Prepararsi al terremoto
Chi ha una certa età si ricorderà senz'altro del trauma nazionale rappresentato dalla morte del piccolo Alfredino Rampi caduto in un pozzo e lì morto, in diretta tv, per l'inadeguatezza dei soccorsi. Era il 1981 ed è a quella data che possiamo far risalire la nascita del servizio di Protezione civile. Il recente terremoto in Abruzzo [ricordiamo in proposito le iniziative Aiap] ha dimostrato che, dal punto di vista organizzativo, la macchina dei soccorsi è in grado oggi di far fronte con prontezza a estese calamità. Molto meno si è fatto invece dal punto di vista di preparazione e di informazione della popolazione nell'eventualità di disastri naturali. Ed è proprio questo il tema del volume appena uscito negli Stati Uniti con il titolo The L.A. Earthquake Sourcebook.
La città di Los Angeles, come si sa, sorge nelle immediate vicinanze del punto di attrito di due placche tettoniche, la faglia di S. Andrea. Non solo i terremoti lì sono frequenti, ma c'è l'assoluta certezza che l'energia che si accumula da secoli nel sottosuolo, prima o poi, darà origine a un sisma catastrofico, "the big one" come lo appellano scaramanticamente gli abitanti.
La certezza dell'evento disastroso e la tragica esperienza seguita all'uragano Katrina che colpì New Orleans nel 2005 — i superstiti abbandonati a se stessi nel più completo caos sociale per giorni — sono stati all'origine del progetto The Los Angeles Earthquake: Get Ready lanciato quattro anni fa dall'Art Center College of Design della città californiana. Lo scopo del progetto — come afferma il presidente Richard Koshalek — è quello di evidenziare il ruolo cruciale che i designer, e l'intera comunità dei creativi, possono rivestire nella costruzione di una consapevolezza pubblica a fronte di eventi drammatici.
Il volume, disegnato da Stefan Sagmeister e provvisto di un segnalibro-sismografo, raccoglie ora gli studi e la documentazione interdisciplinare sviluppata nel corso del progetto. Preparare la popolazione per l'impensabile significa partire da conoscenze scientifiche e sismologiche, per spaziare verso le dinamiche sociali, le regole di costruzione architettonica, l'organizzazione dei soccorsi e non ultima la letteratura che riesce forse, meglio di qualsiasi studio accademico, a dare conto dei sentimenti e delle emozioni che investono chi si trova a fronteggiare simili calamità.
È chiaro agli autori come l'ostacolo principale a una efficace informazione e preparazione dei cittadini sia proprio un diffuso diniego nell'accettare l'inevitabilità dell'evento. All'indomani di una catastrofe tutti sono interessati a come ci si possa preparare, ma sul lungo periodo, è umano, si tende presto a dimenticare ed a tornare a un atteggiamento fatalista e autoindulgente.
In questo la scienza non è d'aiuto. La previsione – una parola che gli americani non vogliono neanche pronunciare e che sostituiscono con la dizione "P-word" — di un sisma con un'approssimazione ragionevole non è al momento possibile e, forse, non lo sarà mai. E lo stesso indulgere sul tema della previsione svia l'attenzione da altri e più concreti elementi di prevenzione.
"Non sono i terremoti ad uccidere le persone, sono gli edifici" ha affermato un autorevole sismologo ed è per questo motivo che la costruzione secondo la normativa antisismica, così come la vigilanza sulla sua applicazione, costituisce al momento la più efficace forma di sicurezza in caso di calamità.
Il volume è completato da un dettagliato vademecum — ecco il sano pragmatismo americano — sulla predisposizione in previsione di un terremoto dell'abitazione, di se stessi e della propria famiglia, su come comportarsi durante la scossa e su come organizzarsi per sopravvivere durante la settimana successiva all'evento.
L'Italia è un paese altrettanto sismico della California, per non parlare di situazioni a rischio come quella del Vesuvio, sarebbe forse il caso che la Protezione civile cominciasse a guardare alla necessità di un design dell'informazione efficace e funzionale. Visti gli esempi realizzati finora ce ne sarebbe un grande bisogno.
The L.A. Earthquake Sourcebook a cura di Judith Lewis, David Ulin, Antonio Villaraigosa e Mariana Amatullo, Designmatters at Art Center College of Design, 2009, $ 35.
Inserito da gianni sinni | 29.06.09 |
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commenti:
L’intento è quello di avviare una discussione e, per la prima volta in Italia, un confronto sistematico intorno al tema della comunicazione di rischio, con gli specialisti del settore - scienziati e tecnici – e gli amministratori che a vario titolo sono parte della questione.
La discussione si svolgerà all’interno del Simposio “Effetti combinati di eventi estremi: alluvioni e frane. Il rischio e la comunicazione del rischio” .
L'obiettivo di questa sessione è, dal punto di vista scientifico, incentrare la discussione della comunità sull’interazione prodotta da eventi estremi combinati, stimolando ricerche di carattere interdisciplinari mirate al monitoraggio e alla prevenzione dei rischi combinati.
Ma anche come un’adeguata comunicazione possa contribuire a rendere più efficaci e razionali le azioni di intervento per le varie fasi legate ai vari tipi di rischio.
Non esiste infatti in Italia, un sistema codificato di segni e di codici per comunicare efficacemente, tempestivamente e univocamente, durante tutto l’arco del processo: prevenzione, allarme e gestione del rischio.
Intendiamo quindi “Geoitalia 2009” come il punto di avvio di una riflessione interna all’Associazione ma non solo, su come avviare e orientare un grande progetto intorno a un tema evidentemente centrale per la nostra professione e, soprattutto, per le comunità in cui ciascuno di noi vive.
Nei prossimi giorni, com’era già programmato, metteremo in evidenza il programma e gli schemi di intervento.
aldo presta
aldo presta il 15 lug 09 alle 12:36
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francescorus il 11 lug 09 alle 22:35