Bella e possibile
L'idea di comunicare in maniera coerente il paese Italia non ha sortito negli ultimi anni grandi risultati. In maniera assolutamente bipartisan — chi può aver dimenticato i famigerati It (ministro Rutelli) e Magic Italy (ministra Brambilla) di cui Sdz ha avuto onore e onere di occuparsi? — i responsabili politici dei nostri governi non sono riusciti ad andare oltre la banale, scontata e per certi versi inefficace scelta di invertarsi un logo, uno slogan e una campagna pubblicitaria. Ma comunicare una nazione significa ben altro. La Fondazione Altagamma ha messo insieme un nutrito panel di esperti per individuare gli elementi qualificanti della costruzione dell'identità competitiva italiana e i cui risultati sono usciti nella pubblicazione Bella e possibile. Memorandum sull'Italia da comunicare, edita da Skira.
L'analisi è stata commissionata dalla Fondazione Altagamma, che riunisce non casualmente le principali aziende italiane al top della qualità nei rispettivi settori, allo scopo di evidenziare un nodo irrisolto dell'immagine-Italia: come questo paese, capace di esportare con successo tante singole marche di eccellenza, non sia in grado di farsi percepire nello stesso modo quando è comunicato nel suo insieme.
Paolo Anselmi, Stefano Boeri, Giampaolo Fabris, Italo Lupi, Paolo Proietti, Davide Rampello, Severino Salvemini, Giorgio Van Straten e Marco Vitali, coordinati da Andrea Kerbaker, hanno cercato di dare una risposta esauriente mettendo insieme quello che viene definito dagli stessi autori come una sorta di brief pronto per un'ipotetica agenzia che si debba occupare di questa comunicazione.
"Un paese è un 'oggetto sociale' particolarmente ricco e complesso alla cui reputazione concorre una molteplicità di soggetti e di fonti". Una reputazione che per l'Italia mostra un bilancio sostanzialmente positivo, ponendoci ai primi posti nella classifica mondiale dei paesi che attraggono il maggior numero di preferenze. È chiaro, tuttavia, che questa reputazione è fatta di luci e ombre, là dove stereotipi e pregiudizi concorrono con forza a determinare la percezione dell'italianità all'estero. I tratti di forza dell'immagine Italia sono dunque rappresentati dalla simpatia, la creatviità, l'eleganza, il buon gusto e la buona cucina, mentre non diamo fiducia sull'affidabilità, sull'efficienza e l'organizzazione, sul rispetto delle regole e sulla sicurezza.
La ricerca, partendo dall'analisi della percezione dell'Italia nel bene e nel male, affronta con chiarezza il tema dei contenuti da comunicare e dei mezzi da mettere in opera. Descrizioni che potranno essere senz'altro emendate e completate, ma che fanno emergere l'aspetto primario nella definizione di un'immagine nazionale. Solo una comunicazione che agisca congiuntamente a livello di sistema, a cominciare dall'effettiva volontà politica di cambiare e innovare la realtà italiana, ha la possibilità di andare a incidere positivamente sull'idea che il resto del mondo ha di noi.
Pensare che basti un logo e una campagna pubblicitaria è poco lungimirante per non dire un sicuro spreco di risorse pubbliche.
Fondazione Altagamma, Bella e possibile. Memorandum sull'Italia da comunicare, Skira, Milano 2009, euro 16.
Inserito da gianni sinni | 26.10.09 |
(2) |
A stampa |
|
commenti:
Tuttavia condivide con quello un tratto culturale similmente desolante: nessuna donna- di potere (ce n'è?!)- è stata intervistata.
Nessun punto di vista femminile incluso in questa ricerca/libro sull'Italia, che vorrebbe addirittura essere un brief pronto per l'uso.
Solo gli uomini sanno com'è l'Italia, solo loro la descrivono e ci forniscono le linee guida per rappresentarla correttamente.
Occasione persa da chi vorrebbe tanto ribellarsi alla logica di Magic Italy.
emanuela bonini lessing il 26 ott 09 alle 22:55
|
SocialDesignZine Aiapassociazione italiana progettazione per la comunicazione visivaUltimi commentiCercaArchiviNotificaUltime recensioni
Libri consigliati
|



Allora indicai il rituale carnevalesco come un esempio di sincretismo tra la cultura greca e quella lucana, concludendo che lo stesso conteneva il rito e il mito di Preto e Melampo.
Non ho fatto altro che dimostrare quando sia stata lungimirante l'archeologa Eleonora Bracco, direttrice dal 1935 al 1970,del Museo
Ridola di Matera nell'affernmare, appunto, che vi era stato una forte interazione tra le due culture.
Questo elemento avrebbe proiettato la località lucana e la "cultura subalterna" in un ottica di turismo "culturale" apprezzabile da un "target" medio-alto.
E' inutile dire che qualsiasi ministro del Turismo che abbia operato, e che opererà, non
avrebbe ritenuto tale un esempio di "cultura bassa".
Il risultato è che aree significative ma marginali del nostro paese non hannopotuto godere dell'economia significatica dei "Beni Culturali".
Antonio Tateo
Antonio Tateo il 26 ott 09 alle 19:58