Foglie d'Ulivo per il Partito Democratico?
Andrea RauchSuccede che ogni tanto, con cadenza annuale (avviene da ormai dodici anni), qualcuno dia per morta, superata, finita ecc. l’esperienza de l’Ulivo e quindi postuli l’abbandono di quel marchio in nome di qualcosa di nuovo. Succede però, anche questo abbastanza puntualmente, che quel benedetto simbolo poi ce lo troviamo di nuovo nella scheda elettorale e, per i singolari meccanismi della dinamica politica italiana, non sappiamo più bene cosa sia, se il simbolo di un partito, il marchio di un cartello di interessi, il bollino di una coalizione elettorale. Quando poi la data della morte de l’Ulivo era data per certa è successo quasi sempre, negli ultimi dieci anni, che da qualche giornale o televisione qualcuno mi abbia chiamato per chiedere cosa pensassi di quella morte annunciata. Avendo disegnato il simbolo de l'Ulivo nel 1995 si supponeva che, ancora qualche anno dopo, potessi avere qualche opinione interessante, o almeno polemica, al riguardo e, domanda d’obbligo, se la morte di quella mia ‘creatura’ non mi facesse 'soffrire'.
Mi è stato naturalmente chiesto cosa ne pensassi, all’epoca, dell’asinello di Prodi, del simbolo arcobaleno dell’Unione e cosi via elencando.
Adesso, mentre si contano le ore per la presentazione del nuovo simbolo del Partito Democratico, e mentre i giornali di oggi si affannano a prevedere quante foglioline del vecchio Ulivo rimarranno nel nuovo simbolo oppure in che dimensione e con quale evidenza vi sarà riportato il rametto, sento arrivar di nuovo il momento in cui qualcuno farà squillare il mio telefono per chiedermi ancora e ancora un’opinione.
Al momento in cui scrivo nulla so del nuovo marchio né su chi lo stia disegnando, e non posso quindi esprimere un parere. Però posso formulare un voto e una speranza.
Dato che l’Ulivo si scioglie in una nuova esperienza, anche il suo simbolo abbia a sciogliersi con lui e non si presti a diventare, come troppo spesso è successo in un passato recente, la foglia di fico per fare l’occhiolino furbastro al passato. Se il Partito Democratico deve essere ‘nuovo’ ci si augura che cominci con un doveroso cambiamento di registro, chiudendo, rispettosamente certo ma decisamente, quella pagina di storia.
Un marchio tutto nuovo (posso esprimere una speranza da elettore? che non si indulgi al branding o a figure retoriche da supermarket e si torni a comprendere il portato simbolico, etico e ideale dell’operazione grafica) che finalmente chiuda i suoi conti, operazione che in Italia sembra sempre ardua, e che non si porti dietro residui o scorie; che non voglia, tra le righe, occhieggiare al Partito Comunista, o al Partito Socialista, o alla Democrazia Cristiana, che sia nuovo nei contenuti e nelle idealità e che, di conseguenza, abbia un’immagine e una simbologia declinabile esclusivamente al futuro.
Il vecchio Ulivo potrà finire, se questo avverrà, in quel cimitero dei marchi deceduti di cui abbiamo parlato qualche tempo fa a proposito di un libro olandese. Potrà allora riposare in pace e concludere con dignità il suo corso terreno. Altrimenti, se continuerà a spargere sul terreno foglioline e rametti, sempre più insignificanti e minuscoli, sempre meno comprensibili graficamente e politicamente, si potrà anche per lui parlare di accanimento terapeutico. Il ‘vecchio’ che non se ne vuole andare e continua a pasticciare con il ‘nuovo’ in un mélange abbastanza indigeribile. Noi preferiremmo una morte grafica dignitosa. E che si vada avanti con un progetto credibile e non a passi di gambero, anche se simbolici, verso il passato.
Inserito da ra.des | 02.11.07 |
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Simboli |
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commenti:
Mi chiamo Piervalentino Marino sono di Gioia Tauro RC, ho visto parecchi simboli in galleria del partito democratico quelli che mi piacciono di più sono quelli con il richiamo dell'Ulivo perchè il partito nasce proprio dall'Ulivo. Io sono molto bravo a disgnare ho frequentato l'ist. statale d'arte e ho conseguito recentemente la laurea in scenografia all'Accademia BB.AA. di RC.
