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design e cultura quotidiana

Tutte le figurine

Mattrel, Corradi, Garzena, Emoli, Ferrario, Colombo, Nicolè, Boniperti, Charles, Sivori, Stacchini. È la formazione tipo della Juventus del 1958, grosso modo, e il motivo principale per cui è restata in mente a chi allora era bambino è non solo per il fascino del Sivori ‘angelo della faccia sporca’ con i calzettoni arrotolati e la maglia fuori dei pantaloncini, ma sopratutto perché per mesi maneggiavamo le ‘figurine’ con le facce dei calciatori, fino a impararne a memoria la formazione, tutta scandita dal 'mantra' casareccio “celo, manca, celo, manca”!

Le figurine dei calciatori sono state un must di molte adolescenze perché costituivano non solo oggetto di collezione e scambio, ma anche premio sicuro per tutti i giochi poveri di quegli anni, dalle ‘buchette’ alle ‘piaccelle’ (e ogni vernacolo avrà ovviamente nomi diversi per definire quegli esercizi ludici essenziali).

Le figurine si compravano dal giornalaio e venivano raccolte in album che, quando e se completato, costituiva una specie di librone ingrommato dalla colla e sbertucciato dal troppo uso. La colla con cui le figurine venivano attaccate era in genere di produzione 'domestica', ottenuta cuocendo della farina e dell’acqua. L’avvento della coccoina e della gomma arabica, prodotti di cartoleria più raffinati e costosi, fu un momento di riscatto tecnologicamente avanzato.

Le raccolte ricalcavano le passioni dell’epoca. In quella a cui ci riferiamo, gli anni cinquanta, si collezionavano Bambi e la Bella Addormentata, i divi del Cinema e, come detto, i campioni della serie A. Le foto, ritoccate a colori, in un’epoca in cui si giocava solo in undici, erano poche, solo con qualche riserva eccellente (e ci siamo chiesti, recentemente, come sia possibile definire e completare gli album di oggi con rose di trenta elementi e il mercato perennemente aperto).

Comunque le figurine sono state, da almeno centocinquant’anni, un filo conduttore della storia social-popolare. Momento di acculturazione e di divertimento, hanno acceso vere e proprie passioni, collezionismi isterici e cacce alla rarità. È famoso il caso del Feroce Saladino, l’introvabile figurina Buitoni-Perugina del concorso I quattro moschettieri, che, negli anni trenta, fece letteralmente impazzire l’Italia. Completando 150 album si vinceva una automobile FIAT 500. Nel 1937 il governo fu addirittura costretto a regolamentare i concorsi perché molte ditte ricorrevano al trucco della figurina rara e introvabile per non dover distribuire premi di valore elevato.

Se si esclude però il caso del Saladino le figurine e la loro storia si situano, ai primordi, fuori d’Italia, con le serie prodotte e abbinate ai prodotti Bon Marché, Suchard e poi all’estratto per brodo Liebig. Era un collezionismo diffuso e vivace che in Italia arrivò relativamente tardi, negli anni venti del ventesimo secolo, e diventò poi fenomeno di massa assoluto con la Buitoni-Perugina e poi, come accennato, con le raccolte dei calciatori (ricordate “Mi manca Pizzaballa!?”)

La Panini di Modena, è quasi tautologico, si identifica con la produzione, la diffusione e il collezionismo delle ‘figurine’ tanto che, in anni recenti, la raccolta Panini è stata donata al Comune di Modena per l’erigendo Museo della Figurina. Che, finalmente completato, sarà inaugurato il 16 dicembre nella nuova sede di Palazzo Santa Margherita.

Sarà un momento magico di contatto tra vecchi e nuovi appassionati, tra i nostalgici della colla di farina e quelli dell’autoadesivo, tra figurine di carta e ologrammi scintillanti e plasticati. Mondi molto diversi a confronto, immagini vintage, oggetti di collezionismo, di memoria, di culto.
Sicuramente comunque da visitare con quel briciolo di magone che sempre prende di fronte ad un bel ricordo e con quella domanda inespressa e inesprimibile: “Ma Pizzaballa, poi, chi era davvero?”

Inserito da ra.des | 07.12.06 | (1) | Grafica popolare | stampa |




commenti:

  Vado a vederlo solo se espongono anche quella di Paolino Pulici...:-)))

Luposelvatico il 07 dic 06 alle 10:31

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