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design e cultura quotidiana

It e il ruolo del grafico

Il caso dell’imbarazzante monogramma “it” ha occupato negli ultimi due giorni tutte le forze, emotive e culturali, della grafica italiana. È stata una levata di scudi senza precedenti: cetriolo, buccia di anguria, ocarina, cacca pestata, i nomignoli, gli epiteti, gli insulti, i dileggi si sono rincorsi sul nostro e sugli altri blog. Repubblica, che ha testato gli umori dei lettori ‘comuni’ ha avuto un indice di ‘sgradimento’ pari a quasi il settanta per cento: noi, nel nostro sdz, abbiamo non solo superato ogni record di commenti, ma registrato una impressionante unanimità. Quel povero “it” disegnato dai Landor Associates fa proprio schifo a tutti.

In un lungo commento a caldo, scrivevamo, tra l’altro, ieri: “E qui arriviamo un po' al nocciolo del problema. Il ruolo del graphic designer ha subito, negli ultimi venti anni, una lenta e inesorabile erosione. Quel ruolo che si definiva, fino al principio degli anni '80, di "grafico redattore", un grafico che sedeva a fianco degli amministratori pubblici a definire, non l'immagine, ma il progetto di comunicazione nel suo insieme, è stato via via occupato da consulenti, manager e commissioni. Il risultato è l'esautoramento del designer dalla scena strategica, una figura chiamata, quando va bene, a mettere in bella copia ciò che è già stato deciso da altri.” Tra i tanti commenti arrivati oggi sul nostro blog non sono stati in molti a soffermarsi su questa frase che invece ci sembra essere il cuore del problema.

Il mondo della grafica italiana si muove ancora idealmente sull’onda lunga della ‘cultura del progetto’ che fu la lezione della grande ‘scuola milanese’ dei Boggeri, dei Munari, degli Steiner, dei Pintori, degli Huber e che poi è continuata con l’opera, tuttora viva e importante, dei Monguzzi, dei Cerri, dei Lupi. Quell’idea progettuale, presupponeva un ruolo centrale e essenziale per la grafica, che diveniva anche progetto di vita, pedagogia e socialità. In quel quadro il committente si sedeva al tavolo dei progettisti per articolare la filosofia dell’intervento grafico e il progettista non era soltanto una mano che manovrava il tecnigrafo. Entrambi concorrevano, per propria parte e con continui mescolamenti di ruolo, alla creazione dell’evento comunicativo e progettuale che era, volta a volta, sociale, industriale, culturale. Senza questo riconoscimento (e rimescolamento) dei ruoli non si capirebbe neppure oggi l’immagine storica di Pirelli, di Olivetti, della Rinascente, della Coop, del Piccolo Teatro. Potremmo continuare per molte pagine ma non crediamo ce ne sia di bisogno.

Quel tavolo di filosofia progettuale, di scambio di idee, di aspro ma continuo rispetto reciproco, non ci pare esista più. È stato sostituito dal ‘nuovo che avanza’ e la sostituzione è avvenuta in modo strisciante, quasi inavvertibile, con i nuovi attori che hanno dato il cambio ai vecchi senza che nessun grido di allarme si sia alzato. Per anni si è ballato sul ponte del Titanic che affondava senza che nessuno riuscisse a sottrarsi al fascino di quella musica inebriante e mefitica.

I committenti di oggi non sono più attenti, in generale, al progetto e alla comunicazione ma al branding e al marketing. Il must non è più progettare o comunicare, ma vendere. Merci, ma anche consenso. A ogni livello. È quindi ovvio che nelle giurie non siano quasi più presenti o accettabili i Gillo Dorfles e i Giovanni Anceschi, e che pullulino invece le Laure Biagiotti e le Anne Martina (e perché no, per fare qualche esempio di ‘personalità alte’, come sono stati definiti i componenti della scombiccherata giuria del caso “it”, i Vasco Rossi, oppure i Giovanni Rana o i Dolce & Gabbana, tutte ‘personalità alte’ nei loro settori di pertinenza e tutti totalmente incompetenti nella materia del contendere?). Gli interventi delle associazioni di categoria sono sfuggiti come ‘saccenterie pestifere’ e ci si appella continuamente al luogo comune consolatorio, all’aria fritta del già visto, del già sentito o orecchiato, del già digerito. Un marchio non si propone più di comunicare un’idea (che magari resta nelle tracce furbette seminate nelle relazioni dei bravi copy di complemento) ma si limita a cercar di affermare un prodotto!

Questo tipo di atteggiamento risponde solo alla domanda: 'quanto si vende?' senza minimamente porsi il problema del 'perché si progetta'. Gli uomini marketing hanno conquistato il terreno, elaborato immaginette buone per tutte le stagioni e ora fanno tintinnare allegramente il salvadanaio. E il committente? Pubblico o privato? Per parafrasare Mario Piazza "... il politico non sa guardare e quindi si affida a dei fiduciari (i giurati), persone degnissime ma sostanzialmente impreparate..."

Intorno a questo ci piacerebbe che da domani si incentrasse il dibattito su sdz.
Quale ruolo attende i grafici nei prossimi anni? Esiste ancora una cultura del progetto?
Esiste una parte politica che dia risposta alla necessità sociale del comunicare e non solo alla realtà commerciale del consumare? Esiste un modo di far ascoltare la voce della grafica progettata o ci si dovrà rassegnare a salire in montagna (per la resistenza armata o per raggiungere la riserva non importa)?
Sono domande legittime, serie, doverose, ma i primi a doversi dare delle risposte sono i grafici stessi, svincolati finalmente dalla logica invadente e vischiosa dei copywriters, dei manager, degli account ecc.
Se questa sarà l’occasione per aprire, in qualche modo, un dibattito serio sulla questione di fondo, anche quel 'maledetto' cetriolo potrà sembrare un po’ meno indigesto.


Inserito da gianni sinni | 23.02.07 | (57) | Simboli | stampa |




commenti:

  Questa lucida e condivisibile analisi della situazione mi pare contenga "in nuce" anche tutto il dibatto, la domanda e la risposta.
In questo momento, approfittando dello scandalo del baccellone mutante, indirizzerei energie e impegno in una presa di posizione verso l'esterno piuttosto che in dibattiti tra noi.

Stefano Tonti il 23 feb 07 alle 08:32

  Uff, che articolo lunghissimo oggi...
Non credo di riuscire a leggerlo, è troppo per l'inizio della giornata.
Buon dibattito, io ricomincio a lavorare..

franz il 23 feb 07 alle 09:10

  Sono d’accordo, concentriamo la nostra attenzione sulla (persa) cultura del progetto e sul ruolo del grafico quale operatore culturale. Posso capire e condividere a fondo (e l’ho fatto) la levata di scudi e lo sdegno della comunità degli operatori visivi in merito al segno in questione ma commettere gli stessi errori di coloro che stiamo (giustamente) criticando (leggi i “creativi” della Landor) ci espone a numerose critiche e, dall’interno di questa comunità, mi sento di sollevare la prima.

