Bando alla falce
Tina Modotti, Falce e martello
Per un attimo ci avevamo creduto. Per un attimo abbiamo pensato che fosse in atto una riflessione ponderata sulle misure da intraprendere a livello europeo per una politica di lotta al razzismo e alla xenofobia e che questa potesse contemplare anche il divieto (fra l'altro già presente in numerosi stati) di pubblicizzare la svastica o altri simboli neonazisti. Una proibizione sulla cui efficacia avevamo già espresso dei dubbi (e sulla quale è tornato incisivamente ieri Daniel Cohn-Bendit con un articolo sulla prima pagina del Corriere della Sera), ma alla quale riconoscevamo un valore, appunto, 'simbolico'.
Ma il tutto si è già trasformato in una cagnara, di stampo tipicamente italiano e che non approderà assolutamente a nulla, con la richiesta da parte di alcuni eurodeputati popolari dell'est, di inserire tra i simboli proibiti anche la 'falce e martello'. La tesi, prontamente sposata con entusiasmo dal commissario Frattini e dai Popolari europei, parte dall'assunto dell'assoluta equivalenza della dittatura nazista con quella comunista.
Ora se da un punto di vista politico ogni posizione è legittima non con la stessa facilità si può pensare di estendere tale giudizio al simbolo della falce e martello.
È evidente che per le popolazioni di paesi come la Lituania, l'Estonia e la Lettonia, paesi che per decenni sono stati inglobati nell'Impero sovietico, la bandiera rossa con la falce e martello non può che rappresentare un simbolo di oppressione. Ma è altrettanto vero che quello stesso simbolo ha rappresentato per milioni di persone dei paesi dell'europa occidentale un ideale di libertà, uguaglianza ed emancipazione sociale, economica e civile per oltre un secolo e mezzo.
La storia del simbolo, così come quella della bandiera rossa, è legata alla nascita a metà dell'ottocento del movimento socialista e la coppia di utensili simboleggiava appunto le classi più povere della società: i contadini e gli operai. Fra numerose varianti (l'aggiunta del sole nascente, del libro, ecc.) il simbolo della falce e martello fu adottato dal movimento comunista internazionale e, con la rivoluzione bolscevica, divenne successivamente anche la bandiera dell'Unione Sovietica.
Il valore simbolico è dunque duplice. Da una parte l'emblema di uno stato oppressivo e ottuso, e diciamo pure criminale con i milioni di morti nei gulag staliniani, dall'altra la bandiera di un ideale di emancipazione per la quale non poche persone hanno sacrificato la propria vita (pensiamo solo ai partigiani italiani e francesi nell'ultimo conflitto).
Questa dicotomia non può essere risolta semplicemente a colpi di propaganda a meno che non si sia disposti a cadere in una spirale di paradossi storici ragionevolmente insostenibili (vedi a proposito l'articolo di Savorelli qui di seguito). La diversa percezione di un simbolo come la falce e martello rappresenta una frattura culturale in seno all'europa, ed è qui la differenza sostanziale con la svastica, e come tale può essere composta solo con il rispetto reciproco e soprattutto della propria intelligenza.
(Errata corrige. Nell'articolo pubblicato qui sopra a proposito della proposta di mettere al bando in Europa il simbolo della falce e martello siamo incorsi in un errore proprio in merito alla sua origine affermando che era apparso alla fine dell'Ottocento come simbolo socialista. In realtà la falce e martello fa la sua apparizione, per decisione di Lenin, nel 1918 come simbolo per la bandiera della Russia rivoluzionaria. Ed in tale veste - una ragazza la sta ricamando sulla bandiera rossa - appare per la prima volta su una tessera socialista italiana nel 1921. Il simbolo apparirà acquisito come proprio dal Partito Socialista, con l'aggiunta del libro aperto, sulla tessera del 1923.)
Falce e martello? Vade retro!
Alessandro Savorelli
La stupidaggine talebana è contagiosa e ha effetto rebound. I deputati europei Jozsef Szaier (Ungheria) e Vytautas Landsbergis (Lituania) sostengono che "se si prende in considerazione il bando della svastica come simbolo nazista anche i simboli comunisti andrebbero trattati nella stessa maniera". L'iniziativa è nata dopo che l'UE sta vagliando l'ipotesi della condanna totale ed esplicita dei simboli che ricordino la dittatura nazista.
