Il 'ridicolo' del progetto
Mario PiazzaUn dato di partenza è la fragilità della nostra classe politica. Una fragilità così profonda che per un battito di ciglia collassa.
Questo è il vero dato, la vera sostanza del progetto sta nella qualità che si crea nella relazione. Il "ridicolo" che riscontriamo nel progetto è il "ridicolo" di un percorso o di un processo, che seppure indiscutibile (è stato fatto dalla Landor non da sprovveduti o ingenui grafici della domenica), produce un disvalore.
Un qualcosa in cui noi, non in quanto grafici, ma soprattutto come cittadini non ci riconosciamo. Non vorremmo mai indossare questo abito, in primo luogo perché non ci rappresenta e non rappresenta neppure lo stereotipo (o gli stereotipi) della nostra nazione.
Forse è meglio esser conosciuti per il paese del sole, della pizza e del mandolino. Simboli che sono archetipi culturali, capaci di essere popolari, ma anche universali e quindi di essere decodificati. Poi naturalmente viene la forma, che non è irrilevante o secondaria. Ma senza la sostanza, la forma non serve a nulla. Il progetto vincente ha in tutto ciò la sua debolezza. Il suo non essere sintesi, la sua incapacità a rendere i sapori, i valori, i difetti, i colori dell'essere Italia. La lettura del marchio è un percorso meccanico, dove ogni passo viene giustificato per sorreggere il seguente. Ma una "i" bodoniana con un pallino colorato è lontana mille miglia dalla purezza ideale del bello di Bodoni o di Canova. E la bellezza non è una nostra dote?
L'artificiosità segmentata di questo costrutto visivo è mera deduzione, senza anima e passione. Ma l'anima e la passione non sono una nostra dote? Che senso ha costringere una "t" minuscola a dover somigliare, peraltro senza riuscirci, ad un profilo geografico. Così con un percorso totalmente astratto, da chirurgo che di certo non vive nei telefilm sui pronto soccorso, si sublima in un sorta di sacco verde cose che hanno ben altre ragioni e forme. E la forma della nostra nazione non è una singolare dote?
Il modello deterministico e auto-valorizzante del marketing partorisce il topolino. La presunzione asettica, che non si sporca mai le mani, che non vive nella società, ma solo nei sondaggi e nei rilevamenti statistici pensa davvero di poter produrre la sintesi di un paese? Un corpo così ampio e multiforme - come una nazione - è davvero difficile pensarlo in un segno, ma cesellarlo con un insipido sapere tecnico è davvero dare la risposta sbagliata.
L'altra sua richiesta è cosa possono fare le associazioni, e io posso parlare della sola a cui sono iscritto, cioè l'Aiap, di fronte a tutto ciò. Quando mi trovo in queste ambasce la prima cosa che penso è: dove abbiamo sbagliato? Si, perché prima che gridare al vento, giustamente ma senza grandi ritorni, quasi fosse la questione una cosa che riguarda solo noi grafici la nostra "cerchia" (ma non è vero, dei costi ci sono anche per i cittadini), penso che la nostra motivazione all'ascolto e al coinvolgimento ad un diverso sentire nei confronti dei nostri amministratori è infinitamente debole.
Forse per far valere le cose di cui sopra, dovrei, dovrebbe l'Aiap che so convincere Sgarbi ad urlare di fronte a tanta pochezza! Forse porteremmo a casa qualche risultato, e poi? Il valore del nostro lavoro è da sempre sottostimato, ancellare, invisibile, ma , credo, anche centrale, importante ed indispensabile (è la ragione per cui lo svolgo). Ma quanto sappiamo trasferire queste qualità nel lavoro quotidiano, nei nostri interlocutori, nei nostri utenti? E quanto li stiamo ad ascoltare e non li deformiamo con le nostre presunzioni visive? Avviene nel piccolo, ma diventa pachidermico in questo caso. Credo che se potessi prender sotto braccio Prodi o Rutelli, saprei far capire cosa non va. Perché certo il politico non sa guardare e quindi si affida a dei fiduciari (i giurati), persone degnissime ma sostanzialmente impreparate a gestire tali scelte. Quello che abbiamo ottenuto è davvero quello che voleva Prodi o Rutelli, e che ci hanno presentato in conferenza stampa?
Ora il ridicolo sta qui, in questa parodia del progetto, che compra dalla multinazionale, lo paga tanto (e speriamo che da oggi tutti gli amministratori pubblici riconoscono il valore economico delle nostre professionalità), lo annuncia in pompa magna, ma tutti noi ci vergogniamo! I love Italia, direbbe Milton Glaser.
Inserito da gianni sinni | 23.02.07 |
(12) |
Notizie |
|
commenti:
Peccato.
Mario Piazza...
domenico il 23 feb 07 alle 11:24
Ciao Mario,
mi ha colpito molto il punto da te scritto sopra riportato.
Credo e penso che tutto quello che hai scritto sia steso in maniera sottile, garbata e intelligente e dà il senso di una risposta pensata.
Rispondo al Sig. Domenico e al Sig. Pietro che vorrebbero avere nell'immediato un' azione concreta, e lo chiedono mi sembra di capire con un tono seccato.
Dico a loro che per riuscire ad ottenere un qualcosa bisogna prima pensare a un qualcosa, che sia mirato e che riesca a dare dei risultati sull'argomento.
