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Disegnare le città. Il 'nuovo' giglio di Firenze

Un po' persa nella calura dei giorni di ferragosto le agenzie e i giornali locali hanno pubblicato la notizia che il Comune di Firenze ha intrapreso la registrazione del suo marchio istituzionale. Ovviamente per proteggerlo da usi e abusi. Del redesign dello stemma si è occupato Walter Sardonini e il suo studio Social Design. La materia è complessa, le idee al riguardo non appaiono sufficentemente chiare e ci sembra opportuno tornare sull'argomento (rapporti tra istituzione, araldica storica, grafica ecc.) con una riflessione al riguardo di Alessandro Savorelli.
Il redesign del marchio che pubblichiamo è tratto dall'edizione fiorentina del quotidiano La Repubblica.

La tutela del giglio
Alessandro Savorelli

Attraverso una delibera recente il Comune di Firenze intende tutelare il giglio, come stemma della città, da abusi e sfruttamento commerciale.
ln ciò che hanno scritto i giornali e le agenzie di stampa c’è un certo accumulo di inesattezze. Ad esempio «Nove.Firenze.it- Quotidiano on-line di Firenze e Toscana» (domenica 17 agosto 2008) riporta questa dichiarazione attribuita a un ex-assessore:
«Il motivo di questa delibera risiede nel fatto che Firenze aveva per decreto di Mussolini del ’22 come stemma un giglio rosso in campo argento. Con l’avvento della Repubblica la vecchia araldica, dalla quale lo stemma di Firenze traeva origine, è venuta meno, prevedendo un decreto del presidente della Repubblica per la definizione dello stemma. Ma non c’è stata mai nessuna legge su questo intervento. Successivamente l’accresciuta autonomia dei Comuni ha fatto sì che questi potessero decidere autonomamente; di qui la scelta di proporre finalmente un unico stemma, che in un prossimo futuro potremo anche commercializzare».


Tot sententiae, tot errores. Primo: sebbene possa sembrare bizzarro, la «vecchia araldica» non è affatto scomparsa: la legislazione vigente ha stralciato dai regolamenti del Regno d’Italia la normativa relativa agli stemmi comunali, che tuttora è regolata da decreti prerepubblicani ma perfettamente validi. Il decreto firmato da Mussolini (che non è del 1922, ma del 25 luglio 1929) dunque non è affatto decaduto, e lo stemma ufficiale del comune di Firenze è ancora quello ivi definito («scudo ovato d’argento, al giglio aperto e bottonato di rosso»).


Secondo: meno che mai è richiesto dagli attuali regolamenti un «decreto del presidente della Repubblica per la definizione dello stemma»: questo è previsto solo per la «concessione» di un nuovo stemma, a comuni che ne sono privi. Il caso di Firenze riguarda un decreto di «riconoscimento» di uno stemma già esistente, riconoscimento appunto avvenuto una tantum nel 1929 e valido a tutti gli effetti fino a che un nuovo decreto del Capo del Governo (e non del Presidente della Repubblica) eventualmente non lo modifichi.


Terzo: l’«accresciuta autonomia» dei comuni non ha avuto nessuna sanzione legislativa per quanto attiene alla normativa sugli stemmi comunali, salvo in qualche Regione a statuto speciale, e perciò è vano richiamarsi alla legge sulle autonomie in questo campo. Teoricamente tutto dipende ancora da Roma: e infatti negli statuti comunali, al capitolo “stemma e gonfalone” si fa di norma riferimento ai decreti dello Stato.

Quanto alla tutela giuridica, il sito web del governo spiega quanto segue, in forma di risposta a FAQ:

«Per pubblicizzare un prodotto commerciale si può sfruttare l’immagine dello stemma di un Ente?»
Assolutamente no. Lo stemma è un bene immateriale dell’Ente ed è salvaguardato dalle leggi dello Stato alla stregua del cognome delle persone e di altri diritti immateriali.
« Una Associazione di volontariato può usare come logo lo stemma del Comune dove ha sede?»
È fatto divieto assoluto di appropriarsi dello stemma del Comune, ciò anche se le finalità sono umanitarie, senza scopi di lucro; pur se approvate dal Comune stesso.
«Per una manifestazione culturale una Associazione onlus ottenendo il patrocinio del Comune, sulla locandina di presentazione può inserire lo stemma comunale?»
Può essere presente lo stemma dell’Ente patrocinante, ma ne va richiesta comunque l’autorizzazione all’Ente stesso.

Se ciò è vero, la posizione assunta dal Comune di Firenze non è del tutto chiara: il comune dovrebbe tutelare in primo luogo lo stemma come descritto nel decreto del 1929 («scudo ovato d’argento, al giglio aperto e bottonato di rosso»), prima che un marchio definito autonomamente e «ritoccato» da uno studio grafico ad hoc. Se per ipotesi una jeanseria usasse a scopi commerciali il giglio rosso, ma senza lo «scudo ovato», sarebbe in regola. Così come lo è, per fare un esempio illustre e chiaro, l’A.C. Fiorentina, che usa un inconfondibile giglio rosso nel proprio marchio, ma non nella forma prevista per quello comunale. Ed è in effetti così in tutto il mondo: associazioni, enti, aziende usano i riferimenti simbolici della propria città o regione, ove costituiscano un richiamo ottico, simbolico e pubblicitario efficace, sensa nessun particolare permesso, purché non assumano la forma ufficialmente registrata per legge in forma di stemma.


Ma insomma il comune di Firenze ha torto o ha ragione? Tutte e due.
Il Comune di Firenze in realtà sembra aver abbandonato a se stesso il decreto di legge che tutela il proprio stemma (che in realtà è il Comune stesso a non usare, dato che la cancelleria istituzionale del Comune ha eliminato da molti anni lo scudo ovato e si limita a stampare il giglio rosso su fondo bianco. ndr), e ha puntato a tutelare piuttosto solo un marchio assunto però – attenzione – a esser pignoli, in deroga al decreto ufficiale di riconoscimento dello stemma: in quanto lo «scudo ovato» non viene più contemplato e in quanto è prevista l’apposizione accanto al giglio della scritta “Comune di Firenze”. Lo stemma descritto dal decreto ufficiale sembra destinato a sparire, inglobato nel nuovo marchio.


Occorre prendere atto del fatto che la normativa esistente non è aggiornata. E che curiosamente il pomposo ufficio cerimoniale del Governo e l’ancor più pomposo Ufficio Araldico funzionante (si fa per dire) presso la Presidenza del Consiglio e la Presidenza della Repibblica, non se ne sono accorti. Per esigenze di comunicazione grafica e visiva i comuni oggi usano strumenti molto più numerosi e vari di quelli previsti dai regolamenti ufficiali, che contemplavano solo stemma e gonfalone: per esempio oggi si usano uno stemma, un logotipo, un marchio, un brand, una bandiera e spesso un miscuglio di tutte queste cose. E tutti questi oggetti, proprio perché la normativa non è mai stata riformata e adeguata ai tempi, galleggiano di fatto in un vuoto legislativo.


Il Comune di Firenze, dunque, sta per registrare un marchio, che però non può avere sanzione e tutela dalle leggi in corso sulla materia araldica (che lo prevede), ma solo dalla legge ordinaria. Si comporta insomma come un’azienda in cerca di un copyright.
Ciò non è senza conseguenze. Per assurdo, se una lavanderia automatica usasse da domani lo «scudo ovato d’argento, al giglio aperto e bottonato di rosso», cioè lo stemma autentico, per legge, del Comune di Firenze, potrebbe farlo, perché la tutela richiesta, a quanto pare, riguarda solo un logo, privo di scudo e con una scritta accanto, cioè una griffe disegnata da uno studio grafico e non un pattern regolato dalla legge dello Stato.


