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design e cultura quotidiana

Bandiamo i bandi

La presentazione, ieri, del marchio dell'Italia turistica e l'eccezionale mobilitazione di grafici, su Sdz e su molti altri siti, che ne è seguita può essere giustificata solo da un malessere generalmente diffuso nel settore della comunicazione. Un malessere che va al di là del puro e semplice dissenso dalla proposta vincente.
Proviamo a ragionarci su.
Il concorso
Il concorso è stato bandito e gestito nella più completa mancanza di rispetto delle più elementari norme di correttezza anche se nella piena legalità, ovviamente.

Riepiloghiamone i punti salienti: preselezione in base al fatturato minimo di un milione di euro nei precedenti tre anni; completa mancanza di un brief affidabile; nessun elenco delle tavole da consegnare (però qualunque fosse il numero, ciascuna tavola in 5 copie!); partecipazione non anonima; tempo per la realizzazione insufficiente (18 giorni weekend compresi); rinvio di un mese della data di consegna comunicata il giorno prima per email; una giuria di "personalità" nessuna delle quali esperta di comunicazione visiva.

Di concorsi ne abbiamo visti di tutti i colori ultimamente (Regione Sardegna, Parco dell'Alta Murgia, Parco Olimpico ecc.), ma, certo, dalla Presidenza del Consiglio ci si sarebbe aspettato (avevamo la speranza almeno!) una maggiore sensibilità e attenzione verso il mondo professionale della comunicazione.


Il marchio
Sul marchio in questione realizzato dalla multinazionale del branding Landor è già stato detto tutto nei vari commenti. Sono stati sviscerati pienamente i numerosi errori che contraddicono alcune delle più elementari norme grafiche: i colori della bandiera invertiti, l'uso di quattro font diverse in sei lettere, la misteriosa macchia verde eccetera eccetera, e non c'è niente da aggiungere.

C'è però un aspetto, in questa realizzazione graficamente scialba da parte di un'importantissima e capace agenzia internazionale, gravido di conseguenze.
E questo aspetto è che in Italia la grafica è oggi un assoluto optional.

Qualcuno pensa che Landor non sia in grado di realizzare una grafica come si deve?
Semplicemente non è, per un brand designer, indispensabile.
Quello che Landor vende – l'idea, la soluzione globale, la consulenza strategica – prescinde dalla sua rappresentazione e il valore di quest'ultima, in ogni caso, non è percepito dal committente.

Il ruolo del designer
E qui arriviamo un po' al nocciolo del problema. Il ruolo del graphic designer ha subito, negli ultimi venti anni, una lenta e inesorabile erosione. Quel ruolo che si definiva, fino al principio degli anni '80, di "grafico redattore", un grafico che sedeva a fianco degli amministratori pubblici a definire, non l'immagine, ma il progetto di comunicazione nel suo insieme, è stato via via occupato da consulenti, manager e commissioni.
Il risultato è l'esautoramento del designer dalla scena strategica, una figura chiamata, quando va bene, a mettere in bella copia ciò che è già stato deciso da altri.
E quando è un comitato, una commissione che decide il risultato può essere solamente un compromesso conservatore. Una realtà che esprimeva bene Tibor Kalman nel suo "Fuck the Committees" che la definiva "una poltiglia culturale che nessuno può odiare o amare".

È un duro colpo per il nostro orgoglio professionale, così come lo è l'aver pensato che un nuovo [e da oggi forse vecchio] clima politico potesse portare ad una maggiore considerazione della comunicazione visiva.


Una proposta
Sarebbe bene, a questo punto, prendere atto della realtà e comportarsi di conseguenza.
Ci permettiamo di avanzare una proposta: aboliamo l'obbligo per le amministrazioni pubbliche di indire concorsi sulla creatività.
Se la Presidenza del Consiglio vuole affidare l'immagine dell'Italia alla Landor, bene! che lo faccia direttamente.
Basta con i concorsi obbligati dalla legge, ma sentiti come una costrizione da aggirare in ogni modo da parte della stragrande maggioranza degli amministratori.
Non è l'ora di farla finita con queste farse?
Che i politici si prendano le loro responsabilità e compiano le scelte che ritengono giuste, con o senza i grafici.
E quando si sceglie di fare un concorso che sia una libera scelta e siano, finalmente, applicate tutte quelle norme che garantiscono la correttezza e, soprattutto, la qualità grafica del risultato.