Se si parla di “simboli”, e questo post è nella rubrica “simboli”, la macchia verde della Landor NON è un’ocarina, il cui connotato semantico (dal greco semantikos, "significato", deriva da sema, "segno") e sostanziale sono i fori (altrimenti non suona); NON è una merdina, dato che la rappresentazione segnica della stessa sarebbe difficile… come sappiamo bene le feci hanno molteplici forme che scaturiscono da differenti e variegate situazioni (sono un po’ come il diavolo che sfugge ad ogni rappresentazione) e infine NON è una banana (non ne ho mai viste con un bitorzolo di lato) e NON è un cetriolo perché non basta un colore a dare un significato a un segno (forse quelli a coltivazione biologica hanno dei bitorzoli ma se dovessi fare un marchio con un cetriolo la farei, di sicuro, bello liscio).

Naturalmente NON è neppure l’immagine o l’icona, come preferite, nella quale, da italiano, mi identifico e dalla quale ho intenzione di farmi rappresentare.

Roberto steve Gobesso il 23 feb 07 alle 09:20

  il logo it: non sarà mica il vero motivo della crisi di governo?!?!?!?

auguro buon lavoro e buona giornata a tutti

flavietta il 23 feb 07 alle 09:28

  Il dibattito tra noi grafici è sempre utile, anche l' "o tempora, o mores" riferito a politici e cortigiani, ma come socio AIAP mi aspetteri prese di posizione più battagliere da parte dell'associazione.
Due punti sostanziali:
1)La qualità del progetto vincitore è talmente scadenta che si stenta a credere sia opera di professionisti
2)Il rinvio avvenuto prima di Natale per la presentazione dei progetti è stato operato adducendo motivazioni ingiustificabili, che probabilmente celano scenari poco chiari (leggi: qualcuno non era pronto...)
Pertanto l'associazione dovrebbe chiedere l'annullamento della gara, sostenuta non solo dai soci, ma da tutto il movimento di opinione che si è creato.
Dopodichè continuiamo a dibattere sulla crisi del nostro mestiere, ma battaglieri per favore, non depressi!
A me piace concorrere, ma non in gare dove il vincitore è già stato scelto a priori, credo che su questi temi l'Aiap potrà ottenere grandi consensi

sectio il 23 feb 07 alle 09:58

  A questo punto verrebbe da domandarsi... ma non avrebbero fatto più bella figura comprando un marchio "precotto" su quei siti dove scelto il segno devi metterci solo il nome (type) e il gioco è fatto?

: P

PS Sul Corriere della Sera c'è l'articolo sulla presentazione del sito!!!

valeria il 23 feb 07 alle 09:59

  credo che le risposte alle domande finali siano no, no, no, no, no ecc.
in fondo però tutto questo è logico, i mestieri sono pur sempre definiti dal loro ruolo in un contesto sociale. la parola progetto oggi non significa nulla, viene utilizzata, come sapete tutti, nell'espressione "project management", il coordinamento e la pianificazione di un processo produttivo. nel migliore dei casi il progettista gestisce il processo produttivo di una merce, il che è, in qualche modo, il contrario della 'cultura del progetto'.

questo è l'aspetto deprimente della faccenda, cioè che quel progetto e quella cultura sono diventati estranei alla società mentre la loro forza risiedeva appunto nell'impegno all'interno della società. l'assurdo è che una cultura nata per abbattare la vecchia polverosa idea dell' "artista" che se ne sta nella torre d'avorio, oggi può esser conservata come un pezzo da museo. nelle mie parole non c'è disprezzo, ma una specie di malinconia infinita.

però non si può nemmeno più pensare che quelle idee siano tutte fondate, coloro che vogliono salvare il progetto devono fare uno sforzo enorme per aggiornare i propri strumenti analitici, e non possono cadere nella doppia tentazione: basta ritornare sulla retta via/le cose sono così complesse che non è più possibile enunciare una teoria, possiamo solo osservare e descrivere le diversità.

c'è poi un problema che riguarda, in modo particolare, il nostro paese. provate ad andare su design observer e cercate la notizia del nuovo marchio dell'italia. non esiste, nemmeno per fare dell'ironia. si tratta semplicemente di un paese irrilevante dal punto di vista della cultura visiva, ma che ha la terribile abitudine di pensare nei termini dell'eterno "buon gusto" italiano: oltretutto questa è l'idea che montezemolo, uno che passa per essere un grande condottiero con grandi idee per risollevare le sorti del paese, ha del rilancio della nostra economia.

poi ci sarebbe il discorso sulle incoerenze personali che, per fare un esempio, mi portano a fare questo discorso e a comportarmi in pratica nel pegggiore dei modi con la scusa della sopravvivenza.

dc il 23 feb 07 alle 10:15

  sommato al logo per i cinquant'anni dell'unione europea mi viene da pensare che ci si voglia rimettere alle prime soluzioni digitali, che non solo l'italia non sappia più in cosa riconoscersi, ma che anche le menti più leggere non trovino in queste forme, come nelle forme ideologiche dell'italia e dell'europa, un qualche segno da tradurre, una serie concreta di ideali da rimettere nel logo, nel lettering, nell'immagine.
sinceramente penso che, per nostra fortuna, l'italia possa rimanere, turisticamente parlando, un luogo dove la gente continuerà a venire.
è troppo più forte l'impatto di piazza dei miracoli, di venezia, di foggia, e di qualsiasi altro posto che un simile logo possa spazzare via. aihmè ci rimane quel logo, da cui bisogna ripartire. sbagliando si impara. spero che i fatti, visto che non è la prima volta che succedono, siano da lezione. e che questo ci unisca ancora di più, nel bene e nel male.

