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Sorelle d'Italia blues

Alessandro Savorelli

SAVONA - Tutti contro Calzedonia, per l'utilizzo dell'inno di Mameli nel nuovo spot («Ragazze d'Italia» il titolo del filmato-reclame). A incendiare le polveri della polemica contro l'azienda veronese è stato il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza (Pdl): «Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi», le parole del politico, noto anche per varie sue iniziative patriottiche. «L’inno di Mameli non è uno scherzo. È una cosa seria, sentirlo in un spot per pubblicizzare delle calze da donna è una vergogna», aggiunge Vaccarezza, affezionato protagonista di tanti raduni degli alpini (domenica 11 ottobre a Mestre ha preso parte alla cerimonia per il dono dell’olio votivo alla Madonna del Don).

Da qui la richiesta del presidente della provincia savonese ai vertici dell'azienda veronese: «Chiedo espressamente all’azienda di eliminare dallo spot le note di Mameli, l’inno non deve essere violato in nessun modo. Lo chiedo a nome non solo dei savonesi, ma di tutti gli italiani che hanno a cuore il canto degli italiani che rappresenta la nostra nazione».
A ruota si è mosso Romano La Russa, coordinatore provinciale milanese del Pdl. «Calzedonia sospenda immediatamente la messa in onda di quella pubblicità infame, altrimenti inviteremo i cittadini a denunciare l'autore dello spot e il responsabile dell'Authority per mancata vigilanza». «Non si può svilire l'inno di Mameli per vendere delle volgarissime calze - continua La Russa - è uno scempio assistere all'inno di Mameli utilizzato in una pubblicità per la vendita di calzamaglia da donna». «Dopo l'attentato di ieri a Milano - continua La Russa - tornare a casa ancora scossi e preoccupati per quanto è successo e vedere in televisione quello spot è come essere umiliati e offesi una seconda volta. Oggi più che mai è necessario ritrovare l'orgoglio e il rispetto dell'essere italiani, di appartenere ad una nazione e ad una cultura che vanno difese. L'inno nazionale è un simbolo di questa unità, dell'italianità, rappresenta il sacrificio di tanti italiani, uomini e donne che si sono immolati per la Patria». «Invito l'Authority delle Telecomunicazioni - conclude - a far rispettare la legge e ritirare lo spot che insulta l'inno, che insieme alla nostra Costituzione e alla bandiera è un emblema dello Stato».
(Corriere del Veneto,13 ottobre)

Sia lodata Calzedonia perchè ha smascherato lo sciovinismo parolaio e il mai abbandonato criptofascismo che ci governa, gettandolo nel ridicolo. Abundantia laboramus! Dicevano gli antichi (cioè: “ce n'è tanto che non sappiamo dove mettere le mani”).

Il premio speciale “Fesseria 2009”, con le uscite dei due esponenti del PDL sullo spot «infame», è dunque attribuito con largo anticipo. I due illustri uomini, evidentemente, non hanno mai visto le mutande a strips & stars e i reggipetti con l'Union Jack, e l'inno USA suonato negli stadi da cantanti jazz o pop davanti al presidente (oppure la straordinaria versione improvvisata da Jimi Hendrix a Woodstock). Né risulta che si siano scandalizzati quando il loro cavalleresco alleato padano si puliva il deretano col tricolore. Il loro rigurgito di nazionalismo è lo specchio di questo paese alla deriva, incapace di toni leggeri e di ridere di se stesso. D'altra parte con Antonio La Trippa al potere, che vuoi fare?

L'inno al femminile dello spot di Calzedonia è semplicemente straordinario. Non sappiamo se cronologicamente segua una “bustina” di Umberto Eco di qualche settimana fa, o se fosse stato allestito in precedenza, ma la coincidenza di “gusto” è totale. Eco, prendendo spunto dalle ennesime sortite della Lega su inni e bandiere e dai proverbiali sproloqui del suo capo, che da sempre fa casino con le opere di Verdi (crede che Va' pensiero stia nei Lombardi alla prima crociata), aveva suggerito una tesi abbastanza inedita: l'inno di Mameli non è brutto come sembra. Diciamocelo, senza ipocrisie, in privato quasi tutti lo sbeffeggiano il povero Mameli, meno il presidente della provincia di Savona che se lo fischietta nel farsi la barba (anzi forse nel lavarsi i denti, perché per un adepto del «Premier Buono e Giusto Granduff. Lup Mann.» niente è impossibile). Quando alle olimpiadi ce li sciroppiamo tutti, gli inni, i confronti sono per lo più imbarazzanti (l'altra sera ho sentito quello di Cipro: quello, onestamente, ci batte, e ha fatto bene Gilardino a sottolineare il suo dissenso con tre botti). L'Italia del resto non è mai stata fortunata: parole (“viva il re, viva il re, viva il re le trombe liete squillano”) e musica (parapà-parapà-parapà) della Marcia Reale erano degne della nostra dinastia di ridicoli re forcaioli.

Eco però ha sostenuto che c'è un modo per farlo apparire meno bruttino e anzi, per farlo stare, addirittura, all'altezza della Marsigliese o dell'inno tedesco musicato da Haydn: suonarlo lento. Via la fanfara, via il passo di marcia, via i tamburi, e l'inno diventerebbe gradevole.

