L'Unione fa la forza?
"Con uno stecco inchiostrato segn?? ogni cosa col suo nome: tavolo, sedia, orologio, porta, muro, letto, casseruola. And?? in cortile e segn?? gli animali e le piante: vacca, capro, porco, gallina, manioca, malango, banano. A poco a poco, studiando le infinite possibilità del dimenticare, si accorse che poteva arrivare un giorno, in cui si sarebbero individuate le cose dalle loro iscrizioni, ma non se ne sarebbe ricordata l???utilità. Allora fu più esplicito. Il cartello che appese alla nuca della vacca era un modello esemplare del modo in cui gli abitanti di Macondo erano disposti a lottare contro la perdita della memoria: Questa è la vacca, bisogna mungerla tutte le mattine in modo che produca latte e il latte bisogna farlo bollire per aggiungerlo al caff?? e fare il caffellatte???"
Gabriel Garc??a M??rquez, Cent'anni di solitudine
E cos?? dunque il nome tanto atteso della coalizione del centrosinistra alle prossime elezioni sarà questo. L'Unione. Un nome comune di cosa. Avevamo già dibattuto il tema dell'attribuzione del nome ad un soggetto politico quando si era ventilata l'ipotesi di Alleanza.
Non ci resta che ribadire quanto allora detto: un nome senza determinazione non stimola nessun riconoscimento. è difficile credere che tra i consulenti che hanno aiutato la dirigenza politica a prendere questa decisione figuri anche Anna Maria Testa. Meraviglia che colei che fu in grado di far ingoiare ad un impettito consiglio d'amministrazione il nome Blu per la loro società, non sia riuscita a indicare a Romano Prodi una strada un po' più coinvolgente.
Sospendiamo poi il giudizio sull'elaborato grafico realizzato da Adv Creativi di Ancona, agenzia già dell'Ulivo. dei Democratici e della Margherita. Solo, come insegnano al primo corso di ogni scuola di grafica, ci piacerebbe vederlo ridotto a 2 centimetri di diametro e in bianco e nero, per testarne la leggibilità.
Ma tant'??. Se interpretiamo correttamente le parole di Prodi, "ci chiamiamo L'Unione perché siamo uniti", non c'è dubbio che più che ad un nome ci troviamo di fronte ad un auspicio. E chissà? che, trovandosi con una bella spilla appuntata con tale impegnativa scritta, i dirigenti della coalizione si ricordino, per un momento, di non darsi addosso l'un l'altro.
Nel caso non fosse sufficiente consiglieremmo loro di seguire la saggezza del colonnello Aureliano Buend??a aggiungendo sotto "questa è l'Unione, bisogna tenere unita la coalizione in modo che sia più credibile, cos?? i cittadini la votano, ottiene la maggioranza e va a governare l'Italia..."
Inserito da gianni sinni | 10.02.05 |
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commenti:
un segno che vuole per forza far ricordare l'ulivo: ma perché? non bastava chiamarlo ulivo? forse ha ragione Buendia meglio essere espliciti...
giancarlo il 11 feb 05 alle 10:20
giulia il 11 feb 05 alle 10:29
bobones il 11 feb 05 alle 10:33
arlomelc il 11 feb 05 alle 10:49
Peccato, ogni lasciata è persa.
ps.
viva i vincisgrassi!
folp il 11 feb 05 alle 12:42
essendo parte in causa del dibattito mi sembra corretto fare almeno una puntualizzazione per Gianni e una considerazione di ordine generale.
Vedi, Gianni, accetto di buon grando la tua "sospensione del giudizio" sul nostro lavoro, ma voglio al contempo rassicurarti sul fatto che le prove del simbolo ridotto a 2 cm sono state fatte e l'elaborato regge benissimo. Aggiungo anche che, quando si lavora ad un simbolo politico, il test di leggibilità viene fatto non in ossequio alle regole e ai programmi delle scuole di grafica bens??, molto più pragmaticamente, in considerazione del fatto che nella scheda elettorale i simboli sono tutti di diametro 2 cm (e visto che le schede elettorali sono, oramai da qualche anno, stampate a colori, la prova in bianconero è del tutto inutile).
La considerazione generale è relativa alla proverbiale differenza fra teoria e pratica o, se preferite, fra bellezza ed efficacia, che si può ricondurre alle giuste e ragionevoli (a mio parere, per carità...) considerazioni di Castelvetro. A queste aggiungo, per chi non avesse esperienza in materia di comunicazione politica, che siamo qui in un ambito davvero complesso e assai più professionalmente difficoltoso di qualsiasi altro (in tutte le fasi: dal brief alla creazione, dalla proposta alla fase decisionale e di giudizio).
Saluti, francesco
P.S.
