Buon cinquanta per settanta
Con un seminario dedicato ai temi della grafica sociale si è aperta ieri, presso la Triennale di Milano, in Viale Alemagna, la mostra di manifesti Good 50x70, giunta quest’anno alla seconda edizione e che ha visto un numero impressionante di entries (2700) con oltre 200 opere selezionate ed esposte.
Se il dato numerico, e quindi l’impegno organizzativo del curatore Pasquale Volpe, è stato grande, anche la qualità dei lavori è di buona, a volte ottima, levatura. Testimonia entusiasmi e volontà, tentativi di percorrere strade 'vecchie' con risultati nuovi, di individuare strategie di comunicazione più efficaci in campo sociale.
Le risposte non sono certo facili ed è forse per questo che, durante i lavori del seminario, Massimo Pitis e Andrea Rauch hanno apertamente dichiarato di non averne, di risposte, ma di voler porre e porsi, dagli stimoli nati dalla mostra, tante e importanti domande.
È davvero morto, come si dice, il manifesto? È vero che non interessa
più i giovani? È vero che sono necessari nuovi mezzi e nuovi modi di
comunicare? È vero che, comunque, basta comunicare?
È vero che la grafica ha perso la sua battaglia, definitivamente,
contro la pubblicità commerciale?
Domande complesse e articolate, come si capisce, che presuppongono
tentativi di approfondimento e analisi approfondite: certo però, come
ha sottolineato uno dei giovani presenti al seminario, “... partecipare ad
una mostra del genere è importante perché i temi presentati sono
stimolanti e belli” “… non come la robaccia che si vede nella
metropolitana!”
Una prima, emozionante risposta, è venuta dalle case histories presentate da tre maestri della grafica invitati al seminario.
Armando Milani ha raccontato il suo lavoro come tratto di congiunzione
tra progetto e socialità, grafica che diventa, con gli stilemi della
sua cultura specifica (iconica e tipografica, comunque sistematica)
progetto di impatto sociale, capace di affrontare in maniera diretta e
specifica i grandi temi che si impongono all’attenzione del mondo.
Alain Le Quernec ha inserito la sua storia di grafico (Affichiste?
Grahiste? Artiste? Tutte parole troppo o troppo poco precise!)
all’interno della storia e della cultura politica europea della seconda
metà del ventesimo secolo. Alain Le Quernec è gran maestro di polemica,
di ironia e di passione e le sue battaglie politiche disegnate contro Le Pen, Chirac,
Bush hanno l’altezza morale di quelle di Scalarini o di Heartfield.
La grafica di Yossi Lemel nasce dal credere in maniera assoluta nel
privilegio della ragione contro ogni forma di fanatismo e di barbarie
politica. Figlio di un internato ad Auschwitz, Yossi parte da quei fatti
lontani e vicinissimi per ricordare che non è lecito a nessuno
dimenticare, né a chi porta ancora sulla pelle il marchio impresso
dalle SS (agghiacciante il manifesto preparato per il 50° della
liberazione del campo, con la immensa foto dell’ingrandimento del
tatuaggio segnaletico numerico sul braccio del padre) né ad altri.
Necessità continua di una memoria attiva che diventi comunicazione e
impegno civile.
Nelle foto: Dalia Gallico (ADI) con Pasquale Volpe; Armando Milani, Alain Le Quernec e Yossi Lemel. Di seguito la galleria fotografica della mostra nei giardini della Triennale.
Inserito da ra.des | 12.06.08 |
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Trovo il manifesto uno strumento di comunicazione ancora potente. E mi sembra che molti dei lavori esposti ne siano testimonianza: certo forse non tutti sono allo stesso livello qualitativo, ma credo che tutti esprimano una sincera e coinvolgente partecipazione al messaggio di cui si fanno portatori.
Mi auguro che il progetto Good 50x70 possa ancora crescere e contagiare nuove iniziative capaci di coniugare qualità del linguaggio a pregnanza del messaggio.
stefanorfeo il 16 giu 08 alle 18:45