cranio il 23 feb 07 alle 10:21

  ommammamia!!! un articolone lunghissimo e commenti altrettanto lunghi.
come si fa a sostenere una discussione del genere?
ho letto un po' dove mi saltava l'occhio facendo un puzzle indescrivibile e insostenibile.
vi prego, siate più coincisi... se "a voi vi" piace leggerVi non è detto che lo debbano/vogliano fare anche gli altri.
andando oltre questa "velata" provocazione direi che se con quanto sopra scritto da ra.des e mario piazza si debba o si possa aprire un dibattito costruttivo, bè credo che si stia cominciando col piede sbagliato.
è fin troppo facile riunirsi nella stanza di sdz e lamentarsi a vicenda e porsi le annose domande di sempre senza risposta. l'AIAP deve agire. lo deve ai grafici che rappresenta e a quanti (sopratutto giovani) stanno all'esterno di essa in attesa che la propria esperienza gli dia la libertà che meritano, buttandosi alle spalle finti stage, lavoro non retribuito o nella migliore delle ipotesi retribuito malissimo.
l'AIAP c'è già, ed è inutile dunque inventarsi un'altra entità per rivendicare in sede governativa chissà che cosa.
del resto (attenzione, provocazione in arrivo) l'AIAP è fatta di gente che ha la pancia piena... e che a lamentarsi non gli costa nulla. che tanto non cambierà mai nulla, che tanto i dibattiti all'interno ce li facciamo, che tanto pure i grandi convegni e incontri (solo pippe mentali) ce li facciamo, che tanto poi tutto passa e i clienti non mancano...
basta chiacchiere. tirate fuori le palle! vi rendete conto della vergogna che è stata prodotta in questi due ultimi giorni? anche senza volerlo, la community italiana dei grafici verrà rappresentata all'estero anche da quella cacca verde di alieno.
AIAP...

domenico catapano il 23 feb 07 alle 10:35

  Vado ad aprire una salumeria nella Repubblica Ceca.

doctordorian il 23 feb 07 alle 10:36

  non interverrò lungamente sulla questione, non mi sono adirato, ne ho scritto commenti a riguardo

ed è per un motivo molto semplice, che a tutti i 130 commenti indignati è sfuggito, perfino a Mario Piazza che io stimo molto. Il logo per il sistema Italia, così è stata definita la nostra nazione, è inutile. La sua vera debolezza sta ne fatto che non ce n'è e non ce ne sarà bisogno, realmente, nasconde un'ossessione economica che non fa parte invece di un questione nazionale

Non solo un logo per una nazione è un paradosso concettuale, ma anche formale

db il 23 feb 07 alle 10:36

  cari grafici e creativi, come ben sapete
la grafica non è matematica e tutto questo disquisire di bodoni e futura, cetrioli e banane, non mi sembra di buon gusto. Intendiamoci, neanche a me pare un lavoro azzeccato, ma mi astengo dal vivisezionarlo e giudicarlo.
Se il problema è invece quello delle modalità della gara, non è certo questo il luogo adatto per discuterne,
se qualcuno ha dei dubbi sulla regolarità del concorso, si rivolga agli organi competenti.

mario leandri il 23 feb 07 alle 10:48

  e vogliamo parlare dell'altro scandalo legato al logo italia?
il suo sito http://italia.it/ pagato 45 MILIONI DI EURO!!

"A me il nuovo portalone del turismo italia.it piace molto. Rappresenta molto bene il nostro paese: è tecnologicamente indietro di qualche anno, è pieno di errori ed inesattezze, è lentissimo qualsiasi cosa vogliate fare, le indicazioni sono sbagliate, le lingue straniere ehm non le padroneggia molto bene, è tutto un po' arruffato, canta a voce spiegata ma roba bruttina e già sentita"

ho il vomito.

teo il 23 feb 07 alle 10:57

  è vero quello che dice db per il logo, mentre un discorso molto diverso va fatto per il sito italia.it, di cui, parimenti, non c'era bisogno ma che, nel momento che viene fatto deve rispettare almeno le buone pratiche di progettazione.

quindi rilancio la questione: il sito così come è, è letteralmente fuorilegge, non nel senso metaforico, ma nel senso pratico della legge della repubblica italiana. il contratto da 45 milioni di euro è in realtà nullo (potevano spenderli per lo stato sociale così accontentavano pure i trotkisti).

a molti, con una certa ragione, può sembrare che sia deprimente difendere le ragioni del progetto col codice civile. è vero. è deprimente ma è una possibilità concreta.

a molti, senza alcuna ragione, sembrerà che la grafica non c'entri con le questioni relative alla marcatura semantica, i layout table-less ecc., che è come dire che la tipografia non c'entrava con i caratteri mobili.

quindi, se qualcuno volesse rilanciare l'idea del progetto avrebbe una occasione (deprimente è vero) per così dire, pratica.

dc il 23 feb 07 alle 11:21

  Ringrazio Mario Piazza per il suo approfondito intervento, solido contributo all'utilissima discussione nel merito di questo sintomatico e deprimente episodio.
E comunque grazie a tutti coloro si sono espressi nel merito di questa eccezionale occasione di comune indignazione.
Penso sia il momento di sintetizzare, di distillare il sentimento di profonda umiliazione che ha afflitto tutti noi, condensando le più efficaci considerazioni emerse nel frenetico dibattito di questi giorni, in un comunicato stampa, rivolto ai principali quotidiani, che esponga all'esterno il pensiero espresso dalla nostra comunità,
che (per Dio!) non può essere ignorato.
Sono certa che le nostre ragioni saranno sostenute e condivise da molti esponenti del mondo della cultura e dell'arte - unica possibile leva per riuscire a rimbalzare al mittente l'imbarazzante cetriolo.
Il logo presentato, a causa degli evidenti limiti formali e concettuali danneggia GRAVEMENTE l'immagine del nostro paese, l'intelligenza e la professionalità di tutti noi.
Cerchiamo di sostenere una mobilitazione d'opinione al fine di invalidare la scelta di questa inconsapevole giuria, per esempio attraverso un'ampia sottoscrizione...
Si potrebbe proporre la selezione di una nuova commissione giudicante che riesami gli elaborati pervenuti ???
Barbara - studio FM

Barbara il 23 feb 07 alle 11:38

  Da “La sottile linea Rossa, intervista a Bob Noorda” http://www.ministerodellagrafica...

[[[
Perché si lavora e si progetta così oggi?

C'è una mancanza della parte pubblica, di chi è responsabile, non c'è una preparazione vera... […]. Se prendiamo l'identità grafica e di comunicazione del governo italiano non c'è nulla. Io sono olandese, e li tutti i ministeri hanno un'identità perfetta, sono molto avanti, quasi maniacali.
]]]

Antonio Cavedoni il 23 feb 07 alle 11:55

  QUALCHE PROPOSTA:

1)
SDZ potrebbe farsi promotore di una petizione online (una raccolta di firme, chessò) che invita il governo a rivedere la scelta fatta.
Una pagina di questo blog (o un nuovo blog dedicato) che raccolga le iscrizioni e il "voto" contrario di quanti sono rimasti indignati da quanto accaduto in questi giorni.

