Censure
Da quando abbiamo inaugurato la versione in inglese di SocialDesignZine mi capita sovente di interrogarmi su quanto alcuni dei temi trattati siano comprensibili per un lettore straniero. Il tema di oggi, la censura dell'arte in Italia A.D. 2008, temo sinceramente lascerà alquanto sconcertati molti di loro.
La censura, si sa, è quella brutta cosa per cui tutti sono pronti a stracciarsi le vesti quando la subiscono — o sono gli "altri" a perpetrarla ("Ohibò, la Cina censura internet!")— salvo poi magari esercitarvisi compunti e ispirati.
Di tutte le censure, quella dell'arte è forse la più subdola e pericolosa perché, storicamente, è stata spesso la premessa a ben più gravi violazioni della libertà d'espressione.
Caso 1. Papa Benedetto XVI in vacanza in Trentino, all'inizio di luglio, viene informato che un'opera dell'artista Martin Kippenberger raffigurante una rana crocifissa («Zuerst die Füsse», Prima i piedi, del 1990) è esposta al Museion di Bolzano nella mostra "Sguardo periferico e corpo collettivo". Il Pontefice la definisce "offensiva dei sentimenti cristiani".
Si scatena il putiferio. Ci va giù duro il presidente della Provincia Autonoma Luis Durnwalder: «Una mancanza di rispetto. L'artista non deve essere del tutto a posto, se concepisce un'opera così», riecheggiando le trite definizioni sull'arte degenerata di qualche decennio fa. Il Presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, Franz Pahl addirittura inizia uno sciopero della fame e si dimette. Il vescovo Egger la vede come una sorta di avamposto della guerra di religione "Oggi giorno è fondamentale il rispetto per i simboli e i sentimenti religiosi. Una mostra di opere simili non aiuta la pace tra le culture e le religioni".
A niente servono i richiami al ruolo di riflessione, anche provocatoria, che è l'essenza dell'arte — «una crocifissione è sempre un invito a riflettere sulla sofferenza» dice il vicepresidente di Museion, Antonio Lampis.
Coraggiosamente il consiglio del museo ha deciso di non sottostare al ricatto politico e di mantenere l'opera esposta.
Caso 2. Con il ritorno del governo Berlusconi è stata ripristinata, lo scorso giugno, la Sala per le conferenza stampa del Primo Ministro reintroducendo lo stellone repubblicano all'interno dell'ovale sul ben noto modello della Casa Bianca americana. Sullo sfondo lo stesso Berlusconi ha poi voluto la riproduzione di un capolavoro italiano. «Le tv la inquadrano durante le conferenze stampa — ha spiegato —, le immagini vanno in tutto il mondo. Ci vuole una bella opera d' arte». L'architetto Mario Catalano, incaricato della scenografia, ha optato per l'opera settecentesca di Giambattista Tiepolo "La Verità svelata dal Tempo", il cui stesso titolo è stato considerato evidentemente emblematico.
Senonché ci si è accorti che da certe inquadrature proprio la Verità appariva forse troppo "svelata" per il pubblico che non sarebbe stato forse in grado di distinguere tra le conferenze dei ministri e i balletti di signorine discinte che imperversano a tutte le ore sui canali televisivi pubblici e su quelli privati di proprietà dello stesso Berlusconi.
Così ad agosto, incuranti del ridicolo, e ignoranti della lezione storica del povero Daniele da Volterra detto il Braghettone, solerti funzionari e spin doctor del Premier si sono sobbarcati il compito di rendere più pudica la Verità, coprendole seno e ombelico. Vista la facile interpretazione simbolica del fatto, ce ne asteniamo.
Ignoranza, fanatismo e ipocrisia sono il contrario dell'arte. Di ogni tempo e di ogni luogo.
Inserito da gianni sinni | 01.09.08 |
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Incubi |
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Un nudo, anche se capolavoro d'arte, viene velato o ritoccato in favore di ipotetiche lesioni alla sensibilita' di altre culture, contemporaneamente nelle edicole (e non solo) imperversa la contraddizione del porno.
Molte parole sono diventate indicibili, irriproducibili sono i ritratti dell'infanzia tutta.
Desacralizzare e' all'ordine del giorno, per stupire in funzione di notorieta', anche se meteoritica.
Benedetto non puo' contraddirsi, il vicepresidente del museo non puo' cavarsela con ''una crocifissione e' semprre un invito a riflettere sulla sofferenza'', e della didascalia dell''opera' sento la mancanza (?)...
antonella
antonella il 01 set 08 alle 13:28