E, ancora più singolare: se la tutela riguarda un certo redesign approvato dal comune in forma di logo, non basterebbe a chiunque (azienda o associazione privata) modificarne furbescamente un insignificante dettaglio (per esempio le dimensioni, il tono del colore, l’inclinazione, omettere un particolare etc.) per essere in regola col copyright? L’unica cosa che un’azienda dovrebbe evitare è di scrivere “Comune di Firenze”, cosa che, palesemente, non può venire in mente a nessun bar o negozio di abbigliamento, il cui titolare sia sano di mente!
Ma se è così, allora il Comune di Firenze sta per tutelare non il «giglio», come è stato scritto sulla stampa (perché basta modificarne anche un piccolo dettaglio onde non sia il giglio del Comune di Firenze): ma semplicemente il logotipo «Comune di Firenze»…


Morale della favola è che tutta la materia andrebbe ripensata, a partire da una legislazione rivista e corretta: ma a chi importa di una legislazione sugli stemmi comunali? i burosauri incistati in qualche ufficio governativo romano giocano ancora coi decreti di 50 anni fa, e le amministrazioni comunali nuotano generalmente nell’incertezza concettuale su cosa sia uno stemma, un logo, l’araldica, una griffe e su come tutelare tutti questi elementi identitari e comunicazionali.


Inserito da ra.des | 18.08.08 | (23) | Simboli | stampa |




commenti:

  Il torto e la ragione

Walter Sardonini
SocialDesign srl

Mi sono imbattuto nel post di Andrea e nel conseguente approfondimento di Savorelli. Pur nella consapevolezza che a tante firme poco si può aggiungere, mi sento chiamato, comunque, a fare alcune osservazioni. Il commento è un po' lungo, ma colgo l'occasione per puntualizzare adesso riflessioni sulle quali non intendo ritornare in seguito.

In primo luogo. E' vero: il restyling del giglio, storico emblema del comune di Firenze, e la sua locuzione completa della scritta Firenze come elemento testuale emergente (particolare non secondario) ha ottenuto, con larga condivisione, la sua ufficializzazione con delibera della Giunta comunale nei giorni prima di ferragosto. E' noto come questioni anche ben più importanti di questa spesso vengono, ahimè, procrastinate all'infinito dalle amministrazioni per sopraggiunte priorità: la definitiva approvazione ha colto anche me quasi di sorpresa dopo un prolungato silenzio. E' un'approvazione, tuttavia, (mi preme sottolinearlo) che giunge a compimento di una gestazione lunga quasi un paio di anni, durante i quali, esperti delle diverse materie (comprese quelle inerenti la registrazione dei marchi e la legislazione sul copywriting) hanno prodotto, sotto la mia direzione, approfondite ricerche storiche, specifici studi architettonici del logo in questione e quante altre indagini, come voi insegnate, afferiscono alla materia. Insomma, come cercherò di spiegare, il rapporto tra araldica, grafica ed istituzioni è in questo specifico caso estremamente più chiaro che non in innumerevoli altri. Quello che alla fine continuerà a non essere chiaro è se dispiace a qualcuno che questo rapporto lo abbia gestito il mio studio.

In secondo luogo. Se prescindiamo dagli errori e dalle dichiarazioni che un non meglio identificato ex assessore ha rilasciato e una schiera di giornalisti accaldati ha frammentariamente e frettolosamente divulgato, non si capisce bene il senso della lezioncina dotta di Savorelli. Lezione peraltro interessante, anche se meno dettagliata e affascinante della sua stessa introduzione alla pubblicazione del manuale d'uso dell'immagine istituzionale del Comune di Siena. In quella pubblicazione Savorelli condivideva e incensava i risultati di un'operazione che conteneva esattamente le stesse premesse e atteneva agli stessi scopi di questa fiorentina, vale a dire il restyling e l'identificazione sistematica della balzana senese tramandata nei secoli. Non sarà, spero, il solo fatto che lo scudo ovato e il giglio bottonato eccetera, eccetera è stato registrato da un Regio Decreto e la balzana di Siena magari no (non lo so), a fare sembrare quella un'operazione degna di rispetto, mentre questo recente un intervento di serie B, anzi scusa, di "ritocco". O sono gli autori a fare la differenza?
Dato come vero che l'araldica è tuttora vigente, che esistono precise regole per la realizzazione degli emblemi dei Comuni, delle Regioni, e via e via - cose che tutti sanno - l'intento del Comune di Firenze è stato quello (più che condivisibile secondo me) di adottare come logo ufficiale dell'Amministrazione il giglio ad oggi tramandato dalla tradizione. Questo si avvale di un design molto più coerente alle rappresentazioni che si ritrovano sui palazzi pubblici, negli affreschi, nei dipinti, nelle insegne e nei documenti ufficiali della storia fiorentina. Quello del '29, obsoleto da decenni proprio per le oggettive difficoltà rappresentate dall'argento e dalla bottonatura, pur ricalcando anch'esso le caratteristiche tipiche del giglio fiorentino (che non sto qui ad elencare per non aprire un altro capitolo), non aveva nessuna valenza storica, artistica, estetica particolare: era una delle tante successive interpretazioni e trasformazioni che si erano succedute a partire dall'iconografia del Duecento e del Trecento. La perdita, per corso naturale, dello scudo (che peraltro verrà reintrodotto per certe applicazioni) e della bottonatura, così come la stilizzazione di pistilli e petali, hanno già da tempo reso più efficace ed incisiva la semantica e l'azione comunicativa del giglio. L'intervento attuale, in linea di continuità con le prime rappresentazioni e in sostanza anche con quella del 1929, così come con le più recenti accezioni, ridisegna quegli elementi costruttivi che delineavano carenze nelle proporzioni, nella leggibilità o nell'applicabilità (uno stemma araldico non nasce per essere riprodotto anche su un elenco del telefono o su un biglietto da visita). E introduce, attenzione bene, l'abbinamento alla scritta FIRENZE in prima lettura, così da ottenere un logo che depositato nella sua interezza mette l'amministrazione al riparo da un uso improprio o dalla copia del negozio di pelletteria. Quest'ultimo non potrà utilizzare quel giglio con quella scritta sotto, se non incorrendo in sanzioni per plagio, visto che la vigente normativa mette al riparo il detentore di un marchio anche dalle smaccate imitazioni. E poi, detto fra noi, se un clone venisse usato anche da una lavanderia, poco importa, non c'è conflitto di interessi. La vorrei vedere una lavanderia con l'insegna fatta dallo scudo ovato d'argento e il giglio bottonato di rosso! Citi il caso della Fiorentina: ebbene, un giglio con tutt'altro design, con una scritta sotto che recita A.C. FIORENTINA e non Comune di FIRENZE, non potrà in alcun modo trarre in inganno il cittadino cui l'amministrazione pubblica intende e deve rivolgersi con massima chiarezza.
Perché si possono adeguare ad una moderna comunicazione zampe di grifoni, rami di alloro, merli di torri e non i petali di un giglio? Perché l'intervento di restyling è sostenuto e approvato in mille occasioni (vedi pagine relative a Disegnare la città su questo blog), mentre in questo caso si usa un tono di sufficienza e di sospetto, per non dire di saccenza? Perché il Comune di Firenze dovrebbe, a fronte delle valutazioni fatte, insistere e tutelare la particolare forma del giglio del'29? Giustamente prende, in continuità con la tradizione, la strada di codificare una più efficiente e corretta comunicazione, ripartendo da un segno storico e storicizzato, nonché universalmente noto e condiviso. Valuterà poi se presentare agli enti dello Stato una proposta di aggiornamento dello stemma.
Ti prego dunque di rileggere il paragrafo Conclusioni, sempre della tua introduzione alla pubblicazione del logo di Siena. Inizia affermando che "Come nel medioevo alla forma complessa del sigillo ufficiale tese a contrapporsi il semplice stemma, di fatto oggi per gli usi esterni e di rappresentanza, è inevitabile che si ritorni ad un marchio essenziale, libero dagli orpelli ufficiali e dalle superfetazioni di gusto ottocentesco, che è giusto rimangano confinati nella prassi burocratica...". E via discorrendo.

