Alfabeti Afrikani

Esiste una via africana al design? Lo abbiamo chiesto in un'intervista a Saki Mafundikwa che ha appena pubblicato la sua ricerca, durata diversi anni, sugli alfabeti africani anzi afrikani, dato che tutte le lingue africane pronuncia la parola con la k. Afrikan Alphabets, the story of writing in Afrika (Continental Sales, 2004, $ 29.70) è uno splendido volume in cui noi occidentali vediamo per la prima volta quell'incredibile ricchezza di segni alfabetici e sistemi di scrittura che facevano parte della cultura del continente e che sono stati spazzati via dal colonialismo tipografico dell'alfabeto latino.
Saki Mafundikwa, nato nel 1955 nello Zimbabwe, Si è trasferito nel 1978 come rifugiato negli Stati Uniti dove è diventato designer e successivamente docente alla Cooper Union. Rientrato in patria nel 1999 ha aperto ad Harare la scuola d'arte Ziva, acronimo di Zimbabwe Institute for Vigital Arts, dove il neologismo vigital unisce visual e digital, ma compone anche anche una parola Shona che significa "conoscenza".
L'immersione di Mafundikwa nella realtà africana lo ha portato ad interrogarsi sullo sviluppo di strade autonome di progetto grafico che preservassero la tradizione visiva africana, con rifiuti anche radicali dei canoni occidentali. Una lunga descrizione di questa scelta si trova sul magazine online U&lc, mentre un ampio excursus del lavoro sviluppato nel libro sugli alfabeti afrikani si trova sul sito dello Ziva.
(English text)

D. In un'epoca di globalizzazione della comunicazione visiva qual'è il significato di una via afrikana al graphic design?
R. Io sono un sostenitore attivo di un "approccio afrikano" al design per il semplice motivo che IO SONO un africano.
Se io fossi un aborigeno dell' Australia oppure nativo americano, io sarei in prima linea di un movimento per un ?approccio aborigeno [o nativo americano] al design. Credo fermamente che l'era della globalizzazione della comunicazione visiva necessita che la gente, ovunque si trovi e chiunque sia, cominci a guardarsi dentro invece che verso l'esterno [all'occidente].
Trovo non esista un gruppo di persone su questo pianeta che non abbia inventato (a qualche punto nel proprio sviluppo) una PROPRIA iconografia, un proprio metodo di comunicazione, di informazione, o se preferite, una ?scrittura?. E allora perché, quando si parla di comunicazione visiva, dovrebbe esserci un ?obbligo? di usare i principi di derivazione occidentale o ?europeo?? Chi dice che un approccio eurocentrico [usando cioè l'alfabeto romano] sia il santo graal? Allora, per rispondere direttamente alla tua domanda, il significato di una via afrikana è soprattutto di dare a noi afrikani un senso di IDENTITà e solo dopo di ciò saremo in grado di produrre lavori con un look e una sensibilità distintamente "Afrikani", collegati alla nostra esperienza. Questo Non è una questione di rigetto dei principi europei di design, ma è piuttosto un processo di apertura del canone, un processo di allargamento che fa si che questo diventi meno esclusivo e omogeneo ma anche più dinamico.
D. Quali sono le fonti di ispirazione della tradizione africana più significative nel tuo lavoro?R. Prima, seconda e terza: natura, natura e natura. Poi come quarta metterei le espressioni culturali, cio? le arti visivi, la musica e la danza, e in ultimo, ma non per importanza, la religione (la religione afrikana) e i suoi rituali.
D. Qual' è lo scopo e quali le attività dello Zimbabwe Institute of Vigital Arts da te fondato?
R. Prima ditutto, gli obbiettivi: la visione dell'istituto nella sua forma più pura era la fondazione di un istituto "simil-Bauhaus" sul continente afrikano. Un centro di ricerca, di scoperta, e la creazione di ?nuove? regole [conosciamo quelle ?vecchie?, alcuni sono pertinenti, ma altre si devono abbandonare]. Poi, ovviamente, offrire un'istruzione nel campo del design senza confronto nel continente afrikano, per fornire quelle necessarie conoscenze dei new media che sono ormai sinonimo della società sempre più digitale di oggi. Un tempo, l'Africa accendeva le immaginazioni di artisti europei (Picasso, Matisse, Klee ecc.), portando alla nascita del movimento dell'Arte Moderna, e può farlo di nuovo, questa volta con il design. L'Africa è la fonte di tutto ciò, e ancora non abbiamo nemmeno iniziato a scalfirne la superficie. C'è una potenzialità immensa in Africa.
Le nostre attività: noi NON insegniamo niente allo ZIVA. I nostri studenti vengono da noi perché hanno sete di una buona istruzione nel design e perché vogliono acquisire le abilità dei new media descritta prima, in altre parole vogliono IMPARARE. Noi facilitiamo il processo di apprendimento e basta, aiutiamo loro a venire a capo [e capire] il processo di problem-solving, e certo li aiutiamo ad acquisire quelle abilità cos? importanti nei new nedia. Noi cerchiamo anche di fare di questo apprendimento un processo divertente e di divertirci il più possibile mentre lavoriamo. Alcuni degli studenti "hanno capito" in respetto alla nostra visione, altri invece no. Ma noi non li forziamo MAI ad ingoiare gli insegnamenti. Questo processo Non è indottrinamento, ma piuttosto una specie di osmosi.
D. "Afrikan Alphabets" rappresenta la prima ricognizione sistematica di sistemi di scritture pressoch? sconosciuti in occidente. Qual'? lo stato della ricerca tipografica tra i designer africani?
R. Ci sono delle cose molto eccitanti che succedono in Sud Africa, ma per il resto dell'Africa, nada. Noi siamo in prima linea.
(Traduzione dall'inglese di Karla Richards)