2)
SDZ potrebbe cercare di avere qualche scambio di battute (intervista, commento ecc...) con i tipi di Landor. che in tutto questo rappresentano le vittime (oltreché i carnefici).

domenico catapano il 23 feb 07 alle 11:56

  Ho come l'impressione che tutto andrà a finire come sempre: tanto rumore per nulla aspettando il prossimo bollore generato da qualche altro scempio. Siamo fatti così, tempo un mese e tutto sarà digerito, deriso e guardato con distacco.

saurospagnol il 23 feb 07 alle 12:27

  concordo con Barbara. secondo me le premesse per un'azione all'esterno ci sono (comunicato, o addirittura una pagina sui quotidiani). in sintesi: bando fatto coi piedi, rinvio per motivi ingiustificabili, giuria quantomeno impreparata, risultato insufficiente. Potrebbe essere la prima azione nell'immadiato, ora che la cosa è ancora calda... poi potremo pensare ad azioni più ponderate

giancarlo il 23 feb 07 alle 12:41

  se non volevate commenti sì tanto lunghi dovevate mettere un limite di caratteri…
crani

cranio il 23 feb 07 alle 12:43

  Beh penso che il problema oltre ad essere legato ad un discorso marketing, che ormai è da molto che eclissa motivazioni progettuali spesso anche più importanti, sia legato anche ad una perdita di prestigio che è il "mestiere di grafico" (per dirla alla Steiner), ho quasi l'impressione che qui in italia la progettazione visiva sia diventato un qualcosa che chiunque può fare (naturalmente non in questo caso specifico visto che la Landor è una azienda competente) e che chiunque può giudicare "tecnicamente".

Massimiliano Altieri il 23 feb 07 alle 13:50

  ma si può sapere quanto è costato questo cetriolo? perché se non va bene, allora si tratta di un danno erariale e non va pagato

renato il 23 feb 07 alle 14:00

  La dietrologia che fa sempre audience:
ma l'Aiap non agisce perché ha interessi commerciali e relazionali da non compromettere?
D'altronde tutti abbiamo avuto o abbiamo clienti fra la pubblica amministrazione... tanto ignoranti, ma tanto preziosi. Che sia forse inopportuno rendere ufficiale il borbottio?
Forse anche questo è un segno della nostra debolezza e non autorità professionale. Non abbiamo "potere contrattuale" per comunicare.

marta magister il 23 feb 07 alle 14:03

  "ho quasi l'impressione che qui in italia la progettazione visiva sia diventato un qualcosa che chiunque può fare"

se la progettazione è un qualcosa, allora davvero chiunque la può fare, e, a dirla tutta, è giusto che sia così

io mi stupisco di tutta l'indignazione, e poi giro per l'italia, e quello che vedo non supera in qualità il logo in questione, forse farà male, ma il logo italia è lo specchio della grafica italiana odierna, non contemporanea, non moderna

allora niente scuse, è troppo facile denigrare, io l'avrei fatto meglio, il cetriolone (sarà una critica questa?), pochi commenti razionali, logici, molti offensivi, pochissimi commenti costruttivi

e vi prego, basta con le bugie sui clienti che non vi capiscono, citate noorda, steiner, munari, huber, boggieri, vi assicuro non avrebbero accettato una simile scusa, e i loro clienti non sono diversi dai vostri

ora, dove sono i lavori di qualità? ci sono, non ci sono, e sempre colpa del concorso, del cliente, della pioggia, della pizza, del mandolino?

db il 23 feb 07 alle 14:17

  Ci si stà dibattendo a destra e a manca sulla qualità del marchio, ognuno "creativamente" trova riferimenti fotografici a denigrare il risultato grafico, parole su parole e immagini su immagini... ma nessuno che abbia avuto il coraggio di pubblicare la propria "cappella sistina". Lasciate giudicare anche quelle che erano le vostre di proposte invece di insultare il lavoro di altri.

Saverio il 23 feb 07 alle 14:52

  per db

prova a dare un'occhiata a questi qua:

Balan Franco
Ballmer Walter
Bassi Franco
Castellano Mimmo
Cerri Pierluigi
Confalonieri Giulio
Lupi Italo
Luzzati Emanuele
Milani Armando P.
Monguzzi Bruno
Noorda Bob
Tassinari Paolo
Waibl Heinz

o ancora con questi...:


Enrico Bravi
Cristina Chiappini
CODEsign
Convertino & Designers
Designwork
Dolcini Associati
Alessandro Gori
GrafCo3
Humm Design
LCD/Gianni Sinni
Lifesaver
Marco Morosini
Paolo Palma
Polystudio
Massimo Pitis Design
Rauch Design
Fabrizio Schiavi Design
Studio Camuffo
studio FM milano
Studio Orange
Tapiro
Matteo Vianello
Omar Vulpinari
Why style

forse un pò, solo un pò, di qualità la trovi......

scusa la polemica
ma il concetto craxiano:

"siamo tutti ladri"

io non lo accetto...

antonio minervini il 23 feb 07 alle 15:11

  Nel mio piccolo ho realizzato dei badge da inserire in blog, siti e via discorrendo, in stile "TooCool for IE".
Chiunque voglia utilizzarli li può scaricare liberamente qui:
http://www.zlog.it/download/IT.zip
Dentro ci sono 2 versioni con 2 declinazioni.
FuckIT
I'M NOT IT
Una preview la potete vedere qui:
http://www.zlog.it/...xed_badge.png

saurospagnol il 23 feb 07 alle 16:17

  GLI STUDENTI SBIGOTTITI

Signori.. è un casino.
L'ISIA di urbino, la nostra facoltà, è sconvolta.
Come possiamo accettare una simile presa per il culo da parte di uno degli organismi statali che in qualche modo ci deve rappresentare all'estero?
Per cosa studiamo noi? Per cercare di migliorare il presente, no?
E poi ci vengono sbattuti in faccia certi sgorbi...
Il logo in questione farebbe impallidire persino uno studente del primo anno....

saluti.

gabri il 23 feb 07 alle 18:21

  Sono un grafico eh segue spesso questa ZINE e credo sia giusto dire anche la mia su questo caso pietoso, come ho già scritto sul mio blog, dopo aver letto tutto l'articolo di "Piazza" credo che forse forse...
ho capito che invece forse questo logo CI RAPPRESENTA BENISSIMO, se lo analizzate con cura, in profondità, vi accorgete che dentro c'è tutto quello che negli ultimi anni (una ventina) è stata l'ITalia, dentro ci sta il pressapochismo, la fannuloneria, l'improvvisazione, i furbetti del quartiere, tangentopoli, calciopoli e vallettopoli, questo logo non deve essere l'archetipo della cultura e della bellezza, ma esattamente il contrario, questo logo ci rappresenta come il nostro amico CIAO (la mascotte più brutta della storia di qualsiasi manifestazione) rappresentò i Mondiali del '90! Anche quel logo apparentemente brutto alla fine ci rappresentò benisssimo, facemmo dei mondiali da schifo, con stadi malmessi, costruzioni inutili, enormi sprechi e tangenti varie. Ma si, forse questo logo con la "zucchina" verde CI RAPPRESENTA molto bene e ce lo meritiamo pure un po'!

