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design e cultura quotidiana

Quando il design è sostenibile
Intervista a Sophie Thomas

In vista del prossimo appuntamento Multiverso dell'Icograda Design Week, organizzato dall'Aiap e che si terrà a Torino dal 13 al 19 ottobre, pubblichiamo una serie di interviste con i numerosi ospiti internazionali che animeranno workshop e conferenze.

Iniziamo con l'intervista a Sophie Thomas, co-fondatrice dello studio londinese thomas.matthews*, che della sostenibilità del design ha fatto la filosofia portante dei propri progetti.

Sdz — Un design sostenibile è in grado di ridurre l'impatto ambientale. In che modo anche il graphic design può seguire i principi della sostenibilità?

ST — Vi sono numerosi modi in cui il design può ridurre il proprio impatto fisico sull’ambiente. Il designer deve comprendere la propria “sfera d’influenza”. Il grafico si trova nel punto d’incontro tra il cliente, il pubblico/i consumatori ed i loro fornitori. Bisogna osservare ciascuno di questi gruppi e capire quale influenza e forza d’impatto abbiamo su di essi per conoscere le zone che possono essere modificate.
Three trees divide tali aree in 5 punti fondamentali: il modo in cui vengono gestiti gli studi grafici, le loro aree di emissione energetica; la produzione cartacea, stampata e digitale e come innoviamo la nostra realtà col design. Se pensiamo alle nostre aree di emissione energetica, questi punti hanno un importante impatto sul nostro lavoro. L’industria della stampa usa enormi quantitativi d’acqua, di energie e di risorse. Anche la carta risulta una forte consumatrice di acqua. Specificando di voler usare la carta “post consumer” nel produrre le proprie stampe il designer può ridurre il numero di alberi che vengono tagliati in tali produzioni, riducendo così anche le relative emissioni di energia, acqua e carbonio di circa un terzo. (Per ulteriori informazioni, si consulti la knowledge bank).

Sdz — Il tuo studio, thomas.matthews, ha pubblicato "Ten ways design can fight climate change" dove al primo punto è indicato "Re-thinking". Ciò significa che per affrontare un progetto in modo sostenibile occorre ripensare anche il proprio modo di vivere?

ST — Si, ma potrei dire che questa attività andrebbe svolta comunque. I nostri modi di vivere consumano più di quanto possiamo produrre e più di quanto il pianeta possa sopportare (se l’intero pianeta mantenesse l’attuale tasso produttivo del Regno Unito servirebbero tre pianeti per sostenerne le emissioni energetiche). Il design sostenibile, così come tutti i modi di pensare sostenibili, richiede lo sforzo di ricominciare da capo, costruendo decisioni ambientali sin dal principio, anzichè tentare di adattarle a posteriori.

Sdz — Progettare sostenibilmente implica anche una scelta politica?

ST — È una scelta etica e politica. Credo che i grafici dovrebbero investire alcune delle loro energie creative in un processo di ri-pensamento che possa dare maggior potere agli individui e spostare alcuni modi di pensare della società; In sostanza vorrei che pensassero a come ri-disegnare la società in modo che possa sopravvivere, e che gli individui possano vivere in modo più sano.


Sdz — Il vostro studio ha raggiunto la condizione "carbon neutral" e si prefigge di raggiungere quella di "carbon positive", due termini ancora non entrati nell'uso comune in Italia. Quali sono, nella vostra esperienza, i principali ostacoli ad una organizzazione sostenibile di uno studio grafico?

ST — Ancora non esiste una scienza esatta riguardo a questo argomento. Ciò fa si che l’adozione di certi comportamenti sia frutto di convinzione e dedizione. Bisogna partire facendo dei calcoli su quali nostri comportamenti consumano energia, se ricicliamo o meno i materiali consumati, se si spengono le fonti di energia durante la notte, ecc. Il principale ostacolo per noi è stato quello di convincere anche i nostri fornitori a cambiare il loro modo di agire. La condizione di “Carbon neutrality” non è in realtà una condizione soddisfacente. In Inghilterra molte imprese preferiscono pagare delle multe piuttosto che ridurre la quantità di carbonio emessa. Invece bisognerebbe cercare di diminuire tale quantità con costanza. Il nostro studio ha adesso trovato vari fornitori di energia verde e riciclatori settimanali, ma sistemi come questi dovrebbero essere offerti a livello istituzionale perchè realmente le compagnie possano iniziare a cambiare i loro metodi. Da quanto ho sentito il resto d’Europa si trova alcuni anni indietro rispetto all’Inghilterra da questo punto di vista, sebbene siano previsti dei progressi.

Sdz — Da quando avete iniziato la vostra attività avete registrato una diversa consapevolezza relativamente alle tematiche ambientali nei vostri clienti?

