Grafica da paura
Chiss, forse diventer una tipologia di progetto sempre pi comune. Stiamo parlando delle campagne informative in caso di gravi emergenze: dall'attacco terroristico con armi biologiche all'esplosione accidentale di un edificio, da un'eruzione vulcanica allo tsunami. Ma qual' il corretto approccio al design di un progetto teso a fornire informazioni essenziali per la sopravvivenza del lettore?
L'esperienza a questo proposito sembra improntata, nei differenti stati (prendiamo ad esempio quanto realizzato in Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia), ad un approccio quanto mai differenziato. Infatti, se da una parte, il contenuto coerentemente finalizzato a non diffondere panico e a dare sostanzialmente una sensazione di controllo e sicurezza, dal punto di visto visivo si naviga a vista.
La brochure inglese, qui in alto a destra, risale all'estate 2004 e suscit subito delle perplessit grafiche per il suo look quasi da flyer anni '80, dubbi ripresi da Adrian Shaughnessy nel suo articolo In case of Attack su Voice.
La scelta seguita dai grafici del governo inglese stata quella di non utilizzare immagini, se non una serie di icone astratte e colorate che simbolizzino i tre punti dello slogan della campagna informativa: "Go In, Stay In, Tune In". Una frase, ironizza l'autore, che sembra richiamare alla mente il mantra psichedelico di Timothy Leary "Turn on, Tun In, Drop Out". I testi, racchiusi in box dagli angoli arrotondati e col fondino blu, sono composti in VAG Rounded, il carattere "amichevole" per antonomasia, mentre una serie di ritratti di "esperti" fanno capolino, in bianco e nero, da delle finestrelle tonde laterali.
Il progetto americano "Ready America" pi complesso ed ha varie declinazioni: per il lavoro, la famiglia, le istituzioni. D'altra parte gli Stati Uniti sono stati i capostipiti della divulgazione popolare in caso di attacco fin dai tempi della Guerra Fredda quando opuscoli e filmati erano prodotti per insegnare a sopravvivere durante un attacco nucleare.
La scelta qui si volta all'utilizzo di una versione evoluta (e complicata) della tecnica del pittogramma. Le immagini delle brochure mimano la classica rappresentazione dei pittogrammi delle istruzioni d'emergenza degli aerei, a cominciare dal riquadro che racchiude ogni singola immagine. La "segnaletica della paura" vorrebbe essere rassicurante facendo intendere come tutti i casi anche i pi devastanti attacchi condotti con armi nucleari "sporche" o chimiche sono perfettamente catalogati e seguendo le istruzioni tutto torna sotto controllo.
Solo, temo, che producano la stessa reazione di quando, ormai imbarcati sull'aereo, seguiamo la mimica delle hostess e, col cartoncino in mano, pensando ad un qualunque accidente l vivacemente descritto (depressurizzazione, ammaraggio, incendio a bordo, ecc.), ci raccomandiamo l'anima.
Ancora di tutt'altro genere la scelta seguita dalla Protezione Civile italiana che la scorsa settimana a distribuito, allegato a l'Espresso, la brochure realizzata d'intesa con la Regione Valle d'Aosta. L'opuscolo italiano, tirato in 5.600.000 copie, ha scelto la strada (tutta italica) della vignetta. Una famiglia felice si protegge, fin dalla copertina, dagli attacchi terroristici e dalle calamit naturali con un bello scudo su cui campeggia il marchio della Protezione Civile, una visione simbolica-medievale forse simpatica, ma certo non professionalmente rassicurante.
I contenuti sono di chiara derivazione americana, a cominciare dal "piano di emergenza familiare", un misto di sintesi anglosassone su fatti e azioni da seguire e di cavillosit burocratica italiana (che senso ha, infatti, inserire una descrizione enciclopedica quale "l'esplosione caratterizzata da un elevato rilascio di energia in un tempo relativamente breve"?).
Tuttavia proprio la scelta grafica che suscita i rilievi pi immediati. La composizione dei titoli in Confidential, il carattere diruto disegnato da Just van Rossum nel 1992, non aiuta a stare tranquilli e contrasta notevolmente con l'inopportuna scherzosit delle vignette.
Sembra che gli amministratori pubblici, all'oscuro evidentemente di qualunque cognizione di infografica, abbiano una irrefrenabile propensione per le illustrazioni spiritose, ma le "vignette", con tutto il rispetto per i disegnatori, non fanno comunicazione e talvolta, questo uno dei casi, sono anzi del tutto controproducenti.
Quando le informazioni sono vitali letteralmente per il cittadino, sarebbe obbligo riconoscergli anche il massimo rispetto grafico.
Inserito da gianni sinni | 01.02.06 |
(5) |
Pubblica Utilità |
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commenti:
il carosello è decisamente meglio.
onitram il 02 feb 06 alle 21:32
Almeno era in bianco e nero.
stefano il 02 feb 06 alle 22:38
credo che in italia, non ci sia soltanto un problema di non riconoscere "un valore estetico intrinseco" all'infografica...basta pensare che la maggior parte dei cittadini, a cui si rivolge il pieghevole, non ha la più pallida idea di che cosa significhi fare un progetto grafico e quale sia la sua utilità !
con tristezza occupiamo sempre il fanalino di coda rispetto agli altri paesi europei...
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monica il 03 feb 06 alle 15:03
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Libero Blog Staff il 06 feb 06 alle 11:06
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Per restare a paragoni televisivi, secondo me la brochure italiana sta a quelle anglosassoni come un "Carosello" sta a un moderno spot pubblicitario.
stefano il 02 feb 06 alle 10:57