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design e cultura quotidiana

Diritto alla salute, Diritto al bello

dialisi-pt-75.jpgQualche anno fa il semiologo Omar Calabrese teorizzò, per i cittadini, l'esistenza di un diritto che poteva sembrare superfluo: il diritto al bello. Non c'è bisogno solo di soddisfare i bisogni, in buona sostanza, c'è anche bisogno che la soddisfazione di quei bisogni raggiunga standard di qualità accettabili anche sotto il profilo estetico. Diritto al bello, quindi. Che si coniuga, perlomeno in questo caso, con un altro diritto irrinunciabile, il diritto alla salute. Che, continuando la tiritera, non deve soltanto garantire assistenza e cura, ma anche qualità di vita.


In queste direzioni, ormai irrinunciabili, si è mossa la progettazione del nuovo reparto di emodialisi dell'Ospedale del Ceppo di Pistoia, pensato e voluto come un luogo dove il cittadino ammalato venga assistito e curato, ma non nell'indifferenziato che caratterizza troppe strutture ospedaliere, ma in un ambiente progettato e realizzato proprio perché al disagio non si aggiunga anche la sciatteria. Un luogo bello e utile.
La progettazione del reparto, firmata dagli architetti Giannantonio Vannetti e Elena Morici, che fin da subito hanno scelto linee ondulate e sinuose ("In natura - ha detto Vannetti - non esiste la squadratura.") che raccordassero l'esterno con l'interno, si è avvalsa della collaborazione di Giuliano Gori, oggi tra i più grandi collezionisti d'arte ambientale del mondo, che ha chiamato a progettare per l'Ospedale alcuni dei 'suoi' artisti. Ma attenzione! Robert Morris, Dani Karavan, Claudio Parmiggiani, Daniel Buren, Hidetoshi Nagasawa, Sol Lewitt e Gianni Ruffi, non si sono limitati a 'piazzare' all'interno della struttura una loro opera, ma hanno partecipato fin dal primo momento alla logica dell'iniziativa e le installazioni risentono, sinotticamente, della personalità dell'artista e delle scelte complessive del progetto architettonico, sanitario e civile.
Dani Karavan ha costruito una pagoda di riflessione con sedie e tavolo in marmo e una bella frase di Rita Levi Montalcini ('Speranza, serenità, coraggio: le doti vincenti') a far da commento ad una pianta (la continuit della vita?) che nasce direttamente dal marmo.
Robert Morris ha progettato un arco che dialoga con l'architettura del padiglione; Hidekoshi Nagasawa ha allestito un giardino zen che si offre alla meditazione e, più prosaicamente, collega visivamente i locali interni.
Claudio Parmiggiani ha messo in terra il cielo, disegnando una mappa dei segni zodiacali (bianco e nero in mosaico) sul corridoio centrale. Daniel Buren ha operato sui divisori tra i letti della dialisi con vetro colorato opalescente, Sol Lewitt ha consacrato alla 'circolazione' una composizione delle sue immancabili tessere colorate. Gianni Ruffi, infine, ha allestito all'esterno una grande doppia seduta, a forma di mezzaluna, anche questa un topos dell'artista pistoiese. Chi si siede, dice, entra a far parte dell'opera.
A pochi metri di distanza l'ingresso principale dell'Ospedale del Ceppo offre ai cittadini la meravigliosa visione di uno dei cicli di ceramica 'robbiana' più importanti e celebrati. Quello è figurativamente dedicato alle 'opere di misericordia'. Gli artisti, i progettisti e, naturalmente, Giuliano Gori, hanno scavato, cinque secoli dopo, nella stessa direzione.


Inserito da ra.des | 21.09.05 | (4) | Pubblica Utilità | stampa |




commenti:

  gia' me le immagino le cicche di sigarette nel giardino zen e le figure dello zodiaco irriconoscibili a seguito del calpestio...
mi domandavo se ha senso costruire un ospedale-museo che richiede soldi per il mantenimento-conservazione piu' di quelli che richiede un ospedale normale!?
ok pensare a strutture ospedaliere meno carcerarie e fredde ma questo trionfo di simbolismi non rischia di ribaltare al questione: quelle opere messe li' per cancellare l'idea di ospedale non rischiano di riaffermarne la presenza!?

kansei il 22 set 05 alle 10:21

  in parte le considerazioni di kansei sono condivisibili.
a volte, per sconfiggere il brutto, ci si lancia in conquiste del bello che tendono all'arte e non alla praticità, all'uso ripetuto, alla vivibilità.
preferisco di gran lunga le strutture sanitarie colorate da jorrit tornqvist
>>> http://www.tornquist.it/...wser.htm

bibu il 23 set 05 alle 09:33

  Nel giardino 'zen' non saranno buttate cicche perchè è inaccessibile e il pavimento del Duomo di Otranto dopo nove secoli è ancora lì, perfettamente riconoscibile nonostante il pesticcìo. Queste opere, ci dicono i progettisti, non stanno lì a nascondere o a mimetizzare l'idea di ospedale ma semplicemente ad offrire, di un servizio essenziale e utilissimo, un'immagine meno raggelante e burocratica del consueto.
Ha senso tutto questo? Noi, con Omar Calabrese, crediamo di si.
a.

a. il 23 set 05 alle 22:44

  perfettamente d'accordo sull'idea di un'immagine meno raggelante dell'ospedale... ma il fatto ce quest'idea stia nella mente dei progettisti non è detto che poi si rifletta nella fruizione di quell'opera. siamo ancora dell'idea che il senso di un'opera stia nelle intenzioni dell'autore? personalmente non la penso così...
saluti a voi e a omar calabrese

kansei il 24 set 05 alle 15:04

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Nelle foto le opere di Robert Morris, Dani Karavan, Gianni Ruffi, Sol Lewitt, Claudio Parmiggiani.

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