Sdz volume due
Siamo lieti di annunciare l'uscita del secondo volume di Sdz.Introdotte da testi di Ellen Lupton, Sergio Polano e Beppe Chia le 400 pagine, come si dice in questi casi, riccamente illustrate, raccolgono i migliori post dello scorso anno. SocialDesignZine vol. Due lo trovate online al prezzo speciale di 30 euro. Imperdibile per ogni fanatico della comunicazione visiva.
[Dall'introduzione a Socialdesignzine vol. Due]
Volume due. Un altro anno di attività di Sdz viene presentato in queste pagine. Un anno che ha rappresentato, forse, un periodo di svolta nella scrittura del design. In questi mesi si è accentuata quella tendenza che ha portato ad un generale accrescimento del numero di blog che parlano di design e comunicazione visiva.
Una sorta di diario collettivo che rappresenta una forma nuova e partecipata di riflessione sui temi del design.
Con l’introduzione, e la veloce affermazione, degli strumenti di social networking il campo della comunicazione si è arricchito di ciò che vorremmo definire un “metalivello” di discussione, aperto e democratico quanto rumoroso.
Ci siamo posti tante volte, su Sdz, la domanda di cosa sia il social design. Una risposta possibile oggi, come ipotizza Ellen Lupton nel suo testo, è che sia la stessa dimensione sociale del design, questo spazio collaborativo in cui condividere contenuti, discussioni, idee.
Non parrà casuale che la stessa didattica del design si sia immediatamente appropriata di strumenti quali i blog riconoscendone il peculiare valore educativo di mezzo e contenuto, ad un tempo.
Per sua stessa natura il weblog è uno strumento dialettico che abitua i partecipanti – gli studenti in questo caso – a dibattere i temi del design anche in forma scritta, foss’anche nella sintetica neolingua delle email, e costringe l’insegnante a mettersi in gioco perché espone in pieno la propria attività didattica al giudizio (poco importa se positivo o critico) degli studenti e di tutti coloro che lo visitano.
Certo dà motivo di riflessione, e benzina per i detrattori, la considerazione che lo spazio sociale più esteso che sia mai stato costituito, attraverso la rete, sia in realtà formato da un’ampia collezione di diari – o ur-blog, come li definisce Sergio Polano – la forma forse più personale e intima che conosca la scrittura.
È un segno dei tempi, c’è poco da dire. Ed è un segno che ci aiuta a comprendere come le problematiche della responsabilità sociale del designer coinvolgano categorie e comportamenti ormai molto diversi dal passato.
Il confine, che una volta appariva netto e ben definito, che divideva un’attività progettuale impegnata e consapevole politicamente dal design in sé, si è fatto più labile se non è scomparso del tutto.
Non c’è più spazio per la grafica di pubblica utilità – anche perché è venuto meno il progetto politico che vi si sottendeva – così come non c’è più spazio per definizioni ex-cathedra, morali e moraliste, su ciò che è design sociale e su ciò che non lo è. Come si chiede Beppe Chia, d’altra parte, “può esistere una comunicazione non sociale?”
La dimensione dell’impegno, la dimensione dell’etica passa attraverso quella personale e, in questo passaggio, si amplia fino ad interessare l’intero proprio stile di vita. In altri tempi si sarebbe detto che “il personale è politico”, perché proprio mettendo in comune il proprio “personale” si raggiunge una dimensione che potremmo definire, in realtà, pre-etica e che si esprime in questo “fare rete”, in questo condividere continuo di esperienze, di testi, di immagini, di video, di musiche.
Sarà interessante notare che, per la prima volta, i professionisti della comunicazione rappresentano solo un’esigua minoranza dei produttori di contenuti universalmente disponibili: il designer non è più l’intermediario professionale e privilegiato tra il committente e il consumatore.
Il ruolo che si chiede oggi al designer è anche quello di esprimere una funzione sociale di indirizzo e formazione nei confronti del pubblico per mostrare come si possano gestire correttamente e democraticamente (quello della grafica “democratica” che non trasmetta un pensiero unico, ma stimoli alla creazione di molti e variegati punti di vista e interpretazioni, è d’altra parte un nostro vecchio pallino!) i processi della comunicazione.
Uscire dai ristretti ambiti autoreferenziali degli addetti ai lavori non è più una semplice convenienza, ma un’urgenza dettata dalle nuove realtà della comunicazione. Ed in questo i blog, siamo convinti, possono svolgere un ruolo decisivo.

Andrea Rauch, Gianni Sinni
SocialDesignZine vol. DUE
Lcdedizioni
pp. 400
oltre 800 immagini a colori
Prezzo speciale a euro 30 anziché
Inserito da gianni sinni | 05.02.07 |
(2) |
A stampa |
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commenti:
Meno male! Ho consumato le pagine del Vol. 1! Ottima iniziativa la vostra - come tutte del resto.
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marco il 08 feb 07 alle 17:37
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SocialDesignZine Aiapassociazione italiana progettazione per la comunicazione visivaUltimi commentiCercaArchiviNotificaUltime recensioni
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luciano il 05 feb 07 alle 13:01