L'Italia di Cipputi
C un cupo e ilare, al tempo stesso, cinismo della ragione nelle vignette di Altan. Cupo perch fotografa con impietosa puntualit le nostre diuturne miserie, sociali o politiche non importa; ilare perch con lo slittamento semantico che il suo meccanismo comico opera, tende a esorcizzare, a cacciar lontano, fantasmi e orrori.
Leroe eponimo di Altan Cipputi, operaio in tuta, il trinariciuto per eccellenza, la base che non esiste pi, il proletariato urbano rimasto con i piedi al di l della Bolognina, quando il partito era ancora il Partito e non era ancora la Cosa, la Cosa due, il diesse, il pidiesse, eccetera eccetera.
Eppure anche Cipputi ha i suoi tratti di ambigua modernit, margini di cambiamento o migliora. Fin dal nome, che si aggiusta nel tempo dopo le prove di Cipponi, Cisponi, Cavazzuti, addirittura Fraschini. Ha per, fin dal primo apparire, trentanni fa e sembra ieri, quel cinismo della ragione cui accennavamo, che diventa pacato disincanto. Il dialogo vero di Cipputi non tanto con la spalla (Berlaschi, Bisnaghis, Girgoni) che gli d la battuta, ma con gli oggetti che manipola, con le macchine, con la sua natura stessa di homo faber, che sa che la vita dura (sfido! Con Andreotti, Craxi, Agnelli, Berlusconi) ma continua infaticabile a piegar ferri, a muover leve e a commentare lesistente con la saggezza antica del popolo, se mai il popolo ha avuto una saggezza antica. Cipputi piega ogni fatto al suo metro. pacatamente a suo agio con la grande politica internazionale e con la finanza, con fatti grandi e misteriosi e con piccole gherminelle. Lanalisi politica diventa chiacchiera da caff ma conserva, al tempo stesso, una sua fiera e completa dignit.
Scrive Edmondo Berselli nella sua introduzione al volume c una specie di orgoglio della subalternit nel Cipputi di Altan. chiaro che la sconfitta c stata () ma la rassegnazione tuttavia non diventa mai una picoanalitica identificazione con laggressore. Il riscatto avviene semmai con il cinismo, con lautocommiserazione finta, con una simulata ebbrezza per gli abissi.
Mi domando se ha ancora senso credere al comunismo, Cipputi, A saperlo era meglio investire in oro, Bisloni. Ma nessuno ce lha avvisato. Pi disincantato di cos! Disincantato e ovvio.
Ovvio? Certo, perch la comicit di Altan fa perno sulla sublimazione dellovvio, sullesaltazione del banale. Nulla di eccezionale avviene mai nelle sue vignette. Nessuno si muove o sagita. Non solo. Quello che avviene (o meglio gli accadimenti che vengono commentati), porta alla ribalta unumanit (ad esclusione di Cipputi, naturalmente) rassegnata o cinica, distratta, incarognita. A volte, ma in altre serie di vignette, in spregio al pi ovvio dei politically correct, i personaggi hanno la faccia di maiale o avvoltoio e i loro commenti sono, ma c bisogno di dirlo!?, degni di un maiale o di un avvoltoio.
Altan, in tutta la sua opera, ci butta impietoso in faccia la realt e letica e chiede che ne ridiamo. E noi ne ridiamo; affascinati, mentre continuiamo inesorabili a dibatterci in quellaltaniano, metaforico, mare di merda da cui non sempre si pu o si sa riaffiorare. Oggi c merda fritta. Mi raccomando che non sia troppo unta, Giggi.
Perch tutti ne mangiamo una bella porzione quotidiana, e Cipputi pi di tutti, ma, ohib, che almeno le apparenze siano salve. Che non sia, appunto, troppo unta!
Altan, LItalia di Cipputi, a cura di Edmondo Berselli, pp. 412, Mondadori, euro 12,00.
Inserito da ra.des | 01.11.05 |
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renato il 20 giu 07 alle 08:23