In conclusione. La materia (questa come tante altre) è davvero, come voi affermate, da rivedere e correggere e codesta associazione si prodiga nell'ottica della divulgazione della professione, della ricerca di termini di legalità e correttezza deontologica, della conservazione della memoria storica, dell'analisi del mestiere e dell'informazione in modo eccelso. Mi tocca però osservare che spesso l'eccessivo teorizzare e cavillare serve da copertura alla mancanza di creatività e di spirito del fare. Spesso, troppo spesso, vengono sdoganate con argomentazioni filosofiche, che variano dal fumoso all'accademico, realizzazioni dal conio fasullo se non addirittura inaccettabili, soltanto perché riconducibili ad una "normativa" che non si sa da chi, perché e con che autorità sia stata stilata. Cultura ed erudizione devono servire ad indicare la rotta per una corretta operazione senza tradire la strada percorsa e la conoscenza conquistata; non possono servire come cortina fumogena per sostenere realizzazioni senza anima né ingegno, per non dire personalistiche.
Qualche esperienza nel campo della comunicazione visiva questo umile studio - che nel gennaio del 2000, in tempi dunque non sospetti, scelse di chiamarsi SocialDesign e registrò il marchio -nell'arco di una trentina d'anni di attività l'ha concretizzata per la città di Firenze e non solo. E gli amministratori (gigliati) di oggi che hanno scelto e approvato non mi sembrano particolarmente più stolti di quelli senesi (balzani?) di allora. Forse in questa circostanza lo studio di progettazione non è stato pescato ad hoc come tu sostieni (espressione latina che tradurrei "all'occasione", a senso diremmo a caso, è esatto?). O forse ad hoc significava non facente parte di una ristretta cerchia di illuminati o di una autorevole associazione? A volte si ha l'impressione che se un certo tipo di interventi non vengono gestiti da qualcuno in particolare - e magari sotto l'egida di un particolare organismo - perdano di valore, o almeno che dai pulpiti della critica si tenti di farglielo perdere. Come in questo caso in cui un evento importante e significativo viene accolto tiepidamente, a fronte di tante realizzazioni di scarsa rilevanza che vengono osannate come fatti d'eccezione. Bisogna compiere lo sforzo di accettare che da altra parte, con altra storia, per altri percorsi ci siano persone e realtà preparate e capaci al pari nostro.
Sono certo che il lavoro sul giglio di Firenze, una volta pubblicato (nei mesi a venire), completo delle motivazioni che hanno indicato le scelte di progetto e integrato delle linee guida per l'applicazione quotidiana, registrerà la soddisfazione di tutti e tra questi, guarda un po', anche quella dei fruitori che spesso, per supponenza o malafede, dimentichiamo.

Buon proseguimento

sd il 19 ago 08 alle 14:45

  Caro Sardonini,
sono sconcertato dal Suo commento e dal tono. Lei scorge una inesistente malevolenza nei Suoi confronti da parte mia. E lo fa con un crescendo di insinuazioni, che culminano nell’accusa di «supponenza o malafede»: e cioè che io avrei espresso riserve sull’incarico al Suo studio e sulle sue modalità, e che farei spiacevoli paragoni con altre esperienze professionali. Nel mio scritto non c’è niente del genere, la sfido a trovarcelo, e l’attribuirmelo suona, devo dire, vagamente calunnioso. Sorvolo sulle impertinenze: «saccente», «lezioncina» etc.
Dunque:
1) Non ho dato nessun giudizio sul lavoro di Sardonini, meno che mai suggerito che è un lavoro «di serie B». Né si capisce come avrei potuto farlo, dato che il progetto non è stato reso noto e il giornali hanno riportato solo bozzetti redazionali: se, dato che Sardonini richiama la serie “Disegnare la città” apparsa su SDZ, egli avesse voluto far conoscere il progetto alla comunità dei grafici, avrebbe fatto cosa oltremodo gradita. Del progetto dunque si potrà giudicare solo quando lo si conoscerà.
2) Non ho detto che non si devono fare operazioni di restyling (se non sbaglio ho scritto che l’Ufficio araldico di oggi, erede della Consulta è «pomposo» e inconsapevole dei nuovi problemi della comunicazione, cioè il contrario): non l’ho detto perché ho collaborato a operazioni di restyling e ne ho scritto in varie occasioni, teorizzando la necessità storica di ripensare l’ingessato quadro normativo della Consulta araldica. O io sono del tutto rimbecillito o Sardonini, per certo concitato e inspiegabile risentimento (contro chi? e perché?), ha capito il contrario di ciò che ho scritto.
3) Se infine nell’espressione «”ritoccato” da uno studio grafico ad hoc», Sardonini ritiene di leggere una velata critica alle modalità di conferimento dell'incarico o l’astio di chi non tollera che incarichi siano conferiti a chi «non fa parte di una ristretta cerchia di illuminati o di una autorevole associazione», allora, come recita il Vangelo, «Tu lo dici». Bisognerà che Lei, Sardonini, abbia la modestia, non solo di evitare di attribuire patenti di mafioso al prossimo (che non è buona educazione), ma di consultare il vocabolario: giacché «ad hoc» significa solo e semplicemente «appropriato al contesto» o «per un determinato scopo».
Se Lei è appagato da questi sfoghi alla cieca, non ho che ridire. Ciò che è sorprendente è che non abbia capito - letteralmente - un solo rigo del mio intervento: che non ha di mira la qualità e il senso del Suo lavoro, anzi ne prescinde del tutto, ma esclusivamente l’ambiguità procedurale e metodologica, in generale e nella fattispecie, dell’iniziativa di tutela di un marchio da parte di un ente pubblico, le contraddizioni alle quali va incontro, i problemi che pone alla committenza e all'esecutore di un progetto, il rapporto con un quadro legislativo obsoleto e poco chiaro. Non devo ripetermi, perciò l’invito è a leggere senza maliziosi preconcetti.
Nella speranza che voglia ripensare a mente fredda al tutto, Suo
A.S.

Savorelli il 20 ago 08 alle 00:22

  Mi ero ripromesso di non replicare: trovo raccapricciante un contraddittorio con botta e risposta a distanza di giorni e tra due persone che neanche si conoscono. Figuriamoci una polemica. Chi mi conosce sa che non amo le discussioni che non abbiano al centro il tema della qualità. Ma non voglio per nessuna ragione che Savorelli possa sostenere che io gli ho dato del mafioso: quello che ho scritto sta qui sopra e questo non c'è.

