Zimbabwe: il Progetto interrotto di Chaz
Nei primi anni di indipendenza dello Zimbabwe la grafica esistente era ancora saldamente in mano a poche agenzie di pubblicità che avevano imposto un loro stile completamente 'occidentale'. Dove per 'occidentale' s'intende ideologia e modi di comunicare ancora legati al mondo produttivo delle multinazionali e al passato regime di apartheid.
In quei primi anni '80 la scommessa era quindi creare un nuovo standard visivo che aiutasse la crescita democratica del paese, lo sviluppo consapevole di una nuova classe dirigente e il recupero di una tradizione e di una identità nazionale fino allora soffocata.
Chaz Maviyane-Davies, un giovane designer fresco di studi in Gran Bretagna, riesce in quegli anni ad assumersi il ruolo di 'levatrice' del graphic design in Zimbabwe, creando uno studio, il 'Maviyane Project' che aveva proprio l'obiettivo di collegare le esperienze più avanzate della comunicazione dell'epoca con la tradizione e l'identità del giovane paese.
In breve l'atelier di Maviyane-Davies si conquista un ruolo rilevante nel mondo della comunicazione e, dopo pochi anni, il suo esempio è stimolo essenziale per la nascita e l'affermarsi di nuove strutture capaci di adottare, come dice lo stesso Maviyane "...un nuovo linguaggio funzionale non solo ai bisogni di una società in via di modernizzazione, ma anche riconoscibile e comprensibile per la maggior parte della popolazione, rispettando e adattando cioè ai tempi nuovi la fortissima cultura visiva presente nell'artigianato tradizionale."
Il 'Maviyane Project' si pone dunque, fin oltre la metà degli anni '90, nella posizione di ponte tra la cultura tradizionale del paese e le più rilevanti esperienze grafiche internazionali.
"I contrasti - diceva allora il designer - devono essere trasformati in opportunità."
Questi gli anni, per lo Zimbabwe e per Chaz, della speranza e dell'impegno. Poi a poco a poco la delusione e la rabbia, per le mancate riforme, per gli arbitrii, per l'arroganza del 'regime' del presidente Robert Mugabe. Non è quindi più il tempo, per il 'Maviyane Project' di un impegno generico per l'affermazione dei diritti dell'uomo, ma quello di un intervento grafico-politico duro e puntuale contro l'establishment.
In un paese dove, dopo vent'anni di indipendenza, ancora soltanto 4500 bianchi si dividono le terre coltivabili del paese, dove 6 milioni di neri vivono ammassati nei centri urbani, dove ogni tentativo di 'riforma' è andato a favore degli alleati al potere, non si può usare il fioretto. Chaz dichiara il 'Mese dell'attivismo' e durante le campagne elettorali per il parlamento del 2000 e le presidenziali del 2002 lancia, via internet (Portal of truth) sopratutto e poi con stampati vari, decine di messaggi e immagini che toccano tutti i gangli politici della vita in Zimbabwe.
È stata una opposizione generosa ma anche una lotta impari. Chaz Maviyane-Davies lavora oggi sopratutto negli Stati Uniti. In attesa di riprendere il 'progetto' interrotto per lo Zimbabwe.
Maviyane Project: in alto quattro manifesti per Amnesty International che illustrano la Dichiarazione dei diritti dell'Uomo. Di lato e in basso immagini contro il presidente Mugabe per le elezioni presidenziali del 2OO2.

Inserito da | 24.08.03 |
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