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design e cultura quotidiana

... E la bandiera, di tre colori...

Il dibattito suscitato dalla tentazione governativa di regolare per legge e con la scala Pantone i colori 'autentici' della bandiera nazionale si arricchisce di un intervento, diremmo chiarificatore se non definitivo, di Alessandro Martinelli, Centro Italiano Studi Vessillologici. Lo pubblichiamo volentieri, trasferendolo dai commenti alla home del nostro blog, perché ci sembra ispirato, oltre che a una solida 'dottrina', a un insperato buon senso. E non mancano, naturalmente, alcune frecciatine a chi si avventura nel sentiero impervio della progettazione araldica senza avere a disposizione altri mezzi tecnici e culturali se non una notevole dose di faccia tosta.



La percezione 'intellettualé del colore

Alessandro Martinelli

Maus-8.jpgQuesta dei colori Pantone è una fissazione assurda, purtroppo figlia della nostra era tecnicista, dove tutto deve essere incasellato e ingabbiato altrimenti Non è riconoscibile. Quel che non si vuole proprio capire è che, in quanto simboli, quelli delle bandiere cos? come quelli degli stemmi, non sono colori univocamente e fisicamente definiti ma sono piuttosto colori 'ideali', la cui percezione è e deve essere prima di tutto intellettuale. Questa impostazione sta alla base del sistema cromatico dell'Araldica originaria, la quale non Si è mai posta in alcun modo il problema delle sfumature. I termini nero, bianco, giallo, rosso, verde, azzurro non abbisognano infatti di altra spiegazione per poter essere compresi appieno.

L'errore di fondo non sta comunque nell'indicare dei colori di massima, o magari un range di colori nei quali muoversi quando si deve fabbricare una bandiera, questo è in certa misura ammissibile: la cosa inaccettabile è voler definire univocamente è e per legge! è il colore con un unico numero Pantone e stabilire che 'solo' quella è la vera bandiera. Il ricorso al sistema Pantone poi, non soltanto pone delle indubbie limitazioni pratiche, ma il più delle volte è destinato a rimanere lettera morta. Una bandiera nuova di zecca sarebbe 'fuorileggé nel giro di qualche giorno a causa del (pur lieve) scolorimento dovuto alla luce del sole e agli agenti atmosferici. Senza contare la difficoltà, per non dire l'Impossibilità di reperire stoffe sempre perfettamente corrispondenti alla tinta ufficiale, in qualsiasi angolo del mondo e in qualsiasi contingenza.

Dopo duecento anni nei quali si sono fabbricate e utilizzate in Italia bandiere tricolori di ogni sorta, perfettamente identificabili come simboli italiani, ora si sente improvvisamente la necessit? di stabilire i colori esatti: cio? è udite, udite è nientemeno che quelli della bandiera della Repubblica Cispadana della quale è sia detto per inciso è non soltanto non esiste alcun esemplare originale (ammesso che per miracolo divino i colori si possano mantenere intatti per 200 anni!) e neanche un modello ufficiale o uno straccio di figura, ma neppure furono definiti allora i colori, se non semplicemente come rosso, bianco e verde. Punto e basta: erano molto più intelligenti (e lungimiranti) loro di noi, che invece stiamo qui a fremere per affibbiare al più presto un Pantone a ogni colore. [Aggiungo per completezza che la bandiera riportata nella figura (ndr. Martinelli si riferisce all'immagine dell'articolo originariamente commentato e linkabile. L'illustrazione qui accanto è una copertina de 'L'Illustrazione Italiana' del 1897 e ricorda il primo centenario del Tricolore, commemorato a Reggio Emilia da Giosu? Carducci) Non è un modello della bandiera della Repubblica Cispadana, ma una bandiera militare, forse neppure ufficiale, vista in una manifestazione pubblica e riportata da un cronista dell'epoca.]

Questa faccenda dei colori è solo l'Ultima di una serie di sciocchezze dovute semplicemente alla beata ignoranza di chi se ne occupa. A nessuno infatti è venuto neanche per sbaglio in mente di consultare in proposito un vessillologo. Pasticci analoghi, e conseguenti parti mostruosi, avvengono sistematicamente anche a livello locale, quando ad es. per fare (o rifare) lo stemma di un Comune si chiamano a raccolta gli immancabili designer e 'esperti di comunicazione visiva' anzich? gli araldisti (esattamente come se si chiamasse l'Idraulico per riparare il televisore).

Una maggiore serietà a livello istituzionale su queste materie (che le si voglia considerare importanti o no) eviterebbe brutte figure e 'perlé varie, come quella relativa alla scelta del nuovo stendardo presidenziale voluto da Ciampi tre anni fa e basato sul disegno della bandiera della Repubblica Italiana del 1802, bandiera che Napoleone scelse per disinnescare la potenza 'nazionalista' del Tricolore italiano (che era in uso nella Repubblica Cisalpina, della quale l'Italiana era erede). Una bandiera 'anti-italiana' insomma, un vero e proprio 'anti-Tricoloré che adesso ci siamo pure scelti come stendardo presidenziale. Complimenti.

PS. Dal sito ufficiale della Presidenza della Repubblica italiana: "... Lo stendardo presidenziale costituisce, nel nostro ordinamento militare e cerimoniale, il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciè il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti. Viene innalzato sulle automobili, sulle navi e sugli aeroplani che hanno a bordo il Presidente; all'esterno delle Prefetture, quando il Capo dello Stato visita una citt?; all'interno delle sale dove egli interviene ufficialmente.
Il nuovo stendardo presidenziale, che si ispira alla bandiera della Repubblica Italiana del 1802-1805, vuole legare maggiormente l'insegna del Capo dello Stato al tricolore, sia come preciso richiamo storico del nostro Risorgimento, sia come simbolo dell'unità nazionale. La sua forma quadrata e la bordatura d'azzurro simboleggiano le Forze Armate, di cui il Presidente della Repubblica è Capo."



Inserito da | 19.01.04 | (0) | Simboli | stampa |




 
 

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