ST — Si. Noi abbiamo sempre seguito politiche ambientaliste. Crediamo nel buon design costruito su principi sostenibili. Per molti anni non abbiamo gridato al mondo questi valori, poichè per noi erano semplicemente parte del nostro processo di crescita. Adesso però i nostri clienti vogliono saperne sempre di più, mentre alcuni nuovi clienti vengono da noi proprio perchè interessati a questo modo d’agire. Siamo adesso percepiti come leader nell’industria del design.
Ben presto i clienti cercheranno con frequenza ancor maggiore un servizio svolto in questo modo, poichè le politiche ambientali richiederanno riduzioni di carbonio in tutte le aree del business. Quei designer che metteranno in atto questi principi saranno all’avanguardia nel campo.

Sdz — Il progetto sostenibile può essere competitivo anche economicamente mantenendo un'alta qualità?

ST — Ovviamente. Per pensare in modo sostenibile bisogna saper pensare in modo laterale. Alcune opzioni potrebbero non essere più a disposizione (per esempio la stampa sui banner PVC), ma allo stesso tempo sorgeranno nuove opportunità (l’uso di tessuti biodegradabili o cotone di bambù). Solitamente cerchiamo di usare in modo efficiente i materiali a nostra disposizione e richiediamo che i nostri fornitori ci indichino le soluzioni migliori per usare i loro prodotti. Questo rende i nostri progetti efficienti a livello economico e intelligenti dal punto di vista delle soluzioni.


Sdz — Ci puoi parlare della tua nuova iniziativa "Three trees don't make a forest" appena intrapresa con lo scopo di creare un "creative design pressure group"?

ST — Three Trees Don´t Make A Forest (let. Tre alberi non costituiscono una Foresta) è un’impresa sociale creata nel dicembre 2007 dai direttori di tre conosciute agenzie di design. La nostra missione è quella di utilizzare la nostra esperienza nel business e i nostri contatti all’interno dell’industria per accrescere la sensibilità riguardo ai cambi climatici e creare strumenti di stampo open access che permettano alla comunità del design di progettare ispirati prodotti e servizi a bassa emissione di carbonio. La nostra speranza è di motivare la comunità dei designer a produrre un design sostenibile che funzioni realmente. Il nostro fine ultimo è di essere il motore della creazione di un’industria del design che mantenga il livello “zero carbon”. Combinati tra loro i fondatori di Three Trees hanno un’esperienza complessiva di 25 anni di esperienza nel lavoro collettivo all’avanguardia del design business, spesi a tentare di incoraggiare clienti e competitori a cambiare il loro atteggiamento. Three Trees nasce dal nostro comune credere che la società sia vicina ad un punto di svolta, grazie all’accresciuta sensibilità verso i cambiamenti climatici e altri fenomeni connessi, come il peak oil, il commercio e gli investimenti equi e solidali e l’aumentata attenzione del pubblico circa i problemi ambientali, nonchè dalla nostra opinione che la comunità del design debba rispondere a tali argomenti. Crediamo sia ancor più importante che il design possa creare un significativo contributo sia per la riduzione di emissioni di carbonio sia in veste di un’industria creativa che trovi nuove soluzioni per affrontare i grandi temi ambientali e sociali del nostro tempo. Nei primi mesi di vita di questa impresa abbiamo potuto osservare un fantastico riscontro. Abbiamo sguinzagliato il desiderio latente di molti designer di usare i talenti collettivi della nostra industria per contribuire a far capire l’urgenza del cambio climatico. Come operatori del design, cerchiamo strumenti pratici che possano aiutare a creare un cambiamento tangibile, oltre a fornire esempi su come meglio praticare il design per combattere i cambi climatici. Tutto ciò ha avuto grande risonanza all’interno della nostra comunità.

Due parole sulle tre co-fondatrici di Three Trees:
io sono la co-fondatrice dell’agenzia di design thomas.matthews. Sin dalla sua creazione nel 1998 thomas.matthews è stata leader nel campo dell’innovativo design sostenibile. thomas.matthews è specializzata nelle stampe e nell’organizzazione di mostre. Nel 2006 lo studio ha pubblicato “Dieci modi in cui il design può combattere il cambiamento climatico” – una guida che mostra quanto indicato nel titolo tramite esempi pratici. Oggi la guida è usata a livello globale.

Nat Hunter è tra i direttori fondanti della compagnia di design multidisciplinare Airside. L’anno scorso Airside ha ottenuto un punteggio eccezionale nei Green Mark awards per essersi assunta la responsabilità del proprio impatto ambientale. Nat è la Direttrice Creativa dei progetti digitali di Airside ed è particolarmente interessata agli effetti che l’industria di design digitale crea sull’ambiente. È anche giudice per concorsi di design quali D+AD e Design Week e prende parte a numerose conferenze internazionali.

