Il mondo e l'arte di Ugo Mulas
Pochi fotografi, pochi artisti, riescono a essere così totalmente perfetti ed evocativi da essere tutt’uno con la propria opera. Era successo con Cartier-Bresson o con Robert Capa, forse con Diane Arbus e Robert Mapplethorpe, ognuno con un suo mondo di fatti sociali e formali, di eventi interni ed esterni completamente assimilati e osmotici. Ugo Mulas è uno di questi artisti. Senza le sue immagini, all’interno della Milano della fine degli anni sessanta, con epicentro la, allora, Fiaschetteria Giamaica a Brera, o senza gli atelier di Soho a Manhattan, non si riuscirebbe a capire la trasformazione e l’evolversi dell’arte nel secondo dopoguerra, le tensioni economiche e vitali di quei protagonisti che si chiamavano, di qua dall’Atlantico, Alberto Giacometti e Piero Manzoni, Fausto Melotti e Lucio Fontana, Marcel Duchamp e Alik Cavaliere e, di là, Andy Warhol e Roy Lichtenstein, Jasper Johns e Robert Rauschenberg.È stato scritto con una qualche esattezza che le foto di Mulas entrano “nell’anima della pittura moderna” perché sono in grado di restituire i momenti intimi, teneri e eroici di quel divenire delle arti. Volti che diventano essi stessi pittura, che si fondono con la propria arte come nel celebre ritratto di Lichtenstein o con il proprio mito nascente, come quelli di Warhol. Oppure che metabolizzano in un gesto, il taglio di Fontana dal bianco nero intenso e drammatico, tutta la compostezza intellettuale ma anche l’angoscia ‘dinamica’ di molta arte europea del periodo.
Ma poi che dire delle sculture filiformi di Fausto Melotti che salgono, giocando con la luce, dal nero al bianco e si incrociano con i fondali di studio che degradano dal nero al bianco, oppure dei volti, di De Chirico e di Giacometti, in cui la posa e l’istantanea si scambiano i ruoli e tutto diventa evocazione dei sentimenti, delle arroganze, dei modi di essere.
Comunque sia le foto di Ugo Mulas, in mostra oggi contemporaneamente e sinergicamente a Roma e Milano, raccontano tutte insieme quel passaggio epocale quando il mondo dell’arte era più raffinato e ingenuo allo stesso tempo, capace di coniugare l’allegria con il disagio, pieno di slanci e di entusiasmo, ma anche di tristezza e nostalgia. E che si coniugava, quel mondo, con una società in crescita entusiasta e difficile.
C’è una foto, tra tante, che metteremmo volentieri a esergo delle mostre ed è quella in cui alcuni giovani, di spalle, si allontanano nel centrovia di una periferia milanese innevata e fangosa. Fateci caso: è la stessa atmosfera che si respira in una famosa scena di un famosissimo film di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli. Ci si allontana per entrare in una dimensione etica diversa, è un’immagine di nostalgia e di speranza, certamente indica la via di una trasformazione sociale possibile.
Un’opera, quella di Mulas, essenziale e indispensabile per chiunque voglia avvicinarsi all’arte del novecento e andarne dritto, come già detto, all’anima.
Ugo Mulas. La scena dell'arte
Maxxi di Roma, dal 4 dicembre al 2 marzo
Ingresso libero. Informazioni: tel. 0632101801.
Pac di Milano, dal 5 dicembre al 10 febbraio.
Informazioni: tel. 0276009085.
Catalogo: Electa.
Inserito da ra.des | 10.12.07 |
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frush il 10 dic 07 alle 11:24