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design e cultura quotidiana

La vera storia di Massimo Dolcini

dialisi-pt-75.jpgQuella di Massimo Dolcini, grafico e intellettuale, una storia tutta da scrivere. Perch sulla sua figura, proprio per le peculiarit del Massimo uomo, molti miti si sono addensati e sono difficili da dissipare. Occorrer quindi al pi presto uno studio che seriamente possa valutare l'importanza e la portata del suo operare. Nella realt e al di l dell'emozione.
Leonardo Sonnoli, che fu collaboratore dei Dolcini Associati per pi di dieci anni, proprio partendo da queste premesse ci ha inviato una breve nota. Pu essere l'inizio di una riflessione.



Massimo Dolcini 1945-2005
Il padre della moderna Imagerie dEpinal
Dai manifesti per la citt di Pesaro all"impresa della comunicazione" Dolcini Associati


Massimo Dolcini aveva sessantanni. morto a Pesaro, sua citt natale.
Aveva frequentato il corso superiore di Arti grafiche di Urbino coordinato da Albe Steiner. Ma di quella grafica impegnata non fu allievo, come spesso erroneamente si afferma. Erano gli anni della protesta studentesca, che marginalmente tocc anche quella scuola, e tra quelli studenti che contestarono Steiner cera proprio Dolcini. La sostituzione di Steiner con Michele Provinciali fu probabilmente molto pi significativa che la presenza di Steiner stesso. Provinciali port con s lesperienza maturata alla School of Design di Chicago, con quella tipica sensibilit alla materia (erano gli anni dellespressionismo astratto), alle sensazioni corporee, alle sperimentazioni cromatiche, alla fotografia come mezzo espressivo e narrativo. E questo perme indelebilmente la formazione di Dolcini: luso della fotografia e delle sue tecniche grafiche, la straordinaria sensibilit ai materiali poveri e il talento cromatico fuori dal comune, rimarranno nel corso degli anni gli accenti pi significativi della progettazione dolciniana.

Lo stretto rapporto con Provinciali (entrambi figli di "gastronomi" - pasticcere il parmense, ristoratore il pesarese) si estese poi a significative collaborazioni professionali e ai mitici viaggi in Persia.
Negli anni settanta lamministrazione comunale pesarese, guidata da esponenti politici illuminati, individu in Dolcini il proto-designer per tradurre, con un linguaggio illustrato, le iniziative pubbliche su poster e cartoline. Accadde quello che raramente si verifica: lamministrazione comunale e il grafico prescelto, con la stessa passione sociale e politica, collaborarono insieme ottenendo importanti risultati, tanto che Pesaro divenne un esempio anche oltre i confini nazionali.
Ma pi che lidea steineriana della comunicazione coordinata istituzionale, ne venne fuori una moderna Imagerie dEpinal, di grande impatto visivo, che dopo alcuni anni di lavoro divent lidentit visiva di una citt e di una persona al tempo stesso. E probabilmente rimarr quel corpus di manifesti "popolari" lacuto pi convincente nella sua storia di designer.
Dopo la met degli anni ottanta, e dopo quella irripetibile esperienza, Dolcini cerc unevoluzione del suo studio Fuorischema, confrontandosi sempre e continuamente con il suo territorio, riuscendo a essere positivamente "provinciale".

La favorevole situazione economica e industriale del pesarese lo aiut a tradurre in pratica lidea di un passaggio dallartigiano-designer all"impresa della comunicazione", come lui stesso la definiva.
Da qui la decisione, verso la fine di quella decade, di smettere di progettare e la nascita, allinizio degli anni novanta, dello studio Dolcini Associati, che lo vide consulente per la comunicazione di numerose importanti aziende private.
La storia grafica dello studio Dolcini Associati si distacca quindi dalla storia di Massimo Dolcini designer. Tuttavia, negli ultimi anni, trova il modo di continuare a esprimere quella sensibilit Provincialiana, quellespressionismo americano in salsa pesarese, in una originalissima produzione privata di ceramiche duso, sua grande passione.

Leonardo Sonnoli

Inserito da ra.des | 12.10.05 | (2) | Maestri della grafica | stampa |




commenti:

  Non ho parole per commentare questo articolo,
lo trovo fantastico.
Trovo magnifica la frase di apertura: "Occorrerà quindi al più presto uno studio che seriamente possa valutare l'importanza e la portata del suo operare" e trovo splendido il contenuto del testo di Leonardo.
Credo che intorno all'operato di Massimo (ed alla persona, così eccentrica e vulcanica) si sia mosso, dopo la sua scomparsa, un interesse che vuole dare una nuova luce ad una figura, intesa come protagonista della storia della comunicazione visiva in Italia.
Mi sembra di percepire un fremito, una scossa, un movimento che vuole dare il meritato credito ad una figura che vogliamo ricordare ed insegnare.
Come se tutto ad un tratto ci siamo accorti che le persone come lui siano sparite, che dobbiamo affrettarci, in questa vita, ad ritrovare uno spirito come il suo, perché forse - o sicuramente - abbiamo perso.
Abbiamo perso quel modo di lavorare, probabilmente; forse lo spirito trasmesso da Provinciali non è più applicabile alle "regole" del lavoro oggi.
Credo che quello spirito, di cui parla Leonardo, sia comunque senza tempo, che possa penetrare gli uomini nella loro persona, non solo nella professione.
Spero, comunque, che si possano iniziare serie ricerche e approfondimenti su questi personaggi, così come si fa per i "grandi artisti". Che possano essere conosciuti per le loro idee, oltre ch e per i lavori, perché credo che, in questo lavoro, esista una poetica ed una "spiritualità".

Marco

marco il 14 ott 05 alle 14:31

  Senza dubbio il massimo era... viaggiarci insieme
Di come riusciva a farti vedere le cose.....
Curioso e instancabile,l'occhio allenato all'osservazione...
Il tacquino degli schizzi sempre pronto.....
Vi racconto di quando noi a fotografare veloci e lui in disparte che aveva già fattola sua istantanea.........
Ho avuto il privilegio di essere stato la sua guida indiana..
Mi piaceva anche il suo modo di "comunicare",popolare e
allo stesso tempo aristocratico........
un amico che mi manca

enea discepoli il 12 mar 07 alle 22:38

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