Caro Savorelli,
premetto che in nulla recedo da quanto ho detto nella mia prima risposta quanto ai meriti della questione: tu hai fatto delle affermazioni ed io le ho confutate, una per una, non a casaccio, ma argomentandole e mostrando come quello che andava fatto era stato perseguito. Le parole hanno un senso ed è difficile cercare di negare adesso quello che è ormai scritto.
Questo fa parte del dibattito: tu hai espresso un'opinione, io ho ribattuto. Ed in nulla mi sono sentito attaccato sul piano della realizzazione grafica, visto che come tu riconosci, il lavoro non è ancora pubblicato; né io avrei potuto renderlo pubblico prima di un riconoscimento ufficiale. (Certo un poco mi sono sentito attaccato sulla questione del latino. Forse... Ma non andiamo a prendere il vocabolario: la traduzione delle espressioni nelle lingue classiche dipende in gran parte dal contesto e dal senso del discorso).
Tuttavia comprenderai che, non limitando il mio intervento professionale alla realizzazione grafica ma partecipando (sempre) alla progettazione ed alle scelte che danno il senso all'intera operazione, ho ritenuto impertinente il giudizio che tu hai dato, visto che non potevi conoscerne i percorsi. Non si può dire a qualcuno che ha fatto qualcosa, come avrebbe o non avrebbe dovuto farla senza sapere cosa ha fatto! (perdona il gioco di parole).
E con ciò veniamo al dunque: cioè al tono del post che, non solo a me, è apparso inaccettabile. Se si è inteso salutare un'operazione importante e significativa come quella in questione scrivendo "E' stato realizzato il nuovo (virgolettato) giglio di Firenze. La materia è complessa, le idee non sufficientemente chiare, bisogna tornare sull'argomento con un intervento di Savorelli" il quale ci spiega quali sarebbero state le strade giuste da seguire..., mi dispiace, mi dispiace tanto, ma si è scelto un modo sbagliato e offensivo. Tanto da comunicare una sensazione di sufficienza e di delusione, da parte degli autori, nei confronti delle scelte operate per la progettazione. Sfido ad affermare il contrario, chi ha dubbi rilegga il testo.
Da qui è seguita una mia riflessione più ampia sui toni utilizzati (spesso) su queste pagine e non solo. Ma mai ho accusato qualcuno in via personale di mafia, supponenza o malafede. Non potete immaginare quante volte (tante in questi ultimi mesi) mi sono trovato a difendere da tali accuse molti degli autori dei testi e delle opere che troviamo su SDZ. Ho assunto questa posizione nella certezza (alcuni di voi li conosco personalmente) che la loro fierezza intellettuale e la loro passione professionale li avesse, in certi casi, trascinati al di là dei limiti delle opinioni personali, scoprendoli alle critiche esterne.
Di contro a questo però, è altrettanto vero che spesso l'atteggiamento verbale e operativo dell'associazione in quanto organismo critico e organizzativo appaia certamente arrogante, sentenzioso e autoreferenziale. Questo dispiace, a me come a molti altri, perché, per altri versi, il vostro lavoro, anche su questo blog è degno di grande interesse.
Ed è quello che ho segnalato, certo con vigore, visto che le osservazioni e il tono (sottolineo) con cui erano poste si riferivano, non come dici tu nella risposta "in generale e nella fattispecie all'iniziativa di tutela di un marchio da parte dell'ente pubblico", ma al particolare caso del Comune di Firenze compiuto con il mio apporto. Se non riconosci questo mi sa che sei tu a non aver capito una sola parola di quello che hai scritto.
Insomma Savorelli, se ti sei sentito (anche tu come me) personalmente offeso dalla verve del dibattito, ti chiedo scusa: spero adesso tu abbia inteso bene quali erano le mie intenzioni e che a te, come a me, interessi soltanto la qualità e la correttezza del prodotto di comunicazione.
Torno a ripeterti però che non mi rimangio niente di ciò che ho scritto, certo che l'intervento fosse un po' confuso e “inopportuno” nei modi. Magari in futuro eviterò di fare osservazioni sul modo di porsi di un certo tipo di critica o di giornalismo: per fare questo bisogna presupporre che dall'altra parte ci sia qualcuno che abbia il coraggio di ammettere di avere sbagliato.

Walter Sardonini

sd il 20 ago 08 alle 21:59

  Mi figurarsi chi si offende. Di malafede e supponenza etc. però si Sardonini, Lei ha parlato e le sue insinuazioni erano molto pesanti. Quanto all’intrinseco, purtroppo vedo che si continua in un dialogo tra sordi. Sardonini getta acqua sul fuoco e dice: «in nulla mi sono sentito attaccato sul piano della realizzazione grafica». Ma come no? ma se ha scritto che io avrei dato più o meno esplicitamente giudizi sul suo lavoro come «di serie B»! Poi però subito, si corregge: «si è scelto un modo sbagliato e offensivo. Tanto da comunicare una sensazione di sufficienza e di delusione, da parte degli autori, nei confronti delle scelte operate per la progettazione». Ma insomma io ho parlato della progettazione o no? e ne ho parlato male o bene? Sardonini una volta dice di no, due volte di sì. Qual'è la sua posizione? Dice che «basta rileggere il testo» per capire il tono di non tanto velata critica alle sue scelte progettuali: allora ho parlato del suo lavoro, prima diceva di no! Ma se sì, bene, sarebbe così gentile da citarmi il punto o i punti esatti dove ho dato questa sensazione? Non ritiri fuori però il latino, che né io né lei conosciamo a sufficienza: “ad hoc” vuol dire solo quello che ho scritto (cioè che uno studio grafico è stato incaricato “ad hoc” di un ritocco o restyling, cioè “ad hoc”, per fare "proprio quello" un restyling e non - per esempio - riprogettare completamente lo stemma, che ne so, sostituendo il giglio con una bistecca. Perdio, non c'è bisogno del vocabolario, è senso comune!). Ancora: Sardonini dice che gli «interessa soltanto la qualità e la correttezza del prodotto di comunicazione». Bene. E allora di che si lamenta? se io non potevo parlare della qualità del progetto perché non lo conosco, e Sardonini sembra ammetterlo inizialmente, salvo poi rimangiarsi l’affermazione, perché si scalda? Ripeto alla noia: il mio intervento sarà discutibile, come tutte le cose, ma parlava completamente “d’altro”. Parlava del problema di cosa si va a tutelare in caso di una materia confusa come quella dei simboli pubblici. Posso esser stato poco chiaro, ma non ho scritto una sola parola sulla «qualità» del progetto di Sardonini. E la qualità non c’entra niente col problema della tutela di un marchio, bello o brutto che sia il progetto; e ho detto che il comune di Firenze si è messo ina posizione dalla quale potrebbero uscire conseguenze paradossali, e persino il contrario di ciò che auspicava. Se vogliamo riparlare del problema che ho affrontato, bene, se no non so più che dire. In latinorum, tanto per finirla in ridere, si direbbe che il Suo, Sardonini, è un caso di «ignoratio elenchi»: cioè che non si è capito il motivo del contendere. Un po’ come in quella storiella, del tipo che chiede al bar una brioche; il cameriere dice che le ha finite e quello risponde «va bene me ne dia due». Il cameriere risponde che le ha proprio finite e il tipo s’incazza e risponde «mi sta facendo infuriare al punto che mi trattengo a stento dal rovesciarle addosso tutto il vassoio delle brioches!». Oh, è estate, può capitare a tutti.

Savorelli il 20 ago 08 alle 23:20

  Savorelli, il linguaggio è comunicazione, e il linguaggio (precedentemente chiamato tono) utilizzato nel tuo post getta un'ombra di incompletezza e di incompetenza su un'operazione (NON GRAFICA, s'era capito!) che io ho seguito in tutta la sua gestazione. Alle questioni intrinseche e a quelle di metodo ti ho già risposto. Chi sa leggere per fortuna c'è e se ne avrà voglia trarrà le sue conclusioni.
Saluti

Walter Sardonini

sd il 21 ago 08 alle 12:34

  Sardonini, su, se vuole avere l'ultima parola va bene. Ma respingo le ennesime insinuazioni: io non ho accusato nessuno di «incompletezza e di incompetenza», né il progettista, né la committenza. Ho parlato di oggettiva «incertezza», perché tutta la materia è diventata incerta, non per motivi soggettivi. Stemmi, decreti, concessioni, marchi, logo, logotipi, brand, bandiere, gonfaloni: non ci capisce letteralmente più niente. E chi dovrebbe occuparsene, a Roma, dorme il sono dei giusti (?). Quello che accade a Firenze, può accadere negli altri 8000 comuni e per altri 8000 progetti. Se Lei continua vedere malevolenza in questa - banale - considerazione, me ne rammarico assai.

Savorelli il 21 ago 08 alle 15:26

  Premesso che non sono né amico né conoscente di Sardonini pur operando da tempo nello stesso filone e nella stessa città, mi sento di sfruttare l'ospitalità di questo magazine per dare anche il punto di vista di chi legge queste righe senza esserne direttamente coinvolto. Anche se, lo ammetto, come recita la prima proprietà delle Misure: effettuare una lettura comporta necessariamente variarne il risultato. E' assai difficile essere super partes ed entrare in una discussione senza una sorta di giudizio preconcetto. Senza quello, probabilmente, non si entrerebbe nella discussione del tutto.

