Crocifisso tricolore
Alessandro Savorelli
Molti pensieri ci genera il referendum svizzero sui minareti, e molti le feroci ricadute brianzole e padane, tanti che stentiamo a domarli in prosa comune.
Il primo pensiero è che i prelodati svizzeri hanno dato il voto alle donne solo nel 1971, dopo averlo bocciato referendariamente più volte. L'avanguardia dei diritti civili. Forse fra 4000 anni riconosceranno anche la libertà religiosa al prossimo.
Il secondo è che il già-ministro Castelli, ha preso l'abbrivio per proporre l'introduzione della croce nel tricolore. «Non serve», ribatte Calderoli, «nella nostra bandiera padana, c'è già!». In un vecchio film di Mario Soldati (1959) Policarpo ufficiale di scrittura, c'è un ministro a fine Ottocento che deve inaugurare l'invenzione di una macchina da scrivere: invitato dal cerimoniere a premere un tasto, decide di battere la «I, come Italia». Ma si sbaglia e batte la «L». Pronto di spirito, proclama: «l'è l'istèss! Lumbardia!».
Ecco, sì,
l'è «l'istess», ciapùma el tricolor, ghe sgnaccùma sovra una cròs e
così, santificato e redento, lombardificato e brianzolato e
valbrembanato, si smetterà di usarlo al cesso, come faceva Bossi, per
nettarsi delle «perniciose defecazioni dei viventi» (Gadda).
La
Russa, appena avvertito della ennesima profanazione alla bandiera, s'è
inalberato trascendendo i fatti: «il crocefisso» (non la croce,
direttamente il crocefisso!) «sulla bandiera non lo metteremo mai». E
qui c'è andato pesante, perché: a) intanto bisognerebbe sentire che ne
pensa il cardinal Bertone e se c'è da pagare semmai una royalty (che
so, un 8permille in più); b) la proposta non è poi cretina: se infatti
dobbiamo inculcare le nostre radici cristiane, bene cominciare da lì.
Farà un bello spettacolo allo stadio il tricolore crocefissomunito,
mentre il popolo della curva intona «Francia, Francia, vaffanculo!».
La
chiesa invece non è d'accordo, con la seguente motivazione: «Il no
svizzero danneggia la libertà religiosa. I minareti sono come i
crocifissi, la religione non può essere un fatto privato». A noi c'era
sempre sembrato, leggicchiando il Vangelo, che il cristianesimo
contenesse un messaggio universale, contro l'uso politico della
religione degli Ebrei e dei Gentili. Ci sbagliavamo: vogliamo tutti una
religione come ragione di stato o almeno come radice, o ravanello che
sia, Padana o italiana, l'è l'istess.
Ma in mezzo a cotante
«perniciose defecazioni» ci è dolce citare almeno una opinione saggia e
pragmatica, quella del senatore Cesarino Monti (Lega), ex sindaco di di
Lezzate (Brianza): qui da noi sostiene l'emulo di Pericle lumbard, «non
c'è bisogno di un referendum per impedire i minareti, è bastato il
Piano regolatore». Esso infatti, ricorda il Cesarino, «prevede la
realizzazione di tetti per il 70% obbligatoriamente a falde inclinate,
di comignoli nei materiali e nelle forme tradizionali di sezione
quadrata o rettangolare, di archi nello stile della tradizione
urbanistica del luogo, vietando quindi altri possibili stili fra cui
quello moresco. Ciò di fatto rende impossibile l'edificazione di un
minareto sul territorio comunale».
Un dubbio urbanistico ci assale però: che fare delle «ville, villette otto locali doppi servissi» di cui poetava Gadda? La Brianza (e oggi quella Brianza-sur-mer moresca che è mezza Liguria e mezza Sardegna, dove molti brianzoli compilano i loro pingue 740) ne era piena – e si presume ancora lo sia – giacché i locali architetti, diceva Gadda, «non era correggia» fatta da uno straniero che «non li paresse vento sublime»: cosicché nacquero villette di tutti gli stili, a metà via «tra pagoda e filanda, fra l'Alhambra e il Kremlino», un'Alhambra finta, eretta da quei capimastro alla buona, anzi «con il culo», una contaminazione tra Oriente e Occidente, con «Filippo Maria Visconti che va a braccetto col Califfo» e «la Regina Vittoria stravaccata su un'ottomana turca». Che farà dunque la Lega di queste villette in stile moresco? Non bisognerebbe demolirle perché violano il piano regolatore o almeno per «concorso esterno in islam»?
Quando Brancaleone scopre che Capannelle «è
giudìo», s'indigna e lo fa battezzare a forza («Ai lavacri!»). Il
poveromo ebreo e infedele è immerso nell'acqua gelata e muore,
cristiano sì, di polmonite. «Ahi ! Ahi! Sifonài! » - geme -
«cristianucci», «non v'avessi visto mai!».
Eh, sì, non li avessimo visti mai questi cristianucci di Ponte Chiasso, Inverugo, Cazzate, Monate, Lezzate e Porcate!
Inserito da ra.des | 30.11.09 |
(3) |
Incubi |
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commenti:
Antonio Tateo
Antonio Tateo il 01 dic 09 alle 13:09
MattSid il 02 dic 09 alle 02:13
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L'altra sera ho partecipato, come cittadino, al consiglio comunale del mio paese (provincia PN). Interpellanza della minoranza di dx sulla sentenza europea in relazione all'esposizione nei luoghi pubblici del crocefisso, alcune loro considerazioni che meritano:
•"il crocefisso non è mai stato usato per ostacolare altre religioni" (indubbiamente il consigliere era assente quando a scuola, se mai ci è stato, la prof ha spiegato cos'erano le Crociate);
•tutto il patrimonio artistico italiano è costituito da opere a carattere religioso e cristiano (chissà perchè?);
•considerazione del giovane e cattolico consigliere del PD a conclusione del suo intervento: "se si toglie il crocefisso bisogna rimuovere anche gli altri simboli"; ho fatto un rapido e virtuale giro negli edifici pubblici del nostro comune e ho trovato il simbolo del divieto di fumare, del maschio e della femmina sulle porte dei cessi, dell'uscita di sicurezza...
Ho avuto una crisi psico-fisica tale che ancora non mi sono ripreso. Per consolarmi sono andato su You Tube a vedere Germano Mosconi.
Solidarietà, Corrado
corrado il 01 dic 09 alle 10:29