È chiaro che se proposto fra un'anno il tutto non avrebbe senso.
bruno il 23 feb 07 alle 12:12
In tutti questi anni cosa si è fatto per evitare le barbarie cui assistiamo ogni giorno (parlo di concorsi, bandi, loghi vincitori e così via). Veramente poco. Ed è veramente poco limitarsi dopo anni e anni a scrivere solo un articolo (per quanto condivisibile e lucido) di analisi senza affontare il passo successivo, quello delle proposte serie. Di come superare ste umiliazioni continue.
domenico catapano il 23 feb 07 alle 12:17
inutile speculare su una pennellata verde che dovrebbe ricordare una presunta penisola.
si pensi invece all 'elitarismo economico di tali bandi.
aboliamo i razzismi di reddito.
perche' quantifiacre l ingegno col reddito?
perche' privare uno studente di pensare ad un logo di stato?
alberto il 23 feb 07 alle 12:20
Giusto, bello e utile dibattere e riflettere, ma sono anch'io in attesa dell'azione.
È in gestazione almeno?
O vogliamo fare i soliti intellettuali all'europea allergici alla vanga? Leggendo gli interventi non penso.
marta magister il 23 feb 07 alle 13:46
ora non molliamo la presa...
intanto non vi é limite al peggio.... il sito http://www.italia.it/ è costato 45 milioni di EURO!!!
mi chiedo se una cifra del genere esiste nel tariffario AIAP!!!!
ditemi che è uno scherzo! ditemelo!
vi linko a quest'articolo:
http://liberoblog.libero.it/...html
90 miliardi delle vecchie lire????
no! non! no! non può essere!
a questo punto il cetriolo verde é costato anche poco!!
antonio minervini il 23 feb 07 alle 14:20
Che si fa? Intanto, si firma tutti la petizione, anche se in alcuni passaggi non mi sembra redatta con un tono sufficientemente istituzionale a dire il vero.
Stefano Tonti il 23 feb 07 alle 19:03
Ovvio, non è assolutamente facile ottenere dei risultati, come possiamo vedere tutti i giorni in Italia non esiste una cultura della legalità capace di gestire in modo trasparente gli appalti pubblici. Né esiste una cultura della comuniacazione visiva.
Non credo che si possa affidare ad uno studente un marchio così complesso. E questo ve lo assicuro è complesso parecchio.
Per progetti di questo tipo, nei quali il marchio dovrà poi essere il motore di un sistema importante e complesso di immagine coordinata, serve molta esperienza e ancora meglio un lavoro in team.
Per quanto riguarda quello che si può fare ora insisto: firmare la petizione e raccogliere i soldi in una colletta aperta sia ai soci Aiap che a chiunque voglia partecipare per comprare una pagina intera sul corriere della sera dove denunciare questo scandalo.
Spetta a noi la responsabilità di informare gli italiani di quale spreco sia stato perpetrato ai loro danni.
manuel dall'olio il 24 feb 07 alle 18:50
Manuel Dall'Olio il 24 feb 07 alle 18:53
E RABBRIVIDITE PURE .....
Ecco le “motivazioni”:
“Il nuovo segno – spiega Antonio Marazza, amministratore delegato della società – vuole combinare l’orgoglio per la nostra storia con la consapevolezza delle nostre potenzialità verso il futuro”. Il lavoro di Landor ha preso il via dalle ricerche più recenti (GfK-Eurisko – ottobre 2006; Y&R -Brand Asset Valuator 2006) che evidenziano un’immagine dell’Italia positiva e legata alla molteplicità e varietà del nostro patrimonio naturalistico, paesaggistico, artistico, culturale e storico. Accanto a questi stereotipi positivi emergono però aspetti meno favorevoli, come una esigenza di equilibrio e compostezza, la mancanza di un elemento di sintesi che componga la straordinaria articolazione del nostro Paese, una percezione di poca organizzazione, efficienza, affidabilità. All’estero si identifica l’Italia con gli archetipi dell’Innamorato e dell’Amico. Landor Associates ha approcciato l’esercizio creativo con l’obiettivo di comporre il passato e il presente senza enfatizzare gli stereotipi positivi (arte, cultura, saper vivere, etc.), poichè vengono dati per scontati, ma cercando di sottolineare gli aspetti in cui l’Italia è in debito d’immagine (affidabilità, maturità, stabilità, etc.). In sintesi, cercando di trasmettere la vitalità attuale dell’Italia e il suo orientamento al futuro attraverso uno stile e un linguaggio contemporaneo. Nel logo attraverso il carattere creato alla fine del Settecento dal tipografo ed editore Gianbattista Bodoni, la “i” ricorda il mondo classico e la tradizione italiana. La forma della “t” richiama invece le linee moderne del nostro design: le sue curve morbide evocano movimento, allegria, flessibilità e fantasia. Nelle altre lettere, il carattere Futura esprime rigore e modernità e l’uso del minuscolo testimonia informalità e accoglienza. Il colore nero conferisce al logo concretezza, solidità e stabilità. Il punto rosso aggiunge passionalità, energia e calore e, combinato al verde della “t”, completa il tricolore rendendo inequivocabile il riferimento all’Italia. L’iconicità e originalità delle prime due lettere (“it”) e il loro significato in inglese suggerisce un format di comunicazione interessante soprattutto per i mercati internazionali. “Benchè il nuovo logo sia stato sviluppato con la partecipazione corale di tutto l’ufficio di Milano -conclude Marazza -l’esperienza di Landor nel Destination Branding e il suo network internazionale sono stati determinanti per tenere conto di come l’Italia è vista dall’estero e avere una interpretazione originale del suo ruolo nello scenario globale del turismo e dei sistemi-Paese”.
pietro il 27 feb 07 alle 17:11
|
|
SocialDesignZine Aiapassociazione italiana progettazione per la comunicazione visivaUltimi commentiCercaArchiviNotificaUltime recensioni
Libri consigliati |



CHE SI FA????
pietro il 23 feb 07 alle 10:53