Io sono uno di quelli che è stato (molto educatamente, direi) "cazziato" da Sardonini in merito ad alcuni giudizi espressi contro certe peculiarità di AIAP, in altra sede. Io sono anche quello che tentò, tempo fa, di sottolineare certe sgradevoli incongruenze di certi concorsi organizzati da AIAP proprio in questa sede. Allora mi trovai, alla fine e mio malgrado, a difendere AIAP in quanto i miei dubbi (legittimi) furono pesantemente intervallati da insulti a cascata di una serie di anonimi, cosa che trovavo e trovo tuttora inaccettabile.

Ma veniamo al dunque.

La sorpresa di Savorelli è probabilmente legittima. Rileggendo il suo testo non si trovano attacchi diretti a Social Design o al lavoro di Sardonini sul logo di Firenze. Ma, non appena uno allontana lo sguardo per cercare una vista d'insieme, trova dei pattern inquietanti, che Sardonini non dimentica di sottolineare nel suo post.
Da molti mesi si leggono interessantissimi articoli sul "redesign delle città". Per molti mesi sono state decantate le lodi di designer che tutti conosciamo e dell'ottimo lavoro svolto nel dare uniformità visiva ad un'araldica antica e spesso fuori luogo, quando saltuariamente applicata. Bellissima l'analisi sull'immagine coordinata della città di Roma (una cosa, a Firenze, nemmeno ipotizzabile: chi conosce l'amministrazione locale sa di cosa parlo. Speriamo che l'intervento professionale di Sardonini serva ad aiutare la confusionaria dirigenza comunale a far poi rispettare quanto progettato). Un po' meno bello il fatto che al commento di un utente in merito all'assegnazione di tale progettazione non sia seguita alcuna risposta. Un po' meno bello, e si arriva al punto, che una volta che un lavoro di progettazione (importante per entità e risonanza, ma non ho dubbi anche per mole di lavoro) viene eseguito da uno studio "sconosciuto" a codesta Associazione, l'articolo corrispondente, invece che, come negli altri casi, decantarne le lodi progettuali, aspettando quindi il momento opportuno, si dilunghi a due giorni della sua (prematura) uscita sui quotidiani sulle incongruenze di carattere pre-progettuale, gettando così un'ombra, anche se laterale e non direttamente indirizzata al progettista, che di fatto ne mortifica intenti e risultato.
Peculiare, direi.
Ottima pubblicazione, questa di SDZ. Sotto novecentonovantanove aspetti. Perfetta e illuminante quando è unico avamposto della progettazione visiva contro il dilagare dell'incuria e della legis romana. Istruttiva a livelli incomparabili quando offre gli spunti ed i pensieri di designer di dimensione ed carattere immensi. Inquietante quella volta in cui sembra venga assunta per uso personale, come una dose, per farsi vetrina o per svilire il lavoro della "concorrenza".

Lo stesso vale per l'Associazione tutta: esemplare quando si adopera da ultimo bastione contro il pressappochismo ed il nepotismo. Tragicomica quando usa le sue armi per approntare o per difendere brutalità mafiosa e lobby.

Ora, dato l'uso delle parole "mafiosa" e "lobby", è necessario un piccolo approfondimento che a suoi tempo non ebbi modo di esprimere. Sperando questa volta di non essere punteggiato dalle offese degli stolti, cosa che riporterebbe il dialogo fuori dai suoi binari e mi obbligherebbe a tacere di nuovo per non essere mischiato a tale risma.

Come già ebbi modo di dire, per disgustare l'opinione pubblica, ammesso che questa abbia ancora valore o coerenza in uno stato che vota lo stesso conclamato gangster da 20 anni, non è necessaria un prova: bastano pochi, pochissimi indizi. Quando commentai l'esito del "famigerato" concorso di idee per la città di Siracusa, non mi soffermai sulla qualità del risultato, quanto sul sospetto che questo faceva nascere. Purtroppo, ad oggi, non è più possibile rileggere quelle (molte, troppe) righe, il tutto edulcorato pesantemente dopo (guarda caso?) la pubblicazione dei risultati del concorso similare di Partinico. Immagino che il sito sia stato nuovamente inondato d'insulti gratuiti e fu per quello che fu deciso di cambiare modus operandi nella pubblicazione dei post e di cassare l'80% dei vecchi commenti. Fatto sta che, ad oggi, gli interessati alla questione devono per forza accontentarsi del mio repetita, sperando che io non dimentichi il concetto che espressi o che non decida di allinearlo ad hoc alla questione in corso.
Il punto, in buona sostanza, è che poco importa che abbia vinto o meno uno dei lider maximi di AIAP, congiuntura alquanto infelice, ma che anche solo si possa far nascere il sospetto di irregolarità, a fronte di una Associazione che proprio per la tutela contro queste si batte da sempre. L'indizio che vale più di una prova: questo è il problema. Si passi sopra alla insospettabilità dei vincitori, alla professionalità espressa negli anni e via dicendo, ma si veda come il solo sospetto bruci tutto il resto. Ribadisco: un Associazione come AIAP non può e NON DEVE cadere in simili scivolate.
Ancora: il concorso di Partinico? Stesso risultato. E sono bastati pochi giorni, a pochi individui, per trovare in internet, nero su bianco, un'altra scivolata, un altro legame tra l'ente giudicante ed il vincitore.
Di nuovo, tutto regolare, non ne ho dubbi: eppure, a molti potrebbe non parere tutto così cristallino.
E adesso il caso fiorentino. Sono certo che Savorelli e Rauch volessero solo puntare il dito su delle incongruenze nate in Comune, per così dire, ma il risultato è pietoso ed altro non fa che infangare il lavoro di un collega, guarda caso, ah hoc o come vi pare, non facente parte di quella cerchia di designer accomunabili a codesta Associazione. Altro esempio che non dimostra alcuna malafede o alcun interesse recondito da parte di AIAP o dei suoi portavoce, ma che non può non far nascere il sospetto.

Vorrei poter rileggere su queste pagine gli articoli carichi di energia creativa che le contraddistinguono; vorrei poter affondare i denti su commenti costruttivi ed anche distruttivi; vorrei poter pugnare anche a suon di "vaffa" su tutto, laddove necessario. Ma non ho proprio più voglia di sospettare che questo magazine, come del resto l'Associazione di cui è organo ufficiale, non siamo altro che l'arma bianca dei soliti potenti per portare produttività ai loro buoi.

Alla fine potrebbe anche funzionare: associarsi significa essere più forti per natura. Ma, al solito volgo urlante, non si può far digerire che certe prese di posizione e certi vantaggi più o meno diretti siano opera della fortuna. Lo voglio credere, ci voglio ancora credere, se non altro per non far incazzare il Sardonini che poi mi scrive "Miiì, a schifìo finisce".

Spero di aver espresso bene il concetto, mi sono alzato da poco (ebbene sì, anche in vacanza vi leggo voluttuosamente!) e le parole non sono ancora perfettamente collegate al cervello.

In sintesi: un concorso ballerino e dal risultato sospetto può avere come giustificazione la stupidità della creatività speculativa; due concorsi con lo stesso vincitore o quasi possono essere frutto del caso; l'attacco al logo di Firenze è sicuramente diretto al Sindaco e non a Walter; il continuo sbrodolare sulle opere degli associati Senior può avere solo intento divulgativo (come insegna Stephen King, è meglio parlare di ciò che si conosce). Purtroppo, però, alla fine nasce il sospetto e questo andrebbe evitato come la peste.