Inserito da gianni sinni | 22.02.07 | (38) | Incubi | stampa |




commenti:

  Perché gira e rigira ho l'impressione che "nel grande" accada quello che vive ognuno di noi quotidianamente? Ho come la sensazione che il vero ideatore del logo sia chi l'ha commissionato, Landor quindi non ha fatto altro che eseguire un diktat, ricompensato ma sempre un diktat. Perchè un simbolo può essere realizzato da chiunque no? Non serve mica avere una competenza per farlo...

saurospagnol il 22 feb 07 alle 00:14

  E' la cultura stessa del design che è venuta a mancare e che va recuperata. Togliendo l'obbligo al concorso si risolve pochino secondo me. Certo si elimina una farsa, ma è come dire "togliamo i limiti di velocità, tanto nessuno li rispetta".

La cultura visiva in Italia è moribonda da un pezzo e la colpa se volete saperlo, è anche delle associazioni di categoria come l'AIAP che mai si sono mosse efficacemente per promuovere una giusta visione al di fuori del ristretto cerchio di addetti ai lavori.

Fino a quando continueremo a parlare solo a noi stessi e a non cercare di promuovere quello che ci sta a cuore anche alle altre categorie (imprese in primis per esempio) cointribuiremo solo a questa lenta agonia della cultura visiva in Italia.

Dov'è l'AIAP? dov'è l'ADC?!? state a guardare e le uniche mosse sono commenti indignati in blog letti solo da designer?

Se non vi muovete voi che siete i portavoce di migliaia di professionisti italiani chi altro può farlo?

Promuovere la cultura visiva nelle imprese, promuovere una giusta educazione visiva nelle scuole, negli istituti, nelle università. Questo dovrebbe essere il vostro ruolo per aiutare il lavoro di noi designers.

Vi limitate a fare uscire un annual o a promuovere un concorso: queste iniziative servono solo all'auto incensamento continuo da cui è afflitta la categoria! quanto ancora deve passare prima che ce ne rendiamo tutti conto?

saluti.

Antonio Moro il 22 feb 07 alle 00:20

  Credo sia corretto (forse a questo punto necessario) prevedere, nell’ordine del giorno della prossima riunione del consiglio direttivo, una formale richiesta che inviti tutti i soci Aiap a presentare proposte e iniziative per entrare subito in contatto con la pubblica amministrazione (crisi di governo permettendo) o comunque che inizi a raccogliere richieste, soluzioni, prorità per formare un archivio completo (e non semplici sfoghi – comprensibili e condivisi ma sterili – sul nostro forum online Sdz) per poter ragionare in concreto sul da farsi.

Roberto steve Gobesso il 22 feb 07 alle 07:19

  Questo è solo un deprimente, svilente e umiliante metodo di aggirare il problema. Siete voi stessi parte di questo sistema marcio.

Biba il 22 feb 07 alle 08:40

  Con o senza i bandi non si eliminano le marchette e le commissioni truccate, anzi si amplificano. Non è un problema di sistemi ma di etica politica e professionale. Il problema che abbiamo noi e lo stesso che hanno altri nei rispettivi settori. Manca etica, buon senso e correttezza. Chi è senza peccato scagli la prima pietra e non parli chi ha lavorato per favori politici et similia. E' un sistema comune che va demolito dalla base e dai singoli. Lancio una provocazione: NON ACCETTARE LAVORI COMMISSIONATI DA FAVORI E PREFERENZE POLITICHE. Chi aderisce?

Antonello il 22 feb 07 alle 09:30

  se non ricordo male nell'incontro di Bolzano del 2004 si parlò proprio di questo...

mettiamo in atto quanto emerso.
Vigilanza sui bandi, pubblicazioni in merito ecc..

Fare concorsi rimane un bel momento, o per lo meno per quanto mi riguarda, mi piace riunire persone con cui lavorare in queste determinate occasioni.
Cerchiamo di guarirli e non ucciderli!


buona giornata
un'ustionato da un apparente serio e importante concorso

matteo il 22 feb 07 alle 09:51

  bla bla bla bla bla bla...