Ho preparato anch'io dei loghi per il nuovo partito inserendogli l'Uomo Vitruviano di Leonardo con un piccolo richiamo all'Ulivo e margherita fatti al computer con i vari programmi grafici che li ho finiti di ritoccare proprio ieri. Collegandomi sul vostro sito "SDZ" ho visto che la galleria è chiusa, perchè penso che il nuovo logo e stato scelto. Volevo chiedervi se per cortesia se la galleria potrebbe essere riaperta per fare consentire a me e ad altri "ritardatari" grafici e disegnatori che vogliono inviarveli ugualmente. Aspetto vostre notizie mi raccomando... Piervalentino Marino tel. 340.5858119 piervaletin@libero.it
Ho preparato anch'io dei loghi per il nuovo partito inserendogli l'Uomo Vitruviano di Leonardo con un piccolo richiamo all'Ulivo e margherita fatti al computer con i vari programmi grafici che li ho finiti di ritoccare proprio ieri. Collegandomi sul vostro sito "SDZ" ho visto che la galleria è chiusa, perchè penso che il nuovo logo e stato scelto. Volevo chiedervi se per cortesia se la galleria potrebbe essere riaperta per fare consentire a me e ad altri "ritardatari" grafici e disegnatori che vogliono inviarveli ugualmente. Aspetto vostre notizie mi raccomando... Piervalentino Marino tel. 340.5858119 piervaletin@libero.it
Piervalentino Marino il 04 nov 07 alle 21:42
Considero “L’Ulivo” di Andrea Rauch uno dei migliori simboli politici degli ultimi decenni, insieme alla “Quercia” di Bruno Magno e al “Garofano” di Ettore Vitale e concordo con le sue preoccupazioni e i suoi auspici, però tutto questo tagliare foglie, rami e radici (ah! la simbologia...), può incutere anche parecchi timori, politici e “grafici”. E se per i primi possiamo anche essere fiduciosi, lo siamo meno per i secondi, nonostante Veltroni non sia certo a digiuno di grafica e comunicazione politica, perché se anche Rauch non sa chi stia lavorando sul simbolo mi aspetto allora una grande sorpresa. Renzo Piano? un giovane “graffitaro”? Roberto Benigni? ...Massimiliano Fuksas?
C’è un bellissimo libro “Vedere a sinistra” di Bruno Magno che, tra le altre cose, illustra e racconta in modo avvincente come si è giunti al concepimento del simbolo della “Quercia”, un affascinante racconto, illuminante anche sul metodo di lavoro di Veltroni, un libro che poteva essere utilissimo per i tanti giovani grafici che si sono cimentati nel progettare il simbolo del PD ma che, visti i risultati, nessuno conosce. Purtroppo, di questo volume, non ho mai potuto leggere nessuna recensione o segnalazione su nessun sito di comunicazione visiva, nemmeno in quello dell’AIAP.
C’è un bellissimo libro “Vedere a sinistra” di Bruno Magno che, tra le altre cose, illustra e racconta in modo avvincente come si è giunti al concepimento del simbolo della “Quercia”, un affascinante racconto, illuminante anche sul metodo di lavoro di Veltroni, un libro che poteva essere utilissimo per i tanti giovani grafici che si sono cimentati nel progettare il simbolo del PD ma che, visti i risultati, nessuno conosce. Purtroppo, di questo volume, non ho mai potuto leggere nessuna recensione o segnalazione su nessun sito di comunicazione visiva, nemmeno in quello dell’AIAP.
Franco De Vecchis il 05 nov 07 alle 16:11
Feci parte anch'io in piccolo dell'équipe dell'Ulivo del '95 (stavo in panchina) e sottoscrivo tutto quanto dice Rauch. Se il partito è nuovo, nuovo sia il simbolo. E moderna la logica. In altra occasione, parlando dei marchi elettorali, dicemmo la nostra su SDZ, sostenendo che certi marchi compositi si comportavano come l'araldica di ancien régime: e cioè accumulando pezzi provenienti da qualche parte (un antenato, un antenato finto, un regno preteso, un regno d'altri, una moglie importante, un parente ricco, un sovrano generoso, un matrimonio ben combinato, una leggenda di famiglia...). Con questo sistema per esempio, lo stemma dei Borboni di Napoli era diviso in una ventina di campi diversi. Queste logiche resero illeggibili molti stemmi e simboli in origine semplici. La "Quercia" e tanti altri partiti, magari effimeri, magari provvisori, hanno usato una logica analoga: accumulare quarti, antenati, feudi. Una specie di horror vacui che mascherava insicurezza e nevrosi da identità vacillante. Immaginate il logo di una grossa holding composto con quelli delle sue consociate! Se il PD ha un'idea fondante, la associ a un simbolo, senza - appunto - fare furbate ecumeniche. Certo stavolta il compito non è facile, venuta meno la manna degli ortaggi che ha dettato a lungo (caso unico al mondo) l'onomastica dei raggruppamenti politici (ma la palma dell'idiozia spetta a un simbolo zoologico, la coccinella che per una sola stagione danzò sui marchi di AN: fascisti-coccinella! ma a chi c. venne in testa un'associazione mentale così deficiente? Confesso che non saprei bene a primo colpo a cosa associare l'idea di "democrazia", e sarebbe divertente un sondaggio su SDZ. Tutte le immagini che mi passano per la testa (e non sono molte) mi suonano sospette, alludono a una mia "personale" idea di democrazia, che dubito coincida con quella del PD. Coraggio, qual'è il geroglifico o ideogramma o pittogramma della democrazia? speriamo che non gli venga in mente di fare come certe squadre di calcio, che in mancanza di un "totem" accreditato mettono nel logo il loro "monogramma" ... "PD"... extremum refugium ignorantiae...
