Sim Grandi Eventi
Dallo speciale punto di vista della comunicazione visiva dei Grandi Eventi, sulla scia della consolidata (e, spesso, alta) tradizione dei Giochi, la Cina affronta le imminenti Olimpiadi dopo aver progettato, messo a punto e realizzato un complesso sistema sia grafico che di disegno di artefatti, affidato ad una struttura ad hoc (la Beijing Armstrong International Corporate Identity, con oltre 100 dipendenti), le cui componenti principali sono:
ovviamente, il simbolo delle Olimpiadi dal 1914 (i 5 anelli intrecciati, azzurro giallo nero verde rosso – secondo Sponsorship Research International, l’emblema con più alta memorabilità planetaria, 92%, davanti a Shell, 88%, e Mercedes, 74%); l’emblema proprio delle Olimpiadi di Pechino, spiegato come “Chinese Seal, Dancing Beijing”, in cui l’ideogramma jing (parte finale del nome della capitale) è stato elaborato in forma di coreuta; lo slogan illustrato “One World One Dream”; le cromie di bandiera (l’esagonale gamma rosso lacca, giallo smalto, verde albero della pagoda, blu porcellana, grigio grande muraglia, bianco giada) e gli accordi subordinati; vari simboli coordinati (ambiente, cultura, volontariato); 35 morbidi pittogrammi, di fine ascendenza calligrafica e intima assonanza col peculiare sistema cinese di scrittura; le mascottes (5, come gli anelli: Beibei, Jingjing, Huanhuan, Yingying, Nini); le medaglie; la torcia, con lo slogan “Light the Passion Share the Dream”, e un’ampia serie di complementi; inoltre, gli elementi specifici delle Paralimpiadi (emblema, mascotte Fu Niu Lele, 20 pittogrammi…).
Ne risulta un’invenzione visiva nell’insieme garbata e sobria, indifferente alle malie delle visual fashion, fortemente consapevole dei valori della straordinaria tradizione ideo-grafica cinese. “Oriente, civiltà ideografica – ha spiegato al proposito Roland Barthes –, è ciò che sta fra la pittura e la scrittura che è tracciato, senza che si possa trasferire l’uno all’altro; ciò permette di eludere questa nostra legge scellerata di filiazione, Legge paterna, civile, mentale, scientifica: legge discriminante in virtù della quale collochiamo da una parte i grafici, dall’altra i pittori; da una parte i romanzieri e dall’altra i poeti. Ma la scrittura è una e il ‘discontinuo’ che la instaura dovunque fa di tutto ciò che scriviamo, dipingiamo, tracciamo, un unico testo”.
Nel frattempo, seppur secondo concezioni grafiche dagli esiti formali molto diversi, per le successive Olimpiadi si danno alacremente da fare Vancouver in Canada (invernali 2010, con logo ispirati a tradizioni indigeno-popolari, gestual-pittoriali, esito lontano della movida visiva di Barcelona 1992), Londra in Uk (2012, con nuovo urban-tagged logo del 2007, opera della Wolff Olins, al posto di quello racchiotto della candidatura nel 2003), nonché Sochi in Russia (invernali 2014, con logo passatista, inclusa stella-fiocco-di-neve a 5 punte, in sintonia con il visual feeling geometrizzante degli anni sessanta-settanta del Novecento).
Tutto questo suggerisce almeno una riflessione: la corporate image dei Grandi Eventi (sportivi o meno) è un impegno complesso, specifico, da affrontare con mezzi progettuali adeguati ed organizzazione , anche in termini di pianificazione procedurale e temporale. In breve, la costruzione di questi sistemi grafici è quanto di più lontano e alieno si possa immaginare dall’improvvisazione estetica, cosmetica e modajola, e dalle scelte di gusto.
E in casa nostra? Gli ultimi Grandi Eventi sono stati Genova 2004 capitale della cultura e le Olimpiadi invernali di Torino 2006: pel futuro, si attende il 2015 per l’or ora ottenuta Expo di Milano. A ricordarci che un buon inizio è metà dell’opera, basti sapere che: “il logo della candidatura dell’Expo 2015 di Milano – si legge, sotto il titolo Il logo dell’Expo 2015: l’Uomo di Leonardo fa ‘girare’ il mondo, nel sito istituzionale www.milanoexpo-2015.it, che non si è guadagnato grandi apprezzamenti (a dire il vero, neanche il logo e il suo payoff) – è il celebre disegno ‘Uomo di Vitruvio’ di Leonardo da Vinci, simbolo mondiale dell’uomo che si colloca perfettamente al centro delle dinamiche del Pianeta”.
Godetevi sin d’ora quel che promette d’essere un memorabile esempio di Sim, Strategic Image Management – Sim Sala Bim!, come diceva il mago Dante, per primo.
© Sergio Polano
[pubblicato originariamente ne “Il giornale dell’architettura” (Torino), 62, maggio 2008, pp. 31-2]
Inserito da gianni sinni | 22.05.08 |
(0) |
Campagne |
|
|
SocialDesignZine Aiapassociazione italiana progettazione per la comunicazione visivaUltimi commentiCercaArchiviNotificaUltime recensioni
Libri consigliati |