... " c'è però un aspetto, in questa realizzazione graficamente scialba da parte di un'importantissima e capace agenzia internazionale, gravido di conseguenze..."

bla bla bla bla bla bla...

franka il 22 feb 07 alle 10:11

  Ragazzi, la figura del grafico è vista sempre di più, a mio parere, come un esecutore che sà usare quei due programmi....

è brutto vedere gente dietro di te che si reinventa grafico e guru della comunicazione e che ti dà gli ordini su come fare la grafica,

e mentre tu sei lì, che pensi che stai realizzando un qualcosa che va contro tutte le "regole" della grafica,...

non puoi far altro che all'inizio motivare le tue idee contrastanti,

dopo di chè, fare quello che ti è stato detto.....

perchè il grafico è solo un manovale....

Buona giornata a tutti

Tiger il 22 feb 07 alle 10:13

  Sono daccordo con Antonello.
Eliminare i concorsi trasferirebbe i problemi nel processo di committenza, e basta.

Settimanalmente vedo sul sito Aiap conferenze su conferenze, mostre, pubbblicazioni di nicchia a bassa tiratura.
Ma qualche progetto diretto verso la classe imprenditoriale e politica?

Cosa serve avere mille designer culturalmente aggiornati se poi il committente non è pronto per loro?

Alex il 22 feb 07 alle 10:29

  e tuttavia... i grafici, soprattutto italiani, sono ben rappresentati da tiger, qui sopra, che non conoscono neppure le basi dell'ortografia della loro stessa lingua, diciamo da quarta elementare, ma lo considerano un optional.
medice cura te ipsum

graffica il 22 feb 07 alle 10:30

  Hai colto in pieno il punto, Alex

saurospagnol il 22 feb 07 alle 10:38

  sostanzialmente apprezzo l'alzata di testa della comunita' dei grafici e di sdz. sono ASSOLUTAMENTE contrario a una iniziativa, per abbia chiaramente intenti ironici o di provocazione, che comporti la non partecipazione ai concorsi o la stessa inesistenza di tali procedure. sono per iniziare a fare delle azioni di dialogo diretto con l'istituzione di governo. penso ad esempio a una lettera al primo ministro (prodi o chi per lui vista la situazione attuale) firmata da tutti gli associati aiap (circa 800 se ricordo bene) e da tutti quei professionisti che sono contrari all'attuale condizione in cui versa la gestione diffusa dei concorsi, ma anche consapevoli dell'importanza del riconoscimento della professione (le due questioni sono l'una la conseguenza dell'altra). Continuo a pensare che fino a quando se ne parla tra di noi senza andare decisi verso gli interlocutori diretti le cose non cambiano.

Francesco E. Guida il 22 feb 07 alle 10:44

  vedo questa proposta come una provocazione e per questo l'appoggio. bandire un concorso troppo spesso è mera scelta strategica.

matmot il 22 feb 07 alle 11:13

  Nessuna ironia su fatti e contesti che ancora una volta denotano indifferenza e confusione su temi che invece riguardano percorsi di studio, ricerca, impegno sociale e culturale di decine di designers e grafici.
La visibilità di cui parla qualcuno anche su PG9 a proposito di Aiap probabilmente riguarda solo alcuni soggetti, sempre gli stessi, sugli stessi mezzi, negli stessi posti che troppo spesso sono le (la) grandi città del nord già strasensibili al tema. Partecipare comunque, sempre, vuol dire alzare una voce possibilmente di qualità, lottare dall'interno per il cambiamento dei sistemi di selezione e valutazione e per un dignitoso riconoscimento della professione.
Le accademie rimangano dove sono, é sul campo che bisogna insistere, intervenendo, partecipando, proponendo.
Insistere, insistere, insistere.
Cominciamo da noi.

Francesco Maria Giuli il 22 feb 07 alle 11:25

  Francesco Maria, insisto giornalmente (l'ultima telefonata è di 10 minuti fa) con i miei clienti: Commissione europea/Rappresentanza in italia (della), Unar: Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (della Presidenza del Consiglio/Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità), Cide: Centro nazionale per l'informazione e la documentazione europea. Mi sento però... da solo. Ho girato questa notizia e i suoi 100 e passa commenti alle persone (i miei interlocutori) all'interno di queste strutture. Io ci sono, però sono solo. Mi serve una mano da voi. Insisto giornalmente. Datemi una mano.

