Mappare il potere. Come usare il design per arrivare a ciò che si desidera
Siamo lieti di pubblicare, per gentile concessione dell'autore, la traduzione dell'articolo di John Emerson Mapping Power. Using design to get where you want apparso sul numero corrente di Communication Arts.
Come si fa a trasformare i propri sogni in realtà? Un buon inizio può essere la loro mappatura e la loro visualizzazione. La High Line è una vecchia rotaia ferroviaria sopraelevata, risalente all’epoca della Depressione, che procede per 1,45 miglia al di sopra della parte ovest di Manhattan. Per decenni si è imputridita nel disuso, colando ruggine sui parcheggi e sulle rimesse sottostanti. Considerata da molti alla stregua di una vista vergognosa, la High Line era già destinata all’abbattimento finchè non è intervenuto un improbabile gruppo di cittadini.
Attraverso gli anni sulle rotaie sopraelevate era nato e germogliato un giardino di piante selvatiche. Questa macchia verde ha di fatto spinto una manciata di artisti, scrittori e sognatori a fondare nel 1999 la loro associazione Friends of the High Line, con lo scopo di fermare la demolizione della Line per farne invece un giardino pubblico sopraelevato unico nella sua specie.
Quando per la prima volta ho scritto riguardo alla High Line in queste pagine, nel 2004, il gruppo si era appena assicurato 15 milioni di dollari di supporto dalla Città di New York. Nel 2008 il Governo Federale ha poi offerto altri 22 milioni, da aggiungere alla commissione da 97 milioni istituita dalla città stessa per il design e la costruzione del parco. Nonostante la recessione, i fondi pubblici sono giunti senza intoppi e la costruzione sulla Line è in preparazione — l’inizio dei lavori è previsto per la fine di quest’anno. Come è accaduto tutto questo? In un momento in cui tanti solidi progetti pubblici vengono abbandonati, come sono riusciti in quest’impresa?
Il segreto sta nel saggio mix tra partecipazione cittadina, influenza di celebrità, design pubblico creativo e motivazioni ambientaliste. Come parte della propria strategia, l’organizzazione ha allestito una serie di riunioni a porte aperte, durante le quali è stata usata una serie di efficaci strumenti visivi per illustrare alla comunità, ai media e ai rappresentanti pubblici un’accattivante visione di come il parco potesse essere rivitalizzato e sviluppato.
Inoltre ha istituito un concorso di design aperto a qualsiasi idea. Una delle proposte ricevute prevedeva una piscina esterna sopraelevata di 1,45 miglia. Un’altra suggeriva l’installazione di un ottovolante. La varietà di soluzioni ed emozionanti rappresentazioni visive costituiva di fatto l’espressione di un'ispirata celebrazione della Line, delle sue potenzialità e dell’amore degli abitanti di New York per la loro città; ma al contempo una brillante mossa tattica che ha guadagnato all’organizzazione una copertura ricca di elogi nel New York Times e un supporto pubblico ancor più sostanzioso per il progetto.
L’organizzazione Friends of the High Line ha poi istituito un concorso di design finale, selezionando gli studi di design, architettura e urbanistica destinati ad aggiudicarsi il vero e proprio lavoro di progetto. Il cronogramma riprodotto qui a lato faceva parte delle presentazioni pubbliche del gruppo. Progettato dallo studio di architettura del paesaggio Field Operations, l’immagine evoca in modo spiccatamente artistico l’evoluzione della flora e della fauna nel parco nel corso di quattro anni. Questo grafico è un esempio perfetto di come il design possa accendere l’immaginazione delle persone – e al contempo guadagnare potere e supporto politici. I Friends of the High Line hanno dato grande attenzione ai propri materiali grafici sin dall’inizio delle loro operazioni, usando visualizzazioni irresistibili per proiettare in modo vivido la propria visione e in ultima analisi per smuovere i milioni di dollari, pubblici e privati, necessari alla realizzazione di questa straordinaria idea.
Potete pensarla come volete sullo stile cognitivo di PowerPoint [1], eppure An Inconvenient Truth è essenzialmente uno slideshow capace di raggiungere milioni di persone e conseguentemente di guadagnare ad Al Gore sia un Academy Award che un Premio Nobel. Progettate da Duarte Design, queste rappresentazioni visive illustrano la portata dell’effetto che l’uomo ha sul nostro pianeta. Nel descrivere la portata globale di tali giganteschi cambiamenti, la presentazione costruisce anche una posizione con cui è difficile trovarsi in disaccordo, e incoraggia le persone ad agire e mettere pressione sul mondo politico. Dunque nel descrivere l’impatto dell’umanità sull’ambiente, costruisce anche il potere politico per cambiare le cose.