Q. In?the age of the globalization of visual communications, what is the significance of an?Afrikan approach to?graphic design?
A. I am a staunch advocate of an "Afrikan approach" to design for the simple reason that I AM an Afrikan.
If I was Aborigine, as in Australia or Native American, I would be on the forefront of a movement towards an "Aborigine [or Native American] approach to design. I strongly believe that the age of globalization of visual communications demands that people, wherever they may be, and whoever they may be, begin to look inward rather than outward [to the West]. I have discovered that there is no group of people anywhere on this planet, who did not come up (at some point in their developement) with THEIR own iconography, their own methods of communication, information storage [and dissemination] or if you may, "writing". So why, when it comes to visual communication, should they be "forced" to use western or "European" derived principles? Who says a Eurocentric approach [using the Roman alphabet] is the holy grail? To answer your question directly then, the significance of an Afrikan approach is primarily to give us Afrikans a sense of IDENTITY after which we can produce work with a distinct "Afrikan" look and feel è relevant to our experience. It is NOT a question of rejecting European design principles, it is rather a process of opening the canon up, a process of inclusion making it less exclusive and homogeneous but dynamic.
Q. What are the most important sources of inspiration from African traditions in your work?
A. First, second and third: Nature, nature and nature. Then fourth, cultural expression, as in visual arts è music and dance, and last (but not least) religion (Afrikan religion) and ritual.
Q. What are the activities and goals of the Zimbabwe Institute of Vigital Arts?which you founded?
A. First the goals: the vision for the institute in its purest form was the establishment of a "Bauhaus-like" institute on the Afrikan continent. A center of research, discovery, and creation of "new" rules [we know the "old" ones, some are relevant to us but others have to go]. Then of course, to offer an unparalleled design education on the Afrikan continent and to equip young Afrikans with the very necessary New Media skills that have become synonymous with today's increasingly digital society. Afrika once fired the imaginations of European artists (Picasso, Matisse, Klee et al) leading to the birth of the Modern Art movement, she can do it again this time with design. She is the source of it all and we haven't even begun to scratch the surface. There is immense potential in Afrika.
Our activities: we do NOT teach anything at ZIVA. Our students come to us because they are thirsty for a good design education and they want to acquire the afore-mentioned new media skills, in other words they want to LEARN. All we do is facilitate the learning process, help them come to terms with [and understand] the problem-solving process, and of course help them acquire those important new media skills. We also strive to make this process FUN and to have as much fun as possible while at it. Some of the students "get it" è in terms of our vision, others don't ?but we NEVER force anything down their throats. The process is NOT indoctrination but more like osmosis.
Q. "Afrikan Alphabets" represents the first systematic investigation of writing systems that are all but unknown in in the western world.? What is the current status of typographical research among African designers?
A. Therés some stuff happening in South Afrika that's quite exciting, but for the rest of Afrika, nada. We are on the forefront of creating it.
Inserito da | 13.10.04 |
(4) |
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commenti:
major il 08 gen 07 alle 15:29
mi interesserebbe l'acquisto del libro Afrikan Alphabets, the story of writing in Afrika - esiste un'edizione in italiano?
grazie
maurizio
maurizio il 02 mar 08 alle 03:08
SANDRINE il 13 mar 08 alle 21:26
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grazie ciao
lodovico gualzetti il 13 ott 04 alle 19:57