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La Seconda

Un argomento adatto al dibattito estivo: il bluff rivelato di Second Life.
La rivista Wired ha infatti pubblicata un lunga inchiesta dedicata al mondo parallelo e virtuale creato dai Linden Lab. Secondo quanto riportato dall'autorevole rivista americana, ma già anticipato da un'analoga inchiesta dell'inglese The Guardian lo scorso dicembre, il numero di partecipanti a Second Life deve essere drasticamente ridimensionato. Dei nove milioni di iscritti infatti più dell'85% vi è entrato una sola volta. Molti dei restanti iscritti sono riferibili a registrazioni multiple (vari avatar corrispondono ad una stessa persona fisica) riducendo così il numero a non più di trecentomila effettivi visitatori del mondo virtuale.

Si tratta di valutazioni già evidenti a chiunque abbia provato ad interagire con Second Life: dopo un po' di tentativi e frustranti sensazioni di vuoto e solitudine in quasi tutti i fantascientifici spazi visitati, abbandonare il mirabolante mondo virtuale è stata un po' la scelta di molti.

Da cosa deriva dunque lo straordinario successo che ha registrato Second Life?
Secondo Wired dipende da un fenomeno sempre più esteso, vale a dire dall'amplificazione che i tradizionali media sono in grado di imporre a qualsiasi evento che si mostri cool. In definitiva SL ha avuto successo non tanto per l'effettiva attività che lì si svolge (sono naturalmente esagerate se non prive di fondamento tutte le fantastiche storie di utenti divenuti milionari grazie a SL), ma piuttosto perché i giornali poi ne parlano enfatizzandone il valore (la nostrana La Repubblica ha dato alle stampe anche una guida turistica di SL).
Avere una sede su SL (abbiamo sperimentato anche noi uno spazio Sdz) è utile per la ricaduta sui media anche se nessuno viene a visitarti.

È questo il motivo per il quale grandi multinazionali hanno aperto, e con discreti investimenti, sedi sperimentali su SL, come ad esempio hanno fatto Coca Cola, Nike e Sony. E probabilmente è questa la ragione per cui, con una certa lungimiranza, anche politici come Di Pietro hanno cavalcato l'onda del fenomeno SL comprando una propria "isola" (la versione SL di uno spazio disco).
Meno evidente è il motivo per cui si sono imbarcati in queste sperimentazioni amministrazioni pubbliche come il Ministero degli Esteri o la Regione Toscana, per dirne solo due. 

D'altra parte i limiti tecnologici del sistema che presiede alla gestione di SL sono talmente elevati – non si possono, ad esempio, concentrare più 70 avatar in uno stesso spazio virtuale – da renderne impossibile qualunque utilizzo mass-market. Investire somme elevate per contattare qualche decina di persone nel mondo è del tutto ridicolo rispetto alle decine, se non centinaia, di migliaia di utenti raggiungibili con un video su YouTube.

La criticità quantitativa messa in evidenza dall'inchiesta di Wired è senz'altro importante, ma non è l'unica esagerazione legata al mondo virtuale. In realtà il bluff più grande di Second Life è il nome stesso. Una definizione che promette una visione alternativa del mondo che non trova riscontro nella sua realizzazione.
A differenza del web degli inizi, con la sua carica anarchica e libertaria, Second Life scimmiotta e amplifica cose già viste e subite nel mondo reale (ma davvero qualcuno pensa di comprare una casa virtuale da Gabetti? Internatelo!).

Una Seconda Vita in cui tutti si è giovani e belli: muscoli steroidati, poppe in bella mostra, fisici palestrati e look tra la prostituta e il rasta nerboruto vanno per la maggiore tra il design degli avatar. Una Seconda Vita in cui l'ideale estetico sembra essere o il tronista o la velina (con ironia naturalmente!).

Ma le esagerazioni giornalistiche non hanno giovato in definitiva a Second Life su cui si sono caricate aspettative irrealizzabili. E in ombra sono rimaste le effettive peculiarità: un ambiente interattivo 3d di avanzata concezione rivolto (per ora) ai fanatici del mouse e che avrà ancora modo di svilupparsi nel bene e nel male (è di questi giorni il lancio di una SL alla cinese, comprensiva di occhiuta censura).

Inserito da ra.des | 16.08.07 | (3) | AltriMedia | stampa |




commenti:

  Io mi sono iscritto. Entrato nel nuovo "mondo" forse scoraggiato dal training iniziale o forse annoiato dalla finzione della cosa... sono immediatamente fuggito.
Premetto che sono aperto alle novità tecnologiche e in veste di grafico mi confronto spesso con esse, ma anche sforzandomi non riesco a vedere altro che lusso, ovvero, come ci dice il buon Munari, nient'altro che piccinerie superficiali.

Davvero ci stiamo scordando da dove veniamo: nuove persone proiettate verso nuovi mondi, senza passato, brevi quanto un battito di palpebre, lunghi come il nulla che le avvolge.
Ci scordiamo le montagne, il mare, le persone in carne e ossa, le emozioni, il calore della pelle... la voce.

La stessa cosa sta succedendo ovunque, i bit con la carta stampata, i robot con le braccia, SL con i rapporti umani, gli sms e le email con le lettere e messaggi furtivi...
Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni.
Come si fa ad'avere una second life se non si ha neanche più la prima?

Stefano Vittori il 18 ago 07 alle 01:56

  Ci sto provando, leggo, mi informo, ma ancora non riesco a capire a cosa serve una Second Life. Mi sfugge qualcosa. Sono rimasto ai giochi di ruolo, quelli da tavolo, con te stesso in carne ed ossa e un probabile personaggio da interpretare, come in una recita amatoriale. Diventare un "altro da me pur restando me" (complicatuccio, il concetto) mi succede al cinema, per immedesimazione, più Zelig che avatar. Liberissimi tutti di vivere una seconda, una terza, una quarta o una quinta (sentore di merceria?) vita, ma, per il momento, questa Second Life mi ricorda lo sforzo aerospaziale di trovare la vita su altri pianeti, quando ci sarebbe da fare non poco per questa esistenza qua, fatta di cellule, sangue, sudore e lacrime. In Second Life le aziende aprono centri commerciali e piazzano cartelloni pubblicitari. Significa che c'è pubblico in quella vita da fumetto, e pubblico significa clienti. Anche nella seconda vita ci aspetta un registratore di cassa alla fine del tour.
I gesuiti, pare, andranno a colonizzare spiritualmente gli avatar di Second Life, che è, a detta loro, terra di missioni. Be', le vie del Signore sono infinite. In fondo, gli avatar ricordano un po', nel nome, aztechi, maya e incas.
Quasi quasi vendo su eBay il mio vecchio Dungeons & Dragons.

Massimo De Nardo il 20 ago 07 alle 11:56

  A me SL ha sempre puzzato di fregatura.

Nel giro di poco tempo sarà ancora più dimenticato da molti.

francesco il 04 set 07 alle 09:41

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n. 366 del 11/06/08
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