Ma cos’è il potere? È una dinamica astratta, un motore sottinteso del mondo visibile. Il potere può essere trovato all’interno delle relazioni, nel flusso di informazioni e risorse, nei segni, nei simboli e nelle idee oppure può essere pre-costituito nell’ambiente di riferimento. Non ci sono dubbi che i media visivi abbiano il potere di influenzare il pubblico, ma possono altresì essere utilizzati per rappresentare il potere stesso. Rappresentare il potere è un modo di interpretarlo e comprenderlo. E questa comprensione può diventare a sua volta una base dalla quale partire per sfidarlo.
Il design può essere usato per descrivere e localizzare il potere, per mettere sotto pressione coloro che lo detengono, e in ultima analisi anche per generare a sua volta potere nel facilitare il coinvolgimento delle persone. E allora perchè sono così pochi i designer che sfruttano questa possibilità persuasiva?
Una tattica che viene usata per antonomasia dagli attivisti pro-diritti umani è quella di svelare comportamenti abusivi. Ciò è solitamente il primo passo per creare imbarazzo nelle parti responsabili e nei loro sostenitori o per procedere verso la loro condanna. Il portare alla luce abusi nascosti prende spesso la forma di pubblicazioni di documenti che dimostrino le violazioni ai diritti umani, descrivano il contesto storico e legale e propongano raccomandazioni o soluzioni. In questo lavoro di presentazione, il design può giocare un ruolo importante per comunicare ciò che sta accadendo, per creare sensazioni di imbarazzo o rabbia, e infine per suscitare reazioni concrete.
Il Ruanda, l’Uganda e il Congo hanno combattuto per decenni tra loro per ottenere terre e risorse nel Nord-Est del Congo. Il conflitto, anche noto come la Guerra Mondiale d’Africa o la Grande Guerra africana, ha coinvolto otto nazioni africane e condizionato la vita di milioni di persone. Nonostante i governi nazionali abbiano raggiunto un accordo di pace nel 1999, la violenza non si è arrestata a causa del proliferare di gruppi paramilitari. Il grafico qui a lato spiega le relazioni tra gruppi paramilitari, gruppi nazionali armati e governi nazionali nella regione dell'Ituri, nel Nord-Est del Congo. Human Rights Watch ha pubblicato questo grafico all’interno del suo rapporto risalente al luglio 2003 Covered in Blood: Ethnically Targeted Violence in Northern DR Congo (lett. Coperti di sangue: violenza etnica nel Congo del Nord). Il rapporto documenta rapimenti, strupri, uccisioni e mutilazioni ad opera di gruppi paramilitari presenti nell’area. Al tempo della sua pubblicazione, le Nazioni Unite e molti dei media ritraevano ancora il conflitto come una “guerra tribale” o un “conflitto etnico locale” con lo scopo di ottenere risorse e territorio, ma per come viene mappato sul grafico il flusso di risorse e addestramento, appariva all’improvviso evidente che la situazione si trattava in realtà di una battaglia nazionale ed internazionale. Il grafico fornisce una panoramica immediata sulle relazioni di potere descritte nel rapporto. Laddove un’attività di lobbying nelle strutture paramilitari è una sfida complessa, la comprensione dei ruoli dei governi nazionali diviene la base perchè Human Rights Watch possa svolgere una simile attività all’interno di governi di altri paesi, inducendoli a mettere sotto pressione internazionale i capi di stato dei paesi coinvolti.
Lo stile del grafico dell'Ituri è disadorno e sobrio: qualsiasi imbellimento sarebbe stato inutile e poco dignitoso. Il grafico e il relativo rapporto illustrano relazioni di potere e network d’influenza con l’intento di sfidare i colpevoli. In molti casi gli intenti di tali rapporti sono evidenti sin dal principio, e il design gioca un ruolo di supporto.
Ma il processo di design può anche determinare a sua volta la strategia con cui tali intenti vengono espressi; la mappatura tattica è un esercizio di visualizzazione centrato sui processi che viene usato per analizzare un argomento e formulare un piano strategico. Le mappe tattiche chiariscono i rapporti tra soggetti in una data situazione. Possono essere usate per rispondere alle seguenti domande:
Quali rapporti chiave devono essere modificati per condurre in porto la propria strategia?
