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Fronte di liberazione del Magenta

Solo due giorni fa parlavamo delle improbabili azioni legali che vengono intraprese  sulla base dell'apposizione del copyright su simboli, non importa quanto questi siano universalmente diffusi e conosciuti. Sappiamo che è ormai pratica comune brevettare piante e sementi e che, grazie a queste immorali registrazioni, le multinazionali possono strozzare economicamente gli agricoltori del paesi in via di sviluppo.
Il caso appena scoppiato in Olanda, con il tentativo di privatizzare il colore magenta, ci porta un altro esempio della follia delle corporation capaci di sacrificare sull'altare del brand ogni scampolo di logica e di senso comune. Il gestore della telefonia mobile olandese, la T-Mobile, ha infatti intentato causa ad una serie di altre società, quali  Slam FM, Compello e 100% NL, colpevoli dell'efferato crimine di usare nei propri loghi e nelle loro comunicazioni un colore di cui l'azienda telefonica ritiene di avere l'esclusiva: il magenta.

Incuranti del ridicolo e forti dei propri studi legali i manager della T-Mobile hanno apposto un apposto disclaimer che menziona tra i vari marchi registrati dalla società anche il colore magenta tout court. Benché al momento la rivendicazione della proprietà di colore riguardi esclusivamente chi agisce nello stesso settore di mercato, in questo caso della telefonia, non c'è dubbio che costituisca un elemento di preoccupazione: non è che, prima o poi, qualcuno ci chiederà di pagargli i diritti di riproduzione ogni volta che effettuiamo una stampa in quadricromia?

Purtroppo non è il primo caso in cui un colore in sé viene ritenuto elemento proprietario aziendale. Nel 2005, ancora un operatore telefonico, la Orange, intentò causa in Inghilterra contro il concorrente EasyMobile per l'utilizzo esclusivo del colore arancio.

In attesa della pronuncia del tribunale competente, è sorto spontaneamente in Olanda, sull'onda del disappunto per una tale iniziativa, un movimento per la "liberazione" del magenta dal cui sito sono tratte le immagini qui riprodotte.
Tutti sono invitati a contribuire con i propri lavori per denunciare, con la necessaria ironia (è interventuto anche il sindaco del comune di Magenta, provincia di Milano), l'assurdità delle pretese di T-Mobile.


Segnalazione di Daniele Capo

Inserito da gianni sinni | 14.11.07 | (17) | Incubi | stampa |




commenti:

  Consiglio a tutti un bel libro: Simon Garfield, Il malva di Perkin, storia del colore che ha cambiato il mondo, Garzanti editore. Giuro che l'autore non è un parente.

lodovico gualzetti il 14 nov 07 alle 10:05

  Mi risulta che la Ferrari a suo tempo deposito' come marchio di fabbrica, o qualcosa di simile, la tonalita' del colore rosso delle sue macchine.

Alessandro Martinelli il 14 nov 07 alle 15:29

  qui in olanda stanno diventando pazzi... fosse solo per il magenta! ;-)

luigi farrauto il 14 nov 07 alle 15:59

  ma se uso il rosso la Deutch telekom mi fa causa insieme ad un'azienda che possiede il giallo?

Pietro e Elisa il 14 nov 07 alle 16:59

  Perchè sarebbe immorale brevettare piante e sementi frutto di anni di lavoro di molti professionisti? Se io mi copio il tuo lavoro e lo vendo come fosse mio te non t'incazzi?

Luca Ubertini il 17 nov 07 alle 19:27

  Solo per segnalare sul tema l'articolo di Marco Belpoliti "La battaglia del magenta" sulla stampa di oggi lunedì 19 ottobre.

Il testo è rigorosamente stampato in magenta. Belpoliti si diverte e provoca e "La stampa" ci sta. Mica male.

Un saluto a tutti.

alberto lecaldano il 19 nov 07 alle 08:55

  i colori non sono brevettabili. legalmente parlando. forme funzionali pure.

Francesco Temporin il 19 nov 07 alle 12:24

  Per Luca Ubertini
perchè il campesino indiano compra i semi della Monsanto e poi non può conservare una parte del raccolto per riseminare come ha sempre fatto e perché se un'ape del cavolo mi mette incinto il mio fiore di granturco poi la Monsanto mi fa causa. E anche perché chi brevetta i semi non spiega sempre come stanno le cose. Chiaro mi sembra.
Ovviamente la cosa é più complessa ma non é sempre esattamente come vendere il lavoro di un altro. E poi quando qualcuno arriva a ipotizzare di brevettare una cosa come il colore magenta forse una qualche resistenza contro l'idea che tutto può essere brevettato mi pare assai saggia.

Roberto il 19 nov 07 alle 16:37

  Per Roberto:
Per quello che riguarda il Magenta, un discorso più serio degli strilli senza cognizione di causa sparsi a caso per tutta la rete lo puoi vedere qui:
http://www.engadget.com/...magenta/
Per quello che riguarda le sementi, semmai fallace è la normativa, non la Monsanto che la sfrutta. Se poi vogliamo rendere inbrevettabili i risultati della ricerca, nessuno farà ricerca. Perchè si brevettano le medicine, alzandone i costi per i poveri che ne hanno bisogno? Perchè quelle medicine, per crearle, qualcuno ci deve spendere dei soldi, e se non li riguadagna da qualche parte, allora nessuno creerà più medicine.
Perchè non posso riseminare parte del mio raccolto? Perchè non posso registrare e riascoltare la musica che sento dagli amici? Perchè non posso fotocopiare e rivendere i miei libri preferiti? Perchè sto guadagnando ingiustamente sul lavoro di un'altro! Chiaro mi sembra.

