevata difficoltà.
Un logo perfetto come quello di Alitalia non andava toccato.

Simone Bellotto il 14 mag 08 alle 19:29

  che tristezza

simone il 15 mag 08 alle 10:39

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L'originale marchio Alitalia realizzato nel 1969 da Landor Associated.  

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Il redesign del 2005 effettuato da Satchi&Saatchi.  

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