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Alba | Stefano Asili

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Alba | Mauro Bubbico

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Alba | Lorella Pierdicca

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Alba | Orecchio Acerbo

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Alba | Leonardo Sonnoli

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Alba | Antonio Giancontieri

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Alba | Camuffo Design

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Alba | Marco Tortoioli Ricci

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Alba | Pietro Palladino

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Alba | Stefano Rovai

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Alba | Mauro Panzeri

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Alba | Stefano Tonti

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Alba | Bruno Morello

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Alba | Zup Associati

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Alba | Giovanna Durì

Giovanna Durì

Alba | Tapiro

Tapiro


18 ottobre 2007

 

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Vita, morte, rinascita (forse) del manifesto Andrea Rauch, Gianni Sinni (dall'introduzione al catalogo della mostra) Nel 1999 fu preparata per il complesso museale Santa Maria della Scala in Siena una mostra che, con un briciolo di sicumera, volemmo chiamare “Epoca”. Il sottotitolo precisava che si trattava di ‘manifesti in Italia tra vecchio secolo e nuovo millennio’ e vi si rappresentavano, nella loro essenza comunicativa, i fatti dei cinquant’anni e passa di vita repubblicana. Si cominciava dal famoso manifesto di Albe Steiner sulla “Mostra della ricostruzione” (1945) per finire a un “Kosovo Risiko” sulla guerra che, allora, si combatteva nei Balcani. Nel mezzo la nascita della pubblicità moderna, la contestazione studentesca, i diritti delle minoranze, la grafica di pubblica utilità, il terrorismo, le grandi mostre, la cronaca spicciola e la storia di ‘un’epoca’, appunto. Il manifesto riprendeva, nel titolo, una famosa progettazione grafica di Bruno Munari e l’occhio di un’immagine di Albe Steiner dedicata ai deportati nei campi di sterminio nazifascisti. La testimonianza e la memoria, quindi. (...) Quasi dieci anni dopo abbiamo voluto ‘aggiornare’ quell’esperienza, progettando un’esposizione di manifesti che facesse il punto sul momento attuale, che definisse il ruolo attuale del manifesto nella società italiana e che riprendesse e definisse il discorso che “Epoca” aveva cominciato. Ma, nell’avvicinarsi alla materia, ci siamo subito accorti che il tempo non era passato invano e che l’aggiornamento pedissequo di quell’esperienza non era possibile. Innanzitutto perché otto anni sono un tempo troppo breve di analisi (non che siano mancati gli accadimenti fondamentali, sulla cronaca e sul costume, con buona pace di chi pensava alla fine della storia!) ma soprattutto perché il mezzo ‘manifesto’ ha deviato il suo percorso, è cambiato sostanzialmente diventando, per chi conosce la sua storia, del tutto diverso, a volte irriconoscibile. Proprio da questa presa d’atto è stato necessario partire per la ricognizione sullo stato del manifesto d’autore, in Italia, oggi. Il grande Cassandre disse una volta che il manifesto era “… la voce della strada.” La penserebbe ancora così oggi, quando le strade non hanno più una ‘voce’ ma soltanto un’accumulo frenetico di ‘rumori’? Quando nessuno cammina più, né si ferma a guardarsi intorno, quando non esiste più la piazza o la città come tessuto di relazione ma soltanto come sommatoria di individualità afasiche e incomunicanti? (...) Il cambiamento degli stili di vita e di relazione hanno quindi cambiato il contesto in cui si era diffuso e affermato il manifesto e quindi è oggi necessario prendere atto della sua progressiva, continua, forse inarrestabile decadenza funzionale. Non più ‘voce della strada’; Cassandre non ne sarebbe contento, ma ne dovrebbe prendere atto. Il ripiegarsi della funzione ha effetti anche di richiesta e offerta. Non esistono quasi più specialisti in ‘manifesti’ né esiste quasi una richiesta specifica. Molto spesso il manifesto è un di più nelle campagne pubblicitarie o propagandistiche, quasi mai ne è oggetto principale o autonomo; è tollerato, quasi mal sopportato e l’unica sua vera funzione è quella di ‘puntaspilli’, di ‘medium’ cioè utile al solo scopo di stamparvi sopra i marchi dei numerosi sponsor che, da qualche parte devono pur essere infilati per giustificare il finanziamento. Ne derivano oggetti sporcati da ‘cacatine di mosca’ senza logica né efficacia, ‘artefatti comunicativi’ in nulla o pochissimo tesaurizzabili, imbarazzanti per il progettista e illeggibili per il fruitore. (...) Detto questo va da sé che una mostra come questa, “Alba”, è difficile da concepire e realizzare. I grafici che vengono esposti sono la generazione di mezzo e i giovani della grafica italiana. Sono la forza che, quando più quando meno consapevolmente, cerca di opporsi al degrado e alla morte del manifesto. Sono tutti professionisti che hanno dovuto gettare uno sguardo più largo attorno alla progettazione, che si occupano stabilmente di strategie di comunicazione, di exhibit design, di immagine coordinata, di branding. Tutti, naturalmente amano il manifesto, ma tutti incontrano e hanno incontrato le difficoltà che abbiamo cercato di tratteggiare. Con in più, almeno per i più anziani, la difficoltà del rapporto continuo, quasi schizoide, con i cambiamenti tecnologici e con il frenetico aggiornamento degli stili della comunicazione. (...) È certo che il manifesto “all’alba del terzo millennio”, se vuol sopravvivere deve riconquistarsi un proprio ruolo e/o inventarsi nuove strade da percorrere. L’aggiornamento culturale e tecnologico fa parte dei nuovi percorsi. Con tutta la cautela e il pessimismo possibile, al momento il nostro ‘moribondo’ ci pare ancora abbastanza vitale. Strepita e si lamenta, certo, ma come dice uno dei dottori di Pinocchio “... quando il morto piange è segno che gli dispiace a morire!” Catalogo Lcdedizioni. Sono presenti in mostra: Stefano Asili Bianco Mauro Bubbico Giorgio Camuffo Beppe Chia Fabio Chiantini Cristina Chiappini Giovanna Durì Fabrica Antonio Giancontieri Jekyll & Hyde Leftloft Lirici Greci Ma:design Francesco Messina Molly & Partners Bruno Morello Antonella Morico muschi&licheni Orecchio Acerbo Pietro Palladino Mauro Panzeri Luciano Perondi Lorella Pierdicca Mario Piazza Massimo Pitis Pizzino Andrea Rauch Emo Risaliti Stefano Rovai Walter Sardonini Guido Scarabottolo Gianni Sinni Leonardo Sonnoli Studio41Designers Tapiro Tassinari/Vetta Stefano Tonti Marco Tortoioli Ricci Omar Vulpinari Zetalab Zup Associati

18 ottobre 2007

SocialDesignZine
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autorizzazione del Trib. di Milano
n. 366 del 11/06/08
anno VI


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