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design e cultura quotidiana

Incongruenze tipografiche

A qualche mese dall'inaugurazione del bel contenitore dell'Ara Pacis romana, opera dell'architetto americano Richard Meier, che tante polemiche aveva suscitato, vediamo nella piazzetta d'ingresso l'imponente colonna segnaletica che richiama lo gnomone del meridiano augusteo e l'originaria collocazione del monumento.
Ci colpisce un particolare. Il nome dell'Ara Pacis campeggia dall'alto della colonna composto in carattere Trebuchet.
Viene da domandarsi: ma che c'azzecca il carattere disegnato da Vincent Connare nel 1996 per la Microsoft con l'Ara Pacis e con l'edificio di Meier?

Un carattere disegnato per lo schermo, più adatto a pubblicizzare un internet point, è utilizzato come rappresentazione di uno dei più importanti monumenti della cultura romana.
L'ignoranza della tipografia e della sua storia crea sempre incongruenze madornali.

Inserito da chialab | 04.12.06 | (31) | Notizie | stampa |




commenti:

  Ma daì, su.
Ok, c'è di meglio, ma un po' di tolleranza grafica non guasterebbe.
Dove lo mettiamo il complesso rapporto tra la contemporaneità e l'antichità, le necessità funzionali (è una "colonna segnaletica") e tutte le altre pippe che ci si potrebbe fare per giustificare la scelta di questo carattere.

E poi chi ha detto che per un internet point non vada bene un Bodoni?

franz il 04 dic 06 alle 10:14

  Non raro esempio di progettazione grafica inconsapevole.

sergio il 04 dic 06 alle 12:26

  Bello!
Assolutamente coerente con l'opera obbrobriósa.

Michele il 04 dic 06 alle 13:42

  E' da un bel pezzo che tenevo d'occhio questo obelisco proprio per segnalarlo a Sdz. E' un vero obbrobrio. E non è solo questione di font ma tutta la composizione: l'ombretta, lo slittamento e ingrandimento. Insomma una cosa da 'service'. Il responsabile non sono riuscito a conoscerlo. Forse la sua motivazione spaziale è che in quel punto Meier ha previsto un obelisco e quindi in attesa... ma non sono neanche certo.
Una curiosità è che qualche giorno fa su un quotidiano di Roma si faceva un grande scandalo per la presenza di un camioncino ambulante di quelli che vendono bibite eccetera posteggiato in quel pundo a rovinare "uno dei più importanti monumenti della cultura romana". La foto ritraeva il camioncino e dietro era ben visibile la colonna da voi segnalata. Naturalmente lo scandalo era solo il camioncino.

alberto lecaldano il 04 dic 06 alle 19:07

  D'accordissimo!!!

Ho sempre sperato dal primo giorno della sua apertura che fosse un qualcosa di temporaneo... e invece..
Sono un'architetto e ho studiato proprio a 100 metri dall'Ara Pacis e l'ho vista crescere: i bagni della mia facoltà si affacciano proprio su di lei...non mi pronuncio sull'architettura in se, ma togliete quella scritta da service di seconda classe!!!

Gabriele Settimelli il 04 dic 06 alle 23:22

  In Italia, un paese dove la burocrazia la fa da padrone bisognerebbe lottare per creare una sorta di patente del progettista grafico. Chi progetta scritture esposte deve farlo con una conoscenza che va ben oltre le Word Art, i caratteri di sistema, l'emboss e le clipart, ci dovrebbe essere più controllo. Per quel che mi riguarda una cosa di questo tipo è della stessa gravità dell'imbrattare i muri con gli spray. Con una conoscenza e professionalità certificate si potrebbe esercitare questa professione in modo coerente e sicuramente con meno mediocrità.

Stefano Vittori il 05 dic 06 alle 01:05

  Chi ha scelto quel carattere lo manderei ad arare.