Perché il sospetto fa decadere l'attendibilità.

marco-ksc il 21 ago 08 alle 15:36

  Due precisazioni e un invito.
La prima. Sdz non è l'organo ufficiale di nessuno. Sdz è una testata giornalistica autonoma pubblicata da Aiap. I testi pubbblicati, di soci e di non soci, rispecchiano l'opinione del proprio autore. Le opinioni espresse su Sdz non necessariamente rispecchiano l'opinione della redazione. Tantomeno sono, o possono essere, l'espressione ufficiale di un'associazione quale l'Aiap. L'abbiamo già detto tante volte, sù, non è così difficile da capire.

La seconda. Non corrisponde a verità che siano stati cancellati i commenti relativi ad alcun post passato, ivi compresi quelli relativi al concorso di Siracusa. Si invita pertanto marco-ksc a non seminare menzogne e sospetti, anche se appena alzato da letto.

L'invito. Siate brevi.

Sdz il 21 ago 08 alle 18:38

  OOps. Mea culpa. Tempo fa (poco dopo il restyling del sito) sono andato a ricercare vecchi post e, non avendoli trovati, mi sono convinto che non ci fossero più. Nella fattispecie ricordavo un thread di oltre 100 commenti che ne riportava solo 35. I miei erano spariti.
In realtà, come adesso ho verificato, i post sono ancora tutti lì, io avevo visto il thread sbagliato.

Chiedo scusa per l'aver confuso SDZ per quello che non è (lo so, è stato già, detto, su, è facile da capire, ma io sono un po' rimbecillito per cui ho bisogno di un po' d'aiuto...). Chiedo scusa per essere stato prolisso. E chiedo scusa per aver seminato menzogne.

I sospetti, però, non li ho seminati io. Sono certo che avete cercato anche voi, nel vasto reame di internet, "concorso+partinico" o "concorso+siracusa" e trovato i sospetti di cui sopra.

Mi eclisso: non volevo la guerra, non la voglio mai. Soprattutto una che non posso vincere. :)

PS: non è necessario essere offensivi o deridere per aver ragione in un dialogo. Io non credo di aver offeso nessuno. Ancora scuse se l'ho involontariamente fatto.

marco-ksc il 22 ago 08 alle 00:49

  Egregio Sig. Savorelli,
in questi giorni (scherzi del caldo?) mi sono appassionata anch’io alla diatriba sul Giglio di Firenze. Leggi e rileggi il Suo intervento e tutto quello che ne è seguito, mi è rimasto qualcosa che non ho capito (capita). A dire il vero il significato di ciò che si legge credo proprio che non sia univoco, ma nasca da quello che siamo, dalle nostre esperienze, dal modo in cui costruiamo il reale.
Così, quello che mi ha fatto più riflettere non è tanto che ci possano essere letture diverse da parte di persone diverse di uno stesso testo, ma che la stessa persona esprima posizioni opposte sullo stesso argomento senza un’apparente motivazione. Mi riferisco a quanto scrive Sardonini quando riferisce della posizione che Lei ha assunto rispetto allo Stemma di Siena e a quanto è avvenuto a Firenze. Qual è (senza apostrofo) la differenza? Non mi sembra che nelle sue risposte ci sia la risposta. È vero che, come dice un proverbio, la miglior difesa è l’attacco, ma non era meglio un po’ di chiarezza soprattutto da parte di chi ha scritto nell’articolo "Balzana e balzane" (vedi il post Disegnare la città: Siena)”Vista la scarsa attenzione dello stato, è ragionevole che il segnale venga dalle città: e da quelle che hanno tradizione e sensibilità per darlo. L'esempio potrebbe far scuola. Si dirà che il legislatore ha altro a cui pensare, e si dirà bene. Ma un maggiore rispetto di noi stessi e delle città in cui viviamo non potrebbe cominciare da un rinnovamento di quella che oggi, ossessivamente, si chiama l'immagine??”
Infine, secondo Lei, se l’apparente di qualche capoverso sopra, lo avessi scritto in corsivo o tra virgolette, avrebbe avuto proprio lo stesso significato?
Lo so, lo so, mi toccano le brioches!

simonetta il 22 ago 08 alle 13:09

  Gentile Simonetta,
sono all’antica e non colpirei una donna nemmeno con una brioche, tanto più poiché Lei si esprime con senso di civile misura. Se ho scritto cose diverse o addirittura contraddittorie nel tempo, può essere: non solo perché si cambia idea, talvolta. Ma non è proprio questo il caso. Veda, se ho dato l’impressione – involontaria – di fare l’elogio della Consulta araldica (parlando del giglio) e di attaccarla (parlando della balzana), temo ci sia un equivoco. Premetto che, a maggior chiarimento di ciò che ho scritto e che ha sollevato tante polemiche, se SDZ sarà disponibile, pubblicherò qualche postilla: e perciò non voglio anticipare qui ciò ho intenzione di dire più diffusamente, Osservo solo: nel pezzo su Siena, come in quello su Firenze, ho sostenuto a chiare lettere la stessa cosa. Stabiliamo un fatto: i decreti firmati dai capi del governo (o dello stato) che regolano gli stemmi comunali sono a tutti gli effetti equiparabili a leggi dello Stato. Perciò sia i comuni che i privati sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che mancando – come ho lamentato – una ridefinizione della materia adeguata ai tempi, quei decreti siano da condividere nel metodo e nel contenuto. Essi sono stati ingessati dal 1946 ad oggi su uno stile, un gusto e una grafica vecchia di 100 anni e che, sia chiaro, personalmente detesto: le corone turrite, icona kitsch e mélo di un’Italia da operetta, e i maledetti serti mortuari che circondano lo scudo, scudo esso medesimo goffo e sgraziato. E l’uniformità soffocante: l’Italia delle 100 città e delle storie così diverse, è stata ridotta a un unico canone burocratico. Dunque ben venga l’innovazione grafica che scuota la palude della Consulta! A Siena come a Firenze come altrove. La serie “disegnare la città” pubblicata da SDZ dà un buon campione dei progetti in questo senso: non tutti eccellenti (ma questa è questione di gusti personali), ma tutti nella auspicabile direzione del rinnovamento. C’è un rigo nel mio post che dica il contrario? lo citi, per favore. Detto questo, io ho sollevato un altro problema: i vecchi decreti si possono applicare in tanti modi nelle linee grafiche. Se – come a Siena – si decide di eliminare dai manifesti le frasche cimiteriali e la stupida corona (Stupid Civic Crown, SCC: propongo di chiamarla così) la grafica ne guadagna. Ma ciò vuol dire che si è sostituito il vecchio stemma? No, se ne è solo fatta un’applicazione grafica, un restyling: perché essendo il vecchio stemma tutelato per legge, esso sussiste, magari virtuale. Io sarei perché i decreti venissero azzerati e si ricominciasse da tre… Ma è di là da venire. Ora il vecchio decreto, proprio perché legge, tutelava da abusi eccome. Prendiamo Siena e lo stemma restyled da Rauch anni fa: il comune di Siena lo potrebbe registrare quanto vuole, ma se una fabbrica di panforti, gli leva un po’ d’ombra e gli mette un retino e un paio di ghirigori gotici intorno, che accidenti avrebbe tutelato? un bel niente, perché sfido un giudice che sanzionasse quella ditta di panforti. Dunque: finché la materia rimane com’è, ben venga il restyling, se ben fatto. Ma non ci si illuda che tuteli più del “vecchio decreto”, perché almeno questo ha forza di legge. L’ex assessore Colonna (che mi auguro non interpreti la logica istituzionale preposta al progetto fiorentino) ha detto una serie di inesattezze, facendo una confusione inverosimile e dando a supporre che il comune abbia inteso “sostituire” il “vecchio giglio” col nuovo e non semplicemente, come certo è, commissionarne una versione grafica moderna e del tutto legittima. Ciò che il comune non può certo fare è abrogare autonomamente il decreto del 1929, non ne ha titolo giuridico: né immaginarsi che un nuovo marchio, del tutto legittimo nel suo impiego, tuteli da abusi più del decreto del Duce… fatto proprio poi dall’ordinamento repubblicano.
Mi sono spiegato e ho recuperato sul principo di non-contraddizione? Come dicevo: le brioches non ci sono, non me ne chiedete più. Ho solo “bomboloni” (ottimi sia a Firenze che a Siena).
Suo, cordialmente
AS

Savorelli il 22 ago 08 alle 15:01

  M'era rimasto un pezzettino di brioche in un molare: «senza apparente motivazione». Eh sì, se «apparente» viene scritto in corsivo, cambia eccome! Ma Lei crede che vi siano solo due motivazioni quando si prende la penna? e cioè o contraddirsi perché si è rimbischeriti o, come è stato detto da altri senza troppi giri di parole, «per danneggiare qualcuno». Davvero ci sono solo al mondo la demenza senile o la giovanile, arrogante mafiosa, nicciana «volontà di nuocere»? non c'è niente in mezzo? Davvero ha ragione quel filosofo popolano del Belli che vedeva il mondo muoversi solo a causa «de li sòrdi» e di quell'altra cosa? Che stima low cost dell'umanità!