Paolo "ottokin" Campana il 23 feb 07 alle 19:21

  La reazione rovente della comunita’ dei grafici (e non solo) alla progettazione dell’it, credo che non denunci solo il disagio professionale e quello politico, ma che coinvolga un archetipo e sveli l’arcano: odio-amore per questo Paese.
Qualsiasi fosse stata la proposta grafica, non sarebbe risultata insufficiente?

Sono confusa.
Da una parte vorrei presentare la domanda d’iscrizione all’Aiap per sentirmi piu’ collettivo (con qualche ditubanza riguardo a un collettivo tendente all’autoreferenziale) e dall’altra ho una spinta a mollare tutto, emigrare (perche’ nel mio Paese il merito non e’ riconosciuto, l’educazione visiva non e’ ne’ insegnata ne’ praticata, i contenuti sono opzioni, l’individualismo un metodo che se ne fotte di tutti gli altri esclusi i vicini di cerchio, dove i teatrini sono diventati insopportabili, e dove impera l’inciucio e …la lista dei vuoti sproporzionata a quella dei pieni).

Allora mi piacerebbe un’Aiap che non amplificasse solo le eccellenze e non parlasse solo agli addetti ai lavori, ma che fosse piu’ didattica e piu’ politica.
Un’Aiap che affinasse la sua autorevolezza per il controllo non solo dei bandi, ma capace di organizzare dei controbandi dimostrativi, che fosse autorevole nei comunicati stampa, nelle prese di posizione e nei punti fermi, che si adoperasse anche per l’approfondimento sugli elaborati dei concorsi (perche c’e’ una gran confusione di valutazione), ma anche che si impegnasse in richieste al Ministero preposto per un’ educazione visiva piu’ seria nelle scuole ( non abbiamo la responsabilita’ del patrimonio artistico piu’ grande al mondo? perche’ devo tollerare che uno stagista liceale non sappia riconoscere nell’icona di Illustrator la Venere del Botticelli?); che facesse rete con le scuole e le universita’ qualificate, proponendo studi e diffondendo risultati, che tenesse rapporti con le Istituzioni e con le imprese; che sollecitasse mostre didattiche per e con la cittadinanza tramite la rete di soci, ecc. ecc., tutto per rafforzare un’ identita’ (nel bene e nel male) e per sviluppare una coscienza sociale (come comunita’)…

Forse ho sconfinato e comunque penso che il lavoro che sta svolgendo sdz si trovi un po’in questa direzione (pur con tutti i limiti del blog), ed e’ per questo che mi appassiona …

Antonella Morico

ps.
finito il mio commento mi accorgo del nuovo post con la lettera ufficiale alla Presidenza del Consiglio…sono meno confusa, domani preparo la domanda d’iscrizione.

Antonella Morico il 23 feb 07 alle 20:54

  Ciao a tutti
penso che come al solito
si stia perdendo il punto focale della situazione
al posto di buttare energie in cazzate come questa
(chi cazzo se ne fotte di questa merda, la merda
è la stessa merda di sempre che ormai conosco da 30 anni.
Merda che vende ai vecchi, fatta da vecchi conservatori, come mi sembra vi stiate avviando ad essere)
Preoccupiamoci del nuovo che rimane sommerso,
sconosciuto, incompreso e capace di produrre idee e esprimere la contemporaneità.
Che cazzo vi aspettavate da un governo che non è capace di uscire da un sistema
ridondante di giochi di potere classici senza un bricciolo di idee che riguardano il futuro dei
suoi cittadini; aumento spese militari, zero finanziamento alla cultura di base, servizi sociali assenti, migliaia di euro spesi per rivolere indietro pezzo d'arte tipo un cazzo di vasetto etrusco
o mattoncino di strada/casa romana che in qualsiasi
città hanno seppellito di cemento per anni e anni).
Immagine!?!
Non me ne frega un cazzo dell'immagine. Voglio sostanza!!!
Spendiamo le energie per mostrare che il
design grafico esiste, senza tante palle.
Stop! Fermi tutti. Indietro la macchina. Non voglio finzione.
voglio realtà!
Obbiettivi
pretendo finanziamenti per i giovani designer( o come cazzo vogliono chiamarsi)
per aprire una attività.
Voglio poter scaricare le spese dei miei computer in due anni e non in tre o quattro,
dato che il sistema operativo subisce deterioramento prima e mi trovo a comperare le macchine
prima ancora di essere rientrato delle spese. Voglio che i programmi per gli studenti
siano comperati attraverso le scuole come in altri paesi dell'europa
e che costino poco. Voglio organizzare il primo sciopero di contenuti
di U tube! (è solo un esempio), in modo di fare capire a quei coglioni che senza il contenuto,
il loro valore di mercato è pari a zero
e di quello che incassano dovrebbero versarne una parte (non sò esattamente a chi),
ma che serva a finanziare qualcosa di utile alla comunità digitale.
Uffa quante cosa da fare nella comunicazione.
La prima però è organizziamo come fare collassare il sito di quella merda di www.italia.it
A metodi vecchi si risponde con metodi nuovi, perchè se no, siamo esattamente come i vecchi!
Esprimiamo il nostro tempo semplicemente perchè il nostro tempo viviamo.

BASTA PALLE!
.
Vi lovvo tutti.

g

giacomo il 24 feb 07 alle 03:20

  a proposito di italia.it il nuovo "portale" rappresentativo di questa nazione, segnalo che oggi è stata cambiata la pagina del "chi siamo", dalla quale sono stati eliminati TUTTI i nomi delle aziende e delle persone che hanno contribuito a quella specie di inutile mausoleo dal costo complessivo di 45 milioni di euro. inutile dire che sul web la memoria non sparisce e sia nella copia cache della pagina che in decine di blog incazzati si possono continuare a leggere questi nomi che hanno perpetrato una truffa bella e buona ai danni di tutti gli italiani, in accordo con ministri, governi e politicanti tutti (e non mi riferisco solo a quelli "attuali", dato che il sito è ingestazione da tre anni)

francesco colella il 24 feb 07 alle 15:17

  Frasi assolutamente sensate. Concordo pienamente, ma sarebbe il caso di agire, di regolamentare una volta e per tutte il nostro ruolo!. Tutti gli attori sociali collegati al ruolo del progettista grafico devono essere informati e comportarsi secondo delle modalità che rispettino il nostro lavoro. Poi verranno tutti i bei discorsi "sulla cultura del progetto".

dm il 24 feb 07 alle 16:10

  Sono indeciso se firmare o meno la lettera aperta: come ha scritto "ottokin" più su, penso che questo logo ci rappresenti fin troppo bene. Per non parlare del fatto che la sua inaugurazione si sposa alla crisi di governo come il proverbiale cacio sui maccheroni.
Ci siamo detti che non giocavamo più, anch'io mi stanco a fare il donchisciotte delle cause perse...