La smargiassata dei due è stata puntualmente 'chiarita': non si tratterebbe di vietare falce e martello, ma di sollecitare un dibattito sull'equivalenza dei totalitarismi. Sarebbe come dire: ti dò un pugno nello stomaco per discutere con te. Il commissario europeo Frattini, che a differenza dei colleghi orientali ha il pericolo comunista dentro casa, non s'è fatta scappare l'opportunità?: "Il vostro ingresso nella Ue è scrive è ha fatto sì che la dimensione della vostra sofferenza sia diventata oggi parte della nostra storia". E dichiara di essere pronto ad attivare "nelle forme e nei luoghi che l'Europa vorrà scegliere" una discussione sulla messa al bando di tutti i simboli del totalitarismo. Gli è poi venuto qualche dubbio che la non sottile provocazione che viene dall'est non sia che "una scusa per bloccare la direttiva" delle reprimende UE antixenofobe e antirazziste e "ritardarla di altri sei mesi". Ma l'Importante è averne parlato: non se ne farà nulla, ma, ora che il ritorno della democrazia in Iraq ha tolto un po' di suspence alle prime pagine, un'altra bella puntata del revisionismo storico offrirà argomenti al giornalista a corto d'idee.
l'Idea che in Lituania un poliziotto può arrestarmi se mi trova la tessera di Rifondazione accanto al passaporto, o se ripasso i Quaderni del carcere di Gramsci su una panchina per fare una lezione, mi eccita particolarmente. Ma sì, mettiamo tutti quanti fuori legge i simboli degli altri. I pellerossa chiedano di bandire strips, stars and Coca, simbolo del genocidio yankee; anche il Giappone potrebbe aggiungersi alla richiesta dopo Hiroshima; idem per gli indios sudamericani: via l'odiata bandiera spagnola, la paella e i toreri. E poi a turno gli israeliani chiedano di vietare per legge la mezzaluna e gli arabi la stella di David (e la croce, visto quello che combinarono i crociati a Gerusalemme nel 1099); gli inglesi la Guinness dei terroristi irlandesi e gli irlandesi l'Union Jack dei colonialisti inglesi; i comunisti indonesiani sterminati a mezzo milione per volta in diversi colpi di stato organizzati dalla CIA potrebbero chiedere il divieto di qualcosa, ma non possono farlo perché sono stati è appunto è sterminati (e poi erano comunisti, chi se ne frega!); gli africani massacrati e deportati da tutte le potenze coloniali, chiederanno che all'abominio perpetuo siano condannate le bandiere di tutti gli stati europei, non escluso il principato di Monaco, dove i colonialisti andavano a giocarsi i profitti dell'avorio: i talebani, all'avanguardia mondiale, hanno già provveduto con le statue del Budda; i padani potrebbero chiedere l'esclusione dell'a.C. Roma, in ricordo dello sterminio del popolo celtico, dal campionato, e naturalmente divieto assoluto di bandierine vaticane, medagliette di padre Pio, presepi e tutto il resto, perché ricordano 4 secoli di inquisizione.
Perché poi fermarsi alla falce e martello? La subdola astuzia comunista usa altri mezzi per veicolare le proprie idee, tante strizzatine d'occhio, come il gergo della mala. Perciò?, dove cominciano e dove finiscono i simboli "bolscevichi"? Per sicurezza: via la bandiera rossa, il pugno chiuso, la faccia del Che, il sigaro Avana, la bandiera della pace, la stella, la colomba di Picasso, il sol dell'avvenir, il fazzoletto dei partigiani, la coop, la cgil, la piadina e il lambrusco, le tette della Ferilli. Anzi via il rosso proprio: si abolisca come colore, a cominciare dai tipografi, per finire ai pittori e ai fotografi. Tutto in tricromia.
E tutto per legge. La damnatio memoriae, che è sempre stata praticata dai vincitori, diventi legge universale, con tanto di sanzioni penali e multe: "Lei ha messo una bandierina USA sul suo gelato: è in arresto perché fa apologia dello sterminio del popolo Sioux".

Sopra: un manifesto di FHK Henrion (1944).
Inserito da ra.des | 09.02.05 |
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commenti:
La svastica è il simbolo di un partito e di un ideale razzista di per se (la superiorità della razza ariana faceva parte integrante dell'Ideologia su cui si basava il nazismo e per questo motivo la croce uncinata esprime intrinsecamente una concezione razzista della società).
La falce e il martello, al contrario, è un simbolo che rappresenta fra le altre cose un ideale di uguaglianza ed emancipazione sociale. Il fatto che in nome di questo simbolo siano stati compiuti dei crimini orrendi è da attribuire appunto alla sconsideratezza di chi ha compiuti questi crimini.
Come detto giustamente nell'articolo nessuno si sognerebbe di bandire la croce cristiana a causa di ciò? che hanno fatto i crociati, proprio perché la croce cristiana non è portatrice di nessuna idea di violenza o di prevaricazione sociale, etnica o altro.
Giovanni Avila il 10 feb 05 alle 16:06
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Una provocazione: se la comunità? ebraica facesse una rivisitazione ed un uso re-attivo della svastica, se la usasse per comunicare che il nazismo è stato sconfitto etc etc, forse potrebbe essere più valido di un divieto.
buona giornata
Antonella Porfido il 10 feb 05 alle 12:23