Alle origini della sigla televisiva - 1
Quest'anno come si sa cade il cinquantesimo anniversario dell'inizio delle trasmissioni Rai. Non è un periodo certo fortunato per la rete pubblica soprattutto per le scelte politiche che hanno portato a vere e proprie censure e ad un opprimente conformismo nella programmazione.
Ci piace tuttavia ricordare questi 50 anni ripercorrendo a grandi passi la storia di quel rapporto che ha unito la grafica e la tv: la sigla televisiva.
Un rapporto che ha visto l'emittente di stato fare per anni scelte intelligenti e spesso coraggiose coinvolgendo nella produzione di videografiche artisti e grafici sperimentali, esprimendo cos?? appieno quel ruolo di promotore culturale e incubatore di nuove idee che si conviene ad un servizio pubblico.
La prima immagine coordinata della Rai si deve alla grande mano di Erberto Carboni, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, un personaggio chiave nella definizione della prima grafica televisiva italiana. Architetto, grafico e pittore, classe 1899, Carboni realizza nel 1949 il primo marchio della rai con le lettere squadrate e il grosso puntino sulla "i", a cui si aggiunse nel 1953 il logo Tv, con la T grigia che sormonta la V bianca su rettangolo nero, simbolo per antonomasia dell'identità concettuale che univa allora la Rai con la stessa televisione.
L'esperienza maturata con lo Studio Boggeri e lo sguardo attento alle avanguardie artistiche e fotografiche sono alla base della ricerca di Carboni nelle prime realizzazioni di videografica. L'utilizzo dei fotomontaggi risente stilisticamente della ricerca artistica di quegli anni e da al lavoro di Carboni una caratteristica di modernità? e innovazione che rompe con la tradizione ormai stantia dell'Eiar, il fascista Ente italiano per le audizioni radiofoniche precursore della Rai.
è Carboni che disegna l'icona per eccellenza della televisione, vale a dire il monoscopio della Rai, irradiato ininterrottamente dal 1954 al 1976 a segnalare l'attesa dell'inizio delle trasmissioni.
Chi c'era ricorderè senza ombra di dubbio il fastidioso fischio (un Sol a 384 Hz) che accompagnava quest'occhio televisivo insensibile all'aspettativa degli spettatori per gli agognati programmi, programmi che iniziavano, fossero pure il Campionato del mondo piuttosto che la Tv dei ragazzi, ex abrupto quando era arrivata la loro ora, senza pre-collegamenti e senza pubblicità.Ancora a Carboni si deve la prima vera e propria sigla televisiva, quell'"inizio trasmissioni" con la celebre animazione dell'antenna, rappresentata da una struttura geometrica, che si solleva sullo sfondo di un cielo agitato da nuvole bianche e che dal 1954 ha mantenuto intatto il proprio ruolo fino al 1986.
Erano anni di grandi sperimentazioni e non si esitava ad affidare i progetti per il nuovo mezzo a grafici e artisti innovativi: lo stesso Carboni collaborer?? con già Ponti alla realizzazione delle scenografie di alcuni dei primi programmi tv, mentre altri progetti grafici Rai furono realizzati, seppur più sporadicamente, anche da Albe Steiner e Armando Testa.
Negli anni '50 e '60 la grafica nella sigla televisiva è limitata generalmente alla sola composizione dei titoli di testa e di coda e una bella carrellata delle sigle di famose trasmissioni (da Scaramouche, con Modugno, a Sandokan, da Canzonissima a Indietro tutta) è visionabile nel montaggio curato da Gianluca Nicoletti su RaiClick. In tale contesto appaiono ancor più significativi i primi esperimenti di videografica.
Uno dei primi esempi in questa direzione ci viene da un allora pittore astrattista, Mario Sasso che diventer?? negli anni successivi uno dei più importanti videografici televisivi. La sua prima collaborazione in Rai è l'ideazione della sigla del celeberrimo programma del maestro Manzi Non è mai troppo tardi del 1960. Una sigla che parte dal filmato della scrittura per passare ad un'animazione delle lettere dell'alfabeto e giungere infine ad un'astratta composizione geometrica animata.
Ancora negli anni '60 ci si rivolge a Pino Pascali, artista quantomai esuberante e prematuramente scomparso nel 1968, un precursore della tendenza dell'Arte povera, per realizzare nel 1964 la sigla del settimanale TV7, con colonna sonora di Stan Kenton, che rimarr?? inalterata fino alla metà degli anni '80, quando sarà scalzata dagli effetti speciali di una nuova sigla in computer graphics.
1-continua
Inserito da | 16.04.04 |
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commenti:
giuseppe il 18 apr 07 alle 21:25
Grazie.
livio zanibellato il 31 ago 07 alle 13:00
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Grazie.
Saluti.
Christian Masper il 24 mag 05 alle 15:40