Savorelli il 22 ago 08 alle 15:58

  Ehm.
Non ho detto che si è scritto per danneggiare qualcuno.
Ho detto che c'è il SOSPETTO che lo si sia fatto per questo motivo.
Evidentemente non sono l'unico a vederla così, a percepire questo sospetto. Ed io non sono un paranoico da film americano che vede il Governo dietro ogni attentato. Io sono semplicemente AL CORRENTE che c'è il Governo dietro ogni attentato. Questa, ovviamente, è una metafora: non la prendiamo alla lettera. In Italia soprattutto, ma anche nel resto del mondo, sono le amicizie che ti fanno potente e solo in rari casi è la vera capacità.

Il mio stupido intervento, forse troppo lungo, forse troppo sconnesso (ebbene sì, anche per via del fatto che mi ero alzato da poco...) voleva solo puntare il dito sul fatto che SDZ troppo spesso indugia in queste cadute di stile. Se poi c'è sempre una motivazione alta, poco importa. Nasce il SOSPETTO.

Io, ripeto, guardo ad AIAP ed ai magazine che casualmente pubblicano dal suo dominio web pur non essendone organo ufficiale, con rispetto ed ammirazione. Entrambi hanno scopi nobili e condivisibili dalla nostra marea silenziosa (più o meno...).

Ferisce vedere questo precipitare nel trito. Ferisce proprio perché nasce da coloro che credi (convinto) tuoi paladini.

La domanda che mi sono fatto, e che evidentemente - dati i passaggi più caustici di Sardonini e di Simonetta - non sono stato l'unico a farmi, è: "come mai fino ad ora del redesign delle città si è solo parlato bene mentre un quest'ultimo caso no?" Anche se in modo laterale, come ho già detto: perché non un elogio, perché non il silenzio? Perché una critica? Un caso? Sfortuna?

Se da queste pagine fossero sempre e solo uscite parole sopra ogni ragionevole dubbio, probabilmente né io, né Sardonini, né Simonetta avremmo subito interpretato male le parole di Savorelli.
Se è accaduto, un motivo c'è, ed andrebbe analizzato - sempre che interessi - invece che farsi scudo con dictat sulla lunghezza dei post e con l'analisi logica dei paragrafi per dimostrare, in politichese, che non ci sono contraddizioni.

Metafore calcistiche, le mie preferite: Calciopoli è finita (ahahahah!), ma se la Juventus prende a favore un rigore inesistente... chi ci crede che è fortuna?

marco-ksc il 22 ago 08 alle 16:43

  Marco, citi per esteso un rigo, in cui io ho «criticato» un progetto (che non conosco). Se lo cita le do ragione.

Savorelli il 22 ago 08 alle 17:05

  Non posso certo replicare al dibattito in corso sul Giglio di Firenze anche perché sarebbe parecchio difficile riannodare tutti i fili e andare a riprendere, uno per uno, gli spunti polemici. Ha cercato di farlo più volte Alessandro Savorelli ma l’impressione è che, in questo caso, ci si trovi davanti ad un muro di gomma e non sia possibile alla palla se non rimbalzare in campo.

Quindi un po’ alla rinfusa e senza rilevare con più enfasi del dovuto la non straordinaria delicatezza di chi ci ha accusato (sempre tra le righe, naturalmente, ma pare che questo dibattito non si riesca a muovere se non tra dire e non dire!) di lobbysmo, mafia, clientelismo, massoneria, presupponenza, arroganza culturale ecc, e cercando comunque di restare in tema, c’è da precisare che qualche giudizio, tra quelli espressi nei commenti, ci pare affrettato o ingeneroso o inesatto.

1. "Nella serie 'Disegnare le città' si incensano sempre gli amici…"

La serie di post su "Disegnare le Città", pubblicati da alcuni mesi su sdz, nascono in un momento in cui è stata forte l’attenzione verso i temi della progettazione pubblica.
Gli argomenti in dibattito sono in gran parte quelli evidenziati da Alessandro Savorelli, e cioè il rapporto tra istituzione, araldica storica, graphic design, brand image. È un tema che negli ultimi tempi ha avuto una accelerazione notevole e ha registrato una serie di interventi grafici, a volte rilevanti a volte meno, di cui ci sembrava opportuno dar conto alla comunità del nostro blog. In questo quadro la redazione ha deciso di tenere un profilo decisamente ‘basso’. Presentare i progetti comunque emergenti (basta scorrerli, vanno dal Comune di Urbino, a quello di Trieste, dalla Regione Lombardia al Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Palermo a quello di Lignano Sabbiadoro…) per quello che sono, con molte immagini, di progetto o di realizzazione, e con testi possibilmente originali, vale a dire, le relazioni, le introduzioni di intellettuali e designers, le giustificazioni dei progettisti. Sono state pubblicate immagini e parole di Bruno Munari, Albe Steiner, Giancarlo Iliprandi e, poi, di Massimo Casamenti, Massimo Dolcini, Tapiro, Vetta e Tassinari, Leonardo Sonnoli, Fabio Chiantini, Lirici greci, Paolo De Vita, Bruno Morello, Antonio Romano ecc. Mario Piazza ha dedicato una serie di articoli ad alcune pietre miliari del settore, dalla grafica e segnaletica per le Isole Eolie di Mimmo Castellano, all’immagine complessiva della città di Matera di Mario Cresci ecc. Inutile dire, ma lo ribadiamo con un certo orgoglio, che molti di questi progettisti grafici ci sono stati, ci sono e ci saranno amici ma mi sembra difficile che possano essere iscritti ad una parrocchietta con cui fare affarucci o ad una lobby affaristica di conio volgare. Inoltre il progetto della serie di post era ed è quello di mettere a disposizione degli eventualmente interessati documenti difficili da recuperare o immagini non a disposizione di tutti. Se la frase non suonasse retorica anche alle mie orecchie, direi che la pubblicazione avveniva “… in spirito di servizio”. Per tutto questo non sono mai stati ‘incensati’ progetti particolari ma solo presentati e, come detto, o con le parole dei progettisti o con schede tecniche di informazione abbastanza stringate.

2. Del Giglio di Firenze ne avevamo parlato in uno di quei post, sottolineando per l’appunto, la grande eccellenza del segno.
Saremmo stati lieti che Walter Sardonini ci avesse fatto sapere che stava lavorando alla ridefinizione di quell’immagine e gli avremmo dedicato lo spazio che merita un nuovo progetto per la città di Firenze. Lo faremo, ovviamente anche in futuro, quando il progettista vorrà, come hanno fatto tutti quelli che abbiamo citato, trasmetterci le informazioni necessarie e i files adeguati.

