Grafica da un 'paese canaglia'

I visitatori dell'Ultimo 'mois de graphisme d'Echirolles' sono rimasti certo stupefatti nel visitare la mostra Un cri persan (Graphistes d'Iran).
Si aspettavano forse una rassegna 'minore', provinciale e defilata, da guardare con sufficienza pretenziosa. Invece il paese dello Scià e degli Ajatollah, il paese 'canaglia' di George W. Bush, ci squadernava davanti una cultura grafica raffinatissima, immagini belle e significative, una varietà di accenti e di personalità straordinarie. Con una attenzione non banale alle emergenze della grafica occidentale ma anche con un solido e tenace rimando alla propria tradizione calligrafica.
l'Associazione dei grafici iraniani (ne parla il designer francese Alain Le Quernec nel testo che pubblichiamo di seguito) si è formata, in anni difficili, con quella chioccia formidabile che è stato Morteza Momajez 'allevatore' di una nidiata di 'pulcini' oggi in grado di volare da soli. E di volare alto.
Ricordiamo qualcuno dei loro nomi: Bijan Sayfouri, Reza Abedini, Majid Abbasi, Saed Meshki, Alireza Mostafazadeh. Sono bravissimi e molto giovani. Ricordateli: ne sentiremo ancora parlare.
Un grido dalla Persia
Alain Le Quernec
In grafica, come quasi sempre nell'Arte, non si può mai dire cosa determini l'esplodere d'un movimento originale. Mi sono posto questa domanda parecchie volte a proposito dello sviluppo del poster design tra gli anni '60 e '70 in Polonia. Era uno sviluppo potente che non si determinò in nessun altro dei paesi 'comunisti'.
Se certo il contesto ha una sua importanza, credo però che tutti i movimenti originali siano prima di tutto storia di persone, dei loro interessi e delle loro passioni. Solo con questa premessa si può capire quello che sta avvenendo oggi in Iran.
Dovè l'Iran? E cos'è l'Iran. È un paese isolato e lontano che è passato attraverso una rivoluzione, quella islamica, è passato attraverso otto anni di guerra nell'Indifferenza generale e si trova oggi in prima fila nella lista dei paesi 'canaglia' dettata da George W. Bush. l'Iran è una terra situata in una regione difficile: da una parte confina con l'Iraq, dall'Altra è vicina all'Afghanistan (e quali sono stati i problemi recenti e meno recenti di quelle terre non c'è bisogno di ricordare).
l'Iran è un paese con un solo popolo e una sola religione. L'Islam shiita, religione minoritaria nel mondo, è la religione della maggioranza degli iraniani. Anche la lingua persiana (con il suo alfabeto arabo) è unica. l'Iran è una terra dalla cultura millenaria, una combinazione di cultura pre-islamica e islamica, e una storia dell'Arte fortemente influenzata dalla calligrafia. l'Iran è un paese che non ha ceduto ai tentativi di 'occidentalizzazione' incoraggiati dallo Scià ed è un paese che cerca oggi di allentare i lacci del fondamentalismo religioso.
Al momento attuale credo che il movimento della grafica iraniana sia molto ambizioso e molto ben organizzato. l'Associazione IGDS (Iranian Graphic Designers Society) organizza una biennale che è sostenuta economicamente dal ministero della cultura. Gli animatori del movimento sono uomini aperti verso l'estero e aggiornati sulle ultime tendenze internazionali. l'Associazione dei grafici iraniani è lo specchio attraverso cui è possibile far conoscere il proprio lavoro all'Interno del paese e sulla scena internazionale. Il loro lavoro si ispira alla modernità senza peraltro seguire ciecamente la 'mondializzazione' e senza perdere in alcun modo la propria identità. E questo è molto difficile perché se il movimento iraniano vuole calcare la scena internazionale correrà sempre il rischio di dover fare i conti con l'International style, con gli standards grafici occidentali e con la moda. l'Uniformazione delle tecniche e la circolazione delle immagini ha contribuito a distruggere ovunque i linguaggi locali e spesso noi riconosciamo solo quello che si uniforma al nostro modo di vedere.
Le caratteristiche della cultura iraniana la proteggono comunque da questo tipo di omogeneizzazione. La storia della sua arte, con i suoi periodi e stili, si è sviluppata infatti in completa autonomia dall'Arte occidentale.

Prima della rivoluzione islamica l'Iran aveva un solo designer membro dell'AGI (Alleance Graphique Internationale), Morteza Momajez, che già all'epoca era attento agli influssi dell'occidente. Era il grafico più importante e influente ed era un maestro riconosciuto del Realismo. In accordo con le sue idee non si era prestato mai a compromessi commerciali. La Rivoluzione, la guerra e l'Atmosfera opprimente di quel periodo pietrificarono per qualche anno la libertà artistica di Momajez e dei suoi allievi, che oggi sono l'ossatura della grafica iraniana. Da pochi anni le restrizioni e la censura si sono mitigate ed è stata possibile una vera e propria rinascita per chi, come loro, cercava con impazienza una nuova libertà d'espressione.
Ovunque, nel mondo, la grafica è strettamente intrecciata al mondo della pubblicità, dell'Industria, a volte della finanza; in Iran, attualmente, la pubblicità non è invece pervasiva come in tutto l'occidente, ma è pur sempre un'entrata rilevante per alcuni studi grafici. Ed è da vedere cosa succederà quando la liberalizzazione attirerà in Iran le grandi agenzie internazionali di comunicazione. Nessuno può oggi dire quali saranno le conseguenze.
Tutte le culture hanno periodi più o meno felici, alti e bassi.Per la grafica iraniana questo è un periodo felice e come in passato si è parlato di una scuola polacca oggi si può parlare di una scuola iraniana. Gli appartenenti a questa scuola hanno tutti un proprio stile e una propria personalità ma perseguono obiettivi comuni. perché c'è un obiettivo e certamente ci sono le condizioni per raggiungere quell'obiettivo. Ma soprattutto ci sono le persone.
Il testo è corredato da immagini di Alireza Mostafazadeh, Majid Abbasi e Morteza Momajez
Inserito da ra.des | 15.07.03 |
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