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Bivacchi e Deiezioni

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Si ricorderò come, nel bel mezzo dell'estate più calda degli ultimi cento anni, Firenze e le città d'arte furono scosse da una dura polemica sul degrado ambientale, innescata da una dichiarazione di un prelato della curia fiorentina, Thimoty Verdon, che lamentava come i sagrati delle grandi chiese fossero diventati ormai un ricettacolo di immondizia.
Il Comune di Firenze reagì immediatamente, prima negando l'evidenza, poi lamentando la scarsità di mezzi, infine reintroducendo il collaudato sistema delle proibizioni e divieti. è quindi comparso nella piazza San Giovanni, tra Duomo e Battistero, un 'aureo' cartello che riportiamo sopra in foto. Le proibizioni sono generiche e, di conseguenza, si espongono al ridicolo. Si vieta infatti di "allestire bivacchi", si vieta ai cani di lasciare sul sagrato le loro "deiezioni", e naturalmente non si pu?, come nella migliore tradizione, "calpestare le aiole". (Secondo questa terminologia da anni cinquanta mancano le avvertenze " ... a non bestemmiare, non toccare la merce, non sputare per terra." Contiamo vengano reintrodotte al più presto!)

Il termine "bivacco" si può sicuramente ancor oggi usare per un campeggio di boy-scouts (che credo preferiscano i boschi alle piazze cittadine!), la parola "deiezione" non si applica ormai più a nulla ed è una di quelle che i vocabolari giudicano 'desueta'. I cani, nella nostra epoca dal linguaggio ruvido e immediato, non "deiettano" (ma si dir? cos??) sul selciato delle piazze, ma più semplicemente "cacano". Se si ritiene che "cacata" sia un termine troppo forte per un cartello pubblico si potrebbe certo trovare un giro di parole più elegante, ma, al tempo stesso, più comprensibile. Le aiole, infine, non saranno mai calpestate in piazza San Giovanni, a Firenze, per l'ottimo motivo che non ci sono.

sugo-2.jpgIl comune ha comunque pensato di non limitarsi alla sola politica dei divieti e ha dotato la piazza di fioriere dove potersi sedere. Chi conosce il turismo della città di Firenze e la sua temperatura estiva media, la qualità e il numero dei suoi servizi igienici pubblici, la cortesia dei negozianti, capir? bene che Si è cercato di "...spalare il mare con un forcone".
Adesso non si può ancora "bivaccare" sulle scale del Duomo ma è consentito almeno riposare, dato che la mano pubblica, ripensandoci, ha coperto, con un 'eleganté pecetta di nastro adesivo marrone, la parola "sedersi" sul cartello di divieto. è restato un vigile urbano che presidia avanti e indietro la piazza a controllare che i sedenti non succhino una coca, non lecchino un sorbetto, non addentino un panino. Non facciano, in una parola, "bivacco". Se n?, che si alzino e vadano a bivaccare altrove, magari in uno dei vicini locali di pizza a taglio!

Inserito da | 12.09.03 | (0) | Incubi | stampa |




 
 

SocialDesignZine
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n. 366 del 11/06/08
ISSN: 2036-2277
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