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design e cultura quotidiana

Viaggiar disegnando

Biennale del carnet de voyage a Clermont-Ferrand. Un appuntamento tradizionale e consolidato del genere. Come al solito ha partecipato alle esposizioni e ai lavori quel nostro 'viaggiatore' curiosamente inesausto che è Giancarlo Iliprandi. Che ci segnala che il tempo e i modi cambiano anche per chi gira il mondo con taccuino e lapis in mano. IN DIFESA DEL COMUNICATORE RUSPANTE
Giancarlo Iliprandi

Vi sono istituzioni, iniziative, manifestazioni che non cambiano mai. Altre che ritrovi avviate verso un processo di mutazioni. Le quali non sempre paiono dedite unicamente al meglio. Così è per l’Icograda, la cui recente Assemblea  Generale ha messo in luce una inarrestabile, trionfale direi, vocazione al marketing. Probabilmente a scapito di più tradizionali istanze culturali. Così pare essere, anche se in ambito diverso, per la Biennale du Carnet de Voyage di Clermont Ferrand. Indiscussa e meritoria promotrice del genere.

La Biennale sta cambiando, evidenziando la fine degli inevitabili Moleskine a fisarmonica, a favore delle opere in cornice. Sono arrivati gli artisti ad appannare la gloria delle scarpe rattoppate. Pittori, con le impressioni di viaggio rivisitate a cavalletto, incisori e serigrafi, abilissimi nella ripetizione seriale. Illustratori minuziosi che sempre più  accontentano una richiesta di colore locale. Quello che il turista non ritrova davanti a suo obbiettivo globalizzato. Quello che comunque rimane, sul tavolo del salotto buono di questa operosa provincia, come esempio di virtuosismo manuale. E così averne anche da noi, di questi lucidi cronisti.

Il rischio  è quello di vedersi ridurre lo spirito iniziale. Il senso dell’iniziativa. Di questo “il faut aller voir” che spingeva a partire, con un taccuino in valigia, pure quelli che non avevano mai disegnato. E sono i più, per fortuna nostra e loro. E sono quelli che non vorremmo vedere sopraffatti dagli altri, gli artisti bravi, che però non viaggiano mai. E sono quelli che disegnano male, non sanno molto di anatomia umana, inoltre ignorano le leggi prospettiche. Probabilmente sbagliano pure la sintassi, però raccontano. Perbacco. Però sanno comunicare. Confermando, se ve ne fosse bisogno, che un taccuino di viaggio non è solo una raccolta di souvenir. Ma soprattutto un esempio di comunicazione a due vie, una corrente alternata, un canale aperto tra turbolenze e conformismi. Magari liberamente ruspante.

Da tutta questa festosa fiera, tra l’impegno e l’effimero, si stacca un volumetto insolito. Realizzato da dodici autori, riuniti in una specie di sodalizio amicale, autodefinitosi “tribulanti”. Dodici modi di affrontare un tema “ce que j’aime en toi”. Che molto liberamente potremmo tradurre “quello che mi piace di te”.
Momenti di riflessione e atteggiamenti formali, del tutto autonomi di fronte alla pagina bianca. Un viaggio durato anni e vissuto con la medesima intensità, ci fosse o meno un compagno. Un carnet dei sentimenti scritto, potremmo dire, a ventiquattro mani. Senza virtuosismi, con grande capacità artistica ma più che altro permeato di intelligenza.

Inserito da ra.des | 27.11.07 | (1) | Grafica attiva | stampa |




commenti:

  che bello, non conoscevo questo tipo di prodotti grazie!

sonia il 27 nov 07 alle 10:52

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