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Vita, morte, rinascita (forse) del manifesto
Andrea Rauch, Gianni Sinni
(dall'introduzione al catalogo della mostra) Nel 1999 fu preparata per il complesso museale Santa Maria della Scala in Siena una mostra che, con un briciolo di sicumera, volemmo chiamare “Epoca”. Il sottotitolo precisava che si trattava di ‘manifesti in Italia tra vecchio secolo e nuovo millennio’ e vi si rappresentavano, nella loro essenza comunicativa, i fatti dei cinquant’anni e passa di vita repubblicana. Si cominciava dal famoso manifesto di Albe Steiner sulla “Mostra della ricostruzione” (1945) per finire a un “Kosovo Risiko” sulla guerra che, allora, si combatteva nei Balcani. Nel mezzo la nascita della pubblicità moderna, la contestazione studentesca, i diritti delle minoranze, la grafica di pubblica utilità, il terrorismo, le grandi mostre, la cronaca spicciola e la storia di ‘un’epoca’, appunto. Il manifesto riprendeva, nel titolo, una famosa progettazione grafica di Bruno Munari e l’occhio di un’immagine di Albe Steiner dedicata ai deportati nei campi di sterminio nazifascisti. La testimonianza e la memoria, quindi.
(...) Quasi dieci anni dopo abbiamo voluto ‘aggiornare’ quell’esperienza, progettando un’esposizione di manifesti che facesse il punto sul momento attuale, che definisse il ruolo attuale del manifesto nella società italiana e che riprendesse e definisse il discorso che “Epoca” aveva cominciato.
Ma, nell’avvicinarsi alla materia, ci siamo subito accorti che il tempo non era passato invano e che l’aggiornamento pedissequo di quell’esperienza non era possibile. Innanzitutto perché otto anni sono un tempo troppo breve di analisi (non che siano mancati gli accadimenti fondamentali, sulla cronaca e sul costume, con buona pace di chi pensava alla fine della storia!) ma soprattutto perché il mezzo ‘manifesto’ ha deviato il suo percorso, è cambiato sostanzialmente diventando, per chi conosce la sua storia, del tutto diverso, a volte irriconoscibile. Proprio da questa presa d’atto è stato necessario partire per la ricognizione sullo stato del manifesto d’autore, in Italia, oggi.
Il grande Cassandre disse una volta che il manifesto era “… la voce della strada.” La penserebbe ancora così oggi, quando le strade non hanno più una ‘voce’ ma soltanto un’accumulo frenetico di ‘rumori’? Quando nessuno cammina più, né si ferma a guardarsi intorno, quando non esiste più la piazza o la città come tessuto di relazione ma soltanto come sommatoria di individualità afasiche e incomunicanti?
(...) Il cambiamento degli stili di vita e di relazione hanno quindi cambiato il contesto in cui si era diffuso e affermato il manifesto e quindi è oggi necessario prendere atto della sua progressiva, continua, forse inarrestabile decadenza funzionale. Non più ‘voce della strada’; Cassandre non ne sarebbe contento, ma ne dovrebbe prendere atto.
Il ripiegarsi della funzione ha effetti anche di richiesta e offerta. Non esistono quasi più specialisti in ‘manifesti’ né esiste quasi una richiesta specifica. Molto spesso il manifesto è un di più nelle campagne pubblicitarie o propagandistiche, quasi mai ne è oggetto principale o autonomo; è tollerato, quasi mal sopportato e l’unica sua vera funzione è quella di ‘puntaspilli’, di ‘medium’ cioè utile al solo scopo di stamparvi sopra i marchi dei numerosi sponsor che, da qualche parte devono pur essere infilati per giustificare il finanziamento. Ne derivano oggetti sporcati da ‘cacatine di mosca’ senza logica né efficacia, ‘artefatti comunicativi’ in nulla o pochissimo tesaurizzabili, imbarazzanti per il progettista e illeggibili per il fruitore.
(...) Detto questo va da sé che una mostra come questa, “Alba”, è difficile da concepire e realizzare. I grafici che vengono esposti sono la generazione di mezzo e i giovani della grafica italiana. Sono la forza che, quando più quando meno consapevolmente, cerca di opporsi al degrado e alla morte del manifesto.
Sono tutti professionisti che hanno dovuto gettare uno sguardo più largo attorno alla progettazione, che si occupano stabilmente di strategie di comunicazione, di exhibit design, di immagine coordinata, di branding.
Tutti, naturalmente amano il manifesto, ma tutti incontrano e hanno incontrato le difficoltà che abbiamo cercato di tratteggiare. Con in più, almeno per i più anziani, la difficoltà del rapporto continuo, quasi schizoide, con i cambiamenti tecnologici e con il frenetico aggiornamento degli stili della comunicazione.
(...) È certo che il manifesto “all’alba del terzo millennio”, se vuol sopravvivere deve riconquistarsi un proprio ruolo e/o inventarsi nuove strade da percorrere. L’aggiornamento culturale e tecnologico fa parte dei nuovi percorsi. Con tutta la cautela e il pessimismo possibile, al momento il nostro ‘moribondo’ ci pare ancora abbastanza vitale. Strepita e si lamenta, certo, ma come dice uno dei dottori di Pinocchio “... quando il morto piange è segno che gli dispiace a morire!”
Catalogo Lcdedizioni.
Sono presenti in mostra:
Stefano Asili
Bianco
Mauro Bubbico
Giorgio Camuffo
Beppe Chia
Fabio Chiantini
Cristina Chiappini
Giovanna Durì
Fabrica
Antonio Giancontieri
Jekyll & Hyde
Leftloft
Lirici Greci
Ma:design
Francesco Messina
Molly & Partners
Bruno Morello
Antonella Morico
muschi&licheni
Orecchio Acerbo
Pietro Palladino
Mauro Panzeri
Luciano Perondi
Lorella Pierdicca
Mario Piazza
Massimo Pitis
Pizzino
Andrea Rauch
Emo Risaliti
Stefano Rovai
Walter Sardonini
Guido Scarabottolo
Gianni Sinni
Leonardo Sonnoli
Studio41Designers
Tapiro
Tassinari/Vetta
Stefano Tonti
Marco Tortoioli Ricci
Omar Vulpinari
Zetalab
Zup Associati
18 ottobre 2007 |
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