Per comunicare un progetto come quello di Sardonini (e qui giova ripetere Savorelli, che non giudichiamo perché non conosciamo, e che non conosciamo perché nessuno ce l’ha fatto conoscere!) ci sarà comunque tempo e il post che ha causato il dibattito non aveva nessun retropensiero se non una ricognizione sul campo, con una notizia ‘fresca’, dello stato non felicissimo dei rapporti tra istituzioni, araldica e grafica. Crediamo di aver dato molti segnali, almeno rispetto a Firenze, di indipendenza di giudizio tecnico e politico, e quindi se avessimo voluto attaccare l’amministrazione lo avremmo fatto, come molte altre volte, senza alcun problema né alcun timore. In questo caso comunque lo scopo non era, come ha insinuato qualcuno, punzecchiare il sindaco di Firenze. Era soltanto l’approfondimento di una notizia e, in altri contesti meno permalosi, questo sarebbe forse stato accolto come il contributo utile di un esperto.

Senza prender cappello si sarebbe inoltre potuto verificare quanti post o quanti testi Savorelli abbia dedicato, nel tempo, allo stesso argomento. Se poi Sardonini, o chiunque altro, vuole alimentare una cultura della permalosità o del sospetto faccia pure. Noi, per parte nostra, come blog quotidiano di problemi grafici sociali e istituzionali, possiamo dire di essere abbastanza sorpresi, se non offesi, del fatto che un vecchio amico come Walter (che non reputiamo affatto un grafico “figlio di un Dio minore” o fuori dalla cerchia mafiosa degli “amici degli amici”, ma che è invece puntualmente presente in tutte le mostre di grafica, negli anni, da noi coordinate e organizzate), abbia pensato di passare una notizia del genere a Repubblica senza farcene nemmeno cenno.

Non credo che interverrò più sul tema e quindi mi scuso in anticipo per la lunghezza e per la frammentarietà dell’intervento. Oltre a non aver replicato a molti degli argomenti che avrebbero richiesto una risposta polemica, più in sintonia con una guerricciola di pianerottolo che con un dibattito di progettazione.

Andrea Rauch

sdz rades il 22 ago 08 alle 22:57

  Non ha criticato il progetto. Non posso citare quanto mi chiede. L'articolo è comunque una presa di posizione dal tono negativo. Come ho scritto, la critica è laterale, non direttamente indirizzata al progetto, che ovviamente lei non conosce e pertanto non si permette di criticare. Ma ha tuttavia un espressione negativa che nel caso non loda (come negli altri) ma svilisce. In questo modo, il primo commento al progetto di Firenze è dolente. Tutto qui. Perché ha aspettato, per criticare le incongruenze dell'araldica italiana adesso, invcece di esporla quando, per esempio, avete trattato il caso di Siena? Questo volevo dire.
In ogni caso non è un attacco diretto alla sua persona, ci mancherebbe... Anche perché, se non capisco male anche stavolta, non è lei a prendere l'argomento su queste pagine, ma è solo citato per qualcosa scritto altrove.

marco-ksc il 22 ago 08 alle 22:58

  pffff... che pazienza. Non STO ACCUSANDO NESSUNO DI LOBBISMO O MAFIA. Su, come mi è stato detto, non è difficile da capire.

Ma leggete solo le righe che vi interessano? Ho bell'e ribadito SETTE VOLTE che nutro stima per tutti Voi. Che devo fare? Mi devo dare fuoco in piazza di Cestello?

Ho solo detto che certe coincidenze, che VOGLIO reputare coincidenze, creano del sospetto. Non in me, non in Sardonini, ma su MOLTA ALTRA GENTE. Punto.

Adesso, se un'altra volta vengo chiamato "qualcuno" - visto, per inciso, che ho sempre firmato i miei post - o un'altra volta vengo accusato di essere un untore di mafieggi e clientelismo posso solo dedurre che: 1) fate apposta a non capire; 2) siete troppo permalosi e non c'è verso di avere un contradditorio; oppure 3) proprio non capite. Per ciascuno di questi casi mi pare che valga poco insistere.

Basta, sono in vacanza. Non posso scassare le scatole alla gente così a metà agosto. Ossequi, scusate questo "qualcuno".

marco-ksc il 22 ago 08 alle 23:11

  C.V.D., "marco". Lei non può citare un rigo del mio scritto che confermi le sue accuse, ma conclude che «l'articolo è comunque una presa di posizione dal tono negativo. ... non direttamente indirizzata al progetto, che ovviamente lei non conosce e pertanto non si permette di criticare». Cioè:«Vostro onore non ho prove contro il Savorelli, ma comunque è colpevole, ne ho la certezza morale!». Ai lettori il giudizio.

Savorelli il 22 ago 08 alle 23:44

  Per inciso: "marco" mi accusa di non aver vuotato il sacco nello scritto su Siena, "Simonetta" dell'esatto contrario. Qualcuno òegge distrattamente, o no?

Savorelli il 22 ago 08 alle 23:47

  Caro Andrea
rispondo alle tue osservazioni a ritroso.
Non ho mai pensato che il mio lavoro fosse reputato lavoro minore: fin dall'inizio non ho sentito attaccato l'operazione sul piano della grafica, ma dei contenuti.
Non potevo sottoporre a SDZ (prima ancora che alla città!) un progetto che non aveva ancora avuto l'avallo ufficiale e la cui delibera ha colto anche me di sorpresa e lontano da Firenze.
La cultura della permalosità e del sospetto è prodotta e alimentata dal modo di porsi (anche in questo caso) delle vostre comunicazioni e dei vostri interventi: a me è toccato (e continuerò a farlo) tentare di dissiparla per ciò che concerne le persone, senza disconoscere un fondo di ragione per ciò che concerne l'afflato generale.
Su SDZ non si incensano sempre e solo gli amici: per questi si usa un tono particolare. Se sono un amico, come comunque credo di continuare ad essere sorvolando su questo caso, sarebbe stato facile con una telefonata o quant'altro, informarsi sui percorsi seguiti e sui risultati raggiunti, prima di scrivere e di far scrivere in "generale" su un caso "particolare".
E qui, caro Andrea, mi tocca concludere osservando che se anch'io fossi stato davvero un "vecchio amico", l'incipit del tuo post e il testo richiesto a compendio, sarebbero stati di tono diverso. I termini (associando l'operazione a una materia incerta, confusa, ecc. ed il conseguente intervento che si muove sullo specifico argomento di Firenze, non in generale, richiamandone delle anomalie) mettono il tutto sotto una luce, sì, sospettosa e mortificante.
Tutte queste osservazioni le risposte precedenti le hanno in mille modi già sottolineate: a queste tue ultime note e a quelle di Savorelli iniziali, si è risposto fin dall'inizio (anche nello specifico del contenuto). Il muro di gomma è quello dell'associazione (o insomma di chi ne fa le veci) che riesce molto bene a parlare ma non sa ascoltare. Invito dunque, insieme a me stesso, gli altri che hanno condiviso le mie impressioni ad abbandonare la partita, nella constatazione che dall'altra prte non si riesca a interpretare quel vizio iniziale che ha scatenato tutto questo (inutile) sproloquio.

Walter

sd il 23 ago 08 alle 11:31

  Il sacco è stato vuotato entrambe le volte. La prima, però, incensando un percorso, la seconda deridendone uno identico. Il nodo della questione è solo questo. Ma mi pare che, ormai, non solo si sia perso il sentiero, ma che ci si stia addentrando in una foresta allucinante.
Seguo l'invito di Sardonini, il più saggio, probabilmente.

marco-ksc il 24 ago 08 alle 11:53

  da 'Le Città invisibili' /// Italo Calvino

(Marco Polo al Kublai Khan)

– L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'é uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno,
non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

massimo porcedda

massimo_p il 25 ago 08 alle 13:11

  tutto questo mi fa sorridere affettuosamente...
ma in un punto mi trovo d'accordo con Sardonini:
"sarebbe stato facile con una telefonata..."

un saluto a tutti.
vittorio

vispo il 25 ago 08 alle 15:48

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