Stefano Tonti il 05 dic 06 alle 08:42

  Voi romani state sempre a lamentarvi!
Ma avete visto il logo per l'Expo 2015 di Milano ("pare" capitale del design) ?
Molto meglio la vostra colonna infame.

lodovico gualzetti il 05 dic 06 alle 09:14

  c'è gente che pensa ancora che "Con una conoscenza e professionalità certificate si potrebbe esercitare questa professione in modo coerente e sicuramente con meno mediocrità"? non capisco se è frustrazione o altro. basta veramente un titolo per non fare porcate? ci sono superlaureati che fanno orrende cose. o è un modo per creare una casta? le corbousier e frank lloyd wright non erano laureati in architettura!

luca caddeu il 05 dic 06 alle 22:10

  Caro Luca,in effetti un pò di frustrazione devo ammettere che c'è. Lavorando e studiando nel campo ed essendo un cittadino romano posso assicurarti che è frustrante vedere un prodotto di alta classe come la teca-museo di Meier sminuita da tali dozzinali imbellettamenti. Sarebbe meglio evitarli. Sicuramente è un dato di fatto che talvolta ci sono "superlaureati che fanno orrende cose" però ti assicuro che in linea di massima i risultati migliori( in tutti i campi) si ottengono studiando. Come si dice "1% ispirazione, 99% traspirazione". Casta? Probabilmente sì, lo chiamerei più gruppo, un gruppo di persone preparate che sanno ragionare su un problema e porsi le domande necessarie per trovare la maniera migliore di risolverla. Persone che hanno uno spirito di apertura verso il nuovo, pur guardando ai modelli d'eccellenza del passato e che sono culturalmente attivi nell'interesse della società. Per il resto lasciamo stare Le Corbusier e Wright, non mi sembra il caso di scomodarli per così poco.

Stefano Vittori il 06 dic 06 alle 00:55

  vi chiedo alcune cose. va bene, questo totem sembra un po' più adatto alla fiera dei trattori e delle macchine agricole, però rimane un dubbio. siamo davvero così ingenuo-funzionalisti da credere che a tale uso corrisponda tale carattere tipografico? e se si, quale criterio c'è per determinarlo? perché se è così ci deve pur essere un criterio oggettivo, altrimenti saremo da capo. E poi, il mondo è pieno di persone che manipolano segni grafici continuamente, la produzione dei grafici è una goccia nel mare. Che influenza hanno i grafici nel promuovere una maggiore consapevolezza e rispetto per i segni?

dc il 06 dic 06 alle 09:27

  Uno dei problemi credo che risieda nella scarsa competenza di chi è deputato a "scegliere" un prodotto grafico piuttosto che un altro. Lo stesso problema lo si ritrova nei concorsi (spesso), purtroppo in questo paese non vi è una cultura grafica diffusa e soprattutto non vi è un autorevolezza da parte dei progettisti grafici. Quindi spesso l'Amministrazione Pubblica compie scelte sbagliate perché non possiede gli "strumenti culturali" adatti. Essendo questo un blog la mia affermazione suona un po' categorica però sarebbe bello poterne discutere con la Pubblica Amministrazione.

lodovico gualzetti il 06 dic 06 alle 10:51

  a volte... mi rendo conto che l'italia è un paesa basato sulla conservazione che non è altro uno scudo per proteggersi dal nuovo che è certamente più rischioso del vecchio rivisto e corretto. Con ciò dico... meno seghe mentali e più creatività, liberatevi dai libri che avete in testa... scioglietevi... rilassatevi e forse, davvero, anche in Italia... la creatività diventa creativa.

Chi vuol capire, capisca...

il 07 dic 06 alle 09:04

  scusate gli errori di battitura ma vado di fretta ;-)

il 07 dic 06 alle 09:04

  "siamo davvero così ingenuo-funzionalisti da credere che a tale uso corrisponda tale carattere tipografico? e se si, quale criterio c'è per determinarlo? perché se è così ci deve pur essere un criterio oggettivo"

caro dc,
poni domande giuste, ma nella direzione sbagliata. Il funzionalismo, soprattutto nella cultura moderna, quella dei primi anni 50 del 900 per indenderci, non parlava di un carattere ad hoc per un determinato progetto, qui uno li un'altro, all'opposto anzi, proponeva una ristretta gamma di soluzione da applicare a tutta la produzione, in un certo senso derivava dalla teoria strutturale. come metodo. Non parlo dello 'stile' che non ce ne' bisogno adesso. Quindi, io, che mi credo ancora ingenuo-funzionalista, penso invece che lasciando da parte la creativita' creativa e rilassata dell'ultimo commento, si potrebbe ancora seriamente, pensare ad un modo uniforme, omogeneo, rigoroso, intelligente, giusto, di progettare, che a priori risolvelverebbe velleita' grafiche che non piacciono e non servono a nessuno.

