home
design e cultura quotidiana

Non accettare mai foto da sconosciuti

La guerra in Iraq ha superato la sua fase mediatica pià importante con la scomparsa di Saddam e la presa di Baghdad. La guerra è stata combattuta nei deserti iracheni e nelle nostre menti. La propaganda è sempre stata parte integrante di ogni conflitto e dobbiamo prendere atto che anche oggi, nella pià evoluta civiltà di informazione mai esistita, la menzogna è un'arma indispensabile ed efficace. Gli americani la chiamano Psywar.
Come nel passato passato l'uso propagandistico delle immagini è quello pià efficace. Vediamone alcune applicazioni riconducibili alle categorie inventa, altera, costruisci.
Vi ricorderete che tutto è cominciato l'11 febbraio 2003 con il discorso al Consiglio generale dell'Onu di Colin Powell. Con un'accurata proiezione di slides il Segretario di stato americano dimostrò l'esistenza della minaccia delle armi proibite del dittatore iracheno e quindi l'assoluta inderogabilità dell'azione militare. Bene, nonostante le inoppugnabili prove "oggettive" fotografiche e l'alto consesso a cui furono presentate, si trattò, oggi sappiamo, di invenzioni belle e buone. Niente di quanto fu mostrato dal Segretario americano all'opinione pubblica mondiale è stato trovato ed il bello è che non è stato neanche chiesto scusa per quest'abuso di credulità popolare. In guerra e in amore tutto è permesso (ma su quest'ultimo versante il povero Clinton finì sott'inchiesta).
Il 31 marzo il Los Angeles Times pubblica in prima pagina una foto di un soldato inglese che controlla dei civili iracheni. Qualcuno si accorge che alcune persone sono presenti due volte all'interno della foto. Il fotografo, Brian Walski, ammette candidamente di aver ritoccato la foto in Photoshop montando due diverse immagini per ottenere una migliore composizione. Il quotidiano, onore al merito, licenzia in tronco il fotografo per violazione della propria policy interna.
Per finire una guerra ci vuole un simbolo. Il 9 aprile ecco finalmente l'immagine che tutto il mondo attendeva: la popolazione di Baghdad libera dalla brutale dittatura di Saddam abbatte, aiutata da alcuni soldati americani, la statua del dittatore. La Bbc dà la notizia che la bandiera americana messa inizialmente sulla faccia della statua è la stessa che sventolava sul Pentagono l'11 settembre 2001: si trovava lì per caso? Da una più attenta analisi delle immagini si deduce che tutto l'evento è stato appositamente costruito ad uso e consumo dei media internazionali. La vittoria è così celebrata. Poco importa che Saddam sia scomparso e che i combattimenti continuino nel paese.
Il cerchio è chiuso.



Alcuni riferimenti sono tratti da Social Design Notes




Inserito da | 14.06.03 | (0) | Propaganda | stampa |




 

SocialDesignZine
periodico online
autorizzazione del Trib. di Milano
n. 366 del 11/06/08
anno VI


Aiap

associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva

Ultimi commenti


Cerca



Archivi


Notifica



 
Per Cancellarti clicca qui.


Libri consigliati

Andrea Rauch, Gianni Sinni, SocialDesignZine vol. UNO Andrea Rauch, Gianni Sinni, SocialDesignZine vol. DUE Il mondo come design e rappresentazione Ellen Lupton, Graphic Design The New Basics Steven Heller, Mirko Ilic, Design Anatomy Albe Steiner, Il mestiere di grafico Italic 2.0 Michael Bierut, Seventy nine short essays on design Progetto grafico Alba. Nuovi manifesti italiani Spaghetti grafica. Contemporary Italian Graphic Design Disegnare le città