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A ovest di Paperino

Alessandro Savorelli

Paperino è il bizzarro nome di un villaggio della pianura nelle vicinanze di Prato, verso il casello dell'autostrada. Il titolo di un vecchio film (1982) di Alessandro Benvenuti (“A ovest di Paperino”), voleva alludere a un luogo remoto (per quanto dietro casa), una specie di ultima Thule, un far west dello spirito, qualcosa di alieno anche a chi abitava in una città a pochi chilometri.
Tale dev'essere anche la Lomellina, provincia di frontiera del contado di Pavia, una riserva indiana dove nessuno che io conosca si è mai recato, per il semplice motivo che non c'è niente. La quale Lomellina, terra di risaie fradice, in un paese della quale si corre il “Palio dei Barlafüss” (“imbecilli”), ora assurge a dignità di nazione e anzi di minoranza linguistica, per via della lungimirante politica della Lega: nel suo dialetto infatti Telepadania manda a puntate, da mercoledi prossimo, niente meno che “Pinocchio”.

Poi, mi dicono, sarà la volta dei “Promessi sposi”, finalmente rivendicato alla lingua lombarda (quel Manzoni era sotto sotto un romanista), e della “Fenomenologia dello spirito”. L'ex ministro Roberto Castelli citava sempre nei suoi interventi alla Camera gli aforismi di Hegel, e così finalmente le mondine potranno capirli nel loro idioma, tipo «la nocc in dua tüte le vache sunt negher» (traduco come so), ed essere iniziate ai misteri della dialettica (una volta il ministro durante un discorso a Montecitorio, giuro, disse «come dice Hegel, non c'è due senza tre», «ghè minga du sensa tri»).
Bene, che dire? Non trovo più insulti sufficienti per commentare l'ennesima stronzata leghista. Si commenta da sola.

A quale persona di buon senso potrebbe venire in mente di tradurre “Filumena Marturano” in veneto, le poesie del Porta in calabrese e Goldoni in sardo? Eppure loro lo fanno. Perché? Saranno dei “barlafüss”. Sì, certo, questo è scontato: votano Calderoli, che altro potrebbero essere? Ma soprattutto perché sono dei sadici. Badate che i Leghisti non sono cattivi perché sono leghisti, ma sono leghisti perché sono cattivi. Cos'altro è se non un esercizio di sadismo privare il popolo della Lomellina del piacere di leggere “Pinocchio” nella lingua in cui è stato scritto? Io vorrei poter leggere bene “Alice” in inglese e “Struwwelpeter” in tedesco, ma purtroppo mi devo accontentare delle traduzioni. Gli italiani hanno almeno questa felicità, che bene o male, se hanno fatto le elementari, hanno accesso alla loro letteratura (grande letteratura!), senza doversele far tradurre in vernacolo. I friulani, che ora stampano bilingui anche i biglietti del tram (quanto costa tutto ciò, tra l'altro?) non hanno bisogno di leggere né “Pinocchio”, né i “Canti” di Leopardi in friulano. I pugliesi non devono farsi tradurre il “pasticciaccio” di Gadda. Ci avevamo messo 150 anni in questo diviso e disgraziato Paese per arrivare almeno a questo risultato, che un siciliano potesse leggere Svevo. Ora s'ha a tornare indietro. Indietro tutta!

Quanto a “Pinocchio”, l'impresa è offensiva e insultante e umiliante per chi la fa e chi la subisce. I finlandesi e i kenyoti lo devono tradurre, che non possono fare a meno, ma i lombardi no. Così i ragazzini della Lomellina saranno privati del piacere di sentire l'aroma di quella terra lontana, profumata di olive e capperi, che è la Toscana, e dovranno nutrirsi di un Collodi al sapore di polenta e büsecca. Il «pezzo di legno» doveva essere di castagno: e cosa sarà invece il «tocc ed legn» della traduzione? betulla? Come accidenti tradurranno «Babbino, Babbino!...». E che cosa resterà di quei «panini imburrati di sotto e di sopra»? E di dove s'imbarchera Geppetto per «le lontane Americhe»? Dall'Idroscalo? Si potrà tradurre letterale, ma si perderà il fatto che, in Toscana, il pane si condiva con l'olio: e dunque l'idea del panino imburrato era quella di una leccornia esotica, grassa e rara: mentre per i lombardi il burro è roba quotidiana. E il «bicchierino di rosolio»? Sarà un grappino?

Un'ultima annotazione puramente estetica. Il toscano di Collodi è una lingua leggera, bonaria e arguta: il dialetto di questi mangiatori di riso è greve come una sbornia di barbera, acre come una roggia nebbiosa, acido e longobardo. Proprio brutto, via.
Che tristezza; e che rabbia. La Lega eleva a costume il culto delle cose inutili, per il solo gusto di farlo, di infliggere dolore e pena. Poiché dolore, pena e oltraggio per i toscani, gli italiani, i lombardi e tutta l'umanità è tradurre “Pinocchio”: e «ogni oltraggio è morte», diceva Gadda. Gran lombardo e non barlafüs come i suoi indegni corregionali.

A Nord di Paperino, a Prato, città rossissima un tempo, il PDL ha vinto le elezioni e in consiglio comunale ci sono tre leghisti (uno dei quali nato a Bovino, Foggia). Di rosso c'è rimasta solo la vergogna per me che ci sono nato.
Propongo ai felloni pratesi di tradurre nel loro vernacolo i classici della filosofia. Ecco per esempio come suonerebbe «a Ovest di Paperino», il “Discorso sul metodo” di Cartesio:

« ... Ma subito dopo mi accorsi che mentre volevo pensare, così, che tutto è falso, bisognava necessariamente che io, che lo pensavo, fossi qualcosa. E osservando che questa verità: penso, dunque sono, era così ferma e sicura, che tutte le supposizioni più stravaganti degli scettici non avrebbero potuto smuoverla, giudicai che potevo accoglierla senza timore come il primo principio della filosofia che cercavo ... ».

«... Subito dopo, e m'accorsi che nimmentre e' voleo pensare che ni'mmondo gliè tutto farso, e bisognàa pe' fforza che, dio madonna, aimméno io, che pensao ni' qqui' mmodo, e' fussi quarcheccòsa. E siccome questa verità – “e' penso” – , l'è siùra a i' ccento per cento, l'è stabile, e tutte le 'potesi, insino le più bischere di helli che un credano a niente, un la possano smovere, allora, madonna bona, e' pensai: e un bisogna mia avé ppaura, questa verità che qui, la si pole pigliare tranquillamente, come la fusse la base di' nostro modo di vvedere ... ».

Che cazzata, eh? Eppure la logica della Lega è quella. Ammesso che ai leghisti freghi qualcosa di Cartesio. La Lega piano piano ci sequestrerà culturalmente da tutto ciò che è grande e importante e ci confinerà in una riserva indiana dello spirito, per propaganda, perché «in lei aleggia la stronzaggine», diceva un vecchio film, per il puro gusto di pisciarsi nei calzoni pensando che porti voti.
A noi diceva Michele Serra, ci va stretto anche l'internazionalismo. Figurarsi la Lomellina.


Inserito da ra.des | 18.11.09 | (0) | AltriMedia | stampa |




 
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