A volte ritornano
Meglio forse dire “a volte riaffiorano…” Frasi dimenticate, rimossi collettivi che non si rassegnano. Parole d’ordine e propaganda spicciola per infiammare i cuori, ridicole quasi per una loro retorica trucibalda, vacua e datata. Sono i detti ‘memorabili’ del Duce con cui il pennello collettivo imbrattò l’Italia tra gli anni Trenta e Quaranta dello scorso secolo.
Il dopoguerra si era incaricato di cancellare quelle scritte nere e
ingombranti: “Credere, obbedire, combattere”, oppure “Se avanzo
seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”,
“Vincere, e vinceremo” sono a poco a poco sparite dai muri dei casolari
periferici e rurali fino a essere semplicemente, quasi settant’anni
dopo, un ricordo di costume storico.
Ma non è stato così dappertutto. A volte i muri, debitamente scrostati,
ringranati e scialbati a nuovo si sono ricreati una propria verginità,
per i tempi che si vivevano politicamente corretta, ma a volte una
frettolosa mano di vernice bianca ha coperto le scritte ma, negli anni,
ha permesso a quei residui storici di risalire a galla, di ricomparire
e lasciar trapelare, seminascosto ma avvertibile, il loro messaggio.
Ecco quindi che, in un recente viaggio in Abruzzo, ci siamo imbattuti
(a Cocullo, a San Salvo, a Capestrano) in alcune di quelle frasi. Forse
la vernice bianca di quelle zone d’Italia era di minor qualità e
coprenza, forse la vernice nera delle scritte era più tenace e forte,
fatto sta che le parole del Duce continuano (in trasparenza?!) a
leggersi e a incitare un’Italia ‘guerriera’ e ‘rurale’. A volte
ritornano?
Inserito da ra.des | 29.07.08 |
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opeo il 30 lug 08 alle 14:38