Quali tattiche vengono utilizzate al momento o sono potenzialmente a disposizione?
In quale modo possono tali tattiche influenzare istituzioni, relazioni, gruppi sociali e contesti che rientrano nel nostro target?
Quali gruppi, relazioni o contesti non vengono influenzati dalle tattiche usate attualmente?
Quali tattiche potrebbero coinvolgere soggetti non attualmente influenzati?
Chi sono i nostri potenziali alleati nella costruzione di una strategia più completa ed efficace?
Una mappa tattica parte dal centro, ove si posizionano riquadri rappresentanti vittime e autori di abusi. Da qui è possibile identificare individui e organizzazioni che influenzano il contesto, tracciando relazioni dirette ed indirette, indicate da frecce che specificano chi abbia influenza su chi.
Che la vostra campagna riguardi il Congo, l’ambiente o possibili cambiamenti al tessuto della vostra città, ciò che inizialmente potrebbe apparire come una semplice rappresentazione di fatti conosciuti ha in realtà il risultato di rivelare connessioni ed opportunità poco note.
La tecnica della mappa tattica è stata resa popolare dal Center for Victims of Torture (Centro per le Vittime di Tortura), che coordina il progetto New Tactics in Human Rights Project (Progetto per Nuove Tattiche nei Diritti Umani) col fine di creare e distribuire risorse tra organizzazioni, cosicchè possano sviluppare nuove analisi. La mappatura tecnica costruisce un diagramma dei rapporti di potere in una data situazione riguardante i diritti umani, identificando gli individui, le organizzazioni e le agenzie governative coinvolte, anzichè le “cause” delle violazioni.
Il postulato principe è che il potere non risiede in determinati individui, ma nei rapporti tra i soggetti. Le connessioni sono sia formali che informali, dalla catena di comando sino a quelle professionali, familiari e sociali.
Quando la mappa è stata creata, è possible cominciare a pianificare una strategia: esaminando le connessioni e risorse esistenti e tenendo in conto le relazioni tra alleati e nemici. Versioni cartacee o interattive di tali mappe permettono agli utenti di manipolarle in modo dinamico, cambiando e spostando i soggetti così da rappresentare diverse relazioni e scenari differenti. Per maggiori informazioni sulle mappature tattiche, potete visitare www.newtactics.org.
Il processo a basso grado di tecnologia è ideale per gruppi di lavoro. Con i grafici a portata di mano, un gruppo può difatti affrontare un argomento e la sua costruzione, osservandone sia la totalità che i particolari. Quando si ha una solida mappa mobile, i passi successivi risiedono nella revisione dei rapporti e nella determinazione delle opportunità per influenzare o intervenire.
Quali rapporti dovrebbe perseguire un gruppo? Come sfruttare i propri punti di forza ed aiutare gli alleati a fare altrettanto?
Le mappe tattiche aiutano a determinare lo schema generale, rivelano opportunità perchè i gruppi possano combinare le proprie forze e indicano come differenti tattiche si relazionino tra loro.
La mappatura tattica è strettamente imparentata con la "mappatura delle risorse" (asset mapping), una strategia spesso usata nello sviluppo di comunità. Comunità in difficoltà possono usare la mappatura ddelle risorse per allestire un piano di sviluppo. Nella mappatura delle risorse, i partecipanti non partono dagli svantaggi o dalle difficoltà, ma dalle possibilità della propria comunità – possibilità culturali, storiche, economiche, istituzionali e ambientali, nonchè competenze specifiche.
Il vero e proprio disegno della mappa può avere numerose forme, sia high tech che rudimentali, e può essere eseguita con pennarelli su carta, piuttosto che con post-it su una lavagna, con collage di fotografie digitali o con modelli tridimensionali in carta o in legno. La forma fisica scelta diviene un indice di ciò che è importante per la comunità.
È una mappatura che ha poco a che vedere con la geografia, in quanto riguarda in realtà gli individui, le organizzazioni e gli eventi che costituiscono una comunità.
La chiave di lettura risede nel punto di vista. Anzichè focalizzarsi sui problemi, su ciò che manca o è sbagliato, le mappe ddelle risorse spingono i partecipanti a costruire sulla base delle proprie disponibilità e ad osservare la situazione nella sua totalità. L’attenzione è incentrata sulle capacità anzichè sui deficit e fornisce la base per agire ed intervenire, per non parlare della fiducia che infonde. Invece di contare su esperti esterni o sull’intervento di terzi, la comunità costruisce a partire dalle proprie risorse.