Savorelli il 05 nov 07 alle 23:44
Ad Andrea Rauch esprimo tutta la mia condivisione. Per i “commentatori di simboli” che auspicano il rinnovamento e un taglio radicale con il passato, vorrei mettere in luce che quasi mai questo è possibile ad un creativo che lavori per un partito politico, e immagino che Rauch ne sappia qualcosa. Ciò che viene definito horror vacui, spesso è attribuibile ad un concreto contributo da parte dei politici (spesso sono più di uno) che soffiano nell’orecchio del progettista reminiscenze, citazioni e naturalmente suggerimenti estetici, utili forse a mitigare l’ansia da rinnovamento che alberga nel loro animo.
Dal 1987 faccio parte dell’ “ufficio grafico” di un importante partito. In questo ventennio ho ascoltato una quantità impressionante di imbeccate, idee, spunti non richiesti e provenienti dai più alti livelli gerarchici; ho anche potuto osservare che in un partito gli orizzonti del comunicatore sono limitati alla scrivania del responsabile politico. L’abilità di un operatore della comunicazione politica, è in stretto rapporto con i modestissimi mezzi che egli ha a disposizione, la sfida è proprio questa: riuscire a rendere al meglio ciò che altrimenti potrebbe risultare imbarazzante dal punto di vista comunicativo, avendo uno spazio di manovra limitatissimo da molti punti di vista. Certo sarebbe tutto più semplice se la politica fosse fatta dai bravi politici e la comunicazione dai bravi comunicatori. Negli ultimi tempi noto una forte tendenza a contaminazioni inquietanti. D’altro canto è necessario non perdere d’occhio che tagliare i ponti con il passato non costituisce di per sé rinnovamento, nella politica è importante tenere conto della memoria che compone il patrimonio di un partito, che a sua volta costituisce la malta necessaria a tenere insieme la sua base. Rinnovamento significa semmai dimostrare di sapere utilizzare quel patrimonio come un elemento riformatore.
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Dal 1987 faccio parte dell’ “ufficio grafico” di un importante partito. In questo ventennio ho ascoltato una quantità impressionante di imbeccate, idee, spunti non richiesti e provenienti dai più alti livelli gerarchici; ho anche potuto osservare che in un partito gli orizzonti del comunicatore sono limitati alla scrivania del responsabile politico. L’abilità di un operatore della comunicazione politica, è in stretto rapporto con i modestissimi mezzi che egli ha a disposizione, la sfida è proprio questa: riuscire a rendere al meglio ciò che altrimenti potrebbe risultare imbarazzante dal punto di vista comunicativo, avendo uno spazio di manovra limitatissimo da molti punti di vista. Certo sarebbe tutto più semplice se la politica fosse fatta dai bravi politici e la comunicazione dai bravi comunicatori. Negli ultimi tempi noto una forte tendenza a contaminazioni inquietanti. D’altro canto è necessario non perdere d’occhio che tagliare i ponti con il passato non costituisce di per sé rinnovamento, nella politica è importante tenere conto della memoria che compone il patrimonio di un partito, che a sua volta costituisce la malta necessaria a tenere insieme la sua base. Rinnovamento significa semmai dimostrare di sapere utilizzare quel patrimonio come un elemento riformatore.
Tiziana Cesselon il 08 nov 07 alle 10:35
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ideale autentico viatico per il dico-non-dico:
1a volta, elezioni, vengo.., ai giovani allude,
e copre quache rogna che ai maturi prude,
poi magari a corredo un vecchio motto,
certo banale, ma sempre d’ effetto,
sensi e umori, tripudio di grafica:
“Si lavora e si fatica...”
Winston il 02 nov 07 alle 22:18