Roberto steve Gobesso il 22 feb 07 alle 12:21

  è stato appena reso pubblico il portale http://www.italia.it
mi attendo commenti e quant'altro.
approposito, il payoff "l'italia lascia il segno" è stato appena sostituto per questa pplicazione da "il paese di qualità"...

ehm...
che dire...

domenico catapano il 22 feb 07 alle 12:26

  insistono ancora?
adesso è anche....IL PAESE DI QUALITA'!!!

Mi sembra di subire dal punto professionale
una pugnalata dietro l'altra.

Valeria

puntolineasuperficie il 22 feb 07 alle 12:37

  Bello il portale,
al pari del marchio.
Testi sgranati, su firefox ho alcune elementi sballati.
Cromaticamente tutto impostato sui toni di azzurro e blu, ma doveva fare il portale francese o italiano?
Ma il tricolore non è verde bianco e rosso?
Italia in.... (4 punti di spospensione eh? meglio abbondare!)

codice NON validato.

scusate l'OT ma non ho resistito.

Alex il 22 feb 07 alle 12:46

  Segnalo in modo del tutto marginale al dibattito in corso e per chi volesse divertirsi, che i domini "ilpaesediqualita.it" e "italialasciailsegno.it" sono disponibili (verifica fatta su WebPerTe alle 14,20 del 22/2/07).

Mica male, no?

Alberto Lecaldano il 22 feb 07 alle 14:24

  certo... e con 38 euro li possiamo prendere subito!

steve il 22 feb 07 alle 14:42

  Rispondo a Roberto Gobesso,
non sei solo come professionista nella battaglia ce ne sono tanti e mangiano anche la polvere. Chi è isolato è il cliente. Non vede non sente. Non è in grado di vedere. Non capisce qual'è il nostro mestiere non comprende cosa è un 'grafico'. Pensa a quanti ti chiedono ancora "cosa fai esattamente?". Siamo una categoria che ha perso qualche pezzo strada: un po' di identità e anche di autorevolezza.
Un saluto

Pier Antonio Zanini il 22 feb 07 alle 14:53

  Dal portale del Comune di Milano:

TRIENNALE. OGGI SGARBI ALLA PRESENTAZIONE DEL LOGO ITALIA
L’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi interverrà alla presentazione del "Logo Italia", il nuovo marchio per la promozione coordinata del turismo del Sistema Italia, che si svolgerà oggi, giovedì 22 febbraio, alle ore 19.30, presso la Triennale di Milano, in viale Alemagna 6.

Pier Antonio Zanini il 22 feb 07 alle 15:28

  ho visitato il sito italia.it, non vi voglio annoiare con questioni di marcatori e codice ma, a mio avviso, questo sito NON risponde ai requisiti di accessibilità (non risponde nemmeno a un criterio sensato di progettazione) ma fa finta di adeguarsi in un modo quasi offensivo.

la questione è questa: per la legge (legge Stanca) il contratto per la realizzazione di questo sito DOVREBBE essere NULLO.

credo che se qualcuno VOLESSE, con un poco di malignità, potrebbe chiedere di annullare il contratto con cui si è assegnata la realizzazione del sito (anche se non credo sia stato realizzato dagli autori del logo).

dc il 22 feb 07 alle 15:41

  se tanto ci da tanto...
caduto il governo... speriamo almeno che cada anche "it".

Pietro Amos il 22 feb 07 alle 16:45

  Ma nel concorso "Sardegna" non c'era una giuria qualificata (e con soci Aiap)?
Che è successo laggiù? Qualcuno m'illumina? Com'è che il concorso è andato comunque letteralmente a puttane?

fd il 22 feb 07 alle 17:43

  Per fd,
è un po' lunga da raccontare. Ti consiglio di leggere l'articolo pubblicato su Progetto grafico 9 a cura di Alberto Soi.

Pier Antonio Zanini il 22 feb 07 alle 17:50

  Un amico mi ha spedito questo:

http://www.aeiou.pt/...p=resultados

trattasi di risultato di un concorso per un logo,
non hanno "soltanto" messo TUTTI i loghi partecipanti
ma hanno indicato nei punti che vanno dal '1 al 3
tutte le tappe e le selezioni che la giuria ha fatto
fino alla scelta (opinabile come sempre forse, ma...)
del vincitore di cui danno il nome solo alla fine.