Per i criteri che tu chiedi, io consiglierei delle letture se non le hai gia fatte, Emil Ruder, Otl Aicher, e Bosshard. C'e' gran parte della teoria funzionalista di cui chiedi delucidazioni, fuori dalla grafica invece, un bel libro e' LA STRUTTURA APERTA di Eco, e i due strutturalisti per eccellenza, Barthes e DeSaussure.

db il 07 dic 06 alle 10:23

  Mamma mia che cattiveria nei confronti del povero "grafico" che ha azzardato la sua ignoranza tipografica... penso che l'opera di Richard Meier sia veramente fantastica, perché proietta Roma verso una modernità che purtroppo troppo spesso vede lontana. Per quanto riguarda la vicenda "Trebuchet su colonna" non ho parole! Certamente si poteva fare di meglio.

leonardo il 07 dic 06 alle 12:08

  visto le numerose e aspre critiche sarei curioso di vedere come avreste realizzato tale "colonna segnaletica"...

Franco Serri il 07 dic 06 alle 14:12

  rispondendo di primo acchito a Franco Serri


molto materica e classica:
colonnone in marmo bianco con su inciso "Ara Pacis" in carattere Romano lapidario, riempito in ottone...una cosa di pregio, non carta incollata con tanto di bolle

Gabriele Settimelli il 07 dic 06 alle 22:33

  Io non l'avrei fatto per niente. Non è che sul Colosseo c'è scritto Colosseo o sul Campidoglio c'è scritto Campidoglio o davanti al duomo di Milano c'è una guglia con scritto duomo di Milano.

Alberto Lecaldano il 08 dic 06 alle 08:39

  sono daccordo con Lecaldano, bisogna che ci scriviamo le cose per sapere cosa sono? come sui vestiti di marca? questa mania dei loghi, per ogni cosa, in ogni dove, appiccicati qua e la, come a dover per forza, sempre, ribadire la propria identità, e quindi il diritto ad esistere, concorsi ecc ecc, non riesco a capirla.

db il 08 dic 06 alle 09:43

  @gabriele settimelli

e magari anche con un bel capitello corinzio sopra e un pezzo di trabeazione composita. con tanti saluti alla fantastica modernità in cui meier dovrebbe proiettare roma.

tornando due righe più su, non ho ancora visto il pomo della discordia perché manco da parecchio a roma, ma se è da paragonare con la splendida chiesa che ha fatto il nostro genio a tor tre teste, allora stiamo proprio freschi. e la sua laurea in architettura in questo senso non lo mette al riparo dal progettare dei colossali cessi.

tito il 08 dic 06 alle 11:32

  caro db,
chiaramente con ingenuo intendevo, realmente, ingenuo (che non è il caso tuo, dopo ci torno). quello che penso del progetto in genere è questo: lo schema generale per cui ci sarebbe, a monte, una raccolta neutra di informazioni seguita da una elaborazione obiettiva e, a valle il risultato 'giusto' mi sembra, purtroppo falso. per prima cosa mi sembra che sia un tentativo di importare nel progetto le movenze, supposte nell'ottocento, del funzionamento della scienza fisica, mentre di fatto oggi sappiamo che la scienza nemmeno funziona così. ma tornando al progetto, il grosso problema è che la raccolta delle informazioni non è mai neutra,e ancora più grave, non è mai completa. di più, c'è una serie di informazioni' che opera in modo trasparente (il contesto, 'l'inconscio', le condizioni contingenti). l'elaborazione degli input avviene poi intrinsecamente per tentativi. di fatto noi ci troviamo sempre in un terreno di cui non conosciamo la mappa, a ogni passo siamo di fronte a biforcazioni. per valutare tutto in modo razionale dovremmo vagliare tutti i possibili esiti di tutti i possibili percorsi. decine di migliaia di possibili esiti, mentre tutto quello che possiamo fare è valutare sul momento. in pratica procediamo per tentativi scegliendo la soluzione che ci sembra migliore rispetto ai nostri obiettivi e valori di cui non siamo completamente a conoscenza. la razionalità del percorso, purtroppo. è piuttosto debole.
però io penso che la razionalità, sia pure debole, anzi tanto più perché debole e rachitica, vada difesa con le unghie e con i denti. solo che occorre ripensare costantemente a cosa significa.
l'ingenuità consiste nel non sapere e non volere sapere di tutti i tranelli che ci sono per strada.
ho fatto un giro sul tuo sito, con malcelata invidia, e mi sembra di potere escludere che il caso tuo sia ingenuità, al limite mi sembra che tu giochi a portare il discorso fino alle conseguenze estreme, fino paradossalmente a destrutturare il gioco delle regole (come borromini che tutti pensano 'barocco' e invece era di un rigore totale). certo, per tenere fede a questo rigore bisogna averlo, che non è il mio caso, e "poterselo permettere", che non è il caso di molti.