Non ero troppo convinto della tesi di Eco, improvvisatosi arrangiatore: anche se è da ricordare che all'inno tedesco è accaduto qualcosa di simile. Haydn l'aveva musicato come un largo, ma poi lo scioviniscmo sturmtruppen ne ha fatto una marcia da parata. Bello lo stesso, ma un po' sopra le righe (per non dire delle parole famigerate).
Ma quando ho sentito il Mameli-blues delle ragazze di Calzedonia, ho cambiato idea. Una chicca. Quasi commovente. Ascoltatelo, su youtube, prima che la censura di regime glielo faccia togliere.
Persino le giarrettiere sono più intelligenti dei politici della maggioranza. Ci vuol poco, direte.


Inserito da ra.des | 17.10.09 | (7) | Società | stampa |




commenti:

  oserei aggiungere che se l'Inno fosse stato utilizzato come colonna sonora per uno spot di biancheria maschile (Fratelli d'Italia) come slip e boxer (l'Italia s'è desta) con una chiara e centrato zoom sul "desta", i rimbrotti e le detrazioni per lo scriteriato utilizzo del canto nazionale sarebbero stati in numero nettamente inferiore. Non si è italiani per caso ;)

andel il 17 ott 09 alle 02:52

  Eh. Andel, come ha ragione! Non si capisce se ai due bufali gli abbia dato più noia che sia un inno "al femminile" ("Sorelle") o che - come affermano – sia usato per una pubblicità di calze: l'immarcescibile orgoglio nazionale per cui si combatte sotto il tricolore alle frontiere del mondo "civile", insozzato da un collant! Forse tutte e due. E forse anche perché l'impossessamento del simbolo al femminile adombra una autonomia illecita nell'universo mentale loro e del loro priapesco padrone e principe. L'idea insomma di "donne non disponibili". Più guardo lo spot e più apprezzo la corrispondenza tra musica e immagini, un understatement di gesti quotidiani che "sgonfia" la pompa del testo e la marcettona da stadio. Una sottile, garbata piccola operazione di gusto e intelligenza: talvolta le ragioni del mercato, forse inconscimente, sono più segne di quelle della politica.

Savorelli il 17 ott 09 alle 11:18

  Patriottismo dei miei stivali. Questo spot lo criticherei per ben altri motivi. Cantato da un uomo l'inno richiamerebbe virili battaglie. Cantato da una donna, ad oggi richiamerà un paio di autoreggenti. Bello schifo in entrambi i casi. Accomunate da ben altro che dalla stessa marca di collant, care mie. Da ben altro.

vittoria il 17 ott 09 alle 11:27

  Al posto dell'inno sarebbe stato meglio metterci la solita "gnocca"? Sparare a zero su una delle poche pubblicità che non fanno leva su modelli errati dettati da testimonial o da donne alienamente belle dimostra quanto siamo diventati poveri. Trovo l'idea di portare l'italia sullo stesso piano della sincera bellezza femminile il modo migliore per esser patriottici. Finalmente uno spot né volgare tantomeno banale, cazzo!

maulkavian il 17 ott 09 alle 14:51

  Non sono mai stata d'accordo con la logica del meno peggio, e non ritengo che questo sia indice di "povertà". Patriottismo dei miei stivali, torno a dire, e se proprio dovessimo mettere l'italia sullo stesso piano di qualcosa non sarebbe certo la sincera bellezza femminile. Lo ha fatto anche Dove prima di Calzedonia, ma qui il polverone si alza perché gli hanno toccato l'inno. In conclusione, c'è poco da sparare a zero. Stiamo comunque parlando di una pubblicità: l'amarezza mi viene dal contesto, e non dallo spot in sé.

vittoria il 18 ott 09 alle 12:07

  So much ado about nothing...
Il nuovo in-calza, forse smagliato.
Di quello che Sorelle* e Fratelli** hanno dato,
stelle e strisce esportazione & Stellone senza filtro,
ora se ne sfruttano le cicche, col riciclo commerciale.
Mutande sbandierate, evoluzione culturale del sentire nazionale
da Captain America al Chief Commander, vestono bene ogni easy rider.
Tra il meglio Made in USA, anche psycho-rythm, il pret a porter del volitivo
poi si dice approda di qua dal mare, facendo da supporto al British Butt insulare,
quindi moda italiota giusto in tempo per mondiali, piss-keeping e convescion nazionali.
Il costume multiuso per alcuni è barbino, per altri fino: monta un caso grosso, poi piccino.
“degustibus non est sputazzella” è oggi datato, come etichetta fa tendenza il di-sputandum. Peccato.
http://www.youtube.com/...vJ95FY6OM *
http://www.youtube.com/...e=related **

winston il 18 ott 09 alle 22:31

  Sempre di più mi vergogno di essere italiano!
Comunque, per rendere più carino l'inno di Mameli, provate a cantarlo con la melodia della canzone di Gino Paoli "sapore di sale, sapore di mare", è fantastico!!!

corrado il 19 ott 09 alle 11:15

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