A chi si lamenta della nostra competenza (su che base, poi?), dell'occasione persa, delle "sgrammaticature"... non mi sembra il caso di replicare nel merito; vorrei solo ricordare che c'è una bella differenza fra progettare un bel catalogo di moda (cio?è un capolavoro di grafica che dopo sei mesi finisce in un lussuoso cestino) e fare un simbolo politico capace di accontentare i gusti estetici e le istanze concettuali di nove partiti.
Ad arlomec, che per la prima volta si vergogna di essere marchigiano, ricordo che la nostra regione ha dato i natali, fra gli altri, a Raffaello, Leopardi, Rossini... e gli consiglio consolatorie abbuffate di vincisgrassi. chissà?, forse ebbro di bellezza, poesia, musica e con la pancia piena, anche lui capir?? che non è mai il caso di prendersi cos?? sul serio.
francesco(adv) il 14 feb 05 alle 15:17
Posso essere d'accordo o in disaccordo sulla questione del gusto oggettivo ma preferisco pensare che questo non sia il problema di un designer ma del superficiale che VOTA perché gli PIACE il segno grafico - ed essendo superficiale non capisce un CAZZO di design e quindi non fa testo.
Quindi: che si continui a parlare sulla giustezza di un segno e non sul gusto personale, perché non serve oggettivamente a niente.
Ciao - e sperando che finiscano i dibattiti inutili - a tutti
Marco
Marco il 15 feb 05 alle 13:24
Provocatoriamente, sposterei il dibattito su un vizio, non so quanto antico ma attualmente diffusissimo, di tutti coloro che si occupano di design grafico: il vizio di criticare, distruggere, svilire - cercando difetti più o meno reali - il lavoro altrui.
Ma è mai possibile? Non ho mai sentito un grafico parlare bene del lavoro di un altro grafico, forse perché ognuno si sente artista (puntualmente a sua volta incompreso) e degli artisti conserva questa fastidiosissima caratteristica di storica memoria. Salvo, in questo caso a volte acriticamente, non si parli di chi è già morto e sepolto, o i cui meriti sono stati riconosciuti internazionalmente (ma ho sentito critiche anche nel secondo caso: il mio ex socio, grafico sconosciuto ma a suo dire di grandissimo valore, ad esempio, criticava lo studio Tapiro, con la differenza che i lavori dei Tapiro hanno fatto la storia della grafica e sono stati esposti in musei i giro per il mondo e i suoi no).
Questa tendenza a scagliare sempre la prima pietra mi ha sempre disturbato e adesso la cosa arriva alla ripugnanza.
Possibile che non si possa cambiare ottica? Possibile non si possano riconoscere anche i lati onesti e positivi del lavoro altrui prima e oltre a fare delle notazioni negative?
Non so se sarà letta, ma vi prego, datemi un segno che non sono la sola a pensarla cos??, riflessioni che da un po' mi frullano in testa leggendo alcuni degli articoli e delle risposte di questo magazine che per altro apprezzo al punto da essere diventata sdz-dipendente.
Saluti ai colleghi progettisti, e buon lavoro a tutti!
nina il 22 feb 05 alle 15:20
Anche io sono disturbato da questa voglia di criticare a tutti i costi. perché succede questo?
Ho fatto un intervento simile al tuo nell'articolo relativo alla campagna pugliese di Vendola? Hai letto i commenti? Stessa cosa. Critiche sfrenate, esagerate e senza senso. Boh!
un saluto
leo
leo il 24 feb 05 alle 10:11
c il 28 feb 05 alle 19:35
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Considero questo un simbolo nato con funzionalita'?? meramente elettorali, strettamente relazionato alle prossime elezioni, e come viene giustamente detto "più che ad un nome ci troviamo di fronte ad un auspicio", un fortissimo e necessario auspicio, cosi' forte da generare un nome certamente anomalo, ma non per questo errato o inefficace.
Personalmente trovo che il marchio contenga molti interessanti simbologie, invece della solita unica: il simbolo della pace, la raffigurazione di un'area della sinistra che gia'?? esiste e che in questo caso come "area" trova riconoscimento (l'Arcobaleno), il movimento discendente dei semicerchi a formare la figura di un ideale "arengo" e quindi di un luogo di incontro dialogo e - perché no? - spettacolo, l'inequivocabile accento rosso, il fuori centro delle figure concentriche (e quindi una immagine non simmetrica/statica ma dinamica), il mancato possibile finale che ...FA LA FORZA.
Gianni commenta acidamente alcune mancate caratteristiche grafiche, ma credo che in questo caso siano peccati veniali.
Del resto non ho mai pensato che i simboli dei partiti siano dei capolavori grafici e/o sperimentali, anzi tendenzialmente sono sembre banali e deludenti (per i grafici). Direi che anche questo non é forse un BEL marchio, ma sicuramente puo' diventare un marchio EFFICACE, e sopratutto UTILE.
Castelvetro il 11 feb 05 alle 09:33