Carlo Savorelli il 24 feb 07 alle 16:59

  Mi trovo pienamente d'accordo con Antonella Morico, la lista di obiettivi e azioni che ha idicato nel suo post è sensato e intelligente.

In particolare l'educazione visiva nelle scuole è alla base di tutto. Se gli italiani non sanno leggere la grafica non possono certamente giudicarne il valore. E qui credo che anche Piazza sarà d'accordo con me.

Il problema dei bandi di gara per i progetti di comunicazione e identità visiva purtroppo è difficle da risolvere, perchè ovviamente nasce e si sviluppa all'interno del modo tutto italiano di gestire la cosa pubblica, gare truccate, appoggi, raccomandazioni, incapacità di valutazione, incompetenza, spreco.

Ora, a parte questi problemi non risolvibili in un breve periodo, oggi occorre fare sentire la nostra voce.
Questa del marchio turistico dell'Italia è un occasione assolutamente da non perdere, dato che è un segno che riguarda tutti gli italiani e che è stato pagato con tanto denaro pubblico, abbiamo la possibilità di usare questo disastro per farci sentire ed avere l'attenzione dei media.

Propongo una pagina sui uno o più principali quotidiani nazionali. So che la cosa ha un costo importante ma i soci sono tanti e con una colletta possiamo raccogliere il denaro che serve.

Una pagina pulita, semplice, di forte impatto
che manifesti la nostra indignazione ma più che altro che denunci questa situazione e che chieda un confronto un nel breve periodo tra Aiap e le autorità competenti.
La maggior parte degli italiani non ha idea di quanto possa costare un sito ne di come debba essere fatto qundi non abbiamo ORA UNA GRANDE RESPONSABILITà NEL DENUNCIARE IMMEDIATAMENTE QUESTO SPRECO.

Molte cose non vanno nel nostro paese ma ce ne sono altrettante belle che resistono o che nascono.

Forse qualcuno si sentirà ben rappresentato da questo marchio ma io no.
Io non lo voglio ma più che altro ho ancora voglia di lottare perchè le cose cambino, in meglio.

manuel dall'olio il 24 feb 07 alle 18:26

  Ho adottato e aggiunto nelle due homepage dei siti in mio possesso il segno che è stato prodotto dall’Aiap quale simbolo di rifiuto del logo ITALIA.
Al simbolo c’è il link per andare alla “lettera aperta”.
Invito tutti i soci che lo ritengono opportuno a fare altrettanto (o comunque quelli che sono in linea con questo rifiuto).
Usiamo questo simbolo e riportiamolo nei nostri siti, sarà la prova visibile di ciò che, a gran voce, stiamo affermando.
Grazie.

Roberto steve Gobesso

steve il 24 feb 07 alle 19:47

  Sono d'accordo con Steve. Dovremmo fare "rete", cercando di costituire link su altri siti e blog che trattano di design, società e cultura generale, che rimandino alla petizione di SDZ, in modo da renderla visibile quanto più possibile!.Altrimenti riguarderà soltanto la nostra cerchia. Infatti questo stavo notando, cioè che SDZ,o meglio tutti i blog di design non sono correlati, non fanno sistema.

D il 25 feb 07 alle 00:04

  ... e forse se guardassimo il cielo vedremmo degli opossum volare e dopo essersi appostati su un ramo di baobab cagare il nuovo logo dell'Italia... tanto merda è e merda resterà... el grafico unido amas sera vencido!

Stefano il 25 feb 07 alle 00:36

  Facciamo girare, quanto più possibile, sui blog della rete, dei link che rimandino alla petizione di SDZ!!!. Solo così l'articolo si spargerà a macchia d'olio.

dm il 25 feb 07 alle 11:08

  qualcuno potrebbe gentilmente avvisare i direttori e professori, che comodamnete distribuiscono programmi e perle di cultura del progetto grafico negli istituti pubblici e privati italiani, della petizione?
perche forse non ne sanno nulla
o forse non ho letto i loro nomi
o forse non gli interessa
o forse
...
grazie

sergio dario il 25 feb 07 alle 16:52

  io temo che lamentare la mancanza di una cultura del progetto sia un tendere l'arco verso il bersaglio sbagliato.

pienamente d'accordo: manca una cultura del progetto. ma il problema vero è che manca una cultura della responsabilità e della competenza.

la critica che SdZ muove non è risolutiva, perché non è tanto o non solo un problema di ruoli, ma un problema di onestà e sincerità personale.

io sarei il primo a sostenere l'idea che un marchio debba vendere, in questo senso non pretndo che si debbano comunicare valori "alti" si può benissimo essere onestamente 'marchettari'. posso anche riconoscere una dignita minore, ma una vera dignità al concetto: "è merda, ma piace, vende bene, perché no?".

il buon gusto non è un obbligo.

il punto è che, come non esistono più designer interessati al progetto, esistono anche esperti di marketing incapaci e tanti designer di nome, ma privi di competenza e onestà.

non sono solo le modalità progettuali a fare la cativa qualità, vale a dire mettere il merketing dove non serve o viceversa mettere il design dove serve solo marketing.

è soprattutto il fatto che puoi anche dare al designer un olo adeguato, ma se il designer è tale solo perché uscito dalla scuola degli "amici di", o perché è promosso designer per altri meriti, il problema resterà.

o crediamo che basti l'etichetta di designer affibbiata da una qualunque "scuola di design" a fare da sola il buon design? (o il buon marketing, o le buone PR....)

io credo di no. basterebbe che ognuno onestamente si limitasse a fare bene quello che sa fare.

rifiutare le commissioni in quanto tali non è la soluzione. per me ben vengano anche le commissioni e non più i singoli visionari (in senso nobile) del design o della grafica, purché siano commissioni di persone davvero competenti.

non basta certo tornare al design fato dai designer se i designer escono da luoghi formativi che tutto hanno meno che l'interesse a formare delle competenze.

furio detti il 25 feb 07 alle 17:12

  NON SOLO PER MONETIZZARE MA PER RIBADIRE, SE CE NE FOSSE ANCORA BISOGNO, L'IMPORTANZA DI DARE UNA AUTOREVOLEZZA ALLA NOSTRA PROFESSIONE:

il comune di mantova bandisce un concorso
PER L'IDEAZIONE  DEL LOGO E DELLO SLOGAN DEL PORTALE DEI SERVIZI ON-LINE DEL COMUNE DI MANTOVA
destinato a : studenti, regolarmente iscritti presso le scuole medie superiori, accademie delle belle arti, istituti universitari, società di grafica, studi di comunicazione, singoli professionisti, architetti, designer, persone fisiche

UDITE UDITE!!!!

