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design e cultura quotidiana

Il valore della comunicazione

Beppe Chia

Il clamore suscitato dal concorso per il marchio della promozione italiana It ha posto l'attenzione sul valore che viene attribuito dalla comunità (anche di non addetti ai lavori) ad un artefatto grafico come un marchio e l'identità che questo dovrebbe rappresentare.

Si tratta di un caso di estrema importanza perché, al di là della qualità grafica dell'artefatto in questione, per la prima volta la pubblica amministrazione italiana con ritardo allarmante nelle sue più alte cariche riconosce pubblicamente l'importanza di comunicare con coerenza e rigore attraverso uno strumento come la comunicazione visiva.
La questione non è da poco perché potrebbe generare a cascata il riconoscimento della progettazione grafica e del valore strategico che la comunicazione visiva riveste nella promozione e nello sviluppo di una comunità. Questo il bicchiere mezzo pieno, passiamo al mezzo vuoto che sembra infiammare i nostri animi.

Ciò che ci disturba e rattrista sono le modalità con le quali la pubblica amministrazione, ma non solo, attiva i percorsi per dotarsi di questi apparati comunicativi. Nonostante le buone intuizioni e la buona volontà gli strumenti che adotta sono inadeguati. Concorsi, gare e appalti aumentano la distanza e l'impossibilità di relazionarsi adeguatamente con il mondo dei progettisti e spesso non permettono di costruire dei buoni progetti. Si intuisce il valore strategico dello strumento ma non si possiedono gli strumenti culturali per attivare percorsi di progettazione veramente articolati, partecipati e condivisi.

La sfida non è semplice perché va ben oltre l'auspicata osservazione di alcune semplici regole per l'istruzione dei concorsi (norme icograda pubblicate su www.aiap.it) ma coinvolge le modalità con le quali la comunità si riconosce nella produzione di un artefatto grafico che dovrebbe rappresentarlo e indossarlo. La gara il concorso non sono disgiunti dal risultato che questi portano, le modalità di partecipazione segnano inesorabilmente il progetto, ne indicano, prima ancora che questo sia definito, il suo destino di essere amato e utilizzato o ignorato e dimenticato, rifiutato dalla comunità. Le modalità con le quali si è costruito il marchio Italia evidenziano questo scollamento.

Senza sembrare pedanti ci sembra opportuno riassumere velocemente alcuni consigli che l'Aiap sostiene da anni su come si possa instaurare un rapporto con il progetto di comunicazione visiva e rimandare per approfondimenti al sito www.aiap.it.

1. Costruire un brief partecipato e completo raccogliendo con attenzione dalla comunità quelle che sono le istanze più rappresentative. Coinvolgere in questa fase tutte le componenti sociali evitando operazioni demagogiche come far partecipare le scuole alla progettazione.

2. Se si richiede una presentazione di idee creative si raccomanda di pagare un onorario per ogni partecipante alla presentazione. Il compenso dovrebbe essere commisurato a un compenso ragionevole per un progetto analogo realizzato in circostanze normali. La gara non è uno strumento per spendere meno e avere più possibilità di scelta, questo è immorale e va contro qualsiasi etica del lavoro e del rispetto della persona.
Limitare il numero di candidati alla gara fra coloro che sono seriamente interessati e comunicare a ciascuno contro chi stanno competendo o quanto meno in quanti sono. Comunicare ai partecipanti i nomi dei giurati e possibilmente includere tra questi almeno un esperto di comunicazione visiva.

3. Se una simile spesa non può essere sostenuta o giustificata valutare i progettisti, gli studi e le agenzie attraverso referenze, colloqui, interviste, presentazioni e i loro lavori già realizzati. Ricercare la migliore corrispondenza tra l'esperienza del progettista e le specifiche del progetto emerse dal brief. Questo processo richiede un grande dispendio di tempo per la ricerca dei progettisti, ma riducendo il numero dei candidati permette una valutazione più approfondita con tempi molto più ristretti nella seconda fase.

Inserito da gianni sinni | 23.02.07 | (6) | Notizie | stampa |




commenti:

  Condivisibile. Ma poi?
Intanto: credo sia un errore di battitura, si dice BRIEF e non BREAF.

domenico catapano il 23 feb 07 alle 14:37

  Grazie Domenico.

Sdz il 23 feb 07 alle 16:17

  Una breve annotazione: l'enorme levata di scudi su tale questione è significativa e, certamente, un caso del genere è scandaloso e macroscopico; fa parte di una lunga teoria di oscenità. Ma dal grande discende il piccolo o dal piccolo si compone il grande? Voglio dire: è uno Stato indecente a determinare (giustificare) i comportamenti quotidiani dei cittadini (progettisti compresi) o sono i cittadini (progettisti compresi) che determinano (giustificano) uno Stato indecente? Questo concorso è un caso macroscopico, l'ho detto, e tu, Beppe, fai bene a sottolineare nel secondo suggerimento il rispetto dell'etica del lavoro e della persona, ma ricorderei che l'etica del lavoro e la persona, per quanto riguarda il fare grafica (e non solo), sono insultate quotidianamente dalla committenza più diffusa: nessuna tutela, poca o pochissima sensibilità nei confronti del progetto, corse al ribasso sugli onorari eccetera (e mi rendo conto di condividere le riflessioni che Mario ha espresso nel testo da lui pubblicato sul sito dell'Aiap). Trasferire il valore del progetto, della consapevolezza e della responsabilità nell'attività quotidiana è ormai una delle tante forma di resistenza ad oltranza. Resistiamo, dunque.

Fabrizio M. Rossi il 23 feb 07 alle 22:16

  Facciamo girare, quanto più possibile, sui blog della rete, dei link che rimandino alla petizione di SDZ!!!. Solo così l'articolo si spargerà a macchia d'olio.

dm il 25 feb 07 alle 11:07

  qualcuno potrebbe gentilmente avvisare i direttori e professori, che comodamnete distribuiscono programmi e perle di cultura del progetto grafico negli istituti pubblici e privati italiani, della petizione?
perche forse non ne sanno nulla
o forse non ho letto i loro nomi
o forse non gli interessa
o forse
...
grazie

sergio dario il 25 feb 07 alle 16:50

  Per Sergio Dario

Abbiamo lanciato la petizione venerdi sera alle 18,30. Sono stati avvisati i 'notificati' di sdz, gli indizzari personali dei redattori del blog. Domani mattina ci dicono che un recall sarà inviato a tutti i soci aiap. La comunicazione gira in rete anche su molti altri blog. Molti dei professori di cui parla Sergio Dario sono stati avvertiti.
La comunicazione della petizione viene inviata ai principali quotidiani nazionali e ai principali blog di grafica e design internazionali.

Firmerà, naturalmente, chi vorrà e lo troverà giusto.

sdz il 25 feb 07 alle 18:40

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n. 366 del 11/06/08
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