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La Befana vien di notte...

tree_god_75.jpgChissà se ancora vien di notte la Befana"con le scarpe tutte rotte". La povera vecchia sdentata, miope, con i capelli bianchi e le spalle curve, con lo scialletto viola e la scopa, con i doni poveri per bambini che sarebbero inevitabilmente restati poveri. Chissà se la Befana viene ancora?
Quanta invidia, poveretta, deve aver provato per Babbo Natale, con il suo codazzo di renne e folletti, la barba candida e il vestito rosso con i bordi di pelliccia. Lei invece, la vecchia Befana delle montagne della nostra infanzia, ancora sulla sua scopa, con la gerla sulle spalle e le calze di lana che l'aspettano sotto il camino. Una vecchia sporca di carbone che ha avuto visibilità solo nell'immaginario ideale, ma che non ha potuto permettersi mai un costume 'vero' o un'iconografia di scena.

Eppure anche la Befana avrebbe avuto diritto ai suoi quarti di nobiltà antropologica. Nasce con i riti pagani arcaici della montagna e delle campagne, quando la natura sembra morire con il tempo che si accorcia e con la terra che sprofonda in un buio che è, insieme, inverno e inferno.
La Befana è figura magica di contatto tra il mondo infero e la resurrezione della primavera; viene dichiaratamente dal mondo dei morti ma è anche spudoratamente araldo di una palingenesi possibile. Porta doni ai bambini perchè i bambini sono la speranza nuova della terra fecondata e, non ancora completamente assorbiti dal mondo degli adulti, sono il contatto perfetto tra il mondo passato e quello della rinascita. La Befana è quindi un mito campestre delle origini, prima che una vulgata edificante riuscisse a trasformarla in favoletta: quella della buona vecchina del presepio che, non avendo portato un dono a Gesù Bambino che nasce, vaga ancor oggi per il mondo portando doni a tutti i bimbi perché spera di ritrovare quel Bambino che si è persa duemila anni fa.

Edificante, questa buona vecchia presepiale, e meno inquietante certo della vecchiaccia di stoppa e cenci che veniva portata di aia in aia per essere bruciata su un rogo propiziatorio che illuminasse tutti, simbolicamente, nella notte della natura d'inverno. Oppure più compunta dei giovanotti che si aggiravano di paese in paese, travestiti da vecchie sdentate e ghignanti, a reclamare un vezzo dalle ragazze, un dolce e un bicchier di vino dalle famiglie, e restituendo un canto o una 'befanata' arguta e, a volte, pesantemente allusiva.

Tutte le storie del Natale, dell'inverno e della primavera, dei cicli della terra, si legano tra loro in un cerchio senza fine e la nostra Befana, la cara vecchina, politicamente corretta, che porta i dolcetti ai bambini buoni (e il carbone i cattivi!), si connette al crepitar delle fiamme del fantoccio che brucia e assomiglia come una goccia d'acqua agli spiritelli di Halloween.
Somiglia, o meglio somigliava. Perché oggi l'inquietante vecchia dei monti, povera della miseria di quei monti, possiamo trovarla a distribuire chicche alla Coop o all'Esselunga, e i dolci antropomorfi dell'inverno (le 'fantocce' del Valdarno superiore, ad esempio, che Levi Strauss avrebbe definito 'kaschine' rituali e che invece hanno ormai perso tutti i collegamenti apotropaici con la realtà quotidiana) sono soltanto un biscotto 'casalingo' da forno che non ha l'appetibilità 'moderna' o l'appeal di un ovetto kinder o di un Daygum. E dentro la calza non ci sarà certo più una noce, un mandarino, una mela o un fico secco, ma forse un telefonino di ultima generazione. E la Befana, quella vera e antica, non ne sarà certo contenta.

Inserito da ra.des | 05.01.06 | (3) | Grafica popolare | stampa |




commenti:

  La Befana ci riporta ad una generazione che non nascerà più, ingenua e modesta. La nostra. Con noi che credevamo ancora nelle favole e che cercavamo di crederci ormai grandicelli.
E' una vecchia affascinante che portandoci i suoi doni ha fermato la nostra gioventù...

monica il 06 gen 06 alle 04:06

  Mito campestre, favola o figura del presepe, oggi a che servono?
Ragazzi avete proprio ragione, l'icona dell'americanizzato babbo natale e' giustamente piu' forte, piu' lusinghiera, piu' attuale.
Lui porta molte piu' cose leggere di senso (e pesanti per i nostri sensi di colpa), e sopratutto con un gran valore di Mercato!
Addio Befana! Non hai piu' senso e quindi non sei piu' credibile!

P.S.
Ma quella generazione ingenua e modesta, come ha fatto a ridursi spudoratamente complice delle leggi di Mercato?
E' rimasta illusa o si sta lasciando smemorizzare?

Antonella il 06 gen 06 alle 18:06

  La Befana mi ha portato un nuovo computer perche’ quello che avevo da tre anni e’ morto grippato e con lui e’ stato cancellato di colpo un segmento della mia memoria, con tutte le foto (soprattutto quelle digitali che avevo scaricato e poi gettato per liberare la memoria della card), i bozzetti (con tutti i passaggi e i filtri e le manipolazioni virtuali), e tutte quelle prove che non avevo avuto ancora il tempo di archiviare (o solo stampare!).
Pero’, un’altra parte dell’archivio che avevo (diligentemente) salvato, il nuovo sistema operativo non me lo legge più…
Si’, un trienno e’ sufficiente a rendere macchine e software obsoleti (…per la verita’ succede anche nei matrimoni), esclusi i CD che sembra durino dieci anni (ma fra 10 anni esisteranno ancora i CD? E il mio archivio?).
Qualcuno dira’: cocca, e’ questo il mare in cui si naviga, attrezzati o affoga!
Invece io (che, oltre al computer, ho gia’ dovuto soddisfare il mercato acquistando il software necessario al salvataggio automatico e sicuro, e da cui pero’ si arguisce che me e la Befana sono la stessa bugia), ho solo preso a pretesto l’argomento per riflettere sul tema della memoria e sul suo infiacchimento, cosi’ come penso lo sia quello del genere umano (aggiungerei occidentale).
Dunque mi chiedo se: vivere in una realta’ sempre piu’ virtuale (potremmo, per es., scongelare e mangiare un ottimo timballo preparato da nostra madre che nel frattempo e’ deceduta), - frastornati da un’enorme quantita’ di offerte (di mercato), affannati dalla parola chiave che e’ velocita’, confusi da contenuti e valori che sono il piu’ delle volte strumenti ‘scordati’, tagliati fuori se l’inglese non lo sai, impacciati dal non padroneggiare piu’ il far di conto ecc. ecc. ecc…-,
ci sta saturizzando?
Del resto se c’e’ troppo rumore o diventiamo sordi o diventiamo pazzi o lo escludiamo.
E’ l’ansia che preme il comando del vuota il cestino?
E’ solo un gap generazionale?

Antonella il 12 gen 06 alle 17:40

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