IL PREMIO: al lordo delle trattenute fiscali di legge
euro 2300 per il miglior logo, euro 700 per lo slogan

SETTECENTO EURO PER LO SLOGAN !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

RIFLETTIAMO.....

pietro

pietro il 26 feb 07 alle 10:15

  Vorrei contribuire alla gallery di immagini che contornano il post con questa:

http://img409.imageshack.us/....jpg

che oltre a proporre una nuova interpretazione formale, ne suggerisce una concettuale amaramente ironica e doppiamente bruciante.

Thunor il 26 feb 07 alle 10:49

  IT. Italia .
L'Italia lascia il segno.
Magari lo lasciasse.
Sarei felice che l'Italia avesse un Marchio degno di essere chiamato tale.
Purtroppo il Marchio IT Italia è vergognosamente debole
e quando il segno è debole è meglio lasciarlo.
Ecco i motivi.

1
"Lasciare" è un termine negativo che esprime distacco e abbandono.
Lasciare il segno significa anche sporcare.
In pubblicità l'uso dei doppi sensi non può essere ignorato
e bisogna fare attenzione all'uso delle parole.

2
Il marchio riporta i colori degli Emirati Arabi e non quelli dell'Italia.

3
La figura che rappresenta la lettera T non ricorda affatto la penisola italiana
e non evoca nulla di positivo perchè è una forma senza significato e senza senso.
E poi, se per ipotesi evocasse la penisola italiana,
allora la i sarebbe la Sardegna e il puntino della i rappresenterebbe la Corsica.
E cosa centra la Corsica con l'Italia?

4
Il carattere utilizzato per la i è un carattere classico detto bodoni.
La lettera t risulta essere una t incappucciata,
come se qualcuno avesse voluto metterla in un sacco verde.
Il simbolo evoca quindi l'idea di coprire, soffocare, nascondere.

5
Nel 1976 Milton Glaser ha inventato il simbolo I (cuore) NY
per la città di New York, tale idea è stata ripresa e copiata
centinania di volte nei modi più svariati.
Oggi, nel 2007, il Marchio IT Italia sfrutta ancora un'ennesima
variazione dell'idea originale.

6
Dal punto di vista estetico l'impatto visivo ed emozionale è debole.
Mentre scrivo questa lettera dal sondaggio di Repubblica
risulta che al 68% delle persone questo marchio non piace.

Da oltre 20 anni mi occupo di creazione del marchio
e ricerca della motivazione simbologica.
E' preoccupante che la realizzazione e soprattutto l'approvazione
di un Marchio così importante sia affidata a persone incompetenti in materia.

Un cordiale saluto

Sergio Bianco

sergio bianco il 26 feb 07 alle 11:59

  MI DIMETTO!
exgrafico'76

vispo il 26 feb 07 alle 12:47

  Sono d'accordo con tutto ciò che è stato gia detto e vorrei aggiungere: ci è stato spiegato dai tg, nella giornata di presentazione del famigerato "it", che il cetriolino, nella mente del designer vorrebbe rappresentare la nostra penisola.
Bene, essendo sarda, mi chiedo: se il concetto è questo (banale e sterile)si sono dimenticati, nell'improponibile sintesi grafica, che l'Italia è composta anche da isole? Di cui almeno due abbastanza rilevanti per numero di abitanti? Considero comunque una fortuna per noi sardi, insieme agli amici siciliani, l'essere esclusi, il non essere rappresentati da questa emerita schifezza... ma per solidarietà con tutto il resto della nazione protesto ugualmente.

MARIALUISA il 26 feb 07 alle 13:05

  Grazie "ra.des" per la bella riflessione che hai fatto in questo articolo, citando maestri che in questi anni sembrano dimenticati da tutti. Lavoro da quasi 14 anni, sforzandomi di non dimenticare il credo che dà un senso alla nostra professione, ma come hai scritto tu, ormai un grafico in Italia viene considerato più un esecutore che un comunicatore. Il problema è che questo marchio "it" è proprio lo specchio del nostro paese oggi e della sua superficialità. Buona giornata.

Raffaella il 26 feb 07 alle 14:48

  mi accodo alle critiche, e poi dicono che le menti vanno all'estero (lo sfido) e che l'Italia rappresenta lo stile, il design nel mondo.... tra breve non più haimè

rosali il 26 feb 07 alle 16:28

  Vi segnalo questo articolo di Biagio Vanacore Vice Presidente TP sulla questione Marchio IT, apparso su Spot and Web del 26 febbraio 2007

