Branding dall'Amazzonia
Una delle attività più stimolanti per l’operare della grafica è, certo, la comunicazione del prodotto, lo studio delle sue caratteristiche, il mercato su cui viene ad operare, l’individuazione del target, ma anche le condizioni della produzione. Infine il disegno del packaging e la sua collocazione e posizionamento sul mercato. Il branding, in una sola parola. Certo che poi, ancorati a questo processo quasi canonico, la casistica può presentarsi assai varia e corre, tanto per dire, dall’ampliamento dei mercati di una multizionale alla confezione di un barattolo di miele di un microscopico produttore locale. Mettiamo di un microscopico produttore di una piccolissima comunità, di un villaggio lontano lontano, tanto per fare un esempio, nella bassa Amazzonia, in Brasile. Ecco proprio qui volevamo arrivare: a Santarem, Stato del Parà, bassa Amazzonia, in una piccola comunità che produce miele (ma anche farina di manioca e altri prodotti di artigianato) e che, per sopravvivere, deve comunque mettere i suoi prodotti sul mercato. Come lavora in questo caso il branding? E si tratta solo di una funzione tecnico-commerciale o non anche di una funzione storica ed etica?Difficile dare risposta a queste domande ma ci hanno provato, con passione, sensibilità e sapienza, nell’ordine, la Onlus Mais, l’Istituto europeo di Design, sede di San Paolo, l’esperto di progettazione grafica e brand design Giovanni Vannucchi, titolare di Oz, uno dei più importanti studi grafici brasiliani, i suoi allievi (André Giacomucci, Luciano Drehmer, Marilia Rubio, Marina Grando, Renata Barreto, Rodolfo França, Sylvia Carolina) del corso dedicato presso lo IED di San Paolo.
La richiesta della onlus Mais era dunque precisa: come intervenire in un area lontanissima (grosso modo quanto tra Napoli e Stoccolma) con una ipotesi di progetto che fosse però comprensibile e compreso dalle piccole comunità di produttori e come, di conseguenza, si potessero immettere quei prodotti in un mercato più vasto. Quindi, poiché da parte dello IED sempre di un programma di studio si trattava, ricognizione della storia e della cultura del luogo di indagine, caratteristiche dei modi di produzione, applicazione dgli standard e delle peculiarità grafiche progettuali. Una bella sfida per i giovani che si sono trovati, alla fine della prima fase del progetto, sbalzati a Santarem a confrontare le loro idee di cittadini della grande metropoli con le esigenze della microscopica comunità locale.
Per accorgersi, con soddisfazione crediamo di tutti, di Giovanni Vannucchi e Eugenio Scoletta, che ha seguito il progetto per conto dello IED, e di Luca Fanelli di Mais, che le distanze sono molte ma non insuperabili e che l’operare di un progetto reale serve ad ancorare e rendere tangibile ogni programma di studio, e comprensibile, dall’interno, una realtà complessa e difficile. E, naturalmente, alla base di tutto, il processo conseguente e inevitabile di consolidamento e riaffermazione di una precisa identità culturale e storica.
Adesso il packaging è pronto e lo aspetta la prova del fuoco del mercato. Sarà la fine di un processo cognitivo e l’inizio di una vita comunicativa più vasta. Il 4 novembre i prodotti con le nuove confezioni saranno presentati a Brasilia nel corso di un incontro di Slow Food.
L’occasione migliore per Giovanni, i ragazzi dello IED, e i produttori di Santarem per verificare la bontà del loro lavoro comune.
Inserito da ra.des | 29.10.07 |
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