Bagattelle per un ‘censimento’
26/06/08 La Repubblica.it: «Il ministro Maroni (Lega) ipotizza di prendere le impronte anche ai minori rom “come garanzia per la tutela dei loro diritti”.»
«Il fascismo italiano è
diventato europeo. Nel 1938, quando fu pubblicato in Italia Bagattelle
per un massacro, non c’era fascista in grado o nella disponibilità di
farsene una bandiera. Forse non lo lessero nemmeno quelli che
cominciavano a discettare sulla razza; forse nemmeno Mussolini".
"Lo lessero quelli che amavano le cose di Francia (io […] ne ebbi l’impressione di una demenza senile […]. Né sono più riuscito a leggere un libro di Céline, con tutta la rivalutazione che se ne è fatta in questi anni). Vale a dire che lo lessero quelli che non amavano il fascismo.
Oggi lo leggono invece i fascisti: il che è sintomo che le cose sono mutate, che i fascisti hanno i loro giusti libri, che il fascismo non è più una cosa fatta in casa con scampoli di malcontento e passamanerie dannunziane. Ed è un fatto da tenere in conto, cui fare attenzione: ché troppo si è creduto il fascismo fosse ormai relegato nel folklore, come certe feste patronali che soltanto sopravvivono per l’attaccamento dei vecchi e le offerte degli emigranti."
"Eppure questo fascismo più definito e consapevole, intrinsecamente migliorato (e cioè peggiore), non mi preoccupa se non nella prospettiva […] di una convergenza parallela con quell’altro indefinito e inconsapevole, indefinitamente e inconsapevolmente disponibile, che si annida e nasconde in luoghi insospettabili, sotto diciture rassicuranti: come su un alberello di farmacia su cui si legge bicarbonato e contiene invece arsenico."
"Le radici del fascismo sono tante, si allungano e affondano in tante direzioni, in tanti strati: ma le più forti e riconoscibili sono indubbiamente quelle che si diramano e si nutrono nell’intolleranza. E di intolleranza in Italia oggi ce n’è tanta, troppa; al di là di quello che è il caso di chiamare limite di tollerabilità nell’organismo sociale: E poco male se, a qualsiasi grado, si manifestasse soltanto tra individui, parti, fazioni ideologicamente lontane e nemiche; ma si manifesta anche, e più, tra vicini. E ancora c’è da osservare che la destra, nelle sue varietà, ha un’interna tolleranza e solidarietà; mentre la sinistra è, in quella che dovrebbe essere la sua parte più viva, tutta un accapigliarsi e scavalcarsi. Si dirà: appunto perché è viva. Ma a volte si muore per troppa vitalità.»
Queste righe fanno parte di un diario irregolare scritto da Leonardo Sciascia nell’arco di dieci anni, a partire dal 1969, e pubblicate in Nero su Nero (Einaudi, 1979). Non credo che Sciascia disponesse di doti profetiche. Temo piuttosto che la realtà italiana si basi su alcune note di bordone che si vanno sviluppando come una sinfonia per orchestra e nulla, o assai poco, lasciamo che la storia ci insegni.
Inserito da gianni sinni | 28.06.08 |
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