Caroline Clark ha lavorato come graphic designer sin dal 1996 ed è la fondatrice di Lovely as a Tree, il toolkit ambientalista per grafici. La sua passione per la carta, per la stampa e per i temi ambientali l’hanno portata a creare l’anno scorso Lovely as a Tree col fine di aumentare la sensibilità verso i temi ambientali nel mondo del design grafico.


Sdz — Il design salverà dunque il mondo?

ST — Rispondo con due citazioni.
La prima del gruppo scientifico britannico`tipping point´:
`Il cambiamento climatico è una sfida totalmente nuova. La sua natura e scala ci rivelano che le strutture commerciali e i meccanismi sociali esistenti non sono all’altezza di affrontarla. Tutto ciò che facciamo andrebbe scrutinato e ri-disegnato.´

L’altra citazione è una frase di Alex Steffen´ presa dal sito worldchanging.com:
"Non limitatevi ad essere il cambiamento, producetelo a livello di massa.
Dobbiamo, attraverso innovazioni brillanti, nonchè attraverso imprese coraggiose e forza di volontà politica, far divenire la sostenibilità una caratteristica obbligatoria e universale della nostra società, non soltanto una scelta etica.
Dobbiamo ricostruire i sistemi entro cui viviamo. Dobbiamo ri-disegnare la civiltà."

Tornando alla tua domanda, credo che no, il design non possa salvare il mondo. Ma credo che la salvezza del mondo richieda che tutti siano consci della situazione, che tutti conoscano i fatti e vogliano arrivare alle soluzioni. Il design può essere un agente di cambiamento e un disseminatore della conoscenza sull’argomento. È una posizione di notevole potere.


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*Riguardo alla thomas.matthews
La thomas.matthews Ltd ha stabilito ormai il proprio ruolo come leader indiscusso nel design comunicativo sostenibile. Lo studio progetta e produce mostre, soluzioni interattive, branding, consultazioni, segnaletica e progetti d’orientamento sia a livello nazionale che internazionale. I nostri clienti provengono da ambienti disparati, dal mondo dell’architettura ai progetti di pianificazione urbana, da rivoluzionarie NGO a collezioni e musei storici.

Sin dalla nascita la thomas.matthews si è sviluppata con un duplice obiettivo: fornire soluzioni originali e stimolanti che riflettano un modo forte di pensare al design; sradicare i confini che ostacolano lo sviluppo del design sostenibile.

Nel corso di dieci anni di vita la thomas.matthews Ltd ha dimostrato la propria dedizione verso un metodo lavorativo sostenibile, attraverso la creazione di un proprio studio caratterizzato da bassissime emissioni di carbonio. La thomas.matthews intende ora migliorare rispetto all’attuale status “carbon neutral”; non solo intende usare materiali e metodi sostenibili, ma la sua volontà è anche quella di incoraggiare i fornitori a cambiare le loro stesse organizzazioni e le loro procedure manufatturiere.

La thomas.matthews fa uso della propria posizione di leader del design sostenibile per motivare altri studi grafici a sviluppare il proprio approccio sostenibile verso i progetti. La thomas.matthews lavora come consulente per varie organizzazioni, consigliandole sul modo in cui possono introdurre procedure di design sostenibile. La “senior team” della thomas.matthews tiene lezioni a livello internazionale per comunicare le modalità con cui i designer potrebbero cambiare in positivo il proprio mondo. La thomas.matthews riceve spesso richieste di materiale per pubblicazioni, riviste e siti internet, e sta attualmente discutendo un ampliamento della propria attività editoriale grazie a partnership con importanti editori internazionali.

È importante sottolineare il ruolo cruciale che ha nelle pratiche quotidiane della thomas.matthews la ricerca strategica; La creazione di una banca dati riguardante il design sostenibile fornisce il motore per espandere la capacità di entrambi i nostri progetti di sviluppo, nonchè lo scopo futuro del design stesso all’interno dell’industria e del mondo stesso. La ricerca permette di osservare il nostro lavoro sia su piccola che su grande scala; Il nostro approccio verso il design è innanzitutto un processo di apprendimento – soltanto ponendo nuove domande abbiamo trovato soluzioni alternative ai processi e materiali tradizionali.


Inserito da gianni sinni | 23.06.08 | (1) | Buon design | stampa |




commenti:

  è quasi una magia poter leggere parole/idee come queste
pensare e fare è stato per anni (e forse tutt'ora è) equiparato a idealismo utopistico, oggi diventa assolutamente necessario

ringrazio sophie per lo stimolo al "provarci"

jan guerrini il 17 set 08 alle 16:02

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