Bad brand 6
Due casi di censura in una sola settimana vanno al di là della semplice casualità e pongono di diritto la concessionaria internazionale di spazi pubblicitari IGP Decaux nella nostra galleria di Bad Brand. I fatti sono noti. A Genova la concessionaria ha rifiutato la campagna ateista (già promossa in Inghilterra e Spagna) con la giustificazione che andrebbe contro il Codice di autoregolamentazione pubblicitaria offendendo l'altrui credo religioso. Con lo stesso motivo è stata rifiutata, a Bologna, la campagna dello spettacolo di Daniele Luttazzi. Queste azioni pongono almeno due problemi.
Le eventuali infrazioni al Codice di autoregolamentazione (di cui abbiamo già avuto modo di porre in evidenza le contraddizioni) vengono stabiliti da un apposito organismo, lo Iap, Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, sulla base di un procedimento che, sentite le parti, ne accerti la non adeguatezza.
Domanda uno: può una concessionaria emettere arbitrariamente, e preventivamente, una sentenza di infrazione al Codice impedendo la manifestazione della libertà di pensiero e di parola?
Le concessionarie pubblicitarie agiscono sulla base, come dice lo stesso nome, di una concessione di un bene pubblico, lo spazio urbano ed extraurbano dell'informazione.
Domanda due: possono i comuni, cui spetta la concessione di tale bene pubblico, permettere che un privato abbia la possibilità di impedire la pubblica manifestazione del proprio pensiero garantita costituzionalmente?
Inserito da gianni sinni | 19.01.09 |
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