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design e cultura quotidiana

Burlamacco, ultima maschera

I giorni di Carnevale sono forse il momento in cui più evidenti appaiono gli elementi di quel processo di ‘opposizione’ nel quale l'antropologo Claude Levi-Strauss, ad esempio, situa una delle chiavi per interpretare e capire i riti e miti della società.
Opposizione storica, innanzitutto, tra Carnevale e Quaresima, come nel famoso dipinto di Bruegel, mondi che si contrappongono tra allegria e mestizia, ascesi e crapula, mortificazione e godimento. Ma anche opposizione economica e sociale tra ricchezza e miseria, fame e sazietà.
Carnevale è il momento di sfogo, la valvola di compensazione che il potere concede al subalterno e in cui ogni licenza può essere permessa a patto che poi ci sia sempre un ‘mercoledi delle ceneri’ a riportare al suo posto l’ordine debitamente costituito.

Carnevale si situa temporalmente a metà inverno, nel buio, anche metaforico, della maschera che protegge e nasconde; a Carnevale l’uomo può essere donna, il povero ricco, i ruoli possono essere mischiati e invertiti. Ma, attenti, solo semel in anno…

Le maschere fanno con naturalezza parte di questo ordine disordinato. Nascondono il volto perché il loro carattere deve essere collettivo e non ha quasi bisogno di lineamenti propri; è il corpo che recita, gestuale, il suo canovaccio semplice e eterno. La maschera non ammette il grigio, è sempre bianca o nera: sempre affamata come Pulcinella o Arlecchino, sempre avara e gretta come il Magnifico Pantalone, sempre tronfia e vuota come il Dottor Balanzone.
Carnevale e i suoi personaggi recitano il conformismo dell’anticonformismo, anche se oggi si riferiscono a un universo rituale che non esiste più e di cui si conserva solo un ricordo sociologicamente pallido.

Burlamacco, generalmente considerata l’ultima maschera italiana (che però più propriamente e modernamente potremmo definire solo come ‘logo’ del Carnevale di Viareggio), è al di dentro e al di fuori di questo schema. Innanzitutto perché il Carnevale moderno (quello di Viareggio fu ideato come sfilata di carrozze agghindate dai giovanotti della buona borghesia nel 1873) ha dimenticato molte delle sue motivazioni originarie, poi perché Burlamacco non nasce dall’accumulo, variazione e sublimazione di elementi popolari e tradizionali, ma ha una storia, un anno di nascita e un autore: 1931, Uberto Bonetti. E il suo modo di essere non si definisce per un carattere o un comportamento, ma per un segno.

Burlamacco viene disegnato da Bonetti come elemento grafico pubblicitario, si muove geometrico sulla scia del secondo futurismo dei pupazzetti di Depero, la sua costruzione grafica è fatta di linee e cerchi. Il colore è definito e rimanda alle losanghe di Arlecchino, qui esclusivamente rosse, il mantello e il cappello sono come quelli del Dottor Balanzone: una maschera di sintesi, si potrebbe dire. Burlamacco (anche il nome sembra rimandare a una preesistenza, a quel Buffalmacco pittore amico del Calandrino boccaccesco, ma anche alla famiglia lucchese dei Burlamacchi) mal tollera anche il movimento, che tende a turbare il suo definito ordine geometrico (e infatti Bonetti fu sempre insoddisfatto delle costruzioni tridimensionali del personaggio). Inoltre non si conosce una mitologia di Burlamacco che ne definisca il carattere. Una maschera atipica, dunque, figlia di un tempo moderno, compagno appena appena più caricaturale della sua alter ego, Ondina, la bagnante castamente discinta che lo aveva accompagnato, con leggiadre forme decò, nel primo manifesto del 1931 e, poi, lungo i suoi primi anni di vita.

Uberto Bonetti, che si era misurato con il secondo futurismo, rimase invischiato in Burlamacco e dovette inseguirlo lungo tutta la sua vita professionale. Tentò di tradirlo, a volte, 'dimenticando' di inserirlo in molti dei manifesti carnevaleschi che disegnò per Viareggio, ma dovette comunque arrendersi al successo grande della sua creatura che, pur senza una personalità e un canovaccio definiti, rigidamente intirizzita nelle sue forme geometriche, dimostrava, anno dopo anno, sfilata dopo sfilata, una vita e una vitalità sorprendentemente propria.

Inserito da ra.des | 06.02.07 | (1) | Grafica popolare | stampa |




commenti:

  E’ arrivato Burlabox, un paper toy da stampare su carta, ritagliare e incollare che si ispira al Burlamacco:

http://burlabox.altervista.org

atelier Alessio Blanco il 04 gen 08 alle 16:36

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Particolare del dipinto di Pieter Bruegel
'Il corteo del Carnevale e della Quaresima'. Sotto. Manifesto di Uberto Bonetti (1933), Burlamacco e manifesto per l'edizione 2007.
In basso. Manifesto di Lorenzo Mattotti (2001).  

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