Portale Italia: fiocco azzurro,
rosa o … neutro?
di Biagio Vanacore
Due lunghi e travagliati anni di gestazione, e voilà, anche il nostro Paese ha il suo bravo portale: Italia.it! Finalmente, ne sentivamo veramente la mancanza. Ed il fiocco che di solito saluta la nascita di un maschietto (azzurro) o di una femminuccia (rosa), in questo caso di che colore è? Neutro, sì proprio così, e non ho dubbi, per me il fiocco è neutro. Certo, sono un uomo di comunicazione di provincia non uso alla frequentazione dei grandi salotti della pubblicità, forse legato a schemi rigidi, e quindi sicuramente in ritardo “sul tempo” di qualche battuta, ma nel vedere il “logo” raffigurato da una “i” di linea tipicamente boldoniana affiancata ad un font anonimo-lineare, unito a quel “coso” verde che rende ancora più frammentato il logo intero, non ho potuto far a meno di pensare, ci risiamo: la montagna ha partorito ancora una volta il topolino. Poi mi sono detto, ma cerca di essere più evoluto; ed allora l’ho guardato meglio, ma anche in questo caso sono piombato subito nell’ambiguità linguistica delle due lettere iniziali “it”, che in inglese stanno a significare “cosa”. Mi si potrebbe obiettare a questo punto che nel linguaggio universale d’internet “it” sta per Italia, che internet è uno strumento moderno, ma cosa volete, sono ancorato ad un’Italia percepita come luogo principe di bellezze, d’eccellenza culturale, culla di design, patria riconosciuta della moda, deposito indiscusso della maggiore densità di luoghi Unesco nel mondo, e non certo ad un’italietta di serie B, con tutto il rispetto per la serie. E’ indubbio che l’Italia è anche un Paese che ha bisogno di guardare ad un futuro di modernità, di sviluppo, d’innovazione; ma è anche un Paese che non può dimenticare la sua storia ed il suo stile. E’ enorme il mercato di coloro che nel mondo, affrancati dalla schiavitù del bisogno, investono in qualità della vita e guardano allo stile di vita italiano come modello di riferimento. Parliamo di un miliardo e mezzo di persone che vogliono mangiare all’italiana, vestire all’italiana, arredare la propria casa con mobili, frutto del design italiano. Dobbiamo intercettare e gestire questa domanda di “Italian way of life”, e possiamo farlo solo se facciamo dell’eccellenza il nostro credo, e con la genialità che ci contraddistingue. Partendo da queste riflessioni, ho ritenuto di dare del “neutro” allo stile grafico, perché certamente questo marchio non rappresenta lo stile italiano, forse è più un segno di tipo internazionale, quindi massificato ed anonimo, che a mio avviso non determina un elemento distintivo e personale del nostro Paese. Ovviamente, alla lunga come tutte le cose, se spinto e usato sarà sicuramente accettato, ma di sicuro è per noi un’occasione mancata. Queste sono però, solo le riflessioni di un uomo di comunicazione di provincia; e così, guardando il mio mare, andando ben oltre l’orizzonte, ho rivisto davanti agli occhi il logo “Espana”, e mi sono detto: chi sarà poi mai questo Mirò?

Symbol4 il 26 feb 07 alle 16:30

  mi accodo alle critiche, e poi dicono che le menti vanno all'estero (lo sfido) e che l'Italia rappresenta lo stile, il design nel mondo.... tra breve non più haimè

rosali il 26 feb 07 alle 16:31

  Da copywriter non capisco l'ultima frecciatina che ci mette sul banco degli imputati inseime a commerciali e manager vari.
Io difendo la cultura del progetto ma mi trovo troppo spesso a comunicare con nuove leve del reparto grafico che non si pongono minimamente il problema di cosa dire.
Fare creatività è difficile e non sempre da le soddisfazioni che si cercano ma si possono costruire solo lavorando assieme, altrimenti che dire...bravi esecutivisti ma non per questo creativi.

Andrea il 27 feb 07 alle 14:13

  Da La Repubblica del 22/02/07 apprendo che il vincitore del concorso per il marchio-Italia è un'agenzia di comunicazione di San Francisco, la Landor, che si beccherà 100milioni di euro di premio.
Il logo vincitore è già oggetto di contestazione in rete (http://www.imgpress.it/...sezione=2) e certamente se avesse partecipato qualche studente dell'accademia di belle arti o di un istituto d'arte, avremmo avuto sicuramente qualcosa di meglio.
Vedendolo, quello vincitore, mi fa pensare all'incompetenza dei giurati che ha fatto portare a casa alla Landor i 100milioni di euro (con una cifra così si possono far vivere di rendita 3-4 famiglie o più) perchè, dal basso della mia ignoranza di grafico, di esteta, di ex addetto ai lavori, è proprio brutto e antiquato. Una brutta copia di un particolare di un disegno di Mirò.
Secondo me si dovrebbe rifare il concorso e ci vorrebbe una giuria popolare super-partes per decidere il vincitore.
100milioni di euro sono soldi dei contribuenti, quindi miei, vostri e pensateci bene: dareste questa cifra per un logo così che dovrà accompagnare tutti gli eventi italiani all'estero e in Italia ?
Con 100milioni di euro si potevano acquistare 100 case a Posillipo per far vivere 100 famiglie, o 500 case più modeste per risolvere il problema agli sfrattati.
Spreco di denaro pubblico.
Non sono un grafico ma avrei desiderato partecipare se i requisiti del bando lo consentivano. Ma i requisiti ce li aveva la Landor che tra l'altro ha realizzato in passato ottimi marchi, ma qui mi pare abbia fatto una gran bischerata.
Non so, ci vorrebbe una petizione per annullare il concorso. Chissà cosa ne penserebbero critici ed esteti come Bonito Oliva, Aldo Busi, Sgarbi, Testa figlio...


ccià ccià

Marco Maraviglia.

Marco Maraviglia il 27 feb 07 alle 15:53

  e se fosse il segno dei tempi? banalmente?
é forse ora di tornare a scuola?
vi ricordate nanni moretti quando disse che con una classe dirigente simile siamo destinati a perdere per generazioni?

speriamo nanni si sbagli. mforse anche no.

lorenzo il 27 feb 07 alle 18:17

  sono daccordo con tutto quello che sentono e scrivono i grafici professionisti

elsa boero il 01 mar 07 alle 12:29

  Concordo con quanto osservato ( e come non si potrebbe). Per questo mi piacerebbe che qualcuno di Voi partecipasse a Facciamo dell'Italia un Logo migliore . Questo progetto vorrebbe proprio dimostrare come le capacità a disposizione fossero molto più ampie di quello che si pensi, dando nello stesso tempo visibilità a chi creativo lo è veramente, indipendentemente dal budget, e una vera giuria agli artisti, che non può essere che le stesse persone che poi il logo andrà a rappresentare. So che per una società all'impegno deve corrispondere una rendita e questo progetto è senza riscontro economico, però credo che dimostrare le proprie capacità possa sempre essere vantaggioso, specialmente in un ambiente come la rete. Grazie per l'attenzione

Felter Roberto il 01 mar 07 alle 23:53

  voglio morire...

Stefano De Carlo il 02 mar 07 alle 17:21

  Questa è la descrizione del logo da parte dei creativi della Landor:

Una «I» nera, un puntino sovrastante rosso e una «t» verde: questo il marchio che dovrà battersela con il logo di Gaudì che rappresenta la Spagna o le onde stilizzate della Grecia.
Un simbolo duplice, spiega il concept del progetto dell’agenzia Landor, «dove convivono maschile e femminile, passato e futuro, serietà e ironia, stabilità e movimento, razionalità e fantasia, dovere e piacere». Con questa operazione «si vuole trasmettere il progetto di un paese più affidabile e responsabile, ma sempre connotato da eleganza, creatività, flessibilità e vitalità». Un Paese «capace di evolvere e guardare al futuro senza cancellare i tratti migliori della sua identità».

...Non so di quali stupefacenti abbiano fatto uso questi signori, per vedere tutte queste cose in questa sottospecie di organo genitale alieno...

Riccardo il 04 mar 07 alle 08:03

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