Lo strabismo dei concorsi
Massimo PitisPresidente del Beda, Bureau of European design Associations
Cari soci Aiap,
avevo deciso di non prendere posizione pubblicamente sul logo italia.it.
Lo avevo fatto pensando che presentare una posizione critica rispetto ad un prodotto della agenzia della quale sono stato Direttore Creativo per ben due volte e dalla quale per due volte mi sono dimesso poteva sembrare scontato. Mi accorgo che non lo è. Tanto che c’è chi crede che io sia coinvolto in questa operazione. Scrivo anche per dire che non lo sono. Non entro quindi troppo nel merito del design, che si commenta da solo.
Voglio spendere invece due parole sul Concorso, perché mi è stato chiesto, in quanto Presidente del Beda, Bureau of European design Associations.
Lo scorso anno, con il Beda, abbiamo affrontato su diversi fronti il tema delle gare sul design, come nel caso del Marchio celebrativo per i 50 anni del Trattato di Roma.
Al di là dei casi singoli, quello che rimane è l’impressione del totale strabismo con cui vengono condotti questi processi. Eppure basterebbe poco. Esistono Associazioni nazionali a cui chiedere consulenza. Esiste il codice per i concorsi scritto dall’Icograda (pubblico, breve, e rintracciabile sul loro sito) che è un’ottima guida per chi voglia organizzarne uno.
Si può reagire a tutto questo con un senso di frustrazione oppure cercando, in un dialogo con le Istituzioni che so, dopo cinque anni di lavoro al Beda, essere difficile ma non impossibile, di cambiare questi meccanismi. Non sarà facile, ma c’è un’altra strada?
Pensiamo di poter impedire ad agenzie più o meno importanti di proporre soluzioni discutibili o dobbiamo invece chiedere che si impongano sistemi diversi per giudicarli?
A me preoccupa che una Giuria abbia creduto quel marchio vincente non che dentro un’agenzia qualcuno l’abbia considerato degno di vincere.
Un'altra buona occasione per lavorare con l'Aiap e le associazioni di design, per fare impegnarci nelle Scuole, per diffondere idee differenti.
Proporrei ora una pausa alle parole ed una più sana proposta di azioni concrete. Come iscriversi e partecipare alle iniziative Aiap perchè la voce dell'Aiap sia sempre più forte.
Inserito da gianni sinni | 02.03.07 |
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commenti:
"A me preoccupa che una Giuria abbia creduto quel marchio vincente non che dentro un’agenzia qualcuno l’abbia considerato degno di vincere."
parole sante. Il punto è anche la sovraesposizione mediatica e l'eccessiva velocità richiesta proprio in nome della competitività.
Le buone idee e il grande design sono come gli alberi: hanno bisogno di tempo e pazienza per nascere, attecchire, crescere e ...stagionare.
Ma il mercato non vuole più il legno stagionato, non ha la pazienza di vederlo crescere. Un prodotto, un design, un'idea, sono già vecchi (o meglio, creduti tali) qualche ora dopo la loro comparsa.
Del resto è chiaro che persino a livello materiale le aziende non si preoccupino di fornire prodotti durevoli, ma prodotti durevoli a termine di garanzia, per accelerare il ricambio.
Nessuna meraviglia che per le idee il processo sia accelerato e la logica sconvolta.
Questa fretta patologica induce chi lavora nel settore alla "fuffa" a sfornare idee a getto continuo, puntando più sulla scena che sulla consistenza.
Ecco che si crede di rendere competitiva qualunque realtà come per magia anteponendole il sostantivo "sistema", si crede di rendere qualificato un territorio piantando cartelli con la dicitura "strada del vino", "strada dell'olio", poco importa se nell'oleificio accanto si acquista olio turco per rivenderlo come italiano (ma i controlli richiedono tempo, rogne e fatica).
Ieri sera ho visto su un ipermercato una bottiglia di "Chianti delle colline Pisane". CHIANTI, avete capito bene. Che io sappia, e così era anche sul mio sussidiario, il Chianti era una zona collinare compresa tra le province di Firenze e Siena.
Ora ho visto il Chianti Pisano (doc)!
Come se a incollare la parola Chianti su qualunque vino il vino divenga come pe magia del vero Chianti.
Roba da pazzi! Ma è questa l'Italia. Fuffa, fuffa, fuffa.
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parole sante. Il punto è anche la sovraesposizione mediatica e l'eccessiva velocità richiesta proprio in nome della competitività.
Le buone idee e il grande design sono come gli alberi: hanno bisogno di tempo e pazienza per nascere, attecchire, crescere e ...stagionare.
Ma il mercato non vuole più il legno stagionato, non ha la pazienza di vederlo crescere. Un prodotto, un design, un'idea, sono già vecchi (o meglio, creduti tali) qualche ora dopo la loro comparsa.
Del resto è chiaro che persino a livello materiale le aziende non si preoccupino di fornire prodotti durevoli, ma prodotti durevoli a termine di garanzia, per accelerare il ricambio.
Nessuna meraviglia che per le idee il processo sia accelerato e la logica sconvolta.
Questa fretta patologica induce chi lavora nel settore alla "fuffa" a sfornare idee a getto continuo, puntando più sulla scena che sulla consistenza.
Ecco che si crede di rendere competitiva qualunque realtà come per magia anteponendole il sostantivo "sistema", si crede di rendere qualificato un territorio piantando cartelli con la dicitura "strada del vino", "strada dell'olio", poco importa se nell'oleificio accanto si acquista olio turco per rivenderlo come italiano (ma i controlli richiedono tempo, rogne e fatica).
Ieri sera ho visto su un ipermercato una bottiglia di "Chianti delle colline Pisane". CHIANTI, avete capito bene. Che io sappia, e così era anche sul mio sussidiario, il Chianti era una zona collinare compresa tra le province di Firenze e Siena.
Ora ho visto il Chianti Pisano (doc)!
Come se a incollare la parola Chianti su qualunque vino il vino divenga come pe magia del vero Chianti.
Roba da pazzi! Ma è questa l'Italia. Fuffa, fuffa, fuffa.
furio detti il 05 mar 07 alle 09:24
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E' proprio vero che in Italia e soprattutto al sud (io vivo la realtà calabrese) non è la qualità (più o meno discutibile delle proposte) ma la qualità troppo spesso inesistente di chi giudica ad essere una vera e propria condizione.
Siamo quotidianamente rimessi al giudizio delle commissioni più disparate che disconoscono la contemporaneità e l'applicazione pratica degli altisonanti enunciati di cui si fanno portatori.
Da tutte le parti si enuncia la necessità di affrontare il futuro competitivo di questo paese facendo leva sul valore e la qualità delle idee ma nella dura quotidianità chi si spende per cercare strade alternative, strade e pensieri che nessuno ha ancora intrapreso o quanto meno strade in linea con le più avanzate proposte di avanguardia, è nel più arido deserto, senza interlocutori e assolutamente incompreso e inerme perchè portatore di un'unica colpa: parlare un linguaggio e proporre soluzioni sostenibili e significative per lo sviluppo. Se questo sistema è sordo ha senso tentare di gridare ancora più forte????
Emilio S. Leo il 03 mar 07 alle 15:48