Quando la croce rossa non è della Croce Rossa
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Recentemente, a proposito della campagna del Ministero della Sanità, abbiamo avuto modo di discettare a proposito del simbolo della Croce Rossa e dell'origine grafica e storica di quello che è senza dubbio uno dei marchi più diffusi e conosciuti al mondo. Un marchio che si ritiene essere universalmente associato all'idea di aiuto e soccorso per i bisognosi. In realtà, almento negli Stati Uniti, non è così.
Così ad agosto di quest'anno, come descrive Phil Patton in un lungo articolo su Voice, la Johnson & Johnson, una delle più grandi case farmaceutiche del mondo, ha intentato causa alla Croce Rossa americana per aver dato in concessione ad alcune aziende farmaceutiche concorrenti il proprio marchio crociato.Recentemente, a proposito della campagna del Ministero della Sanità, abbiamo avuto modo di discettare a proposito del simbolo della Croce Rossa e dell'origine grafica e storica di quello che è senza dubbio uno dei marchi più diffusi e conosciuti al mondo. Un marchio che si ritiene essere universalmente associato all'idea di aiuto e soccorso per i bisognosi. In realtà, almento negli Stati Uniti, non è così.
La controversia trae origine dal fatto che la Johnson & Johnson ha registrato il simbolo della croce rossa, con la quale marchia da sempre i propri prodotti, ma un'ingarbugliata questione di date ne complica decisamente la comprensione.
La Croce Rossa fu fondata in Svizzera nel 1863 e adottò il celeberrimo simbolo della bandiera elvetica invertita l'anno successivo. La Croce Rossa americana iniziò la propria attività nel 1881, cinque anni prima della fondazione della Johnson & Johnson. Quest'ultima registrò il marchio della croce rossa nel 1887 senza però opporsi al suo uso da parte della Croce Rossa americana che ricevé ufficialmente il riconoscimento del proprio emblema da parte del Congresso solo nel 1905.
Per oltre un secolo si è avuto un tacito accordo che ha portato a utilizzare lo stesso simbolo da parte della Johnson & Johnson, sui prodotti medicinali, e da parte della Croce Rossa americana per le proprie attività, ma l'equilibrio si è rotto dal momento che quest'ultima ha dato in licenza ad aziende profit l'uso del marchio.
Non ci interessa, naturalmente, sapere come si svilupperà nelle aule dei tribunali la causa. Piuttosto ci sembra l'ennesima dimostrazione di come l'attivismo degli studi legali delle grandi corporation sia arrivato a sostenere posizioni inverosimili e che, unitamente alla tendenza ad apporre il brevetto su qualunque cosa (lettere dell'alfabeto, colori, piante, animali, ...), ciò rappresenta uno dei più gravi attacchi alla libera circolazione delle idee e della cultura del nostro tempo.
Sarebbe forse ora di rivedere radicalmente tutta la legislazione del copyright.
Inserito da gianni sinni | 12.11.07 |
(3) |
Incubi |
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commenti:
Non ci vedo nulla di così inverosimile: se un'azienda stipula un contratto con un ente, qualunque esso sia, poi questo ente visiiblmente disattende i termini di contratto, non mi sembra che sia necessario un avvocato per capire la presenza di un dolo, anche perché la situazione descritta, presenta alcune lacune, tipo che è in essere un contratto non tacito ma esplicito fra le parti di cui anch'io non conosco tutti i particolari, ma, conoscendo l'azienda, sicuramente saranno esistiti dei do ut des non indifferenti...
alex il 13 nov 07 alle 07:54
Va be', oggi brevetto il simbolo peace e la parola libertà e da domani comicio a fioccare cause al mondo intero!!!
A proposito alla svizzera non hanno ancora fatto causa?
Sic!
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A proposito alla svizzera non hanno ancora fatto causa?
Sic!
Mark il 14 nov 07 alle 11:32
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Le celebrazioni continuarono, lo studio legale non si fece più vivo. Forse qualcuno, in quella struttura di azzeccagarbugli, aveva letto Pinocchio da piccolo… (a. r.)
andrea il 12 nov 07 alle 08:41