Questo tipo di mappatura investigando le risorse della comunità, non osserva le istituzioni esterne, nè le politiche economiche e pubbliche che influenzano a loro volta la comunità stessa. Eppure nel rafforzare la comunità, getta le basi per una sfida allo status quo.
Anzichè osservare specifiche relazioni, l’Overton Window indica nella politica pubblica stessa il modo di influenzare i cambiamenti sociali. L’Overton Window descrive un modello di come le idee diventino politica. Joe Overton ha coniato la teoria mentre era vice presidente del Mackinac Center for Public Policy, un think tank promotore del libero mercato, con meno restrizioni governative e una riduzione di tasse e d’influenza sindacale. Si basa sulla premessa che le decisioni politiche vengano prese scegliendo tra una ristretta cerchia di opzioni considerate politicamente accettabili in un dato momento.
Ne consegue che i think tank non dovrebbero focalizzarsi sulla politica diretta, nè sulla riuscita di specifiche leggi o elezioni, ma sulla creazione di opportunità politiche.
Nel momento in cui un’idea diviene sufficientemente popolare, sostiene questa teoria, diviene possibile implementarla in forma di politica pubblica. Dunque il compito diviene quello di rendere popolari le idee, facendole diventare familiari e digeribili, spostando il loro essere percepite come estreme o radicali sino a farle sembrare ragionevoli, e in ultima analisi a farle diventare politica pubblica.
Ma come si spostano le idee da una posizione ad un’altra?
Spesso ciò che costituisce i dibattiti mediatici prende spunto da dichiarazioni e posizioni di ufficiali pubblici, posizioni scelte di solito tra una ristretta cerchia di opinioni accettabili. Così lo scopo di un think tank è quello di incrementare il consenso, spostando il senso della “saggezza convenzionale” e costruendo deliberatamente il “senso comune”.
In effetti questo procedimento è straordinariamente simile a quello attraverso cui il design, le immagini e i prodotti che ci circondano influenzano la nostra precezione di ciò che è considerato “normale”.
Questa teoria descrive inoltre l’importanza della promozione di idee radicali; le idee radicali fanno sembrare quelle più moderate meno estreme, persino ragionevoli in confronto. La propaganda e la persuasione in questo contesto non riguardano tanto la capacità di far cambiare idea alle persone quanto l’illustrazione dell’esistente, la diffusione dell’accettazione, la creazione di tracce e in ultima analisi lo spostamento del “centro”.
Si tratta di una teoria difficile da dimostrare (certamente molte idee poco popolari sono state poi riversate in politica), ma vi sono anche molti esempi calzanti. Per esempio la parità dei diritti per le donne e la loro protezione hanno fatto molta strada da quando erano considerate idee “radicali” dai politici, al punto di diventare saggezza convenzionale nell’arco di poche generazioni. Esistono sicuramente molte prove che il sentimento popolare può spostare le politiche pubbliche, che a loro volta possono formare il sentimento popolare stesso. L’Overton Window è anche una testimonianza del potere dell'immaginario ambientale. Campagne politiche condotte con nastrini, cartelli da giardino e bottoni su siti internet vengono spesso derise dai designer, che le considerano trite e poco persuasive. Eppure nel complesso questi elementi influenzano l’atmosfera nella quale le idee sono agitate.
Cambiare il mondo attraverso la diffusione delle idee e spingere le persone alla conoscenza delle proprie risorse sono due attività di cui si occupa Green Maps Systems. La designer Wendy Brawer ha prodotto la sua prima Green Map nel 1991. La Green Apple Map di New York illustrava 143 luoghi significativi dal punto di vista ecologico e culturale: giardini comunali, parchi, centri ecologici, business e costruzioni a sfondo ambientale, opzioni di trasporto e punti particolarmente tossici. Fu recepita con entusiasmo e presto ottenne una seconda edizione. Come dice la Brawer:
“Questa mappa incoraggia la gente a esplorare e capire la nostra città – aiutando ad espandere la nostra comunità di individui ecologicamente impegnati che capiscono le connessioni tra gli ambienti naturali e quelli fabbricati. Può aiutare a costruire un network di relazioni tra persone di diversa età ed estrazione attraverso l’evidenziamento di luoghi che sono importanti per il nostro futuro comune. Promuove e incoraggia la ripetizione di progetti dai buoni risultati. E soprattutto sfida il preconcetto che un centro fortemente urbano abbia poco valore a livello di redenzione ecologica..”