Luca Ubertini il 19 nov 07 alle 21:34

  Tutto giusto (anche se rimane da vedere la proporzione del ricarico dell'azienda) tranne che le sementi non dovrebbero essere una creazione "artificiale", a differenza di libri e musica.

Stefano Tonti il 20 nov 07 alle 11:58

  mi sembra che si stia facendo un po' di confusione, sia nell'articolo che nei commenti.

nessuno può "brevettare" il magenta: non si brevettano loghi, marchi e colori, si brevettano soluzioni tecniche a problemi pratici.

al massimo, ed è questo il caso, si può registrare come marchio un colore. si può fare, e la T-Mobile l'ha fatto.

questo NON vuol dire che nessuno potrà più utilizzare il magenta nelle proprie grafiche (cazzata!) o che non potremo più fare stampe in quadricromia (maddai!).

significa solo che, disegnando il logo di un'azienda simile (ovvero di telefonia) per lo stesso territorio (l'olanda) ci si dovrà astenere dal farlo magenta.

quello che mi chiedo è: avreste comunque usato il magenta? credo proprio di no, se il logo\marchio serve a DISTINGUERE il vostro cliente dalla concorrenza, avreste comunque usato tutta la tavolozza tranne il magenta.


se poi voglia parlare di brevetti animali e vegetali, si può fare, ma si tratta di un altro discorso.

ale [fatbombers] il 21 nov 07 alle 15:36

  Ale ha ragione, se un nome, un'immagine, un suono, un colore o un odore sono di per sé distintivi o lo sono diventati nel corso del tempo attraverso l'uso e sono al contempo rappresentabili graficamente sono registrabili come marchi. Fintanto che non viene dichiarata la nullità del marchio - cosa che mi sembra difficile in questo caso - Deutch Telekom ha il diritto di tutelarsi, poi sarà il giudice a dire se una radio può usare il magenta oppure no.
Voi fareste un cioccolato con un packaging color lillà? Immagino di no, visto che c'è la Milka che lo usa di già. Infatti quel colore è registrato come marchio già da tempo come marchio di colore, e dal 1996!

Giacomo il 21 nov 07 alle 16:22

  Tutto vero, tutto giusto, tutto corretto, ci mancherebbe. Ma credo che l'intenzione del fronte liberazione magenta fosse quello di farci riflettere sul fatto che una brevettazione esasperata di suoni, colori, segni, spezzoni di dna e quant'altro va in una direzione preoccupante. E che su questo é giusto mobilitare le coscienze. Va bene telecom olanda, cosa vuoi, una decina di concorrenti, il colore alternativo si trova. E se uno vende bulloni e brevetta il grigio inox? E se uno vende sonniferi e brevetta lo sbadiglio? Non voglio esagerare, solo pensiamoci.

roberto il 21 nov 07 alle 18:04

  roberto, secondo me stai dicendo delle cazzate. non hai capito una fava.

ale [fatbombers] il 22 nov 07 alle 15:58

  Ale, è vero che se stai creando un identità per un marchio "forte" eviti che possa essere scambiato per un concorrente, ma è anche vero che un prodotte debole potrebbe volere essere scambiato per la produzione di un marchio più forte (è già successo). A proposito di Milka poi, c'è un caso ben più limite di questo, mi pare del 2005: una stilista francese, il cui nome di battesimo è Milka, si è vista strappare il dominio milka.fr dopo una discussa battaglia legale. La difesa basata sul diritto personale e sulla buona fede è probabilmente parsa un po' debole quando i giudici hanno visto il sito... COLOR LILLA della designer!

Luca Ubertini il 22 nov 07 alle 21:12

  Si ale, sì luca, se ci fermiamo alla telekom e a milka avete tecnicamente ragione. Ma io vedo che stanno privatizzando l'acqua, l'aria già se la sono mangiata e allora mi preoccupo che ci freghino anche i colori. Tutto qui. Ovvio che non ci credo, ovvio che credo che potrò dipingermi di magenta ogni volta che vorrò. ma a volte parlare per eccessi é utile a meditare sul mondo. Su quello che ci pare impossibile e magari si avvera. Se voi credete che stia sparando cazzate va bene. Sto sparando cazzate. Mi dispiace per voi che di cazzate non ne sparate mai.

roberto il 23 nov 07 alle 15:37

  HAAHUAHHAHAHUAHUAHUAHUAHUAHHUAHUAHAHUAHAHAHHHAAHUAHHAHAHUAHUAHUAHUAHUAHHUAHUAHAHUAHAHAHHHAAHUAHHAHAHUAHUAHUAHUAHUAHHUAHUAHAHUAHAHAHHHAAHUAHHAHAHUAHUAHUAHUAHUAHHUAHUAHAHUAHAHAHH

manuel il 23 nov 07 alle 20:55

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