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Vita e morte di Life

L’ultimo numero di Life, la grande rivista del fotogiornalismo americano, uscirà il 20 aprile e, al tempo stesso, il suo immenso patrimonio di immagini sarà disponibile on line. Lo ha annunciato l’editore Time inc. che ha giustificato la chiusura della rivista con la scarsa diffusione dei quotidiani che la ospitavano, come supplemento, dal 2004. Non morirà comunque l’archivio fotografico, una sorta di monumento alla memoria americana del secolo scorso.

La memoria del secolo americano

Dal 1936, ininterrottamente per 37 anni, Life, edita da Henri Luce fu, per gli americani, una finestra sul cortile di casa e sul mondo intero. Si chiuse, quella finestra, quando un’altra finestra, più luccicante anche se non necessariamente più luminosa (la televisione), spiegò il pieno regime dei suoi mezzi. Negli anni '70 la guerra in Vietnam, con l’angoscia per i propri figli lontani a combattere in mezzo a fango e giungla, chiedeva informazioni rapide, immagini veloci; gli americani volevano sapere in fretta e la televisione sembrava dare in fretta al consumo immagini e informazioni. La carta stampata era più lenta, anche se spesso più riflessiva (produceva ‘memoria’!), e Life, che nel suo momento migliore era arrivata a una tiratura di ventidue milioni di copie, chiuse i battenti improvvisamente, nel 1973, lasciando soltanto in eredità le sue foto, che da allora vennero continuamente rieditate in antologie non sempre belle o necessarie.

Dopo la prima chiusura nel 1973 Life riprese le pubblicazioni nel 1978, con uscita mensile, fino ad una nuova chiusura nel 2000.
Il primo di ottobre del 2004 Life risorse per la terza volta dalle sue ceneri. Settimanale, in allegato a settanta quotidiani americani, si pose l’obiettivo di raggiungere al più presto la tiratura di 12 milioni di copie. Obbiettivo non raggiunto né, forse, mai più raggiungibile, e oggi la notizia di un nuovo addio alle edicole.

Nei suoi anni d’oro Life, fece vedere l'America e il mondo forse non com’erano ma, si scrisse, “... come gli americani volevano credere che fossero”. “Con molte luci e poche ombre...” si è detto ancora. In ogni caso l’esempio di Life, convergente e complementare con quello dei fotografi ‘impegnati’ (della Magnum, ad esempio), fece scuola.
Le edizioni internazionali e nazionali della rivista furono esempio di fotogiornalismo anche per chi non ne apprezzava o ne avversava la filosofia editoriale. Fu esemplare anche dal punto di vista grafico se è vero che Bruno Munari si ispirò evidentemente a Life per disegnare le testate dei suoi Tempo e Epoca; altri grandi esempi di giornalismo, e fotogiornalismo, nostrani.

Inserito da ra.des | 28.03.07 | (0) | A stampa | stampa |




 
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Tre copertine storiche di Life e, in basso, una copertina di Epoca progettata da Bruno Munari.  

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SocialDesignZine
periodico online
autorizzazione del Trib. di Milano
n. 366 del 11/06/08
ISSN: 2036-2277
anno VII


Aiap

associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva

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