La LoMap è una Green Map della parte bassa di Manhattan che illustra luoghi d’interesse ecologico a cui hanno lavorato 250 giovani provenienti da quartieri diversi, estrazioni sociali variegate e gruppi d’età differenti. È stata pubblicata in inglese, in spagnolo e in cantonese.
Pur seguendo alcune regole basilari e utilizzando il set di icone sviluppato da Green Map Systems, ciascuna mappa è piuttosto autonoma. Le Green Maps sono organizzate e disegnate a livello locale, e prodotte in modo indipendente. Un po’ come una mappa d’assetto, le Green Maps sottolineano risorse locali, creano una prospettiva fresca vista da nuovi punti d’osservazione ed espongono modalità di coinvolgimento. Le mappe possono porre in evidenza parchi e spazi verdi, piste ciclabili, note sull’accessibilità per i diversamente abili, centri di riciclaggio, di produzione e consumo energetico, luoghi tossici, ecc.
Da Tokyo a Toronto, da Giacarta a Milwaukee, queste mappe promuovono la sostenibilità e modi più ecologici di vivere a livello globale: sono state pubblicate ad oggi oltre 350 Green Maps, in 54 paesi. Chissà, ci sono buone probabilità che esistano anche per la vostra stessa città. Attraverso il proprio network internazionale, i creatori di tali mapppe possono condividere mappe, idee ed esperienze. Alla fine del 2008, l’organizzazione è andata ancora un passo oltre, con la fondazione della Open Green Map, un modo collaborativo di pianificare siti e creare mappe online. Come i Friends of the High Line, Green Mapmakers usa il design per far luce su tesori inesplorati o sottovalutati nelle città e nelle comunità, con lo scopo di visualizzare un mondo diverso e spingere i propri membri a renderlo realizzabile.
Il design informativo ci aiuta a navigare ed interpretare il mondo circostante e il flusso di dati di una realtà sempre più digitale. Gli esempi citati in questo articolo vanno anche oltre, nell’organizzare l’informazione in forme visive che rendono possibili tattiche per sfidare il potere attraverso azioni diversive e persuasive, attraverso la creazione di incentivi, la condivisione di informazioni, seminando le basi legali per l’azione, rafforzando gli individui e le comunità, costruendo capacità e conoscenze.
Il design come strumento d’intenti non si limita ad interpretare il mondo o ad aiutarci a navigarlo, intende raggiungere un intervento attivo al suo interno. Nell’illustrare le dinamiche del potere, nel riunire le persone nella visione di un mondo migliore, aiuta a crearlo davvero. E così creiamo le mappe per aiutarci ad arrivare laddove realmente vogliamo arrivare.
Note
1. Si veda Edward R. Tufte, The Cognitive Style of Powerpoint: Pitching Out
Corrupts Within, seconda edizione, Graphics Press 2006.
Inserito da gianni sinni | 22.06.09 |
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Grafica attiva |
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Visualizazzione del southern terminus della nuova High Line. Image © 2006. Field Operations with Diller Scofidio Renfro. Courtesy the City of New York.
Grafico usato dall’organizzazione Friends of the High Line per coinvolgere il pubblico e guadagnarne il supporto. La cronologia quivi proiettata illustra le piante e le specie di uccelli da esse attratte sulla High Line durante i suoi primi quattro anni di esistenza. Image © 2004. Field Operations with Diller Scofidio Renfro. Courtesy the City of New York.
Image © 2004. Field Operations with Diller Scofidio Renfro. Courtesy the City of New York.
Fermo imagine da An Inconvenient Truth. Image © 2006 Paramount Classics.
Fermo imagine da An Inconvenient Truth. Image © 2006 Paramount Classics.
Rappresentazione dei rapporti tra governi nazionali e gruppi paramilitari nel Nord-Est del Congo. © 2003 Human Rights Watch.
Una mappa tattica in costruzione riguardante le violenze domestiche. Post-it, pennarelli e una lavagna bianca delebile forniscono una superficie flessibile e modificabile sulla quale sviluppare una mappa tattica.
Green Map Systems è nata nel 1995. |
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