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design e cultura quotidiana

Mariotti sulla città

Contiene un aggiornamento fotografico sulla mostra.

Ha inaugurato il 28 novembre, alle ore 18, la mostra Animani, già presentata lo scorso anno nella Casina di Raffaello di Roma, che l’Istituto degli Innocenti di Firenze ha voluto per ricordare, a più di dieci anni dalla morte, Mario Mariotti nella sua città. La mostra, che rimarrà aperta fino all'11 aprile 2010, sarà anche il primo momento di una serie di manifestazioni che serviranno a ripercorrere l’opera e i giorni del grande designer e artista fiorentino. Il programma è ancora in via di definizione ma, fino all’estate prossima, mostre ed eventi, occasioni spettacolari e didattiche, ripercorreranno l’esperienza di Mariotti, tra le più cordiali e significative della seconda metà del ventesimo secolo.

ManiMario
Andrea Rauch

Nel 1979 lavoravo ancora alla Regione Toscana. Anche allora mi occupavo di grafica e, in una delle tante iniziative che mettemmo in cantiere, ci capitò di preparare i manifesti per una serie di iniziative complessivamente intitolate Firenze Cinema. Tra i grafici che si occuparono dei vari manifesti ci fu Mario Mariotti che arrivò alla riunione, in cui si discusse di chi e di che cosa avremmo fatto, con una serie di diapositive colorate e nuove. Erano le sue mani atteggiate a fingere, o meglio immaginare, animali consueti e straordinari, un polipo, un elefante, un pappagallo, una papera. Ci piacquero subito quelle mani, e, benché gli oggetti postulati da quelle necessità grafiche fossero diversi, decidemmo per una forzatura sintattica, preferendo correre dietro alla ‘suggestione’ piuttosto che alla ‘narrazione’ comunicativa. Anzi, di più. Con quelle mani colorate si decise di progettare il manifesto principale dell’iniziativa, il manifesto-ombrello che contenesse la premessa logica per tutti gli altri. Di più ancora: con un’altra di quelle mani, nera questa volta e atteggiata a mimare la forma di un ciak cinematografico (indice e medio uniti, poi divaricazione, quindi ancora uniti anulare e mignolo) Mario progettò anche il marchio di quel lontano Firenze Cinema.

Le mani di Mario le avremmo riviste qualche mese dopo, all’inizio del 1980, quando la Nuova Italia dette alle stampe il primo di una serie fortunata di libri. Si chiamava Animani e le immagini che avevamo usate per Firenze Cinema ne erano diventate parte significativa. Mario Mariotti cominciava allora a creare, intorno a quelle figure e a quei colori, quasi una leggenda che lo avrebbe visto occupato per molti anni e sarebbe stata uno degli episodi più significativi della rinascita, in Italia, del libro per ragazzi. Dopo Animani arrivarono Umani, Rimani e Inganni fino a giungere all’ineffabile Fallo di Mano preparato in occasione dei campionati del mondo di calcio Italia ’90.

Le immagini di Mario Mariotti cercavano di insegnare ai bambini (ma anche agli adulti) a guardare la realtà non come è ma come dovrebbe essere o come vorremmo che fosse. Diceva Mario che questi libri “… hanno una stessa mamma: l’ombra, e le stesse mani: le mie. Differenza è nei verbi, essere e avere. ‘Animani’ è avere tra le mani un estraneo di natura selvatica, ‘Umani’ è essere ridotti nelle mani con tutto il corpo che ci è naturalmente domestico”.

Si avverte però, in quei libri, non solo il cambiamento formale della realtà ma anche una sorta di sua trasformazione, per così dire, lessicale. Mario Mariotti era un uomo dall’intelligenza cordiale. Nel suo quartiere, tra via Toscanella e Piazza Santo Spirito, si comportava come una specie di ‘re dispensiere’, popolarissimo, sempre pronto a offrire un caffè a chi passava a far visita al suo studio e sempre prontissimo, ma ne potevamo dubitare?, alla battuta e al calambour. Le sue opere nascevano quindi spesso da questo atteggiamento, ironico e distaccato, dalla realtà. Le parole si piegavano e si trasformavano; bastava una lettera cambiata, un trattino aggiunto, un raddoppiamento sintattico e l’immaginario prendeva vita e andamento diversi. Animani e Umani, abbiamo detto, ma cosa dire ancora della performance collettiva Fire nze (“Chi sputa nell’acqua e piscia nel foco, bene ne avrà sempre poco”) oppure di Piazza della Palla (con le ‘Palle dei Medici’ in un doppio senso molto fiorentino), o Mezzaluna, tra cucina e astronomia, o ancora Fu turismo per ironizzare sulle occasioni mancate di sviluppo di una città che si crede colta ed è invece bottegaia? (...)

Mariotti era un uomo stanziale, di quartiere, e aveva studio nel cuore di Oltrarno nella via Toscanella famosa per un dipinto di Ottone Rosai. Proprio alla confluenza della via con Borgo San Jacopo un’amministrazione incauta e distratta pensò di posizionare un cassonetto, antiestetico e antiigienico, per i rifiuti. In una nicchia sovrastante, una delle tante che bucherellano i muri di Firenze, Mario pose una sua sculturina leggiadramente e drammaticamente perfida. Il busto di donna, sprezzante, distoglie lo sguardo e con una mano si tura il naso. La terracotta è sempre là e si tura sempre il naso. Anche perché, dopo un periodo di assenza, un cassonetto è recentemente tornato a spandere là il suo effluvio e lei, sconsolata Madonna del puzzo, continua a meditare sulle umane e misere cose.

(dal catalogo Hand cetera, Corraini edizioni, 2008)


Inserito da ra.des | 24.11.09 | (0) | Arti | stampa |




 
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Madonna del puzzo, Firenze, anni '90.  

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Mario Mariotti, 1988.  

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n. 366 del 11/06/08
ISSN: 2036-2277
anno VII


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