Bravi

Pier Antonio Zanini il 22 feb 07 alle 18:18

  Il marchio è semplicemente ORRIBILE!!! Mi vergogno di essere italiano! Purtroppo tutti noi sappiamo come funziona negli enti pubblici. Quello che succede nel nostro piccolo succede anche nei grandi sistemi. L'ottusità, l'antichità e, mi permetto, il clientelismo dei nostri politici, di tutte le ideologie, è dannoso per l'Italia come quest'episodio ha mostrato. Siamo creativi, siamo la nazione dell'arte, del design e della moda, ma tutto questo in quello scarabocchio di sicuro non c'è!!! Sicuri che la Landor è l'unica artefice del marchio? E le altre proposte presentate al concorso? Si possono prendere, o meglio, l'AIAP può intervenire in qualche modo?

Carlo il 22 feb 07 alle 18:42

  veramente, che è successo in sardegna?! alla fine il progetto è stato affidato a chi si pensava avrebbe vinto avendo già le mani in pasta squalifcato per mere irregolarità formali. Da quando siglare le tavole in un concorso anonimo è una mera irregolarità formale. ma tant'è.

jo il 22 feb 07 alle 21:28

  scusate, leggerò al più presto l'articolo.

jo il 22 feb 07 alle 21:30

  E nel frattempo quelli dell'ADCI non si vergognano del loro stesso sito internet? e l'AIAP che ne pensa di rivolgersi anche ai non iscritti? e il Ministero della Grafica? che fine ha fatto? Prima ancora dei concorsi che senso hanno queste pseudo-corporazioni, queste associazioni professionali se intorno c'è il deserto? Vi siete chiesti come può accedere ai grandi clienti un piccolo studio? o un giovane e talentuoso professionista? I concorsi pubblici sono un disastro, e i privati invece? dove finisce il nostro lavoro se gli unici obiettivi della committenza sono una grafica "take away" e profitto sopra ogni cosa? e la cultura? e il progetto? l'arte? il mestiere? Qualcuno si è per caso accorto che in Italia, negli ultimi anni, le cose migliori nascono senza committenza e prevalentemente negli ambienti "underground" e non scolastici?
Concludo proponendo di contribuire tutti, SDZ compresa all'organizzazione di un grande evento indipendente su scala nazionale. Magari alla fine ci mettiamo anche una grande assemblea... Qualcosa accadrà!

saluti
m.

Michele Elia il 23 feb 07 alle 11:34

  Quando ero ragazzo e in classe la prof chiedeva a tutti noi che cosa fa tuo padre io rispondevo: il grafico! e tutta la classe si voltava verso di me chiedendo spiegazioni che non sapevo dare. A casa domandavo ragione di ciò e mio padre tra l'imbarazzato ed il divertito provava a raccontarmi quello che faceva: colori, pennelli, caratteri tipografici, copertine, libri, manifesti, marchi... le gioie della sua vita!
Tutto contento alla successiva occasione ero pronto a rispondere: ma le perplessità e l'incomprensione restavano identiche. Ora ho 57 anni e non è cambiato molto.

Beppe Veruggio il 24 feb 07 alle 12:15

  Sono un progettista grafico e disegnatore di caratteri tipografici, docente da ben 17 anni in varie università e istituti superiori. Mai avrei immaginato una bruttezza simile a rappresentare il nostro paese turisticamente! In questo “logo” viene rappresentata tutta l’ignoranza di chi ha fatto il progetto (!) e della comissione giudicatrice (neanche un cultore della materia). Partendo dalla cromia i colori così espressi non riconducono a quelli della bandiera italiana ma semmai palestinese. La forma, che dovrebbe simboleggiare lo stivale italico, sembra più un cetriolo. Giusta poi l’osservazione che ho letto con la somiglianza del marchio Logitech.
Passando poi alla scelta dei caratteri il disastro è totale: quella “i” non è neanche bodoniana (ultimamente il Made in Italy è molto rappresentato con i caratteri neoclassici di Giovan Battista Bodoni) ma si tratta del francese Didot; passando oltre l’uso delle “a” geometriche (in questo caso del Futura) stonano molto e rappresentano bene la peggior scelta che avviene ultimamente in Italia sull’utilizzo di questo carattere nella segnaletica (vedi Trenitalia) dove crea confusione nella leggibilità proprio tra la “a” e la “o”, oltre altri importanti dettagli che qui pietosamente tralascio; arriviamo infine alla “L” e l'altra "I" maiuscole trattate come maiuscoletto che nulla a vedere con il bilanciamento delle altre lettere. Povera Italia!

