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Incendiare le figure

quadroFallaci_75.jpgPrima che fumare diventasse politicamente scorretto, o prima ancora, che gli accendini usa e getta diventassero di uso comune; prima che le cucine avessero un impianto di accensione elettrico; prima che il riscaldamento delle case fosse autonomizzato e centralizzato; ebbene, prima di tutto questo, cerano i fiammiferi.


Che erano, come ricorder qualcuno di memoria lunga, almeno di quattro pezzature: gli zolfanelli, detti anche fiammiferi di legno, dalla fattura e dalla confezione rozza ed economica, i minerva, di color rosa colla capocchia gialla, schiacciati con la base compatta in cui i fiammiferi si dovevano staccare uno ad uno, i cerini, piccoli, con la scatoletta quadrata, pratici da portare in giro, di cera come diceva il nome, e infine, facendo salva qualche variazione di minor conto, gli svedesi, simili agli zolfanelli ma pi delicati e eleganti, di maggior pregio.
Proprio sulle scatole di fiammiferi si scaten una fantasia iconografica strepitosa, uninesausta voglia di illustrazione, di documentazione, di ammaestramento. Su quegli astucci si raccont la Divina Commedia e il Faust, ma anche lAssedio di Firenze e Nan: nella seconda met dellottocento la produzione fu copiosa e il successo grande. Ci furono serie intere dedicate agli sport popolari (la lotta soprattutto), alle grandi imprese che colpivano la fantasia popolare, ai personaggi della storia patria, all'epopea risorgimentale; ci furono, naturalmente, serie disegnate con disegni umoristici, barzellette pruriginose, immagini ammiccanti e, nei limiti della cromolitografia, scollacciate.

Renato Bittoni, un collezionista di San Giovanni Valdarno, ha riunito questa pinacoteca tascabile (forte di pi di 60.000 pezzi) e la espone in una rassegna, naturalmente per esempi e campionature, a Sesto Fiorentino (Le Briciole della Storia, Immagini per le scatole di fiammiferi, 1870-1920, a cura di Piero Pacini e dello stesso Bittoni, Casa del popolo di Colonnata, Galleria La Soffitta, dal 26 febbraio al 22 marzo, tel. 055 442203, www.lasoffitta.net). La mostra ripercorre la fortuna strepitosa del genere, che nato sullonda delle cabale, degli almanacchi e dellillustrazione popolare, si acquist in breve una propria autonomia che lo fece anticipatore di tanta altra piccola editoria di massa (le raccolte di 'figurine', ad esempio). Le scatole di fiammiferi furono una specie di Biblia pauperum, un florilegio di santini laici; raccontavano storie semplici o mirabolanti, riducevano in pillole, una frase poco pi, il Paradiso perduto di Milton e i Promessi sposi. Furono, ben prima del fiorire dei rotocalchi popolari e poi della televisione, un mezzo formidabile di comunicazione, di informazione, di svago.

fiammiferi-lotta.jpg

Inserito da ra.des | 26.02.06 | (1) | Grafica popolare | stampa |




commenti:

  Davvero un articolo molto interessante, sarà anche perché sono malato di collezionismo anch'io.

mAs il 28 feb 06 alle 22:51

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