dixi et salvavi animam meam

dc il 08 dic 06 alle 12:59

  ovviamente volevo scrivere: il caso tuo NON sia ingenuità.

perdono

dc il 08 dic 06 alle 13:01

  invece avevo scritto giusto.

dc il 08 dic 06 alle 13:18

  @ Alberto Lecaldano e db

la differenza tra Colosseo, Duomo di Milano, Campidoglio e Ara Pacis è che mentre i primi tre sono oggetti nei quali contenuto e contenitore coincidono e formano un tuttuno, la nostra Ara è un oggetto contenuto in una teca: è un altare Romano antico di inestimabile valore storico e artistico contenuto in una costruzione contemporanea a mio parere di buona qualità, ma comunque assolutamente non rapportabile con quel che contiene:


l'attore principale è l'Ara, non il Meier!!!!!!


(è come scrivere sul citofono chi abita in casa)



@ tito

...infatti non ho parlato ci capitello!
La colonna è un totem...il cilindro è una forma primaria che sempre sarà usata dall'uomo e che non può essere tacciata di vetustità o modernità...un cilindro è un cilindro...che può avere mille significati ma è un cilindro

Sono d'accordo con te che Meier potrebbe portare Roma nella MODERNITA'...infatti ha 80 anni!!!
Il "luogo temporale" a cui Roma dovrebbe aspirare è la CONTEMPORANEITA'...e per raggiungere questa sono ben altre le cose da fare, gli artisti e architetti da chiamare, le persone da votare (ammesso che esistano)

Gabriele Settimelli il 08 dic 06 alle 16:20

  A questo indirizzo:
http://www.arcspace.com/...cis.html
potete vedere alcuni dei render fatti dallo studio Meier per il progetto originale, in essi la colonna appare sempre bianca, probabilmente l'idea iniziale era dare una continuità degli elementi architettonici anche fuori dalla teca, oppure richiamare la struttura di un obelisco oppure di una meridiana. Di sicuro il telo di plastica stampata che ha sollevato tante questioni è una soluzione temporanea. Adesso la questione da porsi è un'altra: questo articolo ha suscitato molti e molto vari commenti(sopra la media degli altri articoli di SDZ). Probabilemente la vicenda è molto più ampia, questa è solamente la punta dell'iceberg. Perchè per un progetto che ha una durata limitata nel tempo dev'essere impiegata meno attenzione e dedizione? Perchè vengono commissionate opere ada architetti di calibro e poi viene sottovalutata la questione della comunicazione? Perchè l'architettura viene fatta dall'architetto, l'ingegnerizzazione viene fatta dall'ingegnere e gli elementi tipo-grafici(e con questo termine indico il progetto grafico nella sua totalità) vengono fatti dal "service" o chi per lui? Siamo sicuri che la percezione visiva e la comunicazione siano aspetti meno importanti? Come siamo arrivati a questo e cosa possiamo fare?
Sinceramente a volte è veramente difficile continuare a sperare di cambiare le cose...

Stefano Vittori il 08 dic 06 alle 17:55

  quante pippe. plottatevi un 3*1 composto in trajan e ricopritelo. i romani non si accorgerebbe della differenza e voi sareste finalmente contenti.

teto il 10 dic 06 alle 02:36

  A giudicare dai commenti e dalla passione nel dibattito, della differenza ci se ne accorge, e come!

sdz il 10 dic 06 alle 08:54

  puro delirio grafico. post ridicolo in sé. preoccupanti i commenti.

von ko il 10 dic 06 alle 18:47

  Il contenitore fa cagaxe e i font di Connare fanno cagaxe. Cosa c'è di strano o insolito???

LeoB il 10 gen 07 alle 09:17

  Interessante, invece, la discussione che si è generata.

LeoB: povero Connare, già è stato ingiustamente "perseguitato" negli anni passati. Non possiamo buttargli anche la colonna romana addosso! :-)

Comunque, sia lo "stile" che la scelta del font da tanto l'idea che sia stata una plottata generata da AutoCAD...

Emilio il 13 apr 07 alle 15:38

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