Giò Fuga il 26 feb 07 alle 15:24

  La pochezza estetica è poca cosa in confronto a ciò che succede gironalmente sul "mercato": amministratori/politici/tecnici/artisti/scopritori di talenti/innamorati e acclientati a questo o a quello senza il minimo pudore rispetto alle elementari norme che regolano la gestione della cosa pubblica, aggirano leggi e regolamenti spezzettando/sminuzzando/ricucendo/distribuendo commesse più o meno visibili ad imperterriti "professionisti" marchiati Aiap che oramai fanno dell'eccesso di ribasso, nelle sporadiche occasioni in cui accade di imbattersi in una...gara, il loro unico motivo di esistenza. Alziamo le mani di fronte all'ennesima performance del gratis e lasciamo la commessa alla coppia di cloni cinesi che se la aggiudicano con un bel -45% sulla cifra indicata...alla faccia dei tariffari e della cultura del progetto. Lascio ad altri il fatto estetico che non è il nocciolo della questione: nessun codice etico, lotta aperta alla cinese e via. Essere invitati a partecipare è ormai un lusso specialmente se sei bravo ma un po' scomodo, meglio i ragionieri contabili della grafica che invece sono molto apprezzati, mediocri e precisini come sono, da chi se ne strafotte delle motivazioni sull'uso dei soldi dei cittadini e batte il martello sempre e sfacciatamente sullo stesso chiodo. Che dire delle joint venture tra progettisti e tipografie, insieme contro tutti? Siamo battitori liberi, l'abbiamo scelto e rimaniamo duri e puri ciò nonostante. Continueremo ad insistere odiando la mediocrità e rifiutando il compromesso; il marchio progettato da nord americani per gli italiani che ne dovrebbero essere rappresentati è solo la punta dell'iceberg. Nessun commento ulteriore o piagnistei, alla piccola politica uniamo la nostra atavica incapacità di imposizione delle regole, uguali e certe per tutti.
Grazie a tutti coloro che sanno indignarsi ed operano per il cambiamento.

Francesco Maria Giuli il 27 feb 07 alle 16:32

  perchè mi sembra un film già visto?

Stefano De Carlo il 02 mar 07 alle 17:27

  A CHI FOSSE INTERESSATO SUL SITO DELLO STUDIO (http://www.jeh.it/) VINCITORE DEL CONCORSO distretto orafo di valenza E' POSSIBILE VEDERE, NELLE NEWS, IL LOGO

A TITOLO DI CRONACA

pietro il 02 mar 07 alle 18:12

  giusto per provocarci un travaso di bile ( masochisti di tutto il mondo uniamoci !) vi consiglio di andarvi a vedere il risultato di un ennesimo concorso pubblico per il Nuovo logo per il Dipartimento Politiche Comunitarie....
a questo link.
http://www.spotanatomy.info/...ents

e godetevela.....

pietro il 16 mar 07 alle 10:04

  Stranamente sotto la pibblicazione del 'bel' marchio vincitore
non si apre la finestra per i commenti, quindi lo allego qui:

Mi meraviglio che dopo i fiumi di parole in parte (non sempre) giuste sul concorso 'Italia.it' nessuno abbia al momento che scrivo, nulla da dire su questo penoso concorso e il suo risultato.
Questo é proprio il caso che fa pensare che il grido che mi pare qualcuno ha lanciato: aboliamo i concorsi sia pertinente.

Ha me spiace poi personalmente perché stimo Emma Bonino compagna di battaglie politiche negli anni '70 a Milano.
E' il solito approccio incolto e pressappochista con la comunicazione da parte delle istituzioni pubbliche italiane. Ed é grave che un ministro con cultura e soprattutto sempre impegnato nell'innovazionne e dotata per giunta di esperienza internazionale
abbia avvallato la cosa.

Giuseppe Colombo

G.COLOMBO il 19 mar 07 alle 19:17

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