Milton Glaser: pensare disegnando
Terzo fondamentale libro di Milton Glaser, dopo Graphic Design (1973) e Art is work (2000), Drawing is thinking collega, nell’idea e nell’opera del grande designer americano,
l’attività del pensiero con quella del disegno, arrivando alla
conclusione, quasi un assioma, che senza l’una non può esistere l’altra
e viceversa.
I duecento disegni che compongono il volume si muovono quindi nelle
pagine con una logica e dei collegamenti sottotraccia, mai
completamente avvertibili né mai completamente nascosti, presuppongono
sempre una logica progettuale e chiedono al ‘lettore’ un intervento di
interpretazione e comprensione. Più di cinquant’anni di attività
artistica a gran livello selezionata e distillata prescindendo
totalmente da ogni considerazione commerciale e andando a ricercare
quell’unità di intenti e sesibibilità che sono alla base dell’operare
artistico e progettuale di Glaser.
Drawing and thinking sarà in libreria contemporaneamente negli Stati
Uniti (Overlook Press) e Italia (Nuages) dal mese di ottobre. Fin da adesso è
comunque possibile ordinarlo on line a www.nuages.net.
Pubblichiamo, per concessione dell’editore un lungo stralcio della
conversazione tra Milton Glaser e Peter Mayer, prefazione al volume.
Drawing is Thinking
Milton Glaser e Peter Mayer
(...) Milton. Drawing is Thinking ha un’intenzione leggermente diversa dai due
precedenti libri che abbiamo fatto insieme. È una vetrina,
inevitabilmente, perché ogni volta che si presenta il proprio lavoro,
sino ad un certo punto, si tratta di una vetrina. Ha però meno
struttura narrativa, non cerca di spiegare le immagini e di collegarle
tra loro. Procede più astrattamene con il fine di avvicinare l’arte in
un modo che non avevo mai utilizzato prima. Negli altri due libri,
molto didattici e indirizzati a professionisti e studenti, la mia
intenzione era quella di descrivere il background e il pensiero
sottostante di ogni esempio mostrato, così che il modo per arrivare
alla soluzione grafica diventasse chiaro. Qui, a parte il fatto che,
alla fine del libro viene detto per cosa questi disegni sono stati
creati, la mia intenzione è stata del tutto diversa. La maggior parte
dei libri d’arte e design il lavoro è organizzato come in un catalogo,
o cronologicamente, o per temi, o per supporti. In Drawing is Thinking le immagini si alternano in una sequenza che vuole sollecitare la
mente. La mia intenzione, componendo questo libro, è stata quella di
rappresentare una sorta di esperienza musicale in cui ogni immagine
anticipa ciò che sta per seguire e la mette in relazione a ciò che è
apparso prima, così come avviene in una melodia. Mi auguro di ottenere
un’esperienza non-descrittiva. L’arte sembra influenzarci al di là
della nostra mente logica e razionale, muove dalla base la mente
all’azione portandola ad un livello differente, molto più profondo e
inspiegabile. In questo libro, la sequenza delle immagini è anche
collegata a una sorta di dialettica interna. In ogni pagina l‘immagine
a sinistra e quella a destra hanno qualcosa in comune, sebbene questo
non appaia evidente. L’interesse che da molto tempo ho per l’ambiguità,
deriva dal fatto che i nostri più profondi sentimenti sono raramente
suscitati dalla coscienza. Sono affascinato dal fatto che gli attuali
studi di neurobiologia suggeriscono che non può esistere alcuna realtà
prima che il cervello la crei. Ciò che è più avvincente per me, circa
l’atto del disegnare, è che diventi cosciente di quello che stai
guardando solo attraverso il tentativo di disegnarlo. Quando guardo
qualcosa non vedo se non la mia decisione interna di disegnarla.
Disegnarla in uno stato di umiltà permette alla verità di emergere.
Peter. Vuoi dire che la posizione, la sequenza, la scelta accurata che hai fatto delle immagini rende esplicito il titolo?
Milton. Sì, il titolo dice effettivamente quello che mi aspetto dal libro.
Disegnare può essere considerata una forma di meditazione. La
meditazione coinvolge lo sguardo sul mondo senza giudizio, permettendo
a ciò che ci sta di fronte di diventare comprensibile. L’arte, infatti
può essere la migliore via che abbiamo per sperimentare la verità o ciò
che è reale.
Peter. Vorresti dire che questo vale ancora più per il disegno che per la musica o per ciò che può essere scritto?
Milton. Bene, penso che tutte queste manifestazioni abbiano qualcosa in comune,
penso che siano parte del meccanismo di sopravvivenza della nostra
specie. Credo che l’arte sia una forma di meditazione per creatore e
testimone e, come la meditazione, l’arte ci renda attenti. Se dici che
lo scopo dell’arte e della meditazione è di rendere attenta e calma la
mente per scartare le idee preesistenti allo scopo di vedere ciò che è
reale, possiamo dire che questo vale per tutte le arti. Ci aiutano a
sopravvivere animando l’attenzione.
Peter. Come dovrebbe avvicinarsi al libro il lettore? Come puoi essere certo
che i lettori seguiranno le tue immagini e guarderanno ciò che hai
ordinato per loro nel modo che tu hai percepito? Non sei, oltre che un
artista, un insegnante? Hai l’abitudine di spiegare con calma e con
chiarezza le cose. È ciò che fai da anni alla School of Visual Arts.
Milton. Sollevi molte questioni interessanti compresa quella sull’uso della
parola “lettore”. Questa non è esattamente un’esperienza di lettura. Le
persone cercheranno di leggere questo libro e saranno deluse perché
questo non è un libro di lettura.
C’è una sequenza, ma ciò che bisogna fare in questo caso è sospendere
la tendenza a leggere. Come ho detto prima, la narrazione arriverà, ma
sarà il tuo inconscio a inventarla. Ho messo questi disegni insieme non
con l’intento di creare un fumetto o un racconto visivo. Ho sempre
amato i fumetti per il loro modo di unire il materiale narrativo a
quello visivo. Qui la sequenza non è evidente. Il ritmo cambia. Ci sono
alcune cose più chiare di altre. Vedi due ritratti; uno è dettagliato,
l’altro appena abbozzato. Vedrai due disegni di una tenda da sole
macchiata e poi vedrai alcune cose che non hanno immediatamente
significato. Parto dal presupposto che ogni esperienza umana sia in
qualche modo collegata. Ogni immagine è collegata, ogni essere umano è
collegato. Persino se tu volessi evitarlo, non potresti creare una
serie di immagini dove il collegamento non fosse, in qualche modo, una
parte dell’esperienza del vederle. Così, parte di questo esercizio è
inevitabilmente di collegamento. La verità dell’argomento è che il
lettore, se posso utilizzare questa parola, potrebbe non capire
immediatamente quelle connessioni perchè non ancora chiare. Tuttavia,
le connessioni sono fatte da quella parte della mente non letterale ma
suscettibile all’ambiguità e alla fantasticheria. Siamo molto più
svegli di quanto non crediamo di essere. (